di Federica Borlizzi* Dalla detenzione amministrativa nei CPR al caso dei medici
di Ravenna, il corpo migrante diventa il laboratorio in cui lo Stato sperimenta
la sospensione dei diritti e …
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Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via
libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è
presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo
Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri
interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un
testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati,
che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come
nemico interno, sviluppata su due piani paralleli.
Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la
regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai
documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo
amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti
familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21
anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui
viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della
domanda stessa.
Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente
criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste
rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla
condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui
ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A
ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di
utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre.
Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli.
Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione
alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il
divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono
andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si
tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza
nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre
risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere
trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale,
come nel caso dei CPR in Albania.
Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista
dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano
cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del
controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è
l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto
della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale
normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo
qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che
fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa
nuova normativa.
La puntata di Harraga del 13.2.26 è iniziata con una carrellata di brutte
notizie. Partendo dall’ennesima morte di CPR, questa volta nel lager di Bari
Palese, di Simo Said (al momento della registrazione il nome era ancora
sconosciuto) un giovane di 25 anni, non di “morte naturale” come hanno provato a
far credere amministrazione e giornali, ma di tutte le forme che il razzismo
prende in un centro di detenzione: l’abbandono, i traumi, la tortura psicologica
e fisica, l’assenza di cure. Per una macabra coincidenza, il giorno prima della
morte di Simo Said, nel tribunale di Torino terminava il primo grado del
processo per la morte di Moussa Balde, avvenuta nel CPR di Corso Brunelleschi
nel 2021. ll processo si è concluso con una condanna per omicidio colposo di un
anno di reclusione per Annalisa Spataro, direttrice generale dei servizi alla
persona del CPR e una condanna per l’ente GEPSA, cui era stata delegata la
gestione del centro, a risarcire la famiglia e le parti civili. Sono stati
invece assolti i poliziotti e il responsabile medico della struttura Fulvio
Pitanti, così come non è stata riconosciuta alcuna responsabilità a prefettura e
questura.
Negli stessi giorni veniva approvato il nuovo regolamento europeo sui cosiddetti
“paesi sicuri”, seguito dal ddl migranti del governo Meloni; ulteriori strette
repressive che vanno in direzione di facilitare la detenzione e l’espulsione
delle persone immigrate. Intanto, nel CPR torinese, una rivolta ha portato alla
chiusura di una stanza, andata in fiamme, un violento pestaggio e il
trasferimento in carcere di almeno due persone.
Con i compagni dell’assemblea no CPR del Friuli Venezia Giulia, in diretta per
darci aggiornamenti sull’aria che tira nel CPR di Gradisca d’Isonzo, a Trieste e
alla frontiera orientale, abbiamo ragionato del senso della solidarietà con chi
lotta nei centri di detenzione, cogliendo l’occasione per lanciare il presidio
del 21 febbraio, sotto le mura del CPR di Gradisca.
Perché portare la solidarietà sotto quelle mura non sia un rituale stanco ma una
complicità necessaria.
di Mai più lager- no ai Cpr* La morte di un ragazzo di 25 anni nel centro di
Bari Palese è “morte istituzionale”. Questi centri sono incompatibili con l’art.
32 …
Se curare un migrante diventa un reato, allora la disobbedienza è un dovere
civile contro la barbarie che avanza Quando la cura diventa un reato, è la
democrazia stessa a …
Meloni vara lo Stato di polizia, e il centrosinistra la segue: silenzi sul
blocco navale, ammiccamenti sui Cpr, gara a chi è più “duro” C’è una fotografia
perfetta dell’Italia di …
Il ddl Meloni non “gestisce” l’immigrazione: fabbrica paura, criminalizza il
soccorso e usa i migranti come prototipo per comprimere diritti e democrazia C’è
una verità che andrebbe stampata a caratteri …
Un salto di qualità nella guerra ai diritti: interdizione delle acque fino a sei
mesi, confisca delle navi, protezione umanitaria smontata e ricongiungimenti
demoliti. Salerni: “Si certifica il potere discrezionale …
Come più volte è stato ribadito ai microfoni di Harraga – trasmissione in onda
ogni venerdì dalle 15 alle 16 su radio Blackout – la decina di CPR diffusi lungo
tutta l’Italia (oltre a quello in Albania) funzionano in una cinica e
agghiacciante sincronia. Coordinazione che mira a creare un monito ai liberi, un
terrore su larga scala che – tra le altre cose – garantisce il perpetuarsi della
possibilità di sfruttamento lavorativo continuo delle persone immigrate: sui
campi, sui punti della logistica, tra le strade della città.
In questa puntata mandiamo in onda audio, di analisi e racconti, che ci arrivano
direttamente dai reclusi di Pian del Lago (lager ubicato nell’entroterra
nisseno) che non solo ci parlano della sistematica violenza a cui sono
sottoposti quotidianamente i reclusi, ma entrano anche nel dettaglio di una
violenta perquisizione a scopo punitivo subita pochi giorni prima.
Nel sottolineare la settimanale cadenza delle deportazioni verso i cosiddetti
paesi di origine cogliamo la possibilità di fare una diretta con una compagna
dell’assemblea NoCpr di Milano che ci precisa come oramai il lager di via
Corelli sia divenuto l’hub deportativo degli egiziani e dei gambiani. Non a
caso, ci contestualizza, per la prima volta dopo tanto tempo, il CPR di Milano è
stato completamente ristrutturato portando la sua capienza alla totalità delle 4
aree e dunque al contenimento di circa un centinaio di reclusi, spesso solo di
passaggio poiché destinati alla deportazione.
ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-16-gennaio-venezuela-cpr-prigioni-e-manicomi-iran/
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Venezuela. La partita a scacchi tra Stati Uniti e Cina
L’enorme pressione militare sul Venezuela ha dato i suoi frutti. Senza ricorrere
all’invasione di terra, è bastato al governo USA esercitare un’accorta
operazione di corruttela su gangli del regime individuati come malleabili e
abbordabili per effettuare una specie di colpo di Stato. Sequestrati Maduro e
consorte senza che le truppe d’assalto statunitensi versassero una solo goccia
di sangue, Trump ha dato il via libera ad un governo costituito dalla stessa
élite dell’epoca maduriana. L’ex presidente che diventa presidente, il fratello
che apre le porte delle carceri agli oppositori che lui stesso e i suoi accoliti
avevano messo dentro, il ministro delle risorse energetiche che stringe i patti
con chi vuole mettere le mani sull’oro nero, qualcuno che fa finta di inneggiare
al presidente deposto.
Alle nostre latitudini i campisti scendono in piazza a fianco del regime
venezuelano, incapaci di un’analisi che sappia mettere al centro le partite
reali che si stanno giocando sulla pelle della povera gente che vive in
Venezuela, stretta tra un regime corrotto, clientelare, militarista e repressivo
e il rischio di una sterzata a destra in senso ferocemente liberista.
Abbiamo provato a capirne di più con Stefano Capello
CPR: prigioni e manicomi
I CPR, le prigioni per migranti, stanno assumendo sempre più la funzione di
manicomi criminali che a prigioni.
Nelle prime settimane del 2026 diversi video usciti dai CPR mostrano la realtà
che si vive all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio: persone in
evidente stato di agitazione, trincee costruite con coperte intorno ai letti,
urla disperate nei corridoi.
Alle denunce degli abusi e violenze fatte da assemblee di lotta ed associazioni
di medici l’unica risposta è il divieto di usare cellulari con la telecamera,
affinché sulle violenze cali il silenzio.
Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi
Iran. Il silenzio dei “movimenti”
La repressione governativa si è scatenata con inaudita ferocia.
Chiusa internet, dalla scorsa settimana arriva solo qualche rara telefonata.
I morti sono probabilmente oltre i 12.000, in carcere tra torture e probabili
esecuzioni ci sono quasi 11.000 persone. Un’immane carneficina.
I media main stream danno spazio solo ai filomonarchici e a Trump, ignorando una
rivolta spontanea che solo alcuni canali internet raccontano.
“Né dispotismo religioso, né monarchia; donna, vita, libertà”. Questo messaggio
continua ad echeggiare nelle strade del paese.
La lotta contro il regime teocratico attraversa tutto il paese.
La partita è complessa, perché sul cambio di regime scommettono anche gli Stati
Uniti e Israele, che sostengono la candidatura dell’ultimo esponente della
dinastia Palhavi.
Chi scende in piazza si autorganizza e rifiuta le ingerenze esterne che
potrebbero rinforzare il regime in chiave identitaria. Ma alle nostre latitudini
solo in pochi sostengono chi si batte contro mullah e shah: prevale un’orrida
logica campista. La stessa che porta a sostenere le dittature islamiste, solo
perché avversate dal dispotismo del governo statunitense.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Appuntamenti:
Sabato 21 febbraio
Con i disertori russi ed ucraini
per un mondo senza eserciti e frontiere
giornata di informazione e lotta antimilitarista
ore 10,30 al Balon
Venerdì 6 febbraio
Sorvegliare e punire: il nuovo pacchetto sicurezza
ore 21 in corso Palermo 46
Interverrà l’avvocato Eugenio Losco
Venerdì 13 febbraio
Storie di punk e anarchia
I Crass: una sfilza di schiaffi in faccia e di pedate sul culo
Ne parliamo con Marco Pandin di Stella Nera
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
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Federazione Anarchica Torinese
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