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Stretto di Hormuz ,il pirata di Washington minaccia il blocco
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso. L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta cinese. Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo che invece aumenta. Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità di un accordo facendo fallire al momento i negoziati. La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran ,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano accuse di corruzione e nepotismo. Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15 abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.
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Corteo e blocco del mercato delle armi
Un grande corteo antimilitarista ha attraversato le strade di Torino sabato scorso, rompendo la cortina fumogena che avvolge l’industria bellica ed il mercato delle armi aerospaziali nella nostra città. Da oggi sino al 4 dicembre si terrà la decima edizione dell’aerospace and defence meetings, dove i maggiori player a livello mondiale sottoscriveranno accordi commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano civili, avvelenano terre e fiumi. Produttori, governi e organizzazioni internazionali, esponenti delle forze armate, compagnie di contractor si incontrano e fanno affari all’Oval. Quella del 29 novembre è stata un’importante giornata di lotta al militarismo e alla guerra. Alla manifestazione, indetta dall’Assemblea antimilitarista, hanno partecipato il “Coordinamento torinese contro la guerra e chi la arma” e delegazioni dalle tante lotte contro basi militari, poligoni di tiro, caserme, fabbriche di morte. La Torino antimilitarista ha dato un segnale forte e chiaro: opporsi ad un futuro per la città legato alla ricerca, produzione e commercio bellici è un modo concreto per opporsi alla guerra e a chi la a(r)ma. Al termine del corteo è stata lanciata una giornata di lotta per oggi all’Oval per inceppare il business di morte. Ne abbiamo parlato con Federico dell’Assemblea Antimilitarista Ascolta la diretta: Aggiornamento. Bloccati i mercanti d’armi all’Oval! Di seguito stralci del comunicato dell’Assemblea antimilitarista: “Nella giornata di apertura dell’Aerospace and defence meetings, il mercato dell’industria bellica aerospaziale che si svolge ogni due anni a Torino, c’erano anche gli antimilitaristi, decisi a mettersi di traverso contro la guerra e chi la arma. L’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove, protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti a questa convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina. Gli antimilitaristi armati di striscioni e cartelli sin dalle 11,30 hanno occupato la strada davanti al cancello del centro congressi. La polizia ha tentato senza successo di allontanare i manifestanti, che si sono messi di mezzo, intralciando l’inaugurazione dell’aerospace and defence meetings. Dopo pochi minuti le auto dirette all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto. Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai mercanti d’armi. Un fatto è certo. La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento. Queste armi sono impiegate nelle guerre di ogni dove, ma sono prodotte a due passi dalle nostre case. La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni lottano contro l’industria bellica. La campagna lanciata dall’Assemblea Antimilitarista è riuscita a costruire un importante corteo comunicativo il 29 novembre ed è culminata con il blocco dell’ingresso alla mostra delle armi. Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per sempre. Questo lungo mese di lotta si conclude con la consapevolezza che i mercanti di morte, gli eserciti, i produttori di armi troveranno sempre più gente disponibile a mettersi di mezzo. Fermare la guerra e chi la a(r)ma è possibile. Dipende da ciascuno di noi.”
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Taranto blocco al porto contro Eni complice del genocidio.
La mobilitazione contro il genocidio sionista ha bloccato il porto di Taranto dove era approdata al molo gestito dall’Eni la nave Sea Salvia ,per caricare il greggio destinato all’esercito israeliano. Di fronte alla mobilitazione dei tarantini l’Eni ha comunicato che la nave non sarebbe stata rifornita e che la destinazione sarebbe stata Port Said in […]
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Torino, proseguono le mobilitazioni per la Palestina, sabato in migliaia in corteo verso Caselle
Prosegue la mobilitazione per la Palestina, diversi i blocchi e i cortei in Italia lo scorso 27 settembre, tra questi, anche quello di Torino che ha coinvolto l’aeroporto di Caselle (dove ha una delle sue sedi la Leonardo), la Tangenziale, alcune grandi arterie della città. Abbiamo chiesto a una compagna di ProgettoPalestina di raccontarci com’è […]
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Blocco Leonardo e Tales Alenia a L’Aquila – solidarietà ad Annan, Alì e Mansour
Nella giornata di oggi, 12 settembre, si è tenuto un blocco dello stabilimento della Leonardo e Tales Alenia presso L’Aquila. Ecco una corrispondenza da un compagno del posto: oltre alla necessità di inceppare e ostacolare la filiera produttiva delle armi, del genocidio e dei sitemi di riconoscimento, il blocco è in solidarietà ad Annan, Alì […]
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