L’avviso pubblico del comune di Torino per l’assegnazione degli spazi di corso
Ferrucci 65/a, meglio conosciuto come Comala, ha visto una cordata di enti, che
ambiscono a promuovere sturt up e ad accelerare imprese, aggiudicarsi il bando.
Dopo 15 anni in cui è stata data forma e vita ad attività, posti di lavoro e
progetti partecipati quotidianamente da centinaia di persone, un colpo di spugna
del Comune vorrebbe cancellare questa esperienza di aggregazione e gestione di
spazi pubblici.
Social Innovation Teams, Eufemia, Paolo Landoni e Pasquale Lanni: i nomi noti –
non per meriti – a guida della cordata.
Oltre il danno la beffa. Non solo, l’avviso pubblico è stato strutturato dal
Comune partendo e prendendo spunto – o meglio appropriandosi – delle attività
costruite negli anni da Comala, ma i vertici della cordata sono arrivati nei
giorni scorsi a dichiarare con una certa arroganza tutta accademica, di avere
come obiettivo quello di “fare meglio di Comala”, pur avendone di fatto copiato
la progettualità.
Senza una esplicita messa a profitto, non solo degli spazi, ma anche di ogni
attività umana, le possibilità di gestire luoghi pubblici si rivela sempre più
ridotta. Eppure da quanto si muove attorno agli spazi e alle persone del Comala,
sembra che la decisione dell’amministrazione non avrà vita facile.
Insieme ad una lavoratrice di Comala ne parliamo ai microfoni di Radio Blackout:
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L’impressionismo è stata una corrente artistica che ha saputo interpretare al
meglio il tempo in cui è nata, nella seconda metà del XIX secolo a Parigi,
imprimendo nella tela la visione del pittore anziché la rappresentazione esatta
del soggetto. Nella Francia di Napoleone III artisti come Manet e Morisot
cercano per primi di rompere con l’arte di Stato e avviarono una scuola che
passò alla storia come “impressionismo”. Gli artisti che vi parteciparono come
Manet, Degas, Bazille, Renoir furono repubblicani convinti e dovettero aspettare
il tracollo della monarchia dopo l’invasione prussiana e la sanguinosa
repressione della Comune di Parigi per fondare la loro prima mostra indipendente
nel 1874. Con Gaia ripercorriamo la storia dell’impressionismo e dei suoi autori
e il ruolo di rottura che ha avuto nel mondo artistico e sociale
Dopo il boom degli impressionisti si è passati al post-impressionismo (o
puntinismo), scuola di cui fecero parte diversi artisti che appoggiarono
materialmente il movimento anarchico e socialista, collaborando con le riviste e
schierandosi in prima persona per la libertà e la pace.