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PONTE RADIO – 26 GIUGNO 2026 – LE COMPLICITÀ DELLA VIOLENZA DETENTIVA – CONDUCE RADIO BLACKOUT
Puntata del 26 Giugno 2025 del Ponte Radio, in diretta dagli studi di Radio Blackout a Torino. Attraverso differenti contributi abbiamo affrontato alcuni aspetti che definiscono e compongono il sistema di disciplinamento, punizione e incarcerazione delle persone in Italia. A partire agli strumenti di cui tale sistema si dota relativamente alle persone razzializzate in quanto tali, sino a quelli che si abbattono in genere su quelle fette di popolazione definite criminali, eccedenti – e che nell’eccedenza vengono monetizzate o marginalizzate -, reiette, riottose. Dalle aziende responsabili dell’erogazione di servizi nel centri di prima e seconda accoglienza, nei CPR o in genere insider dell’umanitarismo nostrano ed esportato, per poi arrivare ad analizzare il ruolo della sanità gestita dalle Aziende Sanitarie Locali (ALS), finanche la realtà spesso occultata della privatizzazione della gestione sanitaria all’interno dei luoghi detentivi penali, amministrativi e semidetentivi. Lo abbiamo fatto partendo dal lancio de “lamappadelrazzismo.com“, una mappatura d’inchiesta del razzismo in Italia e nei nostri contesti, realizzata da diversi compagni e compagne che in giro per l’Italia lottano contro tale forma di sfruttamento, detenzione ed espulsione delle persone. Passando per il racconto della storia di Sanitalia SPA, azienda che attualmente gestisce il CPR di Torino, abbiamo poi presentato una carrellata di quelle che negli anni sono state le azioni che hanno colpito coloro che partecipano al business delle espulsioni. In seguito, è stata proposta un’analisi delle prerogative delle ALS e dei medici privati pagati dagli enti gestori all’interno dei centri di detenzione amministrativa, per infine ragionare su come funziona e che tipo di strumento è la sanità all’interno delle carceri penali. Quest’ultima parte è stata costruita grazie a contributi di alcune persone che il carcere lo hanno vissuto il che ci permette di avere una visione quanto più vivida possibile. Buon ascolto
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Voci dal CPR di Torino
Un audio di racconto registrato direttamente dalle persone recluse nel CPR di Torino, che chiedono di far uscire e di diffondere il più possibile le loro voci, direttamente da dentro quel lager. Dai racconti emergono le condizioni di detenzione all’interno del centro, la violenza ordinaria esercitata dalla polizia e le responsabilità di Sanitalia, l’azienda che gestisce la struttura, cioè che lucra sulla pelle delle persone recluse. Dalla riapertura del CPR, avvenuta lo scorso anno, le prime due aree del centro sono state rese inagibili dalle rivolte dei reclusi, in alcuni casi anche attraverso l’uso del fuoco. Da allora, la gestione procede a rotazione: si chiude un’area e se ne apre un’altra, senza interventi reali di ristrutturazione. Intanto i fondi continuano a essere incassati, mentre alcune sezioni restano danneggiate e vengono comunque utilizzate per detenere persone. Le voci raccontano anche il passaggio dal carcere al CPR, spesso conseguenza della revoca del permesso di soggiorno, e raccontano situazioni di abuso e abbandono legale.
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Una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna- sulla continuità tra carcere e CPR@0
Il CPR viene spesso presentato quasi in opposizione al carcere più che in continuità, e molto spesso proprio da chi cerca in qualche modo di evidenziarne l’illegittimità senza mettere realmente a critica il sistema di potere che necessita della detenzione di determinate fasce di popolazione. Si fraintende così, in modo più o meno volontario, il ruolo del carcere di detenere le persone socialmente costruite come nemici interni – capri espiatori da eliminare dalle strade, da rinchiudere a scopo repressivo ma anche come monito ai liberi: dai militanti negli anni ’70, alle persone dal meridione e oggi le persone immigrate e razzializzate. La contiguità e la continuità tra la detenzione penale e quella amministrativa è invece tangibile e riconoscibile: sia nei passaggi delle persone tra carcere e CPR come forme diverse della stessa repressione, ma anche nella trasformazione delle leggi e delle strutture atte a tali scopi. Per questo parliamo del centro di Macomer – in provincia di Nuoro in Sardegna – oggi CPR e prima carcere di alta sicurezza AS2. Insieme a due compagni autori di un contributo pubblicato su “Luoghi di confine – violenze e resistenze del territorio italiano”, abbiamo iniziato rintracciando la genealogia del carcere di Macomer come centro detentivo per “islamici radicalizzati”, chiamata dagli stessi detenuti, “Guantanamo”. La continuità carceraria dell’attuale CPR di Macomer è riconoscibile anche nella sua attuale conformazione: in primis la non funzionalità a condurre rimpatri vista la sua evidente lontananza da aeroporti  e gli scarsi collegamenti con l’esterno, e quindi la sua evidente funzione punitiva e di isolamento. Parlare di Macomer ci permette di allargare lo sguardo alla Sardegna come colonia penale, e infine di ragionare su come le leggi europee anti-immigrazione e la costruzione di nuovi CPR in Italia puntino ad un sistema sempre più palesemente impuntato alla criminalizzazione, al contenimento e alla detenzione delle persone immigrate , come il CPR-panopticon che si intende realizzare a Castel Volturno. Infine, un breve aggiornamento da un compagno che da Cagliari ci racconta delle recenti rivolte e sviluppi repressivi intorno al CPR sardo.
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