I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma della
giustizia, voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni e approvata, in 4
letture, da Camera e Senato.
Ma che cos’è questa riforma?
I punti essenziali sono tre.
– Giudice o pm, le strade sono separate. E senza «ripensamenti»
– Il Csm cambia forma e si sdoppia. I componenti verranno estratti a sorte e non
più eletti
– Procedimenti disciplinari per le toghe. A decidere un’Alta corte istituita
appositamente.
Le valutazioni su questa riforma sono discordi. C’è chi ritiene che la
separazione delle carriere tra PM e giudici riduca l’inevitabile contiguità tra
le due figure fornendo maggiori garanzie agli imputati e chi invece pensa che si
instauri un rapporto troppo stretto tra PM e polizia giudiziaria, che dipende
dal ministero dell’Interno. Di fatto un ulteriore rinforzamento dello Stato di
polizia. Non solo. La sottrazione degli organismi di autogoverno dei giudici,
sostituiti da meccanismi sorteggio in buona parte sotto il controllo del
governo, aumenta la pressione dell’esecutivo sulle toghe, elidendo ulteriormente
la già fragile separazione delle carriere.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco
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