Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in
continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne
l’illegittimità senza mettere realmente…
Tag - CPR
Mentre lottiamo a fianco dei popoli in rivolta contro il colonialismo e la
guerra, guardiamo a quello che l’assetto da guerra produce qui da noi. Oltre
alla partecipazione diretta al…
In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì su Radio
Blackout alle ore 15, abbiamo tentato una disamina del nuovo disegno di legge
migrazione, che ad oggi…
In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì alle 15 su
RadioBlackout, proviamo a parlare di sanità e del suo ruolo all’interno dei CPR,
di come la…
Questa puntata di Harraga, trasmissione in onda su radio blackout ogni venerdì
alle 15, segue altri due episodi (che vi invitiamo ad ascoltare! Parte 1 – Parte
2) nei quali,…
Nel giugno 2026 entrerà in vigore il nuovo Patto Migrazione e Asilo vincolante
per tutti i 27 Stati membri dell’UE. Cercando di osservare la realtà prodotta da
questa serie di…
Ad Harraga – trasmissione in onda su Radio BlackOut tutti i venerdi tra le 15 e
le 16 – torniamo a parlare del CPR di Via Corelli a Milano cercando…
qui il programma della giornata
Torniamo nelle strade della nostra città per celebrare il 25 aprile, ricordando
chi, in quel periodo cupo storia, si è organizzato e ha lottato, pagando spesso
con la vita, per difendere la libertà e per costruire un futuro diverso.
Per noi, però, la memoria non è mai fine a sé stessa, ma riprende vita nelle
lotte di oggi, in un mondo così cambiato ma su cui più che mai incombe la nera
cappa dei fascismi.
Il mondo è in guerra. Non lo è certo da oggi, ma è innegabile che negli ultimi
anni assistiamo ad un’accelerazione e ad un cambiamento qualitativo senza
precedenti: l’invasione dell’Ucraina e l’estenuante guerra di posizione che
ormai non fa più notizia, il genocidio del popolo Palestinese, in corso da
decenni ma con forma mai così evidente, e infine la guerra imperialista di
Israele e USA contro l’Iran, ci obbligano a fare i conti con uno scenario sempre
più oscuro.
I governi europei, di fronte ad un quadro che hanno contribuito a creare,
accelerano la militarizzazione aumentando le spese in armi, cianciando della
necessità di difenderci tramite un fantomatico esercito europeo. L’ovvio
contraltare di questi discorsi, ma anche il terreno fertile su cui possono
nascere, è la diffusione di ideologie fasciste e securitarie, che normalizzano
la violenza del più forte, la guerra contro chi è più povero di te, il triste
individualismo che ci vuole soli e senza speranza.
Non hanno però fatto i conti con la crescente opposizione popolare che, con il
suo progressivo organizzarsi nell’autunno scorso, ha dimostrato di poter
concretamente inceppare la macchina di distruzione e morte.
Le bombe che cadono a Gaza e a Theran, partono dalle nostre città, attraversano
i nostri porti e le nostre stazioni ferroviarie, e allora i blocchi, gli
scioperi, i continui cortei che hanno paralizzato le città, hanno segnato un
primo sollevamento tangibile contro il genocidio del popolo Palestinese e il
tacito avallo dell’Unione Europea.
Le mobilitazioni ci hanno mostrato che unit* possiamo fermarli, possiamo essere
ben più di un sassolino negli ingranaggi della guerra. Proprio da qui bisogna
partire per affinare gli strumenti in nostro possesso ed elaborarne di nuovi,
perchè il primo passo è imporre la fine delle guerre imperialiste contro i
popoli.
In questo contesto è facile individuare come primo nemico il Governo fascista di
Fdi e alleati, che al netto delle imbarazzate dichiarazioni a mezzo stampa,
mostra la vera faccia di una politica nazionalista e asservita agli interessi
USA. Da un lato scarica il costo della guerra sulle persone comuni, tagliando
servizi e wellfare per finanziare la militarizzazione, dall’altro risponde con
l’inasprimento della repressione alle domande di giustizia sociale che sempre
più forte percorrono il Paese.
Sul fronte interno, infatti, è esplicitamente dichiarata la guerra alle
occupazioni, viste come simbolo della possibilità di organizzarsi dal basso e di
costruire alternative credibili a questo sistema. Se mai ce ne fosse bisogno,
questo accanimento ci conferma che il centro sociale è ancora uno strumento per
produrre conflitto.
E’ infatti uno spazio sottratto alla speculazione e riaperto alle persone, un
luogo dove è possibile incontrarsi e discutere, organizzarsi, mettere in pratica
gli ideali di democrazia radicale e libertà che professiamo. Sono spazi come
questi che aprono a nuove possibilità, a nuovi immaginari oggi impossibili, per
questo è importante difenderli, prendersene cura, viverli e attraversarli.
Nelle attività del CSOA Gabrio proviamo ogni giorno ad intrecciare lotte,
risorse, idee che possano creare un conflitto, vero motore di cambiamento.
Ma sappiamo bene che, per quanto strumento di costruzione, il centro sociale non
può diventare un recinto, un’isola. Al contrario, deve continuare ad essere uno
dei luoghi di una comunità che si ritrova e riconosce.
Anche con questa idea, come ogni anno, occuperemo la pedonale di via Dante Di
Nanni il 25 aprile affinché sia un momento di ritrovo per quella comunità che
non ha smesso di lottare, che continua a stringere legami e ad autodeterminarsi.
RIPRENDIAMOCI LE STRADE, GLI SPAZI,
FACCIAMOCI TROVARE PRONTƏ
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
Domenica pomeriggio un gruppo di solidali si è radunato difronte alle mura del
CPR di Corso Brunelleschi a Torino. Un presidio chiamato per portare solidarietà
ai detenuti che nell’ultimo…
La puntata di Harraga del 20 marzo -in onda su Radio Blackout- l’abbiamo
dedicata alle recenti rivolte dentro il CPR di Corso Brunelleschi e alle
risposte da fuori in solidarietà…