ll podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-19-dicembre-rivoluzione-e-autogestione-torino-un-piano-regolatore-di-cemento-e-retorica-riconversione-bellica/
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Rivoluzione e autogestione
Il dibattito sulla trasformazione sociale oggi pare perdere forza di fronte a
dinamiche del conflitto sociale che si dipanano sull’immediatezza, su alleanze
improbabili, sul risorgere ddel campismo novecentesco con l’inedita alleanza tra
gli eredi della terza internazionale e l’islam globale. che tacita la critica in
nome di un’intersezionalità delle lotte che non ha altro denominatore comune ma
una semplice sommatoria delle sfighe. Nessuna coerenza tra mezzi e fini, nessuna
proiezione sul futuro.
Eppure oggi più che mai se vogliamo che ci sia un futuro occorre fare i conti
con la devastazione capitalista e con la guerra globale che inghiotte vite ogni
giorno.
Una buona ragione per ragionare sulla concretissima utopia i chi impasta
autogestione e lotta, in una continua e necessaria sottrazione dall’istituito.
Ne abbiamo parlato con Francesco Codello, pedagogista, anarchico
Torino. Nuovo piano regolatore tra cemento e retorica
La nostra città si accinge ad una serie di ristrutturazioni urbane all’insegna
del commercio, dell’esclusione dei poveri, della privatizzazione dei servizi.
Ne abbiamo parlato con Giovanni Semi, sociologo, insegna all’Università di
Torino
Il governo punta sulla riconversione bellica
Dal cappello della finanziaria 2026 spunta un emendamento per favorire la
produzione e il commercio «di armi e materiale bellico» sul territorio
nazionale. Il motivo è «tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello
Stato e rafforzare le capacità industriali della difesa».
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello
Appuntamenti:
Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio
ore 21
corso Palermo 46
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
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Tag - Podcast
Il podcast del nostro viaggio del venerdì su Anarres, il pianeta delle utopie
concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
https://radioblackout.org/podcast/anarres-del-12-dicembre-la-fine-del-patto-
atlantico-il-trump-furioso-piazza-fontana-il-tramonto-
delle-illusioni-democratiche
Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
La fine del Patto Atlantico
La frattura tra gli Stati Uniti e l’Europa è ormai un fatto. La guerra in
Ucraina ne è la cartina i tornasole.
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello
Stati Uniti. Il Trump furioso
Trump moltiplica le misure repressive nei confronti di immigrati, stranieri,
poveri. Non gli è riuscito il colpo di annullare uno dei cardini su cui sono
stati costruiti gli States: lo ius soli per ora non verrà toccato.
Il suo consenso cala anche in aree del paese tradizionalmente repubblicane: a
Miami non è bastato un candidato ispanico per impedire l’elezione a sindaco di
una esponente democratica.
Le crepe aperte dalle violente incursioni dell’ICE, la normalizzazione delle
università, il dominio dei media, una non troppo celata attitudine a spezzare le
regole del gioco aprono crepe profonde. Il rischio è che a termine mandato Trump
osi fare il golpe che a Capitol Hill venne solo messo in cartellone. La prossima
replica potrebbe avere effetti deflagranti.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
La strage di Piazza Fontana. Il tramonto dell’illusione democratica
Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppiò nella Banca dell’Agricoltura di piazza
Fontana a Milano, uccidendo 16 persone.
La polizia puntò subito gli anarchici, che vennero rastrellati e portati in
questura. Uno di loro,Giuseppe Pinelli, non ne uscirà vivo, perché scaraventato
dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi.
Le versioni ufficiali parlarono di suicidio: anni dopo un magistrato di
sinistra, D’Ambrosio, emesse una sentenza salomonica: “malore attivo”. Né
omicidio, né suicidio.
Pietro Valpreda venne accusato di essere l’autore della strage. Trascorrerà, con
altri compagn* tre anni in carcere in attesa di giudizio, finché non venne
modificata la legge che fissava i limiti della carcerazione preventiva. Quella
legge, emanata su pressione dei movimenti sociali venne a lungo chiamata “legge
Valpreda”.
Dopo 54anni dalla strage, sebbene ormai si sappia tutto, sia sui fascisti che la
eseguirono, gli ordinovisti veneti, sia sui mandanti politici, tutti interni al
sistema di potere democristiano di stretta osservanza statunitense, non ci sono
state verità giudiziarie.
Nel 1969 a capo della Questura milanese era Guida, già direttore del confino di
Ventotene, un funzionario fascista, passato indenne all’Italia repubblicana.
Dietro le quinte, ma presenti negli uffici di via Fatebenefratelli c’erano i
capi dei servizi segreti Russomando e D’Amato.
Il Sessantanove fu l’anno dell’autunno caldo e della contestazione studentesca,
movimenti radicali e radicati si battevano contro il sistema economico e
sociale.
La strage, che immediatamente, gli anarchici definirono “strage di Stato”
rappresentò il tentativo di criminalizzare le lotte, e scatenare la repressione.
In breve i movimenti sociali reagirono alle fandonie della polizia, smontando
dal basso la montatura poliziesca che era stata costruita sugli anarchici.
Cosa resta nella memoria dei movimenti di quella strage, che per molti compagni
e compagne dell’epoca rappresentò una rottura definitiva di ogni illusione
democratica?
Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarinzi, all’epoca giovane compagno e testimone
di quella stagione cruciale
Appuntamenti:
Venerdì 16 gennaio
ore 21
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Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha
aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di
dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del
nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e
risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico
rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel
1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero
ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone
similitudini e differenze con i processi di decolonizzazionedi quell’epoca,
segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del
pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue,
proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna.
Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo
ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi
e degli sfruttati, ci colloca tra chi lotta per abolire Stati, frontiere,
eserciti.
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La seconda di una serie di puntate di Harraga – trasmissione in onda su Radio
Blackout ogni venerdì alle 15 – in cui proviamo a tracciare un fil rouge che…
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Il reuccio dem di New York
L’elezione di Mamdani a sindaco di New York City ha ridato un certo entusiasmo a
una sinistra riformista che vive in uno stato di prostrazione e confusione dal
momento della vittoria di Trump alle presidenziali.
Le proposte di espansione della spesa sociale sono state il cavallo vincente di
Mamdani così come la sua capacità di parlare a un elettorato demograficamente
assai composito.
Ma potranno questi figliocci della borghesia intellettuale, perché questo è
Mamdani e questo è il suo entourage, rappresentare una via d’uscita dalla
traiettoria autoritaria che il neoliberismo sta compiendo da anni? Le proposte
politiche socialdemocratiche – ma sarebbe più corretto chiamarle demo-socialiste
in quanto neanche a livello teorico viene posto l’obiettivo di superamento della
società mercantile, come invece faceva la socialdemocrazia storica – nel corso
del novecento hanno svolto il ruolo di puntello sinistro del capitale,
garantendo, con un’apertura a fisarmonica data dai rapporti di forza tra classi,
la ridistribuzione di una quota parte dei profitti. Ma questo era possibile con
un’economia basata su di una produzione industriale, spesso ad alto valore
aggiunto, e con l’apporto del valore estratto dalla periferia del sistema mondo
mediante la spoliazione coloniale. Con la fine delle grandi concentrazioni
industriali in Occidente, il ridisegnarsi post-coloniale dei rapporti con i
territori della periferia, e con nuove dinamiche nei rapporti tra le classi
grandemente favorevoli alla classe dominante il meccanismo di ridistribuzione è
entrato in una crisi da cui non si è mai ripreso.
Ne abbiamo parlato con Lollo
Stati Uniti. Trump e il ritorno della frontiera
Trump alle nostre latitudini appare come elemento di rottura rispetto
all’immagine edulcorata che gli States riescono ancora a vendere.
Se si guarda più da vicino è facile cogliere che Trump non fa che riproporre il
mito wasp della frontiera, con tutto il suo portato di violenza simbolica e
morale.
Ne abbiamo parlato con Fabrizio Eva, geografo politico
La Città dell’aerospazio non decolla
Il più grande progetto di Leonardo per il settore aerospaziale in Piemonte da
tempo dimostrava delle crepe. In occasione della decima edizione degli Aerospace
and defence meetings, nella cornice dell’Oval Lingotto di Torino è stato
presentato un aggiornamento del progetto presentato all’ottava edizione del
mercato delle armi nel 2021 e sostenuto da Leonardo, il Politecnico, la Regione
Piemonte, l’Unione industriali di Torino e la Camera di commercio.
La parola chiave è “aggiornamento”, che dimostra che il protagonismo di Leonardo
è più nelle parole che nei fatti. In realtà è quasi tutto fermo. Annunciare in
pompa magna l’apertura di quattro nuovi laboratori con 30 addetti nella vecchia
palazzina di corso Francia dopo sei anni è il segno inequivocabile che le crepe
nella Cittadella delle armi sono ormai ben visibili.
Vediamo di capire meglio cosa sta succedendo.
Torino Un lungo novembre di informazione e lotta antimilitarista
Venaus. Vent’anni dopo
Nonostante la primavera, al tempo della Repubblica della Maddalena il paese di
Chiomonte era grigio, buio, silente. Al di là del fiume che si stringe nella
gorgia, nello spazio libero fatto di vigne, barricate, cibo condiviso, assemblee
c’era il rumore delle vite della comunità resistente, comunità d’elezione e non
di terra, di sangue, di identità escludenti e del loro tremendo portato di
violenza.
Lì imparammo a camminare nella notte. Insieme e da soli, incespicando e
rialzandoci. Tanta gente in quegli anni, sin dall’insurrezione di Venaus, aveva
scoperto che riscrivere una storia già scritta era possibile, che i tempi che ci
era dato vivere non erano un destino ineluttabile.
Poi arrivarono l’occupazione, la repressione, i processi: la nostra comunità
perse la sua forza creativa, la resistenza venne ridotta a logoro rituale e
prevalse la delega istituzionale.
Ma. Quelle notti di veglia, essere stati parte di quella comunità d’elezione
continua a ricordarci di una possibilità che dobbiamo saperci dare.
Appuntamenti:
Sabato 20 dicembre
ore 20
corso Palermo 46
Cena Antinatalizia
Menù vegan
Benefit lotte
Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha
poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito
dalla repressione, mettiamo un mattone nella direzione di una società libera,
autogestita, solidale.
Porta la tua statuetta per il pres-empio autogestito!
Per prenotazioni scrivere a antimilitarista.to@gmail.com
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In questa puntata di Harraga parliamo di detenzione amministrativa in un modo
più diretto e vivido del solito, insieme ad alcuni reclusi nel CPR di Torino e
di un recluso…
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concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Antimilitarismo. Storia, percorsi, prospettive
Negli ultimi anni il riferimento alle lotte antimilitarista sembra essersi
allargato e non poco. Un fatto indubbiamente positivo, anche se non sempre con
una connotazione propria.
C’è una doppia morale che domina l’organizzazione politica delle società
democratiche. Nei paesi dove vigono regimi autoritari la violenza legalizzata
dello Stato si dispiega con minore ipocrisia.
In Italia chi uccide viene considerato un criminale ed è perseguito dalla legge,
ma quando l’omicidio è compiuto da militari al servizio dello Stato, il loro
agire diventa azione onorevole, giusta, perché fatta in nome della patria, della
nazione, della sicurezza, della ricchezza, della sacralità dei confini.
Le divise da parata, le medaglie, i vessilli, trasformano il mestiere delle armi
in eroismo, i massacri diventano vittorie.
Queste maschere coprono i tanti orrori di cui il governo e le forze armate
italiane sono direttamente responsabili.
L’opposizione alle guerre si sostanzia nell’appoggio a chi nei contesti bellici
le diserta sabota, boicotta. Nel sostegno materiale alle vittime. Disfattismo e
diserzione sono concreti orizzonti di lotta.
Con Federico Ferretti dell’Assemblea Antimilitarista di Reggio Emilia abbiamo
ricostruito storia, percorsi, e attualità di una pratica che oggi come in
passato segna lotte che si caratterizzano per la spinta alla trasformazione
sociale che rigetti la violenza intrinseca nei nazionalismi, nelle religioni,
nella logica capitalista.
Sabotare la guerra
Oggi è più che mai necessaria la crescita di un movimento antimilitarista
radicale, capace di far saltare la corsa al riarmo e alla guerra che rischia di
travolgerci tutt.
L’Assemblea Antimilitarista nata tre anni ha posto al centro la lotta ai
confini, agli eserciti alle guerre sostenendo disertori, obiettori e chi si
oppone a massacri e razzismo in una logica internazionalista e solidale.
L’Assemblea è stata accanto a compagn impegnat a costruire relazioni sociali tra
libere ed eguali anche nell’infuriare di guerre e genocidi.
L’assemblea ha promosso iniziative contro missioni militari all’estero, basi
militari, poligoni di tiro, fabbriche d’armi, nella consapevolezza che le radici
delle guerre affondano nello stesso terreno in cui sono costruite le case dove
viviamo. Sradicarle è il nostro compito.
Dirette dalle piazze di Torino e Livorno per lo sciopero generale del 28 ottobre
contro la guerra e l’economia di guerra.
29 novembre e 2 dicembre di lotta contro l’aerospace and defence meetings!
A Torino, ogni due anni si tiene l’Aerospace and defense meetings, che
quest’anno arriva alla decima edizione.
La convention si svolgerà dal 2 al 4 dicembre, come di consueto negli spazi
dell’Oval Ligotto. centro congressi facente parte delle strutture nate sulle
ceneri del complesso industriale dell’ex Fiat.
La mostra-mercato è un evento chiuso riservato agli addetti ai lavori: fabbriche
del settore, esponenti delle forze armate, organizzazioni internazionali,
rappresentanti dei governi e compagnie di contractor.
All’edizione del 2023 hanno partecipato 400 aziende, 1400 tra acquirenti,
venditori e rappresentanti di governi.
Tra gli sponsor ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di
Commercio.
Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere
accordi di cooperazione e vendita: nel 2021 ce ne furono oltre 7.500, due anni
fa sono saliti a 9.000.
All’Aerospace and defense meetings si giocano partite mortali per milioni di
persone in ogni dove.
Ne abbiamo parlato con Stefano Depetris dell’Assemblea Antimilitarista
Appuntamenti:
Sabato 29 novembre a Torino
corteo antimilitarista
ore 14,30 corso Giulio Cesare angolo via Andreis
Contro la guerra e chi la arma!
Via i mercanti d’armi!
Martedì 2 dicembre
ore 11,30
giornata di blocco all’Oval Lingotto in via Matté Trucco 70
No all’aerospace and defence meetings!
Sabato 20 dicembre
ore 20
Cena Antinatalizia benefit lotte
Menù vegan
corso Palermo 46
Quanto costa? Tantissimo per chi ne ha, meno per chi ha meno, poco per chi ha
poco. Sosteniamo le lotte qui e in ogni dove, diamo solidarietà a chi è colpito
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autogestita, solidale.
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In questa puntata di Harraga, in onda su Radio Blackout ogni venerdì dalle 15
alle 16, con alcuni compagni dell’assemblea contro il CPR del Friuli Venezia
Giulia, abbiamo parlato degli…
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concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche
in streaming
Ascolta e diffondi l’audio della puntata:
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Dirette, approfondimenti, idee, proposte, appuntamenti:
Violenza patriarcale e giustizialismo fascista
La violenza contro le donne e tutte le soggettività non conformi
all’eteronormatività e alla logica binaria non è episodica o marginale, ma
costituente e costitutiva; non merletto, ma stoffa dell’abito sociale nel quale
siamo costrette a vivere, quell’abito sociale che ci cuciono addosso fin da
piccole e col quale ci forzano ad andare in giro.
Vero, oggi in una certa parte di mondo se ne parla. Oggi sappiamo quasi tutt3
cosa significa “violenza di genere”; sappiamo di cosa parliamo quando affermiamo
che viviamo immerse nella “cultura dello stupro”; sappiamo che la violenza di
genere è una piramide di cui il femminicidio è solo la punta dell’iceberg,
costituito in realtà da episodi di violenza quotidiana. Sappiamo che per ogni
persona che subisce violenza sessuale ce ne sono centinaia, migliaia, che
subiscono battute sessiste o omofobe, palpeggiamenti non richiesti, richieste
denigranti e sessualizzate – o denigranti in quanto sessualizzate.
Alla violenza maschile contro le donne il governo Meloni reagisce con l’ennesimo
atto di forza, dimostrando il pugno duro del potere del Padre che si abbatte sul
colpevole per riportare giustizia.
Ne abbiamo parlato con Patrizia Nesti di NUDM Livorno
Infrangere la giustizia dei padri. Riflessioni sulla giustizia trasformativa
Se parliamo di “giustizia trasformativa” credo sia inevitabile porsi una domanda
preliminare: cosa significa “fare giustizia”?
Se intervistassimo persone a caso per strada, credo che le risposte ruoterebbero
nella gran parte attorno al concetto di “punizione del colpevole”. Avremmo
dunque un doppio focus, sul responsabile come oggetto principale del discorso e
sulla punizione come scopo primario. Il tutto letto attraverso la lente della
colpa. Una colpa che, per sovrappiù, di fatto non si esaurisce al termine della
punizione, ma si cristallizza nell’identità del “criminale”, del “delinquente”,
del “pregiudicato”. Quest’ultima locuzione mi pare particolarmente interessante,
poiché identifica, attraverso un mero dato oggettivo, l’esistenza di un
pre-giudizio: una condizione immutabile e irredimibile, con buona pace della
funzione rieducativa della pena.
Potenzialità e limiti di uno strumento interessante e, insieme, ambiguo.
Ne parliamo con Sara di NUDM Trieste
Aerospazio e guerra. Il progetto EriS di Leonardo e Thales a Forlì
A Forlì, il Comune e la Fondazione Cassa dei Risparmi (onnipresente dove c’è da
far soldi!), unite nella “Fondazione Mercury”, assieme al
consorzio “ERiS” (Emilia Romagna in Space), promosso da “Thales Alenia
Space” con sette imprese emiliano romagnole, vogliono impiantare una cittadella
della guerra, un “polo” di produzione altamente tecnologico nell’ambito delle
antenne satellitari “dual-use”, ossia doppio utilizzo, in ambito sia civile che
militare.
Sabbia nel motore della guerra!
C’è una doppia morale che domina l’organizzazione politica delle società
democratiche. Nei paesi dove vigono regimi autoritari la violenza legalizzata
dello Stato si dispiega con minore ipocrisia.
In Italia chi uccide viene considerato un criminale ed è perseguito dalla legge,
ma quando l’omicidio è compiuto da militari al servizio dello Stato, il loro
agire diventa azione onorevole, giusta, perché fatta in nome della patria, della
nazione, della sicurezza, della ricchezza, della sicurezza dei confini.
Vogliono farci credere che non possiamo fare nulla per contrastare le guerre.
Chi promuove, sostiene ed alimenta le guerre ci vorrebbe impotenti, passivi,
inermi. Non lo siamo.
Ogni volta che un militare entra in una scuola possiamo metterci di mezzo,
quando sta per aprire una fabbrica d’armi possiamo metterci di mezzo, quando
decidono di fare esercitazioni vicino alle nostre case possiamo metterci di
mezzo.
Le guerre cominciano da qui.
Occorre avere uno sguardo lucido. Non basta rescindere un contratto, fermare un
pezzo di logistica, rallentare un trasporto.
L’industria bellica è uno dei motori di tutte le guerre. L’Italia vende armi a
tutti i paesi in guerra, contribuendo direttamente alle guerre di ogni dove.
Queste armi sono prodotte a due passi dalle nostre case.
Occorre chiudere e riconvertire tutte le fabbriche d’armi. Occorre impedirne il
commercio.
Ottimi motivi per partecipare alle iniziative contro il mercato delle armi,
l’aerospace ad defense meetings, il mercato delle armi che si terrà a Torino
all’inizio di dicembre.
Appuntamenti:
Venerdì 21 settembre a Reggio Emilia
Dibattito contro la guerra e chi la arma
via Dom Minzoni 1
in vista del corteo antimilitarista del 29 novembre a Torino
Domenica 23 novembre ad Alessandria
Dibattito contro la guerra e chi la arma
in vista del corteo antimilitarista del 29 novembre a Torino
Ore 16
Al Laboratorio Anarchico Perlanera via Tiziano Vecellio 1
Sabato 29 novembre a Torino
corteo antimilitarista
ore 14,30 corso Giulio Cesare angolo via Andreis
Contro la guerra e chi la arma!
Via i mercanti d’armi!
Martedì 2 dicembre
giornata di blocco all’Oval Lingotto in via Matté Trucco 70
No all’aerospace and defence meetings!
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
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La prima di una serie puntate di Harraga (trasmissione in onda su Radio Blackout
ogni venerdi dalle 15 alle 16) in cui proviamo a tracciare un fil rouge, che
dalla…
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Egitto, al via la più grande fiera d’armi d’Africa: l’Italia tra i principali
espositori e sponsor
Nello stesso periodo in cui si svolgerà a Torino l’Aerospace and defence
meetings in Egitto si terrà una delle più grandi esposizioni di sistemi bellici
mai realizzata nel continente africano e nell’area mediorientale: dall’1 al 4
dicembre l’Egitto ospiterà EDEX 2025, evento biennale organizzato dai ministeri
della Difesa e della Produzione militare, con il patrocinio del Presidente della
Repubblica Abdel Fattah Al Sisi, Comandante supremo delle forze armate egiziane.
La IV edizione della Fiera delle armi sarà ospitata presso l’International
Exhibition Centre del Cairo e vedrà la partecipazione di oltre 400 espositori,
primi fra tutti i colossi mondiali del comparto militare industriale e del
settore aerospaziale. Ospiti d’onore i ministri della Difesa e i Capi di Stato
maggiore delle forze armate di diversi paesi. Negli stand della kermesse faranno
bella mostra di sé le nuove tecnologie per le guerre aeree, terrestri e navali
prodotte in Italia.
Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo
Effetti stupefacenti. La war on drugs del governo Meloni
La conferenza nazionale che si è svolta a Roma conferma la vocazione punitiva e
proibizionista del governo Meloni, che punta la propria propaganda sulla guerra
alla droga.
Del tutto ignorata la Million Marijuana March che si è svolta l’8 novembre nella
capitale.
Ne abbiamo parlato con Robertino Barbieri
Tempi di guerra: riarmo, warfare, conflitto in Ucraina
Il processo di riarmo ci racconta un’epoca in cui l’Europa è sul ciglio della
terza guerra mondiale, una guerra che, diversamente dalle altre in cui l’Italia
è impegnata da tempo, è una guerra che ti entra in casa. Una guerra, che passo
dopo passo, stiamo già pagando
Ne abbiamo parlato con Stefano Capello, che ieri sera ha partecipato alla serata
informativa di presentazione delle iniziative antimilitariste del 29 novembre e
del 2 dicembre.
Appuntamenti:
Venerdì 14 novembre ad Asti
Dibattito contro la guerra e chi la arma
in vista del corteo antimilitarista del 29 novembre a Torino
ore 20,30 in via XX Settembre 112
Organizza Felix, centro di documentazione anarchica
Intervengono compagn dell’Assemblea Antimilitarista
Sabato 15 settembre a Carrara
Le guerre partono anche dall’italia: industrie e aziende producono e vendono
morte made in Italy. l’aerospace and defense meetings di Torino è il luogo di
incontro tra la domanda e l’offerta del business bellico
ore 18 al Germinal in piazza Duomo
Intervengono compagn dell’Assemblea Antimilitarista
Venerdì 21 settembre a Reggio Emilia
Dibattito contro la guerra e chi la arma
via Dom Minzoni 1
in vista del corteo antimilitarista del 29 novembre a Torino
Domenica 23 novembre ad Alessandria
Dibattito contro la guerra e chi la arma
in vista del corteo antimilitarista del 29 novembre a Torino
Ore 16
Al Laboratorio Anarchico Perlanera via Tiziano Vecellio 1
Sabato 29 novembre a Torino
corteo antimilitarista
ore 14,30 corso Giulio Cesare angolo via Andreis
Contro la guerra e chi la arma!
Via i mercanti d’armi!
Martedì 2 dicembre
giornata di blocco all’Oval Lingotto in via Matté Trucco 70
No all’aerospace and defence meetings!
A-Distro e SeriRiot
ogni mercoledì
dalle 18 alle 20
in corso Palermo 46
(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro
SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte
Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!
Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!
Informati su lotte e appuntamenti!
Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46
Riunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 20,30
per info scrivete a fai_torino@autistici.org
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