Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca
minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo
salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso
il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso.
L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in
dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta
cinese.
Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e
l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il
costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di
petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo
che invece aumenta.
Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al
massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di
un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni
provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità
di un accordo facendo fallire al momento i negoziati.
La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran
,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio
generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento
iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano
accuse di corruzione e nepotismo.
Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi
temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15
abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo
legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.