La puntata di Harraga del 13.2.26 è iniziata con una carrellata di brutte
notizie. Partendo dall’ennesima morte di CPR, questa volta nel lager di Bari
Palese, di Simo Said (al…
Tag - Simo Said
La puntata di Harraga del 13.2.26 è iniziata con una carrellata di brutte
notizie. Partendo dall’ennesima morte di CPR, questa volta nel lager di Bari
Palese, di Simo Said (al momento della registrazione il nome era ancora
sconosciuto) un giovane di 25 anni, non di “morte naturale” come hanno provato a
far credere amministrazione e giornali, ma di tutte le forme che il razzismo
prende in un centro di detenzione: l’abbandono, i traumi, la tortura psicologica
e fisica, l’assenza di cure. Per una macabra coincidenza, il giorno prima della
morte di Simo Said, nel tribunale di Torino terminava il primo grado del
processo per la morte di Moussa Balde, avvenuta nel CPR di Corso Brunelleschi
nel 2021. ll processo si è concluso con una condanna per omicidio colposo di un
anno di reclusione per Annalisa Spataro, direttrice generale dei servizi alla
persona del CPR e una condanna per l’ente GEPSA, cui era stata delegata la
gestione del centro, a risarcire la famiglia e le parti civili. Sono stati
invece assolti i poliziotti e il responsabile medico della struttura Fulvio
Pitanti, così come non è stata riconosciuta alcuna responsabilità a prefettura e
questura.
Negli stessi giorni veniva approvato il nuovo regolamento europeo sui cosiddetti
“paesi sicuri”, seguito dal ddl migranti del governo Meloni; ulteriori strette
repressive che vanno in direzione di facilitare la detenzione e l’espulsione
delle persone immigrate. Intanto, nel CPR torinese, una rivolta ha portato alla
chiusura di una stanza, andata in fiamme, un violento pestaggio e il
trasferimento in carcere di almeno due persone.
Con i compagni dell’assemblea no CPR del Friuli Venezia Giulia, in diretta per
darci aggiornamenti sull’aria che tira nel CPR di Gradisca d’Isonzo, a Trieste e
alla frontiera orientale, abbiamo ragionato del senso della solidarietà con chi
lotta nei centri di detenzione, cogliendo l’occasione per lanciare il presidio
del 21 febbraio, sotto le mura del CPR di Gradisca.
Perché portare la solidarietà sotto quelle mura non sia un rituale stanco ma una
complicità necessaria.