In questa puntata abbiamo voluto fare uno speciale approfondimento sul tema
della mafia, grazie al libro “Criminalitá immaginate – Ripoliticizzare la
questione mafiosa” di Antonio Vesco, edito da Tamu/Tangerin.
Antonio Vesco (Alcamo 1983) è stato ricercatore presso il Dipartimento di
Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania. Ha conseguito il
dottorato di ricerca in Antropologia, Etnologia, Studi Culturali all’Università
di Siena e in Science Politique all’Université Paris 1 Sorbonne, presso il
Centre Européen de Sociologie et de Science Politique (CESSP-CNRS).
È stato assegnista di ricerca e docente a contratto presso il Dipartimento di
Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. Dal 2017 al 2021 è stato
post-doctoral research fellow presso la Aristotle University di Thessaloniki
nell’ambito del progetto ERC Heteropolitics. Refiguring the common and the
political. Precedentemente è stato titolare di un assegno di ricerca presso
l’Università di Ferrara nell’ambito del progetto Mafia, legalità, lavoro. Tra il
2010 e il 2017 ha preso parte a tre progetti di ricerca promossi dalla
Fondazione RES di Palermo: Mafie ed economia(2010-2011), Le mafie nelle aree non
tradizionali (2013-2014), Politica e corruzione (2016-2017).
I suoi interessi di ricerca ruotano intorno ai seguenti temi: la costruzione
delle soggettività politiche in ambito democratico; i partiti politici e i
processi di costruzione del consenso; la mafia come questione politica; la
corruzione politica; le pratiche di commoning tra movimenti sociali e
istituzioni; le immagini e le rappresentazioni del Sud e del Nordest d’Italia. È
tra i promotori del Laboratorio di analisi e ricerca sulla criminalità
organizzata (Università di Torino) e del Centro di documentazione e inchiesta
sulla criminalità organizzata in Veneto. È co-direttore della collana Politica e
comunità delle Edizioni Museo Pasqualino e redattore di Meridiana. Rivista di
storia e scienze sociali (Viella) e della Rivista di Antropologia Contemporanea
(il Mulino)
https://tangerin.it/tproduct/467310025-812243283202-criminalit-immaginate
Abbiamo pensato fosse importante parlare di mafia siciliana spogliandola da
tutti quegli elementi stereotipanti e che servono a considerarla solo da un
punto di vista di fenomeno criminale, per coglierne invece gli aspetti che
possono essere utili ad inquadrare dei meccanismi sociali, politici ed economici
interni alle classi dirigenti istituzionali e imprenditoriali che si vogliono
raccontare totalmente esterni al mondo criminale quando in realtà non lo sono.
Potete trovare il libro in vendita presso la sede della nostra Radio in via
Cecchi 21/a.
Buon ascolto
Tag - sicilia
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto
su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle
lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione,
il consumo di suolo, la turistificazione.
Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta
crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una
frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a
Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos,
infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne
paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa
che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati
alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos,
che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella
che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale.
Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry
si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto
l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità,
la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del
territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il
Ponte sullo stretto.
Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di
chi conosce e cura la terra in cui abita.
Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione
civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi
turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
La Sicilia sta vivendo la peggior crisi idrica della sua storia: il raccolto del
grano e del fieno in alcune parti della Sicilia, secondo le stime di Coldiretti,
è il 30% di quello dell’anno precedente. Nelle Madonie, la catena montuosa tra
Palermo e Messina, il raccolto di grano e foraggio è stato azzerato. A poco […]
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navale della Marina Militare di Augusta (Siracusa). Lo scorso 29 novembre oltre
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