Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
NO AL 41BIS
Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico
Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023
contro 41bis ed ergastolo ostativo.
Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è
stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con
quello di Roma di venerdì 12 giugno.
LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO
Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di
sintesi e droni.
Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli
apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato
recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e
lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo
rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma
Rosalind Biodefense.
Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni:
– la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione
di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi;
– la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale
per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica.
Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del
Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di
legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il
livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di
sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino
israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore
israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà
trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e
HIV.
Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del
programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore
integrazione negli apparati di “sicurezza”:
GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE
Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base
del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal
targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari
statunitensi.
Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia
come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie.
In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime
iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando
vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
Tag - Israele
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche
la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono
arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione
di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire
in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione
illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri
iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il
blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi.
Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la
situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del
Paese dei Cedri e della sua capitale.
Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua
capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”,
eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo
territorio.
Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale
francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da
questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da
Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”.
Tracklist
1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine
Hamdan
4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر
by Yasmine Hamdan
7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe
by The Great Departed
8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed
9. Cheftak – The Best Of by Soapkills
10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills
11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills
12. Galbi – The Best Of by Soapkills
13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif
14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif
15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Nella notte arriva la notizia di un accordo di cessate il fuoco trovato tra le
parti chiamate in causa dal Dipartimento di Stato Americano, quindi Israele e il
governo libanese, ad esclusione di altri soggetti presenti sul territorio, come
l’organizzazione della resistenza Hezbollah.
L’accordo non prevede il ritiro dell’occupazione israeliana e, mentre veniva
annunciato, aerei israeliani sorvolavano i cieli libanesi e i combattimenti
continuano nel Sud. Le condizioni dell’accordo riguardano il disarmo e lo
smantellamento di tutti gli attori non statali che stanno combattendo sul
territorio.
Il presidente libanese Joseph Aoun è stato informato del rifiuto dell’accordo da
parte di Hezbollah, insistendo sul fatto che “qualsiasi accordo accettabile
debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio
libanese”.
Con Agnese Stracquadanio, fotoreporter e giornalista freelance in Libano,
abbiamo ripercorso alcuni punti centrali di questi sviluppi: le condizioni
dell’accordo, la posizione del governo libanese, gli obiettivi di Israele e la
situazione sul campo.
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito
israeliano.
Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del
Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città
colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La
strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel
momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni
messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze.
Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive
all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della
capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle
trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso.
Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
La crisi occupazionale in corso tra Cisgiordania e Gaza non si è mai vista
prima. I palestinesi non possono lavorare in Israele e una legge contro le Ong
rende sempre più difficile assumerli
L'articolo Per i palestinesi dei Territori occupati lavorare è sempre più
difficile. Anche con le Ong proviene da IrpiMedia.
Dal compound di Sana'a dove sono morti 31 giornalisti, fino alle origini e al
potere della milizia che tiene in scacco il Mar Rosso
L'articolo Newsroom – Yemen, Israele bombarda la stampa. Chi sono gli Houthi
proviene da IrpiMedia.
Il 10 settembre 2025 sono morti 31 giornalisti in un attacco che Israele ha
deliberatamente condotto contro dei giornalisti. Solo nel 2006 sono morti più
reporter in un singolo raid. Una strage dimenticata
L'articolo Yemen, Israele bombarda la stampa proviene da IrpiMedia.
Le ore immediatamente successive al raid. Il bilancio delle perdite, non solo in
termini di vite umane ma anche di materiale storico raccolto dai giornali
L'articolo Dopo l’esplosione: la bomba e i soccorsi proviene da IrpiMedia.
185 vittime, tra morti e feriti. Per tutti è stato un evento traumatico, che ha
segnato un prima e un dopo. Le loro storie
L'articolo Vittime e sopravvissuti proviene da IrpiMedia.
Domenica 26 aprile l’ex primo ministro di destra Naftali Bennett e l’ex premier
centrista Yair Lapid hanno annunciato l’unione dei rispettivi partiti, Bennett
2026 e Yesh Atid, in un’unica lista: Yachad (“Insieme”), guidata dallo stesso
Bennett.
L’obiettivo è intercettare l’elettorato israeliano deluso da Benjamin Netanyahu,
un fronte ampio che va dal centrosinistra liberale alla destra moderata. I
sondaggi, infatti, indicano Netanyahu in difficoltà, mentre le elezioni di
ottobre vengono sempre più lette come un vero e proprio referendum sulla sua
leadership.
Una perdita di consenso che, però, non sembra legata a una messa in discussione
delle politiche portate avanti contro la popolazione palestinese, quanto
piuttosto ai modi e ai tempi con cui sono state condotte.
Abbiamo chiesto al giornalista Michele Giorgio di commentare questa nuova
alleanza e di aiutarci a capire cosa aspettarsi dal voto: da chi è composta la
coalizione che si propone come alternativa? Quali sono le sue reali differenze
politiche rispetto al governo uscente?
E soprattutto: esistono, nello scenario politico israeliano, forze che si
oppongono esplicitamente a quanto sta accadendo in Palestina, oppure il
dibattito resta confinato entro gli stessi orizzonti?
Sono queste alcune delle domande da cui parte l’analisi di Michele Giorgio.