Mentre i bombardamenti sull’Iran continuano ininterrottamente per il 5° giorno
di fila, da lunedì 2 marzo le bombe hanno colpito anche il sud del Libano. Ieri
il tentativo dell’IDF di fare ingresso oltre il confine è stato respinto, ma nel
paese si aspetta un’invasione massiccia.
Continuano forti bombardamenti e, secondo il ministero della Salute libanese, da
lunedì gli attacchi israeliani hanno causato almeno 50 morti e 335 feriti, prima
degli attacchi notturni che hanno provocato almeno altri 11 morti. Nella
giornata di oggi, 4 Marzo, il portavoce militare Avichay Adraee, con un post su
X, ha ordinato l’esodo dalle abitazioni alla popolazione libanese: “Abitanti del
Libano meridionale, dovete trasferirvi immediatamente nelle zone a nord del
fiume Litani”.
L’attacco arriva a seguito della risposta militare di Hezbollah all’assassinio
della guida suprema dell’Iran ayatollah Khamenei -ora succeduto dal figlio
Mojtaba per elezione dell’Assemblea degli Esperti- ma di fatto riguarda
l’interesse strategico dello stato ebraico verso il paese vicino. L’aggressione
israeliana del paese vicino è continua dal 2024, e sono 11.000 le aggressioni
sioniste denunciate, che hanno violato il siglato cessate il fuoco del 27
Novembre del 2024.
Ne parliamo con Mauro Pompili, giornalista freelance ora a Beirut, capitale del
Libano:
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L’attacco congiunto israelo americano contro la repubblica islamica iraniana è
un ulteriore passo verso la configurazione di un nuovo assetto del Levante che
ha come perno la potenza militare espansionista di Israele che punta a
disarticolare il rivale persiano ,progetto sostenuto dagli Stati Uniti che ormai
appare quasi come un proxy dell’entità sionista.
La congiunzione di interessi tra un presidente americano in difficoltà sul piano
economico e in deficit di consensi e un criminale messianico che vede nella
guerra permanente la sua assicurazione per l’impunità ,hanno indotto entrambi a
stornare l’attenzione da guai interni scatenando un attacco che suppongono
decisivo per dare la spallata definitiva al regime iraniano .
Non s’intravede una strategia oltre all’aspettativa di una rivolta popolare
sotto le bombe contro il regime degli ayattolah ,ma l’Iran è strutturalmente
diverso dalla Libia o dall’Irak non essendo una dittatura dinastica, ma uno
stato ideologicamente radicato con istituzioni stratificate e regolate da
meccanismi complessi , un apparato di sicurezza profondamente incorporato nella
struttura statale e una estensione territoriale rilevante.
L’allargamento del conflitto con le conseguenze che ne possono derivare è
inevitabile ,l’instabilità in una regione così cruciale per i commerci globali
porterà a delle conseguenze nefaste per l’economia in seguito al collasso delle
catene di approvvigionamento delle merci strategiche dovute al blocco dello
stretto di Hormuz .
La popolazione iraniana puo’ liberasi da sola da un regime reazionario senza
interventi esterni ,sia i conservatori vicini ad Ali Khamenei, sia la fazione
riformista legata alla presidenza, costituiscono fondamentalmente oligarchie
finanziarie e mafiose che, di fronte a qualsiasi forma di resistenza organizzata
all’interno dell’Iran, hanno fatto ricorso alla repressione e al saccheggio
sistematico della popolazione.
Ne abbiamo parlato con Tara Riva un’analista italo-iraniana specializzata in
relazioni internazionali e con Lorenzo Forlani giornalista free lance esperto di
Medio oriente
Intervento di Tara Riva
Intervento di Lorenzo Forlani