In Spagna continua la mobilitazione per il diritto all’abitare. Ieri sera è
giunta la tragica notizia della morte di Maricarmen, la donna che a seguito
dello sfratto a Madrid ha avuto complicazioni di salute ed era stata ricoverata.
Questo evento ha scatenato un’ondata di proteste molto significative in Spagna e
alla notizia della sua morte la prima reazione è stata quella di una donna
uccisa dalla violenza di un sistema. In questo contesto si prepara lo sciopero
generale dell’11 novembre.
Questo scenario ha delle ripercussioni importanti anche sul piano della politica
istituzionale: a partire dalle elezioni anticipate e dalla crisi di governo per
Sanchez si apre una prospettiva di incertezza. A fare saltare il tavolo sono
stati i voti che hanno bocciato i due decreti sulla casa, redatti proprio a
seguito delle proteste. I voti che hanno determinato questo risultato sono stati
quelli del Partito Popolare di estrema destra Vox e di Juntos, partito
indipendentista catalano.
Gli sviluppi di questo tornante avranno ricadute anche su un piano più generale
in merito alla politica europea e al ruolo del governo spagnolo in questa fase
di riarmo e guerra.
Ne parliamo con Victor Serri, giornalista in Spagna e curatore dello spazio
informativo “Barcellona chiama Italia“
Di seguito un testo di Cronache Ribelli in ricordo di Maricarmen
Maricarmen Abascal è morta oggi, 7 ottobre 2026, nell’ospedale Gregorio Marañón
di Madrid. Aveva 87 anni.
Dal 1956 viveva nella stessa casa, nel quartiere madrileno di Retiro. Aveva 17
anni quando suo padre aveva preso in affitto quell’appartamento. Lì aveva
vissuto tutta la sua vita, li erano morti i suoi genitori, lì sarebbe voluta
morire anche lei.
Ma non glielo hanno permesso.
La sua storia ormai la conosciamo tutti. Per decenni Maricarmen aveva abitato
quella casa con un contratto di affitto a canone storico, pagando regolarmente.
Nel 2018 l’edificio passò a un fondo d’investimento. In seguito la proprietà
dell’appartamento è arrivata a Urbagestión, che alla fine di un lungo
contenzioso legale le ha imposto un affitto pari a 1650 euro al mese, più di
quanto percepiva con la sua pensione.
Per mesi i movimenti per il diritto alla casa, avvocati, amici hanno cercato di
difenderla, portando la vicenda fino all’ONU, che aveva chiesto di bloccare lo
sfratto.
Ma il 23 settembre arrivò il giorno dell’esecuzione. Maricarmen uscì su una
barella, espulsa da casa sua come fosse una criminale.
Le immense proteste dei giorni successivi avevano cambiato tutto. Il 29
settembre Maricarmen aveva riacquisito la possibilità di tornare nella sua casa
con un affitto compatibile col suo reddito.
Ma non ce l’ha fatta, è morta prima.
Di fatto sfrattandola l’hanno uccisa.
Perché quando una persona di 87 anni, con una disabilità, che ha pagato per
settant’anni il proprio affitto, viene espulsa dalla casa nella quale ha
trascorso tutta la sua vita per permettere alla proprietà di perseguire un
profitto sproporzionato, siamo davanti a un omicidio.
Quante altre Maricarmen dovranno morire prima che si possa dire che la casa è un
diritto?
Perché ciò non accada dobbiamo seguire le sue parole: “Luchad. Seguid luchando
por lo que es vuestro”.
Lottiamo per ciò che è nostro, lottiamo per tutte le Maricarmen del mondo.
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È passato solo qualche giorno dalla bocciatura in Parlamento dei due decreti
sulla regolamentazione del mercato degli affitti in Spagna, una decisione che ha
portato Pedro Sánchez a sciogliere le Cortes e a convocare elezioni anticipate
per il prossimo 29 novembre.
Nel frattempo, il testo di due decreti molto simili a quelli bocciati in
Parlamento è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Attraverso una
votazione nella Deputazione Permanente, dove il governo dispone della
maggioranza, i provvedimenti potrebbero essere approvati in via definitiva,
aggirando così il blocco della plenaria del Congresso.
Nonostante la partita sembri a favore del governo, i sondaggi danno la destra
del PP e di Vox come favorita alle prossime elezioni, aggiungendo la Spagna al
lungo elenco dei Paesi europei guidati da forze sovraniste.
Mentre si apre il fronte istituzionale, però, le piazze non smobilitano. Ci sono
state mobilitazioni in tutto il territorio spagnolo, con scontri anche a
Barcellona al termine della manifestazione.
Un altro dato interessante è quello relativo alla risposta antifascista al
tentativo di gruppi nazisti come Nucleo Nacional di «sgomberare» l’acampada di
Puerta del Sol. La cacciata dei nazisti al grido di «Madrid será la tumba del
fascismo» indica la forza della piazza e, soprattutto, quanto sia importante la
partita che si gioca attorno al tema del diritto all’abitare.
Per Aniello Lampo, compagno intervenuto ai nostri microfoni, è proprio attorno a
questo tema che si articola il conflitto di classe in Spagna. Da anni, infatti,
imprenditori, gruppi squadristi fascisti e mafia locale si organizzano attorno a
realtà come Desokupa, una vera e propria impresa che si occupa di sgomberi e
sfratti, per eseguire sfratti coatti ai danni di occupanti e morosi.
Il prossimo 14 ottobre, infine, è convocata una mobilitazione studentesca a
sostegno della lotta per la casa. Una convergenza tra movimento per il diritto
all’abitare e movimento studentesco che potrebbe rappresentare un passaggio
importante verso lo sciopero generale, la cui convocazione è stata nel frattempo
annunciata dai principali sindacati spagnoli per l’11 novembre.
Ne parliamo con Aniello Lampo, compagno di base a Madrid:
Foto di copertina di David ArumÍ González
La lotta contro lo sfratto di Maricarmen una donna di 87 anni a Madrid ha
generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna. Da
giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione
si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città.
Il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato, martedì 29
settembre, due decreti per rispondere alla crisi abitativa in corso, al termine
di intense trattative fra i partiti che fanno parte del governo. I decreti
prevedono alcune forme di protezione contro gli sfratti per i soggetti più
vulnerabili fino alla fine del 2030 e regole più stringenti per gli affitti
brevi.
Entriamo nel merito con il giornalista Victor Serri, in collegamento da
Barcellona. Victor ci racconta come la crisi abitativa rischia di rimanere una
questione centrale anche dopo questi provvedimenti spiegandoci come la
continuazione delle mobilitazioni dal basso (e delle pratiche di resistenza agli
sfratti) rimangono fondamentali in questa fase.
Aniello Lampo ci racconta più nel dettaglio delle piazze madrilene nate dallo
sfratto di Maricarmen.
A circa un mese dalla giornata del 30 luglio 2026 – in cui decine di migliaia di
persone riuscirono a passare il confine tra il Marocco e l’enclave coloniale
spagnola di Ceuta – facciamo un approfondimento grazie ad una diretta con
compagnx ora presenti sul territorio.
Lo scopo della puntata non è tanto quello di fare dietrologie sul come e il
perché quella frontiera sia stata bucata in modo così massiccio quel giorno, ma
piuttosto di restituire: da un lato una fotografia realistica di come la
violenza statale e coloniale si stia esercitando quotidianamente sulla pelle
delle persone in viaggio e dall’altra di come discorsi e apparato repressivo
messi in campo a Ceuta facciano parte di un vasto progetto europeo di
sorveglianza, repressione e peggioramento progressivo della vita delle persone
in viaggio.
Il contributo di questa puntata di Harraga è volto a tenere in mente presente e
futuro non solo nelle prassi coloniali ma anche delle sorti, e lotte, delle
persone in viaggio dal nord Africa. Inoltre ci teniamo a tenere alta
l’attenzione su quel che succede a Ceuta con la speranza che l’alleanza tra
persone in viaggio che bruciano queste frontiere mortifere e chi abita lotte
antirazziste sia sempre più stretta e potente.
Per mettersi in contatto con lx compagnx presenti a Ceuta:
apoyomutuoceuta@riseup.net
Per aggiornamenti da Ceuta: No Name Kitchen
La società spagnola Passwork per anni ha tenuto i clienti all’oscuro di quanto
il suo software fosse esposto alle analisi dei servizi segreti russi. Per farlo,
ha perfino cercato di manipolare le informazioni elaborate dall’intelligenza
artificiale
L'articolo Una società di cyber security europea ha nascosto per anni i suoi
collegamenti con la Russia proviene da IrpiMedia.
452 le presunte vittime, le indagini prorogate fino a ottobre. Analizzando i
bilanci di UniPegaso, un colosso tra le università telematiche, si scopre che
gli utili derivanti dai master sono aumentati anche quando l’università non
dichiarava iscritti
L'articolo Titoli «carta straccia»: l’Università Pegaso nel mirino della
giustizia spagnola proviene da IrpiMedia.
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in
piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è
mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo.
E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero,
previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile,
come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”.
Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema
educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e
docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale.
Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste
giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.