La salute della specie nel Mediterraneo migliora ma le quote più importanti
restano in mano a una manciata di operatori. Nel frattempo, dopo l’inchiesta di
IrpiMedia sulla Angelo Catania, il governo inserisce per la prima volta le
verifiche sui proprietari dei pescherecci
L'articolo Tonno rosso: l’Italia introduce i controlli antimafia, ma
l’oligopolio resta intatto proviene da IrpiMedia.
Tag - Mediterraneo
Un documento riservato del Consiglio dell’Ue rivela una nuova fase di
collaborazione con le forze libiche. Anche a Bengasi, un tempo città ribelle, ci
sarà un centro per coordinare i salvataggi in mare. Sempre con soldi Ue e regia
italiana
L'articolo Cambia la missione navale Ue in Libia: addestramenti anche per le
forze di Haftar, niente più controlli sul traffico di armamenti proviene da
IrpiMedia.
Le notizie si sono rincorse tra il 12 e il 13 maggio. Il ministro degli Esteri
di Tirana, Ferit Hoxha, a margine del vertice Amici dei Balcani occidentali a
Bratislava, in Slovacchia, ha rilasciato un’intervista a Euractiv nella quale –
rispetto al rinnovo degli accordi sui centri per migranti gestiti dall’Italia in
Albania – ritiene […]
L'articolo L’Albania minaccia di chiudere i centri per migranti per difendere il
governo accusato di corruzione proviene da IrpiMedia.
Dal brand del gambero rosso e le fragilità della filiera, fino alle regole della
pesca nel Mediterraneo
L'articolo Newsroom – Il falso mito del gambero rosso di Mazara. Il Mediterraneo
sotto pressione tra pesca e sostenibilità proviene da IrpiMedia.
Il successo del gambero rosso di Mazara si regge sempre meno sulla pesca locale:
tra crisi, rotte libiche e trasbordi illegali, un’inchiesta svela come si
sostiene davvero il mercato di un’eccellenza italiana
L'articolo Gambero rosso: cosa c’è davvero dietro il marchio di Mazara proviene
da IrpiMedia.
I guardacoste libici lo hanno reso un mare sempre più violento, grazie alle
donazioni Ue. Pubblicamente, le diplomazie europee celebrano i risultati della
collaborazione, ma documenti interni mostrano i timori per gli attacchi alle ong
L'articolo Mediterraneo fuorilegge proviene da IrpiMedia.
A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato diversi membri,
attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità
Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital. Attualmente 7
persone sono detenute a El Aouina e sottoposte a interrogatori da parte della
Garde Nationale. Dopo i primi 5 giorni, la Garde Nationale può prolungare il
periodo di dentenzione e interrogatorio di altri 5 giorni. Dopo questo primo
passaggio, le persone possono: o andare in tribunale davanti al giudice e finire
in carcere, o essere rilasciate.
Questa ondata di arresti coincide con i preparativi per la seconda Global Sumud
Flottilla, che dovrebbe partire da Tunisi la prossima primavera. Gli arresti si
collocano in un contesto regionale e globale di intensificazione dell’offensiva
imperialista e sionista contro tutte le forze che rifiutano i progetti di
egemonia e sottomissione, e contro la resistenza in Palestina e in Libano.
Il clima locale é segnato da una progressiva chiusura degli spazi pubblici, dal
silenziamento delle voci libere e dalla criminalizzazione della solidarietà
locale e internazionale. L’arresto di membri e organizzatori della Flotilla
Sumud arriva dopo mesi di campagne di diffamazione contro questa iniziativa
internazionale, che hanno colpito individualmente le persone che la sostengono,
specialmente su Facebook.
Oggi i social media amplificano queste operazioni, creano divisioni e
manipolazioni,attraverso campagne di odio fatte per discreditare ogni
espressione di solidarietà con il popolo palestinese.
Un presidio autorizzato, poi vietato all’ultimo minuto e infine disperso con la
forza è quanto successo allx attivistx della Global Sumud Flotilla che la sera
di mercoledì 4 marzo si sono recatx al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, dove
era prevista una iniziativa chiamata da tutta la comunità solidale e dai
lavoratori portuali.
Il porto di Sidi Bou Said è lo stesso dal quale la Flotilla salpò durante la sua
ultima missione, quello in cui un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla subì
due attacchi da parte dei droni ed è lo stesso che accolse la Flotilla con
migliaia e migliaia di persone.
Il presidio era autorizzato, ma circa un’ora prima dell’inizio, l’autorità
tunisina ha informato lx manifestanti già sul luogo che avevano ritirato
l’autorizzazione senza altre giustificazioni. Il gruppo ha deciso comunque di
raggiungere il porto ma, appena sceso dal bus, è stato avvicinato dalle prime
forze di polizia, che hanno intimato di fermarsi: “noi abbiamo proseguito e dopo
sono intervenuti con l’antisomossa”.
C’erano anche Thiago Avila, dall’Italia Maria Elena Delia e Tony Lapiccirella,
Greta Thunberg e rappresentanti della Freedom Floitilla e delle Thousand
Madleens. Il giorno dopo, giovedì 5 marzo, le autorità locali hanno imposto
l’annullamento di un incontro pubblico della Flotilla con rappresentanti della
società civile e giornalisti al Ciné-Théâtre Le Rio di Tunisi.
Tra i motivo della presenza in Tunisia c’era anche un incontro organizzativo,
della Global Sumud Flotilla, della Freedom Flotilla Coalition e della Thousand
Madleens. La prossima missione è prevista verso fine aprile, in un contesto
sempre più urgente: negli ultimi giorni infatti, il regime israeliano ha chiuso
ogni via d’accesso alla Striscia di Gaza, invocando lo stato di emergenza
nazionale e non meglio precisati “motivi di sicurezza” dopo l’aggressione
militare israelo-statunitense all’Iran, interrompendo così il già scarso flusso
di cibo, acqua e carbutante verso i 2 milioni di abitanti della Striscia già
stremati da due anni di genocidio.
Ascolta il racconto e le voci raccolte da alcunx compas in Tunisia.
È chiaro che la Tunisia non è un paese sicuro, contrariamente a quanto dichiara
l’Unione Europea.
Libertà per
Jawahar Channa
Sana Msalhi
Wael Nawar
Ghassen Boughdiri
Ghassen Henchiri
Nabil Channoufi
Amin Bennour
Libertà per tutt* prigionier*
Il governo ha varato un disegno di legge che segna un ulteriore passo nella
persecuzione dei migranti. Viene istituito il “blocco navale”, che prevede che
“nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale,
l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente
interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro
dell’Interno”. L’interdizione – diretta alle ong pur senza nominarle, visto che
non è applicabile ai barconi – potrà essere disposta in quattro casi: rischio
terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi
internazionali che richiedano misure di sicurezza. I blocchi sono declinati in
base a circostanze tanto vaghe ed estese da consentire all’esecutivo ampi
margini di arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte.
Ma nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto
ancora, a catena, cambiando le motivazioni.
Va da se che la norma è incompatibile con il divieto di respingimento
collettivo, peraltro già ampiamente aggirato dalla normativa attuale. Di certo
non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione sia legata alla possibilità di
trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o
provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza,
accoglienza trattenimento.
Si alza un muro davanti alle navi delle ONG che effettuano operazioni di
soccorso nel Mediterraneo centrale.
Ne abbiamo parlato con Riccardo Gatti di Medici senza Frontiere
Ascolta la diretta:
Parliamo dell’uragano Harry che si è formato nel Mediterraneo e si è abbattuto
su Sicilia, Calabria e Sardegna, ma parliamo anche delle specificità e delle
lotte di questi territori, al di là dell’emergenze, contro la militarizzazione,
il consumo di suolo, la turistificazione.
Iniziamo da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dove il centro storico sta
crollando e 1500 persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni a causa di una
frana. Il terreno franoso aveva giò, in passato, causato altre frane, ma a
Niscemi l’unica manutenzione in proposito viene fatta per il Muos,
infrastruttura militare statunitense che comprende tre grandi antenne
paraboliche, e si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, cosa
che solleva non poche preoccupazioni per i rischi sanitari e ambientali legati
alle emissioni. Lx abitanti di Niscemi si oppongono da più di 10 anni al Muos,
che sorge su un’area protetta che dovrebbe tutelare gli ultimi ettari di quella
che un tempo era la più grande sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale.
Ci spostiamo poi sulla costa, a Catania, per parlare della furia con cui Harry
si è riversato sul litorale. Così come nel caso di Niscemi, chi abita sotto
l’Etna lamenta una mancanza di accesso a servizi quali la salute e la mobilità,
la mancanza di prevenzione e cura del territorio, e lo sfruttamento del
territorio a fini turistici o per grandi opere pericolose e costose, come il
Ponte sullo stretto.
Con l’intervento di Valentino, dalla Calabria, andiamo a vedere le richieste di
chi conosce e cura la terra in cui abita.
Serve un cambio di paradigma, non le misure emergenziali della protezione
civile: fermare il consumo di suolo, lo sfruttamento dei territori a scopi
turistici o militari, frenare la corsa veloce verso l’autodistruzione.
In due anni ha esportato greggio – anche in Italia – per quasi mezzo miliardo di
dollari in virtù di un oscuro accordo con la società petrolifera statale. Creata
su spinta degli Emirati, viaggia sulla “flotta ombra” e non si sa chi siano i
proprietari
L'articolo I misteri di Arkenu, la società petrolifera che unisce i potenti che
si contendono la Libia proviene da IrpiMedia.