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PIANO ENERGETICO UE: PROSPETTIVE TRA RIARMO E TRANSIZIONE
Con l’economista Roberto Romano abbiamo affrontato il tema del riarmo europeo e della transizione ecologica, al di là dei proclami. Quali sono gli investimenti reali a livello comunitario? Quali vincoli impone il patto di stabilità?  A fronte di false promesse sul ruolo che avranno le rinnovabili per trascinarci fuori dalle crisi multiple degli ultimi anni, a partire dal Covid, passando per la guerra tra Russia e Ucraina e l’ultimo attacco imperialista di USA e Israele, Roberto Romano sottolinea come la transizione energetica risponda solo a logiche di mercato e non alle reali necessità energetiche della popolazione e dei territori.  La dipendenza dalle fonti fossili non investe solo la questione dell’energia elettrica ma è trasversale a un sistema dell’offerta che coinvolge la filiera agroalimentare e della logistica. Riportiamo i dati elaborati e analizzati per noi da Roberto romano nell’immagine di copertina e nel paragrafo sottostante di particolare interesse in merito al reale riarmo a livello Europeo: A livello mondiale la spesa militare cresce tra il 2022 e il 2024 del 16%. Nell’Unione Europa cresce del 18%, ma la crescita della Germania è pari al 41%, pari al 74% di tutto l’incremento della spesa militare Europa; Germania, Francia, Italia e Spagna rappresentano a livello mondiale poco più dell’8% della spesa militare complessiva mondiale. La Russia spende il 5,5% della spesa mondiale nel 2024; Se consideriamo il settore allargato della difesa e aerospazio, comprensivo della tecnologia IA, gli US rappresentano il 70% della ricerca e sviluppo; il 62% delle vendite; il 67% degli investimenti; l’81% della capitalizzazione in borsa. In altri termini, l’Europa importa beni e servizi legati alla difesa pari al 75% di un euro destinato alla difesa; “Dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, l’Ue ha speso ulteriori 24 miliardi di euro per le importazioni di energia a causa dei prezzi più elevati, senza ricevere nemmeno una molecola in più di energia.”
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CRISI ENERGETICA: IL GOVERNO ACCELLERA SUL NUCLEARE?
Torna ai microfoni di Radio Blackout il fisico Angelo Tartaglia, per commentare l’avanzamento in sede parlamentare dell’iter del disegno di legge delega sul nucleare, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 2 ottobre. Nel disegno di legge, che consegnerebbe al governo una delega in bianco per i decreti attuativi sul ritorno del nucleare nel mix energetico italiano, il termine “nucleare” viene sempre affiancato all’aggettivo “sostenibile”. Una definizione contestata, che contrasta con l’esito dei referendum del 1987 e del 2011. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al convegno de Il Sole 24 Ore “Transizione energetica e industria del nucleare”, ha indicato le possibili tappe: chiudere il processo legislativo entro l’estate e arrivare a fine anno con i decreti attuativi. Nel contesto della crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina e alle tensioni nello stretto di Hormuz, il nucleare viene presentato come una soluzione, mentre resta aperta la questione di un piano energetico complessivo e della transizione fuori dai combustibili fossili. Segnaliamo anche il report dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace, che analizza come i media italiani hanno raccontato la crisi iraniana e i suoi effetti energetici ed economici. Il report indaga se le rinnovabili vengano presentate come leva per sicurezza e indipendenza energetica o se il dibattito resti centrato su fonti fossili e rilancio del nucleare.
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