Continua la saga di Rolling nella grande musica a cavallo tra i due secoli,
quando la scena hiphop si apre e contamina la musica nel suo complesso,
rivoluzionando il modo di comporla e ascoltarla.
Negli ultimi mesi abbiamo ascoltato l’olimpo del neo-soul di quegli anni, oggi
apriamo il capitolo su chi ha prodotto quel sound inconfondibile, gettando le
basi per tutto quello che è venuto dopo, nel rap, nel soul, nell’ RnB, nel jazz
e perfino nel pop.
Producers e compositori, figure ormai praticamente fuse e che, a partire dagli
anni ’90, sono diventati uno degli “ingredienti x” di qualsiasi progetto
musicale che abbia segnato il passo. L’informatica si diffonde a macchia d’olio,
le distanze geografiche vengono ridotte grazie a internet e una nuova
generazione inizia a fare musica. Insomma, i prodomi di quello che viviamo oggi.
C’è una figura che ha vissuto a cavallo di questo cambiamento, che abbiamo già
citato e soprattutto ascoltato nelle ultime puntate, soprattutto con la Badu, di
chi sto parlando? Ovviamente di J Dilla, al secolo James Dewitt Yancey, anche
conosciuto come come Jay Dee. Il maestro del nuovo sound, il genio musicale dei
Soulquorians di cui è stato uno dei fondatori.
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Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati con la prima parte, stiamo ascoltando
Mama’s Gun, il secondo album di Erykah Badu, e stiamo parlando delle sue musiche
e contenuti.
La scorsa puntata ci siamo concentrati sulle collaborazioni e su chi ha
contribuito a comporlo e registrarlo, in particolare i Soulquorians.
In questa puntata approfondiremo il movimento Afrofuturista, i cui immaginari si
ritrovano nell’album e più in generale nella musica ed estetica della Badu, che
è una delle sue rappresentanti più note.
Continua il viaggio di Rolling nel magico mondo del neo-soul. Nelle ultime due
puntate abbiamo ascoltato l’album d’esordio di Erykah Badu, Baduizm; abbiamo
ascoltato e parlato delle sperimentazioni musicali e del contenuto dei testi,
aprendo un’ampia parentesi sull’influenza della Five Percent Nation e più in
generale dell’islam politico nella comunità Afroamericana.
Continuiamo l’ascolto di questi album fantastici e continuiamo con la Badu,
cogliendo l’occasione per aprire nuove parentesi e collegamenti sulla cultura da
cui ha preso ispirazione e che ha contribuito a creare.
In questa e nelle prossime puntate ascoltiamo Mama’s Gun e parliamo di
Afrofuturismo.
Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati la scorsa puntata, Erykah Badu con
l’album Baduizm, 1997. Abbiamo iniziato questo fantastico capitolo musicale con
forti influenze jazz che porta l’RnB e il neo soul su territori inesplorati, il
tutto su una solida base di hip hop.
La scorsa puntata abbiamo introdotto il tema dell’influenza della Five Percent
Nation e in generale dell’islam politico, sulla Badu e sulla scena degli artisti
di quegli anni. Oggi approfondiremo un po’ di più questo aspetto e come lo si
ritrova in Baduizm.
Continuiamo il viaggio nel magico mondo del neo-soul di fine anni ’90 inizio
anni ‘2000, dopo aver ascoltato le fantastiche voci di D’Angelo, Angie Stone e
Lauryn Hill, arriviamo a Erikah Badu, sotto suggerimento di un messaggio
arrivato qui in redazione durante l’ultima puntata.
Le regole del gioco sono le stesse che per la Hill, partiamo da un album e ce lo
ascoltiamo tutto secondo la concezione dell’artista, di volta in volta apriremo
poi delle parentesi sui significati, le connessioni, la vita e le ispirazioni
della Badu nel concepire l’album e la sua “poetica”.
Dunque iniziamo, Baduizm.
Stiamo ascoltando il fantastico album di Lauryn Hill, The Miseducation, seguendo
un po’ una logica hub-and-spokes, procediamo con la tracklist originale e di
volta in volta apriamo parentesi sulla musica, la vita e il contesto della Hill.
Un approccio un po’ nuovo per Rolling ma che sta funzionando molto. Back to the
music! che qui il lavoro non è ancora finito e ci mancano molte tracce,
rinfreschiamoci la memoria partendo dall’ultimo pezzo e poi proseguiamo!
Nell’ultima puntata di Rolling abbiamo iniziato un viaggio che ci impegnerà per
qualche puntata, sto parlando dell’ascolto integrale dell’album The Miseducation
of Mrs. Lauryn Hill! Un masterpiece della musica, punto di unione di hiphop,
RnB, Neo-Soul, Reggae, e sonorità caraibiche.
A differenze delle altre puntate di Rolling ho deciso di cambiare un po’ il
format, ricordo dunque le regole di ingaggio per queste puntate: ci muoviamo
seguendo una logica hub and spokes, ovvero, seguiamo esattamente la track list
di The Miseducation, che è la nostra main-line, la storia principale, e di volta
in volta inseriamo pezzi di collaborazioni, ispirazioni e artiste che hanno
avuto un ruolo nella nascita di quest’album e nella musica di Lauryn Hill. Ci
muoveremo in lungo e in largo per gli anni ’90 e ‘2000 in compagnia di tanta
fantastica musica.
L’abbiamo citata un sacco di volte, lo abbiamo tirato in ballo di continuo nelle
ultime settimane, diverse volte vi ho detto che avrei fatto qualcosa e che
magari per una volta variavamo pure il format di questo programma. Dunque, è una
pietra miliare della musica, un album che ha mescolato hip hop, RnB, reggae e
neo-soul, è stato campionato da decine e decine di artisti, è stato il motivo
per cui altrettante e altrettanti hanno iniziato a fare musica, ha lasciato il
segno su milioni di appassionati e portato l’hiphop ad una nuova dimensione.
La sua autrice? Lauryn Hill! E l’album? The Miseducation of Mrs. Lauryn Hill!
Ve l’avevo promesso e non poteva mancare, non dopo che abbiamo ascoltato Angie
Stone e D’Angelo. In questa e nella prossima puntata facciamo qualcosa di
diverso dal solito, ci concentriamo sull’album, se riesco vi metto tutte le
tracce, e da qui ci colleghiamo all’universo artistico della Hill, a quello che
ha fatto prima e dopo questo lavoro. Agganceremo infine il tutto al contesto,
classic Rolling.
Basta parlare e andiamo tutti a lezione da Mrs. Lauryn Hill.
Continuiamo il nostro viaggio nella musica della Queen of neo-soul, Angie Stone,
l’unica e inimitabile, che purtroppo è mancata il 1 marzo 2025.
Da agosto stiamo camminando in lungo e in largo per le strade di nyc. La nascita
dell’hiphop e l’esplosione dei bloc party prima, e poi l’avvento dell’industria
musicale del rap, per poi arriavre alle contaminazioni che questa nuova cultura
ha portato a tutta la cultura. Siamo giunti quindi alla rinascita del soul con
nuove sperimentazioni e con una rinnovata potenza dirompente per suoni, testi e
voci.
Dunque, Angie Stone, artista polistrumentista, poliedrica e prolifica, che ha
sperimentato tanto nella sua vita. Ci eravamo lasciati dopo il suo primo exploit
da solista con l’album Black Diamond, non possiamo che riprendere il nostro
racconto dal suo lavoro successivo, epocale, Mahogany Soul.
Seguiamo il flow delle ultime settimane e nello sterminato mondo della
African-american music riscopriamo un diamante tra i più scintillanti: Angie
Stone.
Angie Stone è mancata quest’anno, il 1 marzo del 2025. Lo avevamo detto qui a
Rolling ma purtroppo non ero riuscito a fare in modo di parlarne senza rompere
di netto la serie di puntate che stavamo facendo. Oggi invece è giunto il
momento di dare i nostri omaggi ha una delle più grandi artiste della storia
musicale recente, come sempre lo faremo alla maniera di questo programma:
ascolteremo la sua musica, certo, ma cercando il più possibile di rapportarla
alla sua storia e alla società da cui è emersa e che a sua volta ha raccontato.