a partire dal concetto di bestialità cerchiamo di capire come nel mondo
occidentale si sia cercato di degradare al subumano tutti coloro che non
accettavano e non accettano l’ideologia capitalista, il mito del possesso e del
lavoro.
Usando gli studi di Foucault e Fanon per indagare sulla condizione del matto e
del colonizzato cerchiamo di capire l’uso della contenzione, dei lavori forzati,
della perdita di senso e di appartenenza, ma anche del riflesso identitario di
chi attua queste pratiche: la barbarie che si vuole combattere diventa parte del
dna del civilizzato.
Ne parliamo con Emanuele
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L’attentato suicida è visto in occidente come il gesto di un folle, un invasato
o un nichilista. Al contrario esso è un’azione simbolica, militare e sacra allo
stesso tempo, ben ponderata e precisa che tende a colpire il nemico da una
parte, dall’altra offre un esempio o un dono alle popolazioni oppresse che
rivendicano l’attacco. Nella costruzione dell’immaginario e nella capacità di
riverbero dell’azione prendono un posto importantissimo i canali di
comunicazione. La spettacolarizzazione è un ingrediente fondamentale per la
riuscita dell’attentato.
In questo podcast prendiamo in considerazione l’esempio della resistenza
palestinese, del suo portato sacrificale e di come il corpo del
testimone/martire diventa poi parte organica del territorio da difendere.
Ne parliamo con Edoardo Artigiani autore dell’articolo “sacrificio e terrorismo
suicida” (Sacrificio e terrorismo suicida | Dialoghi Mediterranei)
con l’Autorganizzato Collettivo Teatrale del Pesto presentiamo lo spettacolo
“Una città perfetta” tratto dall’omonimo libro di Juri di Molfetta, in scena
martedi 28 e mercoledi 29 al Mezcal Squat.
Uno spettacolo che attraverso i ricordi del protagonista Guido ripercorre le
viccessitudini collettive degli anni ’90 a Torino tra concerti, Radio libere,
polemiche, amori e denunce.
Per info e prenotazioni: Gancio – Spettacolo teatrale UNA CITTÀ PERFETTA – dal
romanzo di Juri di Molfetta e apericena bellavita
I commedianti percorsero le strade di tutta europa partendo dalla Val di Taro
nell’appennino parmense, terra impervia e povera, dove la magara sussistenza si
alternava a cicliche carestie. Per ovviare alla povertà diffusa le famiglie del
luogo percorrevano le vie del contrabbando, dei lavori stagionali e quelle dei
mestieri girovaghi, diventando specialisti in ammaestramento di orsi e scimmie.
Partendo in carovana con una “compagnia” si fermavano di città in città, di
fiera in fiera, per esibirsi in spettacoli di circo con scimmie, pappagalli,
cavalli, capre, orsi e cammelli.
La vita dura del girovago era ostacolata ovunque dalle forze di polizia e dalla
cattiva reputazione che gli veniva affibbiata. Fogli di via, espulsioni,
incarcerazioni, difficoltà nel trovare i documenti divennero prassi comune col
passare del tempo, soprattutto con l’avvento di Napoleone e la sua riforma
burocratica, ma anche con lo spirito rivoluzionario del ’48 che imponeva la
morale dei neonati Stati-Nazione. L’unità d’Italia con la leva obbligatoria e le
leggi contro lo sfruttamento minorile segnarono un duro colpo alle compagnie di
commedianti che scompariranno con la prima guerra mondiale: la morale del lavoro
era ormai imperante, girovaghi e sfaccendati venivano considerati criminali, da
imprigionare o da mandare al fronte. Come in altri casi lo spirito di avventura,
ma soprattutto il rifiuto della miseria, portò tantissime persone a scegliere
una vita diversa e ancora oggi tutto il mondo si sposta e sceglie (per forza o
per amore) vie alternative alla miseria del tragitto casa-lavoro.
Come diceva Cesare Pavese “Almeno potercene andare
far la libera fame, rispondere no.
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.”
per maggiori info: Orsanti-prof.Claudio-Bargelli.pdf
o il libro “Con l’arte e con l’inganno” di Marco Porcella
una lettura tratta dal libro Uomini Ex di Giuseppe Fiori racconta la storia dei
partigiani comunisti fuoriusciti in Cecoslovacchia dopo il ’45 perchè indagati
per reati commessi durante la lotta partigiana. Imputati i partigiani amnistiati
i fascisti e i loro mandanti.
Il libro racconta di un gruppo di compagni a Praga che ruotava intorno a “radio
italia oggi” narrando gli attriti e la quotidianità della vita in incognito,
fino all’occupazione sovietica dopo la primavera di Praga, quando la radio
cesserà di esistere.
In questa lettura riportiamo il match pugilistico tra il partigiano Chiappa e un
orso
Un dialogo immaginario tra il Marchese De Sade e Jeffrey Epstein su potere e
sessualità. Ispirato dall’opuscolo L’isola di Epstein
(https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2026/05/Epstein-opuscolo.pdf)
intervista e concerto in studio col cantautore James Canto
Music | James Canto
l’arresto preventivo, come tante altre misure repressive, nasce di pari passo
alla nascita dello Stato: dall’Italia giolittiana all’ultimo decreto sicurezza
passando per il fascismo e la prima repubblica, questo strumento non è mai stato
abrogato, ma viene puntualmente tirato fuori a seconda del momento storico e del
conflitto sociale in corso.
L’arresto preventivo si fonda su delle categorie di pericolosità fabbricate
dalla questura, una griglia in cui gli oppositori politici, sindacalisti e
simpatizzanti riempivano una parte, mentre l’altra era occupata da matti,
ubriaconi, incontrollabili; e soprattutto a questi ultimi era diretto l’arresto,
sia mai venisse qualche colpo di testa durante una grande cerimonia nazionale.
D’altronde ai politicizzati era (ed è tuttora) riservato costante il controllo,
o l’esilio, o il confino.
Guardando la storia e lo sviluppo di questa ed altre misure repressive capiamo
meglio la guerra ai marginali e agli oppositori politici che questo governo sta
portando avanti.
Ne parliamo con Dario Stefano Dell’Aquila, autore dell’articolo “le storie di
ieri e le vite di oggi. Sovversivi, marginali e arresto preventivo” apparso sul
numero 126 della rivista Gli Asini
(https://gliasinirivista.org/le-storie-di-ieri-e-le-vite-di-oggi-sovversivi-marginali-e-arresto-preventivo/)
quando un animale diventa bestia? e cosa si intende con questa parola?
Spesso il termine bestia viene associato anche agli esseri umani, soprattutto ai
nemici, agli sconfitti e ai marginalizzati, nel tentativo di de-umanizzarli. Nel
mondo animale avviene egualmente: qualora l’animale si fa ribelle o
indisciplinato alle attività ordite dall’umano allora diviene bestia, il suo
ruolo dev’essere quello di essere sfruttato, di riprodursi, di fare
un’obbediente compagnia. Alla disobbedienza si accompagnano processi e leggi
volte a normare il comportamento animale, o meglio, l’effetto sociale delle loro
azioni. Dalla minaccia delle invasioni di cavallette bibliche, al terrore del
lupo che ha sempre percorso la storia, alcuni animali hanno assunto il ruolo del
nemico a cui si è risposto spesso e volentieri con lo sterminio.
Ne parliamo con Matilde Cassano autrice del blog Storie Bestiali
(https://storiebestiali.wordpress.com/) e collaboratrice con la rivista
Liberazioni (https://www.liberazioni.eu/)
Dialogo con Collettivo Trickster sul capitalismo magico. Come i nuovi strumenti
digitali sono riusciti a ri-creare una forma stregonesca di controllo e
manipolazione, ma anche a porsi come mito e pietra filosofale. Incontro tenutosi
il 3 giugno in piazza Borgo Dora. Purtroppo gli interventi e le domande non sono
state registrate e per migliorare l’ascolto sono state tagliate.
presentazione del libro “città in guerra – appunti di geopolitica urbana” con
l’autore Francesco Chiodelli.
La guerra combattuta sui confini e la resistenza nella giungla o nel deserto
sono scenari ormai lontani da quel che è il teatro dei conflitti odierni. Le
città sono lo spazio dove eserciti regolari, milizie e altri attori si
scontrano, dove si avanza metro per metro, isolato per isolato. Uno spazio,
quello della città, che ha modificato la dinamica dello scontro da orizzontale a
verticale, in uno scenario fatto di palazzi, cunicoli, tunnel e feritoie tra i
muri. A questi nuovi scenari gli eserciti si adattano con un portato di
tecnologia elevatissimo, armi e strumenti che vengono poi riadattati alla vita
civile, sottoforma di prodotti di consumo o strumenti di controllo. Perchè nel
conflitto perpetuo e globale che stiamo vivendo la guerra si gioca anche in
casa: la militarizzazione delle città e della società è un processo decennale
che usa i grimaldelli della sicurezza e del decoro per apporre nuovi paradigmi
di controllo.