Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto
su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle
lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione,
il consumo di suolo, la turistificazione.
Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta
crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una
frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a
Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos,
infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne
paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa
che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati
alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos,
che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella
che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale.
Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry
si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto
l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità,
la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del
territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il
Ponte sullo stretto.
Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di
chi conosce e cura la terra in cui abita.
Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione
civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi
turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
Tag - no Muos
Il Movimento No Muos ha lanciato una manifestazione in solidarietà con la
popolazione niscemese. Di seguito alcuni stralci del comunicato di indizione:
“Siamo prima di tutto solidali con le persone colpite dalla frana, con chi è
stato evacuato, con chi ha perso sicurezza, stabilità, serenità.
Siamo solidali con una comunità che da anni vive dentro una condizione di
esposizione permanente al rischio.
Non arriviamo a Niscemi per fare passerelle.
Non arriviamo protetti da cordoni di polizia.
Non arriviamo per parlare al posto di qualcuno.
Siamo a Niscemi perché siamo parte di questa storia.
Siamo a casa nostra.
Siamo in mezzo alla nostra gente.
Siamo con le compagne e i compagni di Niscemi.
Quello che è accaduto non è una fatalità.
Non è solo “maltempo”.
È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di
manutenzioni episodiche, di opere emergenziali che sostituiscono la prevenzione.
È il prodotto di un modello che considera alcuni territori sacrificabili.
A Niscemi questo modello si vede in modo lampante:
mentre il territorio civile viene lasciato senza infrastrutture adeguate, senza
messa in sicurezza strutturale, senza servizi, continua e si rafforza una delle
più grandi installazioni militari statunitensi presenti in Italia.”
Appuntamento in largo Mascione alle 10
Ne abbiamo parlato con Antonio Rampolla del Movimento No Muos
Ascolta la diretta:
Il movimento NO MUOS, sorto in sordina nel 2008 e consolidatosi a partire dal
2012, rappresenta per longevità e capacità di tenuta, il più importante pungolo
alle politiche militariste non solo italiane, ma internazionali e imperialiste
che hanno base in Sicilia. Dal 4 al 6 agosto si è tenuto a Niscemi il campeggio
No Muos, […]
Il Ponte sullo stretto di Messina era un progetto tramontato da tempo, uno dei
tanti buchi nell’acqua del Cavaliere delle TV. Ci ha pensato il governo Meloni
e, in particolare, il ministro delle infrastrutture Salvini, per rimetterlo in
pista accontentando quelli che, nel suo libro, Antonio Mazzeo chiama “I padrini
del ponte”. “Speculatori locali o […]