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Board of Peace, la nuova forma di colonialismo e pulizia etnica a Gaza
Lo scorso venerdì nell’ambito del World Economic Forum a Davos si è tenuta la cerimonia della firma della Board of Peace,  già annunciata da Donald Trump nell’ambito della Fase Due dell’accordo di “tregua” tra Israele e le fazioni della resistenza palestinese. Il BoP si presenta come una “organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile” ma dalla cui composizione, in continua evoluzione, si può ben comprendere il reale scopo: creare un’organizzazione sovranazionale con un unico capo e pieni poteri coloniali sui territori altrui e che miri a sostituire le Nazioni Unite. Un progetto che va molto al di là di Gaza in termini di interesse internazionale e che in nessun modo coinvolge i palestinesi, né nella futura amministrazione di Gaza né nella sua ricostruzione, come evidente dal Masterplan di “New Gaza” e “New Rafah”, presentati da Jared Kushner proprio a Davos.  Ne parliamo con Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto e direttore di Pagine Esteri. 
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Cyberwarfare – la guerra “ombra” in Iran
Dall’8 gennaio 2026, dodicesimo giorno delle proteste in Iran, le autorità iraniane hanno imposto una chiusura quasi totale di Internet, uno scenario sempre più frequente nel mondo. Domenica un attacco hacker ha interrotto le trasmissioni della televisione di stato iraniana per mandare in onda un filmato in sostegno di Reza Pahlavi, il figlio dell’ex scià di Persia che ora vive in esilio negli Stati Uniti, in cui Pahlavi invita i militari a ribellarsi al regime iraniano. Insieme a Ginox, parliamo di Iran, delle proteste delle ultime settimane, del blocco di internet nel Paese, di cyberwarfare, e della prestigiosa Unità 8200, corpo di élite dell’esercito israeliano a cui sono demandate le azioni di controllo dello spazio cibernetico ed elettromagnetico a guardia dei confini invisibili dello stato ebraico. Citati nella puntata: Le cyber-operazioni israeliane e la “guerra ombra” contro l’Iran: dall’operazione Stuxnet al conflitto del giugno 2025 – articolo di Ict Security Magazine Le proteste in Iran sotto l’assedio di nemici interni ed esterni – Un report di Roja sulla recente insurrezione di massa Uprising is “genuine self-organisation by ordinary people” – Interview with members of Anarchist Front
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LA CONTINUA ESCALATION ISRAELIANA IN CISGIORDANIA
Nonostante il cessate il fuoco, come potevamo immaginare, la violenza in Palestina non si è mai fermata. Sappiamo che questa è la realtà di chi vive lì da ben prima dei fatti del 7 ottobre, ci troviamo però in una fase in cui sembra esserci una escalation. L’obiettivo, ormai dichiarato, di Israele è quello di guadagnare sempre più territorio, fagocitando le terre palestinesi, sia a Gaza che nella Cisgiordania occupata. Il livello dell’attenzione si sta progressivamente abbassando, complice anche la situazione internazionale complicata ulteriormente dalle azioni degli USA in Venezuela e le minacce portate avanti dagli stessi verso paesi nella regione e, per ultima, la Groenlandia. Ormai in Cisgiordania le incursioni violente non si limitano soltanto ai coloni, con l’esercito in prima linea in azioni violente come quella condotta il 6 gennaio all’Università di Birzeit, luogo che fino ad allora era stato considerato intoccabile. Questo dimostra come Israele abbia la volontà di aggredire le persone nella loro quotidianità, in questo caso nell’ambito dell’educazione. Il governo israeliano, a tal proposito, continua a spingere per gli allargamenti, puntando alla costruzione di nuove colonie. L’ultimo passo è l’approvazione di un piano che consentirà ai coloni di tornare a Sanour, evacuata nel 2005 dall’allora primo ministro Sharon. L’entrata in vigore di questo piano è programmata entro due mesi. Ne parliamo con una compagna dalla Cisgiordania occupata.
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PRISONERS FOR PALESTINE – ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE – INFOWAR E CAMPISMO@1
Estratti dalla puntata del 12 gennaio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia Umer Khalid ha ripreso lo sciopero della fame dopo una breve interruzione. Le condizioni di salute di Heba Muraisi e Kamran Ahmed sono critiche, il rischio di morte è sempre più concreto, eppure il governo britannico e il ministro della giustizia Lammy continuano a negare qualunque canale di trattativa e omettono di esprimere – anche solo – attenzione per queste persone che si stanno lasciando morire nelle loro galere. Del resto, quando hai contribuito a un Genocidio, quando hai consentito e supportato la macellazione di decine di migliaia di vite, quando hai sostenuto materialmente e moralmente la trasformazione di un territorio in una distesa di brandelli di corpi e macerie, cosa vuoi che siano delle giovani vite in più da sacrificare sull’altare del sionismo? Ma la campagna di Prisoners for Palestine e il supporto alle persone detenute per le azioni di Palestine Action risuonano sotto le carceri, nelle strade e contro le banche che continuano a investire in Elbit Systems, nonostante la compressione della libertà di espressione che continua a mietere arresti e licenziamenti. Proseguiamo nell’analisi di questo scenario che si declina tra il supporto militare incondizionato verso Israele (fronte esterno) e la repressione delle reazioni che si sviluppano all’interno della società britannica (fronte interno). COME ISRAELE PLASMA LA REPRESSIONE ITALIANA Passiamo quindi al contesto italiano, partendo dalla recente notizia di “un corso di formazione su Gaza” per la Polizia di Stato e tornando a ripercorrere una breve cronologia della cooperazione strutturale (non episodica) tra l’apparato repressivo nostrano e quello israeliano. Quindi ritorniamo nel Regno Unito con una testimonianza di Gianluca Martino sull’operatività dei dispositivi di censura nei confronti delle critiche allo Stato di Israele e cosa ci aspetta qualora passassero in Italia i disegni di legge che equiparano antisionimo ad antisemitismo: INFOWAR E CAMPISMO Cerchiamo di osservare superficialmente alcuni fenomeni riconoscibili all’interno dell’interazione tra opinioni individuali (o gruppali) ed eventi geopolitici: il “campismo”, la infowar e come questi interagiscano tra loro. Come vengono affrontate le rivolte in Iran da una prospettiva anti-sionista? Come vengono plasmate e raccontate dai vari attori coinvolti nella guerra di informazione? Come si costruiscono icone virali o si propongono nuovi candidati al potere? Spoiler: non daremo risposte esaustive, ma cercheremo di osservare lo scenario zompettando tra “la ragazza che si accende la sigaretta con la foro di Khamenei”, gli internet-blackout prodotti dal regime iraniano (e quelli durante i rastrellamenti ICE), gli sciami di chatbot sionisti, gli incendi in Argentina e i turisti israeliani, le affermazioni del boss dell’azienda di killer-robots Anduril sul potere della propaganda…
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Fronte repressivo occidentale: da Palestine Action all’imam Shahin – AI e telefonate dal carcere – Neutralizzazione amministrativa@0
Estratti dalla puntata del 22 dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SGOMBERO ASKATASUNA E ECONOMIA DELLA REPRESSIONE Partiamo con un articolo (suggerito da una persona all’ascolto) che ci consente di riflettere sul profilo di economia della repressione sovrapposto allo sgombero di Askatasuna: PRISONERS FOR PALESTINE Mentre va in onda la puntata, sei Prisoners for Palestine (Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, T Hoxha, Kamran Ahmed e Lewie Chiaramello) stanno proseguendo lo sciopero della fame in condizioni critiche: nell’ultima settimana, oltre 800 sanitari hanno segnalato il “concreto rischio di morte per questi giovani cittadini britannici in carcere senza una condanna”. Cinque di loro hanno dovuto ricorrere a ricoveri ospedalieri, come nel caso di Qesser, per la quale sono state indispensabili mobilitazioni davanti al carcere affinché le fosse consentito il trasferimento in ambulanza. / / / AGGIORNAMENTO: Nella serata del 23 dicembre 2025 apprendiamo che Amu e Qesser hanno interrotto lo sciopero della fame. Nel frattempo a Londra al termine di un’azione contro la compagnia assicurativa Aspen in solidarietà con prigionierx di Palestine Action, l’attivista Greta Thunberg veniva fermata e incriminata per “supporto a un gruppo proscritto sotto la legge anti-terrorismo”. / / / Parallelamente proseguono arresti e intimidazioni verso chi si esprime a favore di Palestine Action o semplicemente contro le politiche di oppressione e sterminio portate avanti da Israele e dal suo esercito terrorista. Sul fronte repressivo occidentale, osserviamo come sia all’opera una compressione della libertà di contestazione delle politiche sioniste molto più intensa rispetto al contrasto delle cosiddette posizioni “russofile”: nonostante ci ricordino a reti unificate come l’Europa sia sotto attacco, nonostante si prosegua in un arruolamento di massa della società e si stiano strutturando agenzie per il controllo militare dell’infosfera e del consenso (leggesi “contrasto alla guerra ibrida”), da Londra a Berlino, da L’Aquila a Torino, vediamo come la repressione operi sopratutto per tutelare gli interessi di una potenza straniera come Israele. AI E CONVERSAZIONI DETENUTI L’azienda statunitense Securus Technologies ha sviluppato un sistema per il monitoraggio delle comunicazioni delle persone detenute verso l’esterno: un prodotto addestrato con le loro conversazioni telefoniche (senza consenso) e pronto a essere venduto a diversi dipartimenti carcerari con lo scopo di prevenire la pianificazione di attività criminali. Cerchiamo di osservare come la crescita del fenomeno della detenzione di massa produca imprescindibilmente un bacino di mercato per prodotti dedicati al settore, ma al contempo come l’analisi automatizzata delle conversazioni delle persone detenute sia stata inaugurata durante la pandemia di Covid-19: ICE E FBI: NOTE DI COSTUME Piccola parentesi sulle politiche di reclutamento per la costituzione delle milizie fidelizzate dell’ICE e su Kash Patel, freneticamente impegnato a trovare una giacca adatta dopo l’omicidio di Charles Kirk: IL CASO SHAHIN E LE DEPORTAZIONI COME “IGIENE SOCIALE” In Italia non abbiamo l’ICE, ma la nostra giustizia amministrativa rimuove individui dal tessuto sociale, anche per questioni politiche: il caso dell’imam Mohamed Shahin rientra in quel 10% di provvedimenti di espulsione per “motivi di sicurezza”. Ne parliamo con Erasmo Sossich, autore di un importante articolo pubblicato su Monitor, all’interno di quel si analizza il ricorso a questa forma specifica di repressione in Italia e non solo: LINK all’articolo su Monitor
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PRISONERS FOR PALESTINE: SCIOPERO DELLA FAME IN FASE CRITICA – “GUERRA IBRIDA” E CONTROLLO SOCIALE – SCUOLA E A.I. – UNA COMPAGNA NELL’OMBRA@3
Estratti dalla puntata del 8dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia PRISONERS FOR PALESTINE Prosegue lo sciopero della fame, entrato in fase critica, mentre si moltiplicano le azioni di pressione su rappresentanti politici e ministero della giustizia. Mentre Prisoners for Palestine lottano con i propri corpi nelle carceri, nuovi scandali coinvolgono Elbit Systems: Aggiornamenti urgenti: Nel pomeriggio di martedì 16 dicembre 2025, apprendiamo di un incatenamento davanti all’ingresso della televisione di stato ceca (Ceska Televize) come pressione affinché si tratti dello sciopero della fame nelle carceri britanniche, a maggior ragione visto che Jon Cink è formalmente cittadino della Repubblica Ceca. Nelle prime ore del 17 dicembre 2025 apprendiamo che le condizioni di salute di Qesser Zuhrah sono precipitate: dopo essere collassata nei giorni scorsi continua a lamentare forti dolore al petto e – nonostante ripetute richieste di trasferimento in ospedale nel corso della notte – le autorità del carcere privato di Bronzfield (gestito da Sodexo) rifiutano il suo ricovero. Dal mattino sono in corso presidi sotto le carceri e al ministero. Link al documentario di Declassified UK sulla base RAF di Akrotiri e il suo ruolo nel genocidio a Gaza Vi segnaliamo anche una significativa intervista a Qesser Zuhrah CYBERSICUREZZA E GUERRA IBRIDA Torniamo a parlare di cybersicurezza, commentando il documento del ministro della sicurezza Crosetto “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”. Oltre che a contenere indicazioni operative sulla guerra d’informazione algoritmica, il documento dipinge una società perennemente minacciata dove la sovranità nazionale si estende alle menti della popolazione. Secondo il ministro Crosetto bisogna quindi superare la “visione binaria pace-guerra”, producendo una società che sia costantemente immersa nello spettro della minaccia e del conflitto. Non-paper di Crosetto Analisi ISPI su guerra ibrida e resilienza Analisi della NATO Foundation sul “Cognitive Battlefield” INTELLIGENZA ARTIFICIALE: CONTROLLO DIDATTICO E AUTOMAZIONE DELLA SCUOLA La digitalizzazione dell’esperienza umana ha raggiunto, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, nuove frontiere di estrazione di profitto dai dati, estendendosi alla simulazione e sostituzione delle relazioni umane, come ad esempio quelle di cura ed educative. Ma che tipo di umanità é disposta ad accettare una macchina come insegnante? Commentiano insieme ad uno dei promotori l’appello “I.A. Basta” che propone a docenti, genitori, allievi e allieve una critica all’adozione calata dall’alto dell’intelligenza artificiale istituzionalizzata nelle scuole. LEGGI L’APPELLO I.A. BASTA AGGIORNAMENTO E SALUTO DI GABRIEL POMBO DA SILVA Riceviamo un saluto e degli aggiornamenti dal compagno anarchico Gabriel Pombo da Silva UNA COMPAGNA NELL’OMBRA Ricordiamo la compagna Gabriella Bergamaschini grazie al contributo di compagne e compagni del biellese e di Milano:
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L’industria israeliana della sorveglianza e la Palestina come laboratorio.
Dopo il caso dei giornalisti spiati con lo spyware Paragon, il 25 Novembre 2025 Fanpage fa uscire un’inchiesta sotto copertura dal titolo: “Droni, spyware e IA: come Israele ha trasformato la Palestina nel laboratorio della sorveglianza mondiale”. L’inchiesta ha come oggetto la conferenza dell’industria della sorveglianza, la ISS World Conference, a cui partecipano le principali aziende del settore, ed emergono numerosi dettagli disturbanti, come l’uso indiscriminato di sistemi di riconoscimento facciale da parte dei Carabinieri, lo sfruttamento delle persone palestinesi come laboratorio di prova di strumenti di sorveglianza, e l’uso a scopi politici di spyware e altri strumenti d’infezione dei telefoni cellulari. Abbiamo avuto il piacere di parlarne con Luigi Scarano, giornalista freelance e collaboratore di lunga data di Backstair, unità investigativa di Fanpage.it, autore di quest’inchiesta come di “Gioventù meloniana”. https://www.fanpage.it/politica/droni-spyware-e-ia-come-israele-ha-trasformato-la-palestina-nel-laboratorio-della-sorveglianza-mondiale
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Puntata del 09/12/2025@1
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Rocco di CO.L.P.O., collettivo che si occupa di auto difesa sui posti di lavoro, con uno sportello di consulenza settimanale aperto a Barriera di Milano a Torino. Ed è proprio dal loro lavoro di raccolta di testimonianze sul territorio che arriva questa storia, come spesso succede parliamo di una piccola azienda la AeG riscossioni che lavora per SMAT società di gestione delle acque a livello regionale piemontese, che agisce in maniera criminale e sfrontata nei confronti di chi ci lavora, come tante sue simili sul mercato. I dipendenti raccontano di modalità contrattuali di fatto simili al cottimo, e che erano da poco ulteriormente peggiorate innalzando il numero base di contatori installati al giorno, accordo avvenuto alle loro spalle. E poi furgoni dati in dotazione con parcheggio a carico dei lavoratori stessi, mobbing, mancanza di materiale da lavoro adeguato e divise per essere riconosciuti (molti sono i stati i casi in cui è stato impossibile lavorare a causa della diffidenza degli inquilini che non si fidavano ad aprire agli installatori che non potevano provare di lavorare per SMAT). Ciliegina sulla torta, alla fine del contratto a tempo determinato alcuni installatori si vedono sotratte le ultime due buste paga. Tutto questo e molto altro, ha portato alla vertenza di questi lavoratori contro AeG, ma anche quelli di COLPO a scoprire che i contatori stessi di cui stiamo parlando sono stati prodotti dalla Watertech, azienda Israeliana che si è macchiata delle peggiori nefandezze durante il genocidio a Gaza. Perciò assieme a Torino per Gaza e altre realtà solidali, è stato lanciato un presidio per giovedì 11 Dicembre alle h 12 in C.so XI Febbraio a Torino, davanti alla sede della Smat, per chiedere che la si finisca con gli appalti dati in mano ad aziende come la AeG, la restituzione degli stipendi ai lavoratori e la fine dei rapporti con Israele. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato la lotta degli operai ex Ilva di Genova e le bozze di nuovo CCNL metalmeccanici in cui sono coinvolti. Sentiamo dalla voce di Armando di Fiom Genova una breve analisi su quanto sta succedendo tra le fila di chi vuole un nuovo contratto ma non per forza a ribasso come sembra prefigurarsi. Inoltre un resoconto sulla vittoria provvisoria ottenuta grazie alle giornate di mobilitazioni che hanno visto i lavoratori dell’ex Ilva bloccare tutta Genova. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Maria Cristina dalla redazione di InfoAut per approfondire le questioni riguardanti il CCNL Metalmeccanici che sta venendo discusso in questi giorni. Il contratto di questo settore nonostante non si percepisca, resta uno dei momenti cardine della contrattazione tra parti datoriali e sindacali in questo paese, oltre perchè riguarda un numero ingente di persone impiegate tutt’ora in questo comparto, ma anche come basa di contrattazione per gli altri CCNL. Proprio per questo abbiamo voluto con Maria Cristina entrare a fondo di questo contratto, in quale ambiente politico si colloca e come stanno reagendo i lavoratori alla prospettiva della bozza circolata. Buon ascolto
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Libano: oltre 10 mila violazioni dalla tregua da parte di Israele
In queste settimane si sono verificati nuovi bombardamenti in Libano, in particolare nel sud, mentre si registrano droni che sorvolano la zona e che hanno lanciato esplosivi in diverse città come nel caso di Aitaroun, con la scusa di voler colpire Hezbollah. Tutto questo si inserisce in un quadro generale di un cosiddetto percorso di normalizzazione dei rapporti tra Libano e Israele il quale include l’abbandono delle armi da parte di Hezbollah e pressioni internazionali da parte degli Usa. In questo stesso contesto si inserisce la visita del papa di questi giorni. Di queste dinamiche ma anche del sentire della popolazione e delle anime che si muovono nella società a fronte di questi passaggi abbiamo parlato con Agnese Stracquadanio, reporter indipendente ora in Libano.
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Cisgiordania: aggressione da parte dei coloni ai danni di attivistx internazionali
Una decina di coloni israeliani, con il volto coperto, all’alba di domenica, ha fatto irruzione in un’abitazione a Ein Al-Duyuk, vicino a Jericho, che ospitava 4 attivistx internazionali che si trovano in Cisgiordania per supportare la popolazione palestinese. Dopo essere entrati, i coloni hanno aggredito le persone che stavano riposando all’interno, rubando loro i passaporti, i telefoni cellulari, e tutti i loro averi. Tre degli attivisti feriti sono cittadini italiani, mentre una quarta persona ha la cittadinanza canadese. Ascolta il racconto dell’aggressione.
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