Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in
continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne
l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che
necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende
così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone
socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle
strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai
militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate
e razzializzate.
La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è
invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e
CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione
delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro
di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di
alta sicurezza AS2.
Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine
– violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando
la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici
radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”.
La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella
sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri
vista la sua evidente lontananza da aeroporti e gli scarsi collegamenti con
l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare
di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia
penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la
costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente
impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle
persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel
Volturno.
Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle
recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
Tag - sardegna
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Sulcis da parte dei pescatori. Le loro voci si intrecciano alla narrazione del
regista Lorenzo Sibiriu, tornato nella sua terra d’origine.
Un luogo meraviglioso funestato dall’inquinamento industriale, dalle
esercitazioni militari, dal turismo di massa e dalla pesca intensiva; a cui gli
abitanti umani e non resistono e cercano di re-inventarsi comunità sacrificate
all’altare del progresso.
Ne parliamo in studio con l’autore/regista Lorenzo Sibiriu
La fabbrica RWM da anni attiva in Sardegna in una porzione di territorio, il
Sulcis, di proprietà della tedesca Rheinmetall, vedrà molto probabilmente il via
libera per il suo ampliamento. Una questione che riguarda molti aspetti: da
quello ambientale, al ricatto sul lavoro e all’occupazione, alla volontà di
contrapporsi alla complicità del nostro Paese con il genocidio in Palestina.
La fabbrica produce bombe, sistemi di “difesa” sottomarina e controminamento,
fra cui droni che vengono venduti a Israele. La presidente della Regione Todde,
già al centro di diverse bufere e opposizione dal basso, ha annunciato la
propensione al sì per il suo ampliamento durante – ironia della sorte – il
convegno nazionale organizzato dall’Arci a Cagliari per promuovere
collaborazione e pace nel Mediterraneo.
Questa decisione implicherebbe una sanatoria de facto per gli ampliamenti già
avvenuti negli anni precedenti, non autorizzati, e la Regione avrebbe così
l’opportunità di esprimersi su una Valutazione di Impatto Ambientale postuma.
Questa decisione è stata immediatamente contestata da parte dei comitati e delle
realtà territoriali sarde che si battono contro una politica che rende la
Sardegna zona di servitù militare ed energetica.
Questa domenica ci sarà una mobilitazione davanti a RWM organizzata dai comitati
locali contro la fabbrica, che da anni si mobilitano per la sua chiusura e i
comitati per la Palestina, tutti insieme per protestare contro il suo
ampliamento.
Ne parliamo con Lisa Ferreli, caporedattrice di Sardegna che Cambia, autrice
dell’articolo dal titolo Sardegna, via libera alle bombe. Rwm verso il sì della
Regione e i movimenti insorgono
Di seguito il comunicato del comitato sardo per la Palestina
𝑫𝑨 𝑪𝑯𝑬 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬 𝑺𝑻𝑨𝑰?
𝗖𝗢𝗥𝗧𝗘𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟’𝗔𝗠𝗣𝗟𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗪𝗠 |
𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗘
𝑴𝑨𝑵𝑰𝑭𝑬𝑺𝑻𝑨𝑫𝑨 𝑪𝑶𝑵𝑻𝑹𝑨 𝑺’𝑨𝑴𝑴𝑨𝑵𝑵𝑰𝑨𝑫𝑨 𝑫𝑬 𝑺𝑨 𝑹𝑾𝑴 |
𝑹𝑬𝑮𝑰𝑶𝑵𝑬, 𝑫𝑨𝑬 𝑪𝑨𝑳𝑬 𝑷𝑨𝑹𝑻𝑬 𝑰𝑺𝑻𝑨𝑺?
Domenica 14 dicembre ore 10.30
Ritrovo alla Stazione Villamassargia
𝗟’𝗥𝗪𝗠 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗰𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮
𝗶𝗻 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮.
Gli enormi guadagni volano fuori, in Germania, in Israele.
I pochi posti di lavoro sono nulla rispetto alle risorse sottratte, al vero
sviluppo che non viene promosso per costringerci ad un lavoro indegno.
𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗴𝗼𝗴𝗻𝗼𝘀𝗼 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮𝘁𝘂𝗺 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗧𝗔𝗥 alla
Regione Sardegna riguardo all’ampliamento abusivo della RWM, sta volgendo al
termine e nulla sembra trapelare dal palazzo del potere. Potrebbe sembrare un
buon segnale, eppure la realtà è più cruda.
Se la Regione non si pronuncia, lo Stato metterà una pezza con il
commissariamento. E questo significa sacrificare ulteriormente la nostra terra
sull’altare dello sfruttamento e della produzione bellica.
𝗗𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲
𝗧𝗼𝗱𝗱𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗮𝗱
𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶.
Per questo il 14 dicembre non è una semplice data: è il momento della verità.
𝗦𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗶, 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶.
Decideranno che la Sardegna può essere sacrificata, sfruttata, militarizzata.
La Regione tentenna, Roma scalpita, la RWM si sfrega le mani. L’unico argine
reale siamo noi: la nostra presenza, la nostra voce, la nostra determinazione.
Ognuno conta.
Ogni persona presente farà la differenza. Ogni assenza sarà vantaggio per
l’altra parte.
𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝟭𝟰 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲
𝗺𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗪𝗠.
Per difendere la Sardegna.
Per dire NO, forte e chiaro, prima che sia troppo tardi.
𝙄𝙡 14 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙢𝙗𝙧𝙚 𝙤 𝙘𝙞 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤, 𝙤 𝙙𝙚𝙘𝙞𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤
𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙞.
𝙀 𝙣𝙤𝙞 𝙘𝙞 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤. 𝙏𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞.
> Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina
Sirene, elicotteri, ingente schieramento di polizia in assetto antisommossa.
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