Da poco si è conclusa la prima conferenza mondiale per l’uscita dai fossili
tenutasi a Santa Marta in Colombia. Hanno partecipato 53 governi che
rappresentano un terzo del PIL mondiale e del consumo di petrolio, con
particolare attenzione al tema della transizione ecologica non in funzione del
profitto dei grandi monopoli energetici.
E’ interessante sottolineare alcuni concetti che sono stati al centro del
dibattito: la sovranità e l’indipendenza così come la sicurezza energetica come
presupposti per poter andare nella direzione di una reale transizione.
Ne abbiamo parlato con Elisa Sermarini di GEA che ha partecipato alla
conferenza.
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Il tema della transizione energetica ed ecologica si lega a doppio filo con la
corsa al riarmo e la riconversione al contrario, come viene definita da Linda
Maggiori, attivista, educatrice, giornalista freelance esperta di lotte
territoriali e filiera bellica, attenta osservatrice del genocidio in corso del
popolo palestinese e autrice, fra gli altri, di “Alberi: fermiamo la mattanza”
(2025, TerraNuova) e dei dossier “Le catene della guerra in Italia” e “I
portuali contro le guerre del mondo”.
A partire da un’inchiesta sulla Regione Emilia Romagna che spinge le piccole e
medie imprese a spostarsi nel settore, ben più redditizio, dell’aerospazio e
della difesa, un contesto in cui si colloca il progetto ERIS che vedrà sorgere a
Forlì un laboratorio di produzione di antenne a uso civile ma con la
partecipazione di aziende come Leonardo e Thales Alenia, affrontiamo il tema
della conversione bellica.
L’argomento sarà al centro del dibattito organizzato dai comitati cittadini a
difesa del territorio riuniti nella rete Resistenza Verde e dal collettivo
universitario Ecologia Politica di Torino.
Come viene riportato nell’indizione dell’incontro “Il segno comune sotto cui si
cerca di ristrutturare il discorso su guerra e natura è rappresentato dalla
sicurezza. Non certo una sicurezza che metta al riparo i territori dalle
conseguenze dirette del loro indiscriminato sfruttamento, quanto piuttosto una
sicurezza energetica e nazionale a garanzia dei consumi: di merci, di suolo, di
acqua e di vite. Qual è il costo reale di questa sicurezza? Cosa implica
l’asservimento della natura alle esigenze della guerra, qual è il riflesso di
questa operazione sulle nostre vite e quali sono le conseguenze a lungo
termine?” durante il quale si cercherà di tracciare dei ragionamenti comuni
insieme a Linda Maggiori, Vittorio Martone, docente di Sociologia dell’ambiente
presso l’Università di Torino e l’osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università.
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Il comitato InterVento Popolare nasce in opposizione al progetto di 32 pale
eoliche denominato “IMPERIA Monti Moro e Guardiabella” che dovrebbe essere
realizzato nei Comuni di Aurigo, Borgomaro, Castellaro, Cipressa, Dolcedo,
Pietrabruna, Pieve di Teco, Prelà, Rezzo con strada di accesso in San Lorenzo al
Mare e Costarainera. L’impatto ambientale, territoriale e idrogeologico, oltre
che […]
Il territorio sardo è ormai, purtroppo, conosciuto per i numerosi progetti e
cantieri che lo costellano nell’ambito della produzione energetica, in
particolare quella cosiddetta green, che proviene dal vento e dal sole. La
narrazione europea che impone una transizione energetica ed ecologica non
sostenibile per i territori e per chi li abita diventa qui una […]