Il governo ha varato un disegno di legge che segna un ulteriore passo nella
persecuzione dei migranti. Viene istituito il “blocco navale”, che prevede che
“nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale,
l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente
interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro
dell’Interno”. L’interdizione – diretta alle ong pur senza nominarle, visto che
non è applicabile ai barconi – potrà essere disposta in quattro casi: rischio
terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi
internazionali che richiedano misure di sicurezza. I blocchi sono declinati in
base a circostanze tanto vaghe ed estese da consentire all’esecutivo ampi
margini di arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte.
Ma nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto
ancora, a catena, cambiando le motivazioni.
Va da se che la norma è incompatibile con il divieto di respingimento
collettivo, peraltro già ampiamente aggirato dalla normativa attuale. Di certo
non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione sia legata alla possibilità di
trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o
provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza,
accoglienza trattenimento.
Si alza un muro davanti alle navi delle ONG che effettuano operazioni di
soccorso nel Mediterraneo centrale.
Ne abbiamo parlato con Riccardo Gatti di Medici senza Frontiere
Ascolta la diretta:
Tag - Mediterraneo
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto
su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle
lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione,
il consumo di suolo, la turistificazione.
Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta
crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una
frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a
Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos,
infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne
paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa
che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati
alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos,
che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella
che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale.
Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry
si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto
l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità,
la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del
territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il
Ponte sullo stretto.
Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di
chi conosce e cura la terra in cui abita.
Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione
civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi
turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
In due anni ha esportato greggio – anche in Italia – per quasi mezzo miliardo di
dollari in virtù di un oscuro accordo con la società petrolifera statale. Creata
su spinta degli Emirati, viaggia sulla “flotta ombra” e non si sa chi siano i
proprietari
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Il 5 novembre, mercoledì, lə eurodeputatə della Commissione LIBE (Commissione
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regolamento su Europol, che mira ad ampliare la sorveglianza di massa in nome
della lotta al “traffico di migranti”. Come avverte Leila Beladj Mohamed in un
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