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Macerie su Macerie – PODCAST 16/02/26 – Immaginari da macelleria: cinema, nuovi media e violenza disturbante
Dopo le riflessioni degli scorsi mesi sulla spettacolarizzazione del dolore e sulle dinamiche da capro espiatorio nel web, ci spostiamo sul cinema per indagare la recrudescenza della violenza messa in scena e il suo intreccio con la vita fuori dagli schermi. La rappresentazione della violenza acuta e delle atrocità, in immagini cinematografiche sempre più esplicite, esce dall’horror e si innesta in tutti gli altri generi, togliendo lucidità di sguardo e prendendosi il primo piano emozionale, facendo deflagrare tutti gli altri, compreso il senso generale di una pellicola. Non è certo un’invenzione filmica recente ed è antica quanto la cultura europea. Eppure nella tragedia classica il racconto delle vicende più nefaste e truculente era intrisa di una “serietà del tragico” che oggi è totalmente assente: lungi da essere spettacolo sensazionalistico, fungeva da rappresentazione di un conflitto autentico e insolubile insito nella natura umana. La violenza (anche nell’omicidio, nella vendetta, nel sacrificio) non era mai gratuita e mostrava una collisione di valori dove la catarsi consisteva soprattutto in una chiarificazione interiore di tutti i personaggi e soprattutto degli spettatori. Infatti lo spettatore provava paura e pietà per tutti i personaggi in ballo, perché tutti sono avvolti dal medesimo destino tragico, nessuno è in salvo, neppure chi guardava dalla platea. Con Alessandro Lolli, studioso dei nuovi media, proviamo a porci qualche domanda sulla violenza messa in scena oggi e sul suo significato all’interno dell’assuefazione generale all’immaginario del patimento e della ferocia. Leggi gli articoli di Alessandro: Noialtri girardiani Bugonia ai tempi degli Epstein Files Red Rooms e i degenerati
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Macerie su Macerie – PODCAST 17/11/25 – Girard e la super-crisi mimetica del villaggio virtuale
Protagonista per eccellenza del rito di linciaggio contemporaneo, tra le shitstorm, la call out culture, i gruppi di condivisione di immagini intime, è l’utente dei social media. Le piattaforme non sono un mondo diverso, ma più propriamente il palcoscenico ideale del desiderio mimetico, quello delle “vittime” e dei “persecutori” che si scambiano indefinitamente i ruoli, quello della ciclica ricerca di capri espiatori con cui sedare per un istante, per il tempo di un commento, il moral panic. Alla luce del pensiero girardiano sulla violenza, ne abbiamo parlato con Alessandro Lolli, studioso delle dinamiche dei nuovi mezzi di comunicazione. Leggi qui l’articolo di Alessandro: Noialtri girardiani.
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