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Resistenze, evasioni e riflessioni dai centri di detenzione in Bulgaria e in Grecia.
In questo episodio di Harraga, due compagne del collettivo Rotte Balcaniche ci hanno restituito aggiornamenti dal centro di screening/detenzione di Pastrogor, dove le proteste scoppiate quest’estate sono continuate con scioperi della fame, tentativi di suicidio e sempre più forte repressione della solidarietà da parte delle forze dell’ordine bulgare. I tentativi di isolare le persone detenute dallx solidali si è concretizzato in un divieto arbitrario di colloqui, reclusi messi in isolamento e solidali arrestatx e processatx. Se la repressione non fa altro che ribadire l’importanza dello stringere legami di solidarietà tra il dentro e il fuori, questi aggiornamenti ci hanno dato l’opportunità di riflettere sugli sviluppi dell’applicazione del nuovo Patto Europeo alle frontiere e nei centri aperti e chiusi. Dall’altra parte della frontiera, in Grecia, anche i campi di Synthiki e Fylakio hanno visto rivolte ed evasioni. Se vengono annunciati progetti di aprire nuovi centri di screening e di detenzione, in Bulgaria come in Italia, i respingimenti alle frontiere e in mare restano il principale strumento di controllo sulle persone in movimento, causando traversate e viaggi sempre più lunghi e pericolosi. I rimpatri volontari vengono imposti con la forza, per deportare più facilmente chi riesce ad entrare, con l’ausilio di organizzazioni internazionali e umanitarie quali l’OIM. I centri di screening e di accoglienza prendono le sembianze di centri di detenzione e determinano, de facto, la reclusione continua dall’ingresso in Europa alla deportazione. In questo quadro di criminalizzazione preventiva, intorno ai giovani uomini viene costruita la figura del nemico, esterno e interno: a farne le spese sono soprattutto i minorenni che vengono sempre meno tutelati e sempre più detenuti insieme agli adulti, qui come a Ceuta. Freedom – حرية – свобода!
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Presidio sotto al CPR – Domenica 4 ottobre
L’estate della fortezza Europa si sta chiudendo lasciando dietro di sé la solita ed infame scia di sangue e repressione. Il nuovo patto europeo sulle migrazioni non è altro che la promessa istituzionalizzata di nuove violenze, un accordo per blindare i confini e criminalizzare chi cerca di attraversarli. Lo abbiamo visto chiaramente in questi mesi: dalle continue brutalità e respingimenti a Ceuta, alla morte per mano dello stato di Fakir, fino all’assassinio di Lassoued Dhoui nel CPR di Potenza. Non sono tragiche fatalità, ma omicidi di stato, il risultato di un sistema razzista che divide gli esseri umani tra chi ha diritto di muoversi e chi deve essere rinchiuso o lasciato morire. Ma dove c’è oppressione, c’è chi non abbassa la testa. La rabbia esplosa con la rivolta nel centro di detenzione di Pastrogor in Bulgaria ce lo ricorda in modo inequivocabile: la risposta ai lager di stato è l’ammutinamento e la ribellione. Il CPR di corso Brunelleschi è un ingranaggio di questa stessa macchina di morte. Le mura di Torino non sono diverse da quelle di Potenza o dai fili spinati dell’est europa. Oggi come sempre c’è bisogno di solidarietà attiva. Essere solidali significa portare i nostri corpi e le nostre voci sotto quelle mura per rompere il silenzio e l’isolamento. Significa far sentire a chi è reclusə che non è solə, e continuare a sabotare e disturbare la normalità di chi tra istituzioni, forze dell’ordine, enti gestori e asl lucra sulla detenzione amministrativa. Ci vediamo domenica 4 ottobre 2026 alle ore 15:00, in presidio sotto il CPR di Torino. Nessuna pace per chi rinchiude. Mai più CPR mai più lager, libertà per tuttə!
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Certificare la non idoneità alla reclusione in un lager è reato?@1
Il 16 settembre è scattata la perquisizione per 23 medici in varie città da nord a sud e l’apertura di un’inchiesta che vede come unico indagato per associazione a delinquere, finalizzata alla formazione di falsi certificati, Nicola Cocco, medico infettivologo. Si tratta dei certificati che i medici delll’ASL devono emettere per stabilire l’idoneità psico-fisica dei migranti alla reclusione nei CPR. Si tratta dell’ennesimo tentativo di criminalizzare  la lotta contro i CPR,  nello specifico una iniziativa il cui intento è la sensibilizzazione del personale medico. Abbiamo avuto come ospite Jean Aillon, medico e psicoterapeuta dell’associazione torinese Franz Fanon. Questa è la sua intervista: Di seguito potete ascoltare tutta la puntata di Metix Flow del 25 settembre 2026: Scelte musicali oppure non scelte musicali: 01 – HHY & The Kampala Unit – Phantom room 02 – D. D Dumbo – Alihukwe 03 – Marc Ribot’s Ceramic Dogs – For Malena 04 – Nigel Kennedy & The Kroke – Kukush 05 – Shadia Mansour – Asalamo Alaikom 06 – Caleb Landry Jones – Anyone but you 07 – Natacha Atlas – Zar 12 08 – Noura Mint Seymali – Tassirit
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Perquisizioni al personale medico: interrogarsi sul senso di idoneità al trattenimento in CPR
Il 16 settembre 23 medici sono stati perquisiti su disposizione della Procura di Ravenna, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi certificati di non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Al dott. Nicola Cocco, unico formalmente indagato nella nuova operazione, viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati; agli altri medici coinvolti il falso ideologico continuato e l’interruzione di pubblico servizio, in relazione a 34 certificazioni di non idoneità al trattenimento. Questa operazione riporta l’attenzione su un dibattito già aperto: che senso ha parlare di “idoneità” alla reclusione in un luogo patogeno per definizione? Dal 2022, per direttiva ministeriale, è compito di un* medic* valutare le condizioni di salute delle persone prima dell’ingresso in Cpr. Eppure, è noto come anche in casi di fragilità accertata, alcune persone sono state dichiarate idonee al trattenimento — come se un buono stato di salute potesse essere dichiarato compatibile con la tortura della detenzione in Cpr. L’operato dell* medich* viene criminalizzato quando, in linea con il codice deontologico, dichiarano la non idoneità di una persona con un luogo che inchieste, studi, sentenze e le parole di chi vi è stato recluso descrivono come strutturalmente incompatibile con il diritto alla salute. Il tentativo della procura e del ministero è ovviamente un monito e un’intimidazione all* altr* medich*: le indagini sembrano infatti essersi concentrate sulle discussioni e sulle prese di posizione pubbliche dell* medich* coinvolt* — come se il semplice confrontarsi apertamente sulla tutela e cura delle persone fosse di per sé la base della costruzione di questa ennesima montatura associativa. Ne abbiamo parlato con il dott. Vittorio Agnoletto, medico, professore all’Università statale di Milano, fondatore di Lila (Lega italiana lotta contro l’AIDS) e membro di Medicina Democratica.
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CPR di Palazzo San Gervasio: Lassoued Dhoui ucciso dalla detenzione amministrativa@0
Il 10 agosto 2026, Lassoued Dhoui di origini tunisine e recluso da due settimane nel CPR di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza è stato dichiarato morto dalle autorità del posto. Forti le proteste delle persone recluse a seguito di quello che è stato catalogato come suicidio o gesto estremo: chi con lui ha condiviso la detenzione sa bene chi ha la responsabilità di quest’ennesima vita spezzata. Lassoued era in possesso di documentazione medica che attestava la sua inidoneità al trattenimento. Il Giudice di pace di Melfi, invece, aveva convalidato la detenzione per 90 giorni la stessa mattina del 10 Agosto. Le proteste, che già prima dell’accaduto erano in corso contro le condizioni detentive, sono state represse attraverso l’intervento di numerosi reparti di celere. I segni dell’intervento della polizia sono stati immediatamente visibili sui corpi dei reclusi arrestati con l’accusa di rivolta in un centro detentivo prevista dal recente decreto sicurezza e processati nei giorni seguenti per direttissima. Tre degli arrestati hanno deciso di dichiarare durante il processo che Lassoued era in stato di grave sofferenza da giorni e che aveva chiesto ripetutamente cure mai ricevute. A due anni dalla morte nello stesso centro di Oussama Darkaou i CPR si palesano e riconfermano ancora una volta come luoghi di tortura. Insieme a due attiviste dell’Assemblea Lucano No CPR ricostruiamo quanto accaduto e forniamo aggiornamenti sulla repressione delle proteste attraverso i microfoni di Radio Blackout. Francesca, attivista e avvocata: Yasmine, attivista:
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Uno sguardo sul razzismo in Italia: aggiornamenti dal CPR di Torino, l’omicidio razzista di Bakary Sako@0
Collegamento con una compagna dell’assemblea No CPR di Torino per un aggiornamento su CPR torinese e sull’apertura di nuovi mostri in altre regioni. Nel momento in cui la notizia del brutale omicidio razzista di Bakary Sako aveva finalmente rotto il velo dell’indifferenza ed esposto un problema di razzismo che va ben oltre questo singolo episodio di violenza, ecco che i media e l’opinione pubblica concentrano tutta la loro attenzione su Salim El Koudry. La deumanizzazione delle persone non bianche ha raggiunto il suo culmine con Bakary Sako ed è stata confermata con Salim El Koudri. Entrambe le vicende sono state strumentalizzate per non vedere l’elefante nella stanza: il razzismo uccide, sia i nostri corpi che le nostre menti. Grande assente nel dibattito pubblico è il tema del disagio giovanile, che dovrebbe assumere una posizione preminente in entrambe le vicende, ma che è stato sostituito da parole come remigrazione, negazione della cittadinanza, daspi urbani.
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