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Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: 26-27 settembre incontro nazionale a Napoli
Educare alle Differenze è la rete nazionale di associazioni che lavora nella formazione con bambin*, adolescenti e adulti per promuovere la libertà di essere se stess*, costruire immaginari e culture aperte, contrastare ogni forma di discriminazione e decostruire gli stereotipi. Il 26 e 27 settembre 2026, all’Istituto Superiore Alfonso Casanova di Napoli, ci sarà il meeting nazionale di Educare alle Differenze: due giornate di formazione, confronto e partecipazione dedicate a chi ogni giorno costruisce una scuola aperta, libera e capace di contrastare violenze e discriminazioni. Il programma ospiterà 30 laboratori, insieme a tavole rotonde, presentazioni di libri e toolkit educativi, mostre, teatro, approfondimenti politici, banchetti. il titolo di questa edizione è Fuori controllo. Un nome scelto per raccontare il tempo che stiamo attraversando e, insieme, la posizione politica ed educativa da cui Educare propone di attraversarlo. La partecipazione è gratuita e si possono trovare qui maggiori informazioni: https://www.educarealledifferenze.it/educare-alle-differenze-xii/ Ne abbiamo parlato con Margherita, una compagna di Educare che rilancia l’appuntamento. Ci confrontiamo in modo più ampio sugli ultimi attacchi alla scuola di Valditara, le dichiarazioni di Futuro Nazionale (che sceglie anche la scuola come campo di battaglia ideologico), ragionando su quello che è e deve diventare un lavoro educativo all’opposto, nella pratica, nelle scuole di tutto il territorio.
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Puntata del 15/09/2026@0
Il primo argomento della serata è stato quello della repressione sui posti di lavoro, infatti in collegamento con Margherita Napoletano abbiamo spiegato le ragioni che hanno portato CUB Milano ad indire un corteo cittadino per sabato 19 settembre su questo tema. Oltre a ripercorre le vicende che hanno visto la storica rappresentante sindacale dell’ ospedale San Raffaele venire licenziata per motivi pretestuosi, abbiamo tracciato un quadro generale sulla situazione licenziamenti repressivi e generica agibilità sindacale in Italia. Saranno proprio le diverse tappe del corteo a raccontare ognuna una storia di repressione sul luogo di lavoro, ma anche gli interventi e le partecipazioni di Simone Vivoli licenziato da TIM e Delio Fantasia licenziato da Stellantis a scandire il concetto che nonostante tutto la lotta di lavoratori e lavoratrici per migliori condizioni di lavoro non si arrestano. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo realizzato in compagnia telefonica di Umberto Ottone di CUB Università e ricerca sulla “proposta” attivata dal Ministro Validità sulla possibilità di aderire ad un’ assicurazione integrata privata da parte del personale docente e ATA delle scuole italiane. Dal comunicato a riguardo pubblicato dal sindacato di base: ” La CUB SUR contrasta con forza l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale della scuola in quanto riduce i finanziamenti all’istruzione e contribuisce allo smantellamento del welfare trasferendo il denaro dai lavoratori ai padroni del mondo finanziario. La CUB SUR si impegna invece a promuovere campagne di lotte per la difesa della sanità pubblica, dell’istruzione statale e dei salari. Sappi che se aderisci all’ “allettante” offerta del Ministro Valditara: • Porterai soldi alla sanità privata • Contribuirai alla distruzione della sanità pubblica • Finanzierai la guerra • Non godrai di reali benefici • I tuoi soldi saranno usati per le peggiori operazioni finanziarie nel mondo • Danneggerai l’economia del tuo Paese • Impoverirai le finanze del tuo Stato • Sosterrai l’economia degli Stati Uniti • Non avrai una vera e garantita copertura sanitaria totale Prenditi il tuo tempo e informati a dovere prima di aderire !“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto. La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto tra il capitale industriale e la forza lavoro. A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una gravissima “bomba sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento. Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La vertenza rimane aperta come uno dei principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto privato e dell’indifferenza statale. A questo si vanno ad aggiungere le gravi dichiarazioni dell’ammiraglio NATO cavo dragone che conferma la creazione a Taranto del comando nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di guerra. Buon ascolto
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NUOVO ANNO SCOLASTICO. CON LE CATTIVE MAESTRE – RAZZISMO ISTITUZIONALE E PRECARIETA’ STRUTTURALE NELLA SCUOLA DI VALDITARA@0
Con il collettivo transfemminista di docenti “Cattive Maestre”, che a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico aveva pubblicato un articolo per DinamoPress intitolato “Disertiamo la scuola di Valditara per una scuola antirazzista” , abbiamo analizzato il modo in cui la scuola stia diventando sempre più terreno ideologico per la promozione della retorica razzista ed islamofoba del governo Meloni. Abbiamo chiesto loro come si palesi la costruzione del nemico esterno nelle scuole e in cosa consista la risoluzione anti-islamizzazione promossa da Futuro Nazionale. Sotto accusa anche le indicazioni ministeriali, nelle quali è presente un riferimento esplicito alla supremazia dell’Occidente.  L’intervento di Cattive Maestre sottolinea anche il sistematico orientamento delle persone di seconda generazione verso l’istruzione tecnica. Questo, unito alla riforma degli istituti tecnici, dimostra l’intersezione tra la riproduzione di logiche razziste e classiste all’interno di tutti i gradi dell’istituzione scolastica. Abbiamo poi voluto toccare il tema del definanziamento dell’istruzione pubblica e della precarietà ormai strutturale che colpisce il corpo docente e il personale ATA. Per citare alcuni dati, lo scorso anno, nella scuola pubblica italiana ci sono stati 302.000 incarichi a tempo determinato. A inizio settembre di quest’anno si registravano già a circa 212.000 incarichi a tempo determinato. A questo si aggiunge l’assenza di manutenzione degli edifici, il 70% dei quali privi di aria condizionata. Abbiamo concluso parlando della battaglia per la conquista dei corpi delle giovani donne nelle scuole, che dopo aver visto il ridimensionamento o la proibizione dell’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva, si vedono private ulteriormente della possibilità di autodeterminarsi con proposte di legge come il divieto dell’utilizzo del burka a scuola. In conclusione, gli abbiamo chiesto, ora che è stata tolta l’educazione sessuo-affettiva, il ministero si sta ergendo a difensore delle libertà, quelle reputate tali dal governo, delle giovani musulmane. Che battaglia si sta svolgendo nelle scuole sui corpi delle giovani donne?
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MACCHINE CHE EDUCANO-TENTATIVI DI APPROCCIO DEI SERVIZI SEGRETI- OBIEZIONE DI COSCIENZA ANTIMILITARISTA IN UNIVERSITA’@1
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica. Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio dell’innovazione tecnologica? TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul fronte interno ed esterno? OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale, con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
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Tattoo di Earl Thompson e le Nuove Indicazioni Nazionali per i licei
(archivio disegni monitor) Ad aprile è stata pubblicata la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per i licei, che segue la pubblicazione delle Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione. Del primo testo si è sottolineato più volte il carattere colonialista – “Solo l’Occidente conosce la Storia” – ma, nonostante il periodo di consultazione intercorso tra la pubblicazione delle bozze e la pubblicazione ufficiale, questo non è cambiato molto. Del testo per i licei, a far discutere è soprattutto la parte di Letteratura italiana, curata da Claudio Giunta; in particolar modo, la scelta di rimuovere la lettura integrale de I Promessi Sposi di Manzoni. Questa sembrerebbe una delle poche scelte che guardano avanti all’interno di un’operazione sapientemente rivolta all’indietro. C’è un motivo per cui I Promessi Sposi sono stati così a lungo il romanzo italiano per eccellenza, quello che ogni studente ha dovuto leggere dalla fine dell’Ottocento a oggi: il romanzo di Manzoni riesce a unire, in maniera così conciliante, l’emarginazione di Renzo e Lucia con la loro inscalfibile correttezza. I due reagiscono all’ingiustizia subita con una purezza e una caparbietà uniche, perfette per costituire un buon esempio agli occhi dei ragazzi: gli oppressi ben educati. Nessun governo avrebbe l’ardore di proporre come classico contemporaneo Tattoo di Earl Thompson, pubblicato negli Stati Uniti nel 1974 ma tradotto in italiano solo nel 2025 da Tommaso Pincio per Feltrinelli. Il romanzo racconta la storia di Jack, un quattordicenne del Kansas che vive nella miseria con i nonni. Il ragazzo, figlio di una prostituta e di un “avanzo di galera”, detesta talmente tanto l’odore della catapecchia in cui vive e i buoni pasto con cui i nonni lo mandano a fare la spesa che riesce a farsi assumere in Marina fingendo di aver già compiuto diciotto anni. Presta servizio prima in Cina, durante la guerra civile tra Mao e Chiang Kai-shek e poi nella guerra di Corea, questa volta nell’Esercito. Al suo ritorno, quasi venticinquenne, rifiuta di restare nell’Esercito e si iscrive all’Università di Belle Arti. Nel decennio che intercorre tra le due scelte succede di tutto. Jack è un ragazzino gracile e docile, Topino lo soprannomina qualcuno. È spesso vittima di personaggi maschili più burberi e violenti di lui: innanzitutto il nonno, un omaccione tremendamente arrabbiato con la vita e soprattutto con Roosevelt; poi il suo migliore amico Glenn, delinquentello sessista che non gli perdonerà mai di aver scelto una vita diversa da lui, arrivando, alla fine del romanzo, a pestarlo brutalmente; e poi le molteplici figure della Marina e dell’Esercito che occupano posizioni superiori alla sua: rozzi vili spacconi sempre pronti a usare le mani, tanto con gli uomini quanto con le donne. Jack non li sopporta: “Era la vecchia stronzata di sempre, dimostra che sei un uomo. Al diavolo, se erano quelli gli uomini, lui non aveva nessuna voglia di esserlo”. Eppure, Jack non si comporta meglio di loro. Fin dall’inizio del romanzo, il ragazzo è carnefice tanto quanto gli altri maschi: molesta le donne che incontra nel quartiere; poi, assieme ai suoi compagni della Marina, realizza un vero e proprio stupro di gruppo ai danni di un’infermiera in alcune tra le più agghiaccianti pagine scritte da Thompson. Anche quando ha dei rapporti con donne consenzienti, come nel caso della sua futura moglie, Sharon, il ragazzo è costantemente ossessionato dal corpo di lei, lo cerca e lo circuisce fino a ridurlo alla passività. In guerra non si comporta tanto meglio, basti pensare a quando prende la testa di un giapu e se la porta in caserma come un trofeo per ottenere una ricompensa in denaro. Earl Thompson non ci risparmia nulla: lascia che chi legge si inacidisca lo stomaco con le meschinità di Jack e dei suoi amici, sporca l’inchiostro del romanzo con un liquido vischioso che rischia di attaccare irrimediabilmente le pagine del libro prima di averlo finito. Ma poi, in qualche modo, si va avanti. La storia prende aria. Jack si emancipa, almeno parzialmente, dal contesto di provenienza e lo fa soprattutto grazie alla lettura. E allora leggendolo siamo lì, con lo stesso Jack che prima stava stuprando. Siamo lì nei momenti più poetici, come quando cammina da solo di notte sulla Retreat, il barcone su cui è arruolato, e scrutando le luci della notte viene quasi travolto dalla mareggiata; quando entra in un bordello di lusso, con la speranza di essere diverso dalle bestie con cui condivide il reparto; o quando si isola in una cabina per leggere Furore di Steinbeck che gli piace, sì, ma ha l’impressione che parli “di gente un gradino più sopra rispetto ai suoi familiari o che i suoi familiari fossero davvero un branco di delinquenti che dovevano ritenersi fortunati a non essere stati spazzati via dalla faccia della terra”. Ma siamo con Jack soprattutto nelle ultime pagine del romanzo quando rimane vittima prima di un agguato da parte del suo migliore amico e poi di una feroce sparatoria in Corea, rischiando di perdere la vita. Ecco che Jack è anche vittima, e in questo anche c’è tutta la differenza con il romanzo buonista di Manzoni. La scelta di rimuovere la lettura integrale de I Promessi Sposi dal programma dei licei prova indubbiamente a risolvere il problema che è, per ogni ragazzo oggi a scuola, leggere il testo di Manzoni senza l’ausilio di note, parafrasi e commenti, cioè senza approcciarlo come fosse La Divina Commedia. Il capolavoro di Dante invece – con i suddetti ausili – riesce ancora incredibilmente ad affascinare i ragazzi, ma offre un’esperienza di lettura ben diversa da quella di un romanzo. Eliminare I Promessi Sposi apre quindi una voragine: quali romanzi leggere ora? E, soprattutto, il romanzo è ancora una forma ricevibile per gli alunni? Io credo di sì, ma solo se proposto in modo diverso da quanto fatto finora. Il testo delle Indicazioni Nazionali propone un elenco di autori molto lungo: Moravia, Palazzeschi, Brancati, Ginzburg, Sciascia, Romano, Ammaniti, Defoe, Swift, Austen, Brontë, Dumas, Flaubert, Stendhal, Dostoevskij, Kafka, Salinger, Dahl e altri ancora. Non si può entrare nel merito di tutti questi nomi, ed è evidente che questa varietà è, di fatto, un campo aperto, motivo per cui da settembre ogni insegnante dovrà scegliere con dei propri criteri ciò che ritiene più importante leggano i propri alunni, con i vantaggi e gli svantaggi che questa libertà comporta. È evidente anche che questa scelta sarà fatta, giustamente, sulla base del tipo di classe che si ha di fronte, motivo per cui quanto sto per dire va sempre ricalibrato e riconsiderato in relazione al contesto in cui ci si trova. Mi sembra però che il genere romanzo, forse proprio per la storica associazione di questa forma letteraria con I Promessi Sposi, sia diventato, nell’immaginario dei nostri alunni, l’erede della favola. Il numero di pagine è moltiplicato certo, ma la struttura volta al dispiegamento di una morale, ai loro occhi rimane, rimane. È significativo, per esempio, che una collega quest’anno abbia proposto alle sue classi, con successo, I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni: romanzo di alta qualità, ma ricevibile anche in virtù del suo impianto favolistico. Bisogna provare a scardinare il romanzo dal suo legame con la morale e, per far ciò, l’unico modo è scegliere dei testi che abitino il male, lo attraversino nelle sue pieghe e lo accettino come parte non solo della vita, ma soprattutto di ognuno di noi, come fa Tattoo di Earl Thompson. Quando ero al liceo, la professoressa di italiano ci lesse Il Gorgo di Beppe Fenoglio. Ricordo ancora la sensazione di terrore che provai nell’immaginare quel padre allontanare il figlio minacciandolo con il forcone “come si fa con le bestie feroci”, mentre lui lo insegue convinto che stia “andando a finirsi”. Fenoglio è un autore italiano e, soprattutto, è entrato a pieno titolo nel nostro canone, motivo per cui leggerlo in classe non fa notizia, ma quello che contiene quel brevissimo racconto è la sintesi di quello che mi auguro si legga nelle classi da settembre in poi: Non posso dire che faccia avesse, perché guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo. (federico murzi)
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Insegnanti in sciopero in Catalogna
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo. E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero, previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile, come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”. Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale. Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.
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[2026-05-09] Proiezione del film D'Istruzione Pubblica (ingresso libero) @ Teatro Magnetto
PROIEZIONE DEL FILM D'ISTRUZIONE PUBBLICA (INGRESSO LIBERO) Teatro Magnetto - Via Avigliana 17, 10040 Almese (TO) (sabato, 9 maggio 15:00) Il Coordinamento Scuole Valsusa vi invita a partecipare a un momento di confronto aperto sulla scuola, sul suo ruolo e sulle trasformazioni che la attraversano. Sabato 9 maggio Cinema Magnetto, Ore 15:00 Proietteremo il film “D’istruzione pubblica”, a cui seguirà una discussione aperta. "D'istruzione pubblica" (2026) è un documentario inchiesta italiano diretto da Federico Greco e Mirko Melchiorre che denuncia lo smantellamento sistematico della scuola pubblica e la sua aziendalizzazione. Non si tratta solo di una proiezione tradizionale.Crediamo che il film possa essere un’occasione, un pretesto per vederci e parlare, perché troppo spesso mancano spazi reali in cui confrontarsi sulla scuola. Vogliamo costruire uno spazio collettivo in cui interrogarci su cosa sta diventando la scuola oggi: tra precarizzazione, aziendalizzazione, disuguaglianze crescenti e perdita di senso del lavoro educativo. Crediamo che la scuola non sia un luogo neutrale, ma uno spazio attraversato da conflitti, scelte politiche e possibilità di trasformazione. Per questo sentiamo l’urgenza di aprire momenti di confronto reali, fuori dalle logiche formali, tra chi la scuola la vive ogni giorno e chi ne immagina il futuro. L’invito è rivolto a docenti, studenti, famiglie e a tutta la comunità. Ingresso libero
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