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TORINO È PARTIGIANA. GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI.
Sabato 31 saremo tuttə al corteo nazionale, solidali con Askatasuna e con tutti gli spazi sociali occupati che come noi lottano ogni giorno. Scenderemo in piazza contro le politiche repressive e fasciste di questo governo, contro lo sgombero degli spazi che da sempre rappresentano luoghi di rottura dei meccanismi che reggono il capitalismo contemporaneo, contro chi ci vorrebbe mutə e addomesticabili. Askatasuna non è solo un luogo fisico, lo sappiamo; è un’idea, un simbolo, un movimento che non si ferma sigillando le porte di un edificio. Askatasuna è parte viva e pulsante della città e del quartiere Vanchiglia, come lo sono tutti gli spazi occupati che nei quartieri si radicano e costruiscono alternative dal basso. Per questo assume ancora più importanza essere lì e rivendicare insieme che i centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad esistere come mezzo a disposizione di tutt per continuare ad organizzarsi e a costruire comunità resistenti. Ci vediamo sabato 31 a Porta Susa alle 14:30. ASKA NON SI TOCCA GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI
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Carrara, 24 gennaio: Fuori Alfredo dal 41-bis! Dibattito per rilanciare dei momenti di mobilitazione
  Riceviamo e diffondiamo: Scarica la chiamata in pdf: fuori alfredo dal 41 bis dibattito per rilanciare dei momenti di mobilitazione sabato 24 gennaio 2026 a carrara imp Scarica la locandina in pdf: carrara-24-gennaio-2026 Fuori Alfredo dal 41 bis: dibattito per rilanciare dei momenti di mobilitazione. Sabato 24 gennaio 2026 a Carrara Se la guerra imperialista dell’Occidente tracimerà per reazione dai confini dell’Ucraina irrompendo nelle nostre case, se i conflitti sociali supereranno il limite sostenibile di un meccanismo traballante, o anche solo se la transizione morbida e graduale in regime non sarà praticabile, il 41 bis grazie proprio alla sua patina di legalità sarà lo strumento repressivo ideale per un’anestetizzazione sociale forzata, una sorta di olio di ricino per rimettere in riga i recalcitranti, un golpe graduale e a norma di legge (Alfredo Cospito, dichiarazione durante l’udienza preliminare del procedimento “Sibilla”, 2025). Ore 16:30 – Dibattito sulla reclusione di Alfredo Cospito in 41 bis al fine di rilanciare nuovi momenti di mobilitazione Mentre gli Stati si attrezzano per la guerra, prosegue l’offensiva repressiva contro il “nemico interno” e particolarmente contro gli anarchici, un nemico da debellare perché da sempre in lotta contro lo Stato e il capitalismo. Il regime detentivo del 41 bis contro i rivoluzionari è tra le massime espressioni di quest’offensiva. Con l’approssimarsi del momento in cui il Ministero della giustizia potrà esprimersi sul rinnovo della reclusione di Alfredo in 41 bis, è quindi importante mantenere delle occasioni di confronto al fine di sviluppare delle iniziative che possano rinnovare e dare respiro alla nostra lotta. A seguire aperitivo a buffet per sostenere le spese relative al processo sulla manifestazione del 28 gennaio 2023 a Trastevere, per cui il “Gruppo antiterrorismo” della procura di Roma ha ottenuto il rinvio a giudizio di 13 imputati/e per resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi o di oggetti atti a offendere, con numerose circostanze aggravanti. Circolo Culturale Anarchico “G. Fiaschi”, via Ulivi 8/B, Carrara E-mail: circolofiaschi@canaglie.org * * * Alleghiamo il testo che segue come contributo al dibattito. Una breve panoramica e qualche considerazione sulla lotta contro il 41 bis e la repressione anti-anarchica nell’ambito delle politiche di guerra dello Stato italiano Un anno fa a Perugia è stata emessa la sentenza di non luogo a procedere al termine dell’udienza preliminare del cosiddetto procedimento “Sibilla”, diretto dalla DDAA del capoluogo umbro e coordinato dalla DNAA con sede a Roma, nei confronti di Alfredo Cospito, attualmente prigioniero nel carcere di Bancali (in Sardegna), e di altri 11 anarchici e anarchiche. Le accuse: istigazione a delinquere pluriaggravata, e con finalità di terrorismo, perlopiù in relazione alla pubblicazione del giornale “Vetriolo” e di altri testi. “Siamo stati inquisiti non per delle parole in libertà, o qualche scritta sul muro, ma per quello che siamo: anarchiche e anarchici coerenti. Questa ennesima operazione repressiva va a colpire, tra le altre cose, un giornale anarchico e rivoluzionario come ‘Vetriolo’, che in un periodo pregno di rivolte (e quindi di occasioni da non mancare) e di confusione ideologica ha continuato imperterrito a fomentare lotta di classe in un’ottica anarchica ed insurrezionale”, scrisse Alfredo nel 2021. Quella di Perugia è stata l’ultima circostanza in cui il compagno ha potuto esprimersi, sebbene in videoconferenza dal carcere di Bancali (in Sardegna), squarciando la coltre di isolamento del regime detentivo previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Uno tra i regimi carcerari più afflittivi esistenti in Europa, che gli è stato imposto per metterlo a tacere e per dare un monito – nell’ambito dell’allora crescente clima bellicista – alle componenti più avanzate sul terreno della lotta rivoluzionaria e anche a tutte le forme di conflitto radicale. In quella come in altre occasioni gli esponenti della nuova inquisizione di Stato hanno parlato a gran voce di capacità “istigatorie” e “orientative” in un ambito come quello del movimento anarchico, da sempre fautore di un’ostinata e radicale autonomia di pensiero e di azione. Un’affermazione che fa il paio con l’aver sostenuto nel processo “Scripta Manent”, svoltosi a Torino, delle condanne per “strage politica” in relazione a una strage senza strage attribuita senza prove (il duplice attacco esplosivo contro la Caserma Allievi Carabinieri di Fossano, 2 giugno 2006), nel paese in cui dagli anni Sessanta le stragi, quelle vere, le hanno perpetrate sempre gli apparati dello Stato e della NATO, coadiuvati dai neofascisti. Assieme alla condanna per associazione sovversiva con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico nel processo d’appello a Torino (2020), l’operazione “Sibilla” (2021) è stata determinante nel trasferimento in 41 bis di Alfredo Cospito, già condannato per il ferimento – in una splendida mattina di maggio del 2012 – dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, tra i principali responsabili del nucleare in Italia ed Europa. Un’azione rivendicata durante il processo tenutosi a Genova l’anno seguente. È quindi venuta meno una delle basi giudiziarie e repressive che sostenevano l’imposizione di quel regime di tortura. Tuttavia, naturalmente, non ci facciamo illusioni sulla facoltà del Ministero della giustizia nel trovare nuove e sempre più “fantasiose” motivazioni a sostegno della permanenza di Alfredo in 41 bis. A partire dal trasferimento in 41 bis (5 maggio 2022), veniva avviata una mobilitazione che nel corso dei mesi seguenti assumeva una dimensione internazionale. Con l’esito del processo “Scripta Manent” in Cassazione (6 luglio), che rinviava alla Corte d’appello di Torino la definizione dell’entità delle condanne in relazione alle sole posizioni processuali di Anna Beniamino e Alfredo Cospito, per i due compagni condannati (anche) per “strage politica” si prefigurava la seria possibilità di una pena molto estesa. Rispettivamente, a 27 anni e 1 mese e all’ergastolo con 12 mesi di isolamento diurno, come richiesto dal procuratore generale di Torino. Pertanto, l’imposizione del 41 bis e la possibile condanna all’ergastolo ostativo significavano un’intenzione di annientamento totale. Mesi dopo (20 ottobre 2022) Alfredo iniziava un lunghissimo sciopero della fame contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo, interrotto solo dopo oltre 180 giorni (19 aprile 2023) a seguito del pronunciamento della Corte costituzionale sulla normativa inerente l’applicazione dell’ergastolo come pena fissa in circostanze processuali come quella presentatasi a Torino per “Scripta Manent”. Il movimento di solidarietà internazionale sviluppatosi negli anni 2022-’23, grazie alle contraddizioni generatesi in pressoché tutti gli ambiti istituzionali e repressivi, ha quindi impedito una condanna all’ergastolo ostativo per Alfredo e ampiamente ridotto quella richiesta per Anna, gettato luce sulla natura di un regime detentivo di tortura prima di allora intoccabile, messo un serio bastone tra le ruote della macchina della repressione che ci riguarda tutti. Azioni dirette e rivoluzionarie, uno sciopero della fame a oltranza, iniziative nelle carceri di mezzo mondo, manifestazioni in ogni dove. Impeti di dignità che non hanno riguardato solamente le sorti processuali e detentive di qualche anarchico recluso. La rappresaglia dello Stato dopo la mobilitazione l’abbiamo vista negli ultimi anni con alcune operazioni repressive, particolarmente “Scripta Scelera” dalla DDAA di Genova (mirata contro il quindicinale “Bezmotivny”), “City” dalla procura di Torino e “Delivery” dalla DDAA di Firenze (che ha coinvolto compagni tra Faenza, Pisa, Carrara e le Alpi Apuane), nonché con l’avvio di indagini e processi a Roma, Milano, Bologna, in Sardegna e altre località. Analogamente, gli organi antiterrorismo e la magistratura stanno tutt’oggi dando seguito agli esiti finali del processo “Scripta Manent” anche nei confronti dei compagni condannati per istigazione a delinquere (sempre con l’aggravante della finalità di terrorismo) in relazione alla pubblicazione dell’ultima edizione di “Croce Nera Anarchica” e alla gestione di alcuni siti internet. Si vedano in questo senso la perdurante reclusione di Lello Valitutti agli arresti domiciliari e il recente mandato di arresto europeo per Gabriel Pombo da Silva, in Spagna, che ha già trascorso decenni nelle carceri tedesche e spagnole, dove peraltro ha scontato 2 anni e 8 mesi in eccesso. Un arresto, quest’ultimo, che nonostante le forze repressive nostrane abbiano “cantato vittoria” strombazzando la notizia tramite i mass-media, non è stato convalidato dalla magistratura spagnola (che ha solo imposto alcune restrizioni). Mentre gli Stati si attrezzano per la guerra e i profitti per gli armamenti crescono a dismisura, mentre si sprecano le parole a giustificazione del genocidio a Gaza, mentre assistiamo alle consuete chiacchiere sulle stragi sul lavoro a difesa degli interessi dei padroni, mentre con l’attuazione dell’ennesimo decreto sicurezza viene portato un ulteriore attacco al conflitto sociale… prosegue l’offensiva repressiva contro il “nemico interno”, nel caso degli anarchici un nemico da debellare perché da sempre in lotta contro lo Stato e il capitalismo, senza compromessi né mezze misure. Il 41 bis contro i rivoluzionari è precisamente una tra le massime espressioni di quest’offensiva. Con l’approssimarsi del momento in cui il Ministero della giustizia potrà esprimersi sul rinnovo della reclusione di Alfredo in 41 bis, è quindi importante mantenere delle occasioni di confronto al fine di sviluppare dei momenti di mobilitazione che possano rinnovare e dare respiro alla nostra lotta. Alpi Apuane – Carrara, gennaio 2025
Iniziative
Carcere
Faenza, 31 gennaio: Discussione sul progetto ERiS e concerto
Riceviamo e diffondiamo: Sabato 31 gennaio, al CSA Capolinea, Faenza Concerto e piccola chiacchiera/introduzione alla situazione del progetto ERiS (Emilia Romagna in Space) che pretende di impiantare una fabbrica per la produzione di morte della Leonardo e Thales (tra le altre ditte) a Forlì. La guerra va sabotata e cancellata dalla storia dell’umanità! Musica e autogestione, contro ogni autorità e oppressione!! !!!!!!!!!!!!!FAI GIRARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Iniziative
Trento, 16 gennaio: Presidio per tutti i “colpevoli di Palestina” nel giorno della sentenza per Anan, Alì e Mansour
Riceviamo e diffondiamo: PER I “COLPEVOLI DI PALESTINA” Nel giorno in cui, presso il tribunale de L’Aquila, verrà probabilmente emessa la sentenza contro Anan Yaeesh, Alì Irar e Mansour Dogmosh, palestinesi processati per “terrorismo” con l’accusa di aver lottato contro lo Stato coloniale d’Israele sulla base di “prove” confezionate dai servizi israeliani e “confessioni” estorte sotto tortura da agenti del Mossad Mentre nel Regno Unito continua lo sciopero della fame dei prigionieri di Palestine Action (organizzazione messa fuori legge per “terrorismo” per il sabotaggio dell’industria bellica) e dei loro solidali – e la prigioniera Heba Muraisi è in gravi condizioni dopo più di 70 giorni di sciopero Mentre lo Stato italiano, schifosamente complice dello Stato colonialista e genocida d’Israele, continua ad arrestare i “colpevoli di Palestina”: dopo l’imam torinese Shahin, è toccato a 9 membri dell’Associazione Palestinesi in Italia di Genova, accusati di “finanziare Hamas” Mentre il palestinese Ahmad Salem e il tunisino Tarek Dridi sono ancora in carcere, il primo per aver inneggiato su internet alla “resistenza palestinese”, il secondo per la sua partecipazione alla manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma Mentre si moltiplicano aggressioni e minacce degli Stati Uniti in tutto il mondo, dal Venezuela al Medio Oriente passando per l’Africa, e l’UE si riarma e fomenta la guerra con la Russia Mentre, dopo la falsa tregua, lo Stato israeliano continua a massacrare i palestinesi (circa 500 morti dall’11 ottobre) e a distruggere le loro case e territori a Gaza e in Cisgiordania ROMPIAMO IL SILENZIO PER TUTTI I “COLPEVOLI DI PALESTINA”: se sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli” ce l’hanno ancora di più ROMPIAMO IL SILENZIO SULLA FALSA TREGUA IN PALESTINA ESPRIMIAMO SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE E LA SUA RESISTENZA, IN TUTTE LE SUE FORME PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE TRENTO, PIAZZA D’AROGNO Venerdì 16 gennaio dalle 17.30 Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese di Trento
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