di Vincenzo Scalia* Anche l’aggressione all’insegnante di Roma dimostra che la
correlazione lineare tra criminalità minorile e maranza che anima la narrazione
dominante si regge su uno stereotipo falso L’accoltellamento …
Tag - scuola
Educare alle Differenze è la rete nazionale di associazioni che lavora nella
formazione con bambin*, adolescenti e adulti per promuovere la libertà di essere
se stess*, costruire immaginari e culture aperte, contrastare ogni forma di
discriminazione e decostruire gli stereotipi.
Il 26 e 27 settembre 2026, all’Istituto Superiore Alfonso Casanova di Napoli, ci
sarà il meeting nazionale di Educare alle Differenze: due giornate di
formazione, confronto e partecipazione dedicate a chi ogni giorno costruisce una
scuola aperta, libera e capace di contrastare violenze e discriminazioni. Il
programma ospiterà 30 laboratori, insieme a tavole rotonde, presentazioni di
libri e toolkit educativi, mostre, teatro, approfondimenti politici, banchetti.
il titolo di questa edizione è Fuori controllo. Un nome scelto per raccontare il
tempo che stiamo attraversando e, insieme, la posizione politica ed educativa da
cui Educare propone di attraversarlo. La partecipazione è gratuita e si possono
trovare qui maggiori informazioni:
https://www.educarealledifferenze.it/educare-alle-differenze-xii/
Ne abbiamo parlato con Margherita, una compagna di Educare che rilancia
l’appuntamento. Ci confrontiamo in modo più ampio sugli ultimi attacchi alla
scuola di Valditara, le dichiarazioni di Futuro Nazionale (che sceglie anche la
scuola come campo di battaglia ideologico), ragionando su quello che è e deve
diventare un lavoro educativo all’opposto, nella pratica, nelle scuole di tutto
il territorio.
Il primo argomento della serata è stato quello della repressione sui posti di
lavoro, infatti in collegamento con Margherita Napoletano abbiamo spiegato le
ragioni che hanno portato CUB Milano ad indire un corteo cittadino per sabato 19
settembre su questo tema.
Oltre a ripercorre le vicende che hanno visto la storica rappresentante
sindacale dell’ ospedale San Raffaele venire licenziata per motivi pretestuosi,
abbiamo tracciato un quadro generale sulla situazione licenziamenti repressivi e
generica agibilità sindacale in Italia. Saranno proprio le diverse tappe del
corteo a raccontare ognuna una storia di repressione sul luogo di lavoro, ma
anche gli interventi e le partecipazioni di Simone Vivoli licenziato da TIM e
Delio Fantasia licenziato da Stellantis a scandire il concetto che nonostante
tutto la lotta di lavoratori e lavoratrici per migliori condizioni di lavoro non
si arrestano.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo realizzato in compagnia telefonica di
Umberto Ottone di CUB Università e ricerca sulla “proposta” attivata dal
Ministro Validità sulla possibilità di aderire ad un’ assicurazione integrata
privata da parte del personale docente e ATA delle scuole italiane. Dal
comunicato a riguardo pubblicato dal sindacato di base:
” La CUB SUR contrasta con forza l’assicurazione sanitaria integrativa per il
personale della scuola in quanto riduce i finanziamenti all’istruzione e
contribuisce allo smantellamento del welfare trasferendo il denaro dai
lavoratori ai padroni del mondo finanziario.
La CUB SUR si impegna invece a promuovere campagne di lotte per la difesa della
sanità pubblica, dell’istruzione statale e dei salari.
Sappi che se aderisci all’ “allettante” offerta del Ministro Valditara:
• Porterai soldi alla sanità privata
• Contribuirai alla distruzione della sanità pubblica
• Finanzierai la guerra
• Non godrai di reali benefici
• I tuoi soldi saranno usati per le peggiori operazioni finanziarie nel mondo
• Danneggerai l’economia del tuo Paese
• Impoverirai le finanze del tuo Stato
• Sosterrai l’economia degli Stati Uniti
• Non avrai una vera e garantita copertura sanitaria totale
Prenditi il tuo tempo e informati a dovere prima di aderire !“
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto
dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per
lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.
La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto
dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto
tra il capitale industriale e la forza lavoro.
A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno
avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è
stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati
sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi
della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una
gravissima “bomba
sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio
tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia
indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento.
Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata
dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La
vertenza rimane aperta come uno dei
principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la
difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto
privato e dell’indifferenza statale. A questo si vanno ad aggiungere le gravi
dichiarazioni dell’ammiraglio NATO cavo dragone che conferma la creazione a
Taranto del comando nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di
guerra.
Buon ascolto
Con il collettivo transfemminista di docenti “Cattive Maestre”, che a pochi
giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico aveva pubblicato un articolo per
DinamoPress intitolato “Disertiamo la scuola di Valditara per una scuola
antirazzista” , abbiamo analizzato il modo in cui la scuola stia diventando
sempre più terreno ideologico per la promozione della retorica razzista ed
islamofoba del governo Meloni. Abbiamo chiesto loro come si palesi la
costruzione del nemico esterno nelle scuole e in cosa consista la risoluzione
anti-islamizzazione promossa da Futuro Nazionale. Sotto accusa anche le
indicazioni ministeriali, nelle quali è presente un riferimento esplicito alla
supremazia dell’Occidente.
L’intervento di Cattive Maestre sottolinea anche il sistematico orientamento
delle persone di seconda generazione verso l’istruzione tecnica. Questo, unito
alla riforma degli istituti tecnici, dimostra l’intersezione tra la riproduzione
di logiche razziste e classiste all’interno di tutti i gradi dell’istituzione
scolastica.
Abbiamo poi voluto toccare il tema del definanziamento dell’istruzione pubblica
e della precarietà ormai strutturale che colpisce il corpo docente e il
personale ATA. Per citare alcuni dati, lo scorso anno, nella scuola pubblica
italiana ci sono stati 302.000 incarichi a tempo determinato. A inizio settembre
di quest’anno si registravano già a circa 212.000 incarichi a tempo determinato.
A questo si aggiunge l’assenza di manutenzione degli edifici, il 70% dei quali
privi di aria condizionata.
Abbiamo concluso parlando della battaglia per la conquista dei corpi delle
giovani donne nelle scuole, che dopo aver visto il ridimensionamento o la
proibizione dell’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva, si vedono
private ulteriormente della possibilità di autodeterminarsi con proposte di
legge come il divieto dell’utilizzo del burka a scuola.
In conclusione, gli abbiamo chiesto, ora che è stata tolta l’educazione
sessuo-affettiva, il ministero si sta ergendo a difensore delle libertà, quelle
reputate tali dal governo, delle giovani musulmane. Che battaglia si sta
svolgendo nelle scuole sui corpi delle giovani donne?
di Alessandra Algostino* La definizione IHRA entra nella legge e rischia di
trasformare la lotta all’antisemitismo in uno strumento per delegittimare la
critica a Israele e colpire le mobilitazioni per …
Estratti dalla puntata del 6 Luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA
Commentiamo i decreti attuativi del mese scorso che disciplinano l’applicazione
dell’intelligenza artificiale a scuola, nei luoghi di lavoro e nelle operazioni
di polizia. Torniamo ad intervistare Stefano Barale, uno tra i promotori
dell’appello neo-luddista I.A.Basta! che promuove una sottrazione dall’adozione
imposta dell’intelligenza artificiale nella didattica nella scuola pubblica.
Oltre alle argomentazioni razionali chi domandiamo “che genere di mutamento
antropologico rende possibile, perfino indifferente, la sostituzione della
relazione umana con l’interazione con una macchina? Che genere di umanità
produce l’utilizzo massivo dei Large Language Models in ambiti sociali
particolarmente densi di relazione come quello dell’educazione? Con quale idea
di vita degna di essere vissuta accettiamo l’adozione dell’I.A. a scuola? E
ancora, nella pratica quotidiana, come può resistere un* insegnante all’imperio
dell’innovazione tecnologica?
TENTATIVI DI INFILTRAZIONE DEI SERVIZI SEGRETI
A partire dalla recente vicenda di un compagno e lavoratore accademico che ha
subito ripetuti tentativi di approccio da parte dei servizi segreti, ragioniamo
sull’utilizzo sempre più diffuso degli infiltrati e dei tentativi di
arruolamento di persone interne ai movimenti come dispositivo repressivo. Come
socializzare e gestire queste ingerenze limitandone i danni? Allargando lo
sguardo, come si sta evolvendo l’istituzione accademica, sempre più aruolata sul
fronte interno ed esterno?
OBIEZIONE DI COSCIENZA IN UNIVERSITA’, CONTRO LA GUERRA
Marco Cervino, professore al CNR di Faenza ci racconta la mobilitazione dei
tecnici e ricercatori del CNR per interrompere le collaborazioni con Israele e
con le industrie belliche. Partito dall’istituto ISSMC di Faenza, il dissenso
contro l’accordo militare con lo Stato d’Israele si esteso a livello nazionale,
con una certa rilevanza mediatica negli scorsi giorni. Discutiamo di possibili
strumenti pratici e canali formali per la sottrazzione dalla partecipazione alla
macchina bellica e all’occupazione sionista come l’obiezione di coscienza.
(archivio disegni monitor)
Ad aprile è stata pubblicata la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per i
licei, che segue la pubblicazione delle Nuove Indicazioni Nazionali per la
scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione. Del primo testo si è
sottolineato più volte il carattere colonialista – “Solo l’Occidente conosce la
Storia” – ma, nonostante il periodo di consultazione intercorso tra la
pubblicazione delle bozze e la pubblicazione ufficiale, questo non è cambiato
molto. Del testo per i licei, a far discutere è soprattutto la parte di
Letteratura italiana, curata da Claudio Giunta; in particolar modo, la scelta di
rimuovere la lettura integrale de I Promessi Sposi di Manzoni. Questa
sembrerebbe una delle poche scelte che guardano avanti all’interno di
un’operazione sapientemente rivolta all’indietro.
C’è un motivo per cui I Promessi Sposi sono stati così a lungo il romanzo
italiano per eccellenza, quello che ogni studente ha dovuto leggere dalla fine
dell’Ottocento a oggi: il romanzo di Manzoni riesce a unire, in maniera così
conciliante, l’emarginazione di Renzo e Lucia con la loro inscalfibile
correttezza. I due reagiscono all’ingiustizia subita con una purezza e una
caparbietà uniche, perfette per costituire un buon esempio agli occhi dei
ragazzi: gli oppressi ben educati.
Nessun governo avrebbe l’ardore di proporre come classico
contemporaneo Tattoo di Earl Thompson, pubblicato negli Stati Uniti nel 1974 ma
tradotto in italiano solo nel 2025 da Tommaso Pincio per Feltrinelli.
Il romanzo racconta la storia di Jack, un quattordicenne del Kansas che vive
nella miseria con i nonni. Il ragazzo, figlio di una prostituta e di un “avanzo
di galera”, detesta talmente tanto l’odore della catapecchia in cui vive e i
buoni pasto con cui i nonni lo mandano a fare la spesa che riesce a farsi
assumere in Marina fingendo di aver già compiuto diciotto anni. Presta servizio
prima in Cina, durante la guerra civile tra Mao e Chiang Kai-shek e poi nella
guerra di Corea, questa volta nell’Esercito. Al suo ritorno, quasi
venticinquenne, rifiuta di restare nell’Esercito e si iscrive all’Università di
Belle Arti. Nel decennio che intercorre tra le due scelte succede di tutto.
Jack è un ragazzino gracile e docile, Topino lo soprannomina qualcuno. È spesso
vittima di personaggi maschili più burberi e violenti di lui: innanzitutto il
nonno, un omaccione tremendamente arrabbiato con la vita e soprattutto con
Roosevelt; poi il suo migliore amico Glenn, delinquentello sessista che non gli
perdonerà mai di aver scelto una vita diversa da lui, arrivando, alla fine del
romanzo, a pestarlo brutalmente; e poi le molteplici figure della Marina e
dell’Esercito che occupano posizioni superiori alla sua: rozzi vili spacconi
sempre pronti a usare le mani, tanto con gli uomini quanto con le donne. Jack
non li sopporta: “Era la vecchia stronzata di sempre, dimostra che sei un uomo.
Al diavolo, se erano quelli gli uomini, lui non aveva nessuna voglia di
esserlo”.
Eppure, Jack non si comporta meglio di loro. Fin dall’inizio del romanzo, il
ragazzo è carnefice tanto quanto gli altri maschi: molesta le donne che incontra
nel quartiere; poi, assieme ai suoi compagni della Marina, realizza un vero e
proprio stupro di gruppo ai danni di un’infermiera in alcune tra le più
agghiaccianti pagine scritte da Thompson. Anche quando ha dei rapporti con donne
consenzienti, come nel caso della sua futura moglie, Sharon, il ragazzo è
costantemente ossessionato dal corpo di lei, lo cerca e lo circuisce fino a
ridurlo alla passività. In guerra non si comporta tanto meglio, basti pensare a
quando prende la testa di un giapu e se la porta in caserma come un trofeo per
ottenere una ricompensa in denaro. Earl Thompson non ci risparmia nulla: lascia
che chi legge si inacidisca lo stomaco con le meschinità di Jack e dei suoi
amici, sporca l’inchiostro del romanzo con un liquido vischioso che rischia di
attaccare irrimediabilmente le pagine del libro prima di averlo finito. Ma poi,
in qualche modo, si va avanti. La storia prende aria. Jack si emancipa, almeno
parzialmente, dal contesto di provenienza e lo fa soprattutto grazie alla
lettura. E allora leggendolo siamo lì, con lo stesso Jack che prima stava
stuprando. Siamo lì nei momenti più poetici, come quando cammina da solo di
notte sulla Retreat, il barcone su cui è arruolato, e scrutando le luci della
notte viene quasi travolto dalla mareggiata; quando entra in un bordello di
lusso, con la speranza di essere diverso dalle bestie con cui condivide il
reparto; o quando si isola in una cabina per leggere Furore di Steinbeck che gli
piace, sì, ma ha l’impressione che parli “di gente un gradino più sopra rispetto
ai suoi familiari o che i suoi familiari fossero davvero un branco di
delinquenti che dovevano ritenersi fortunati a non essere stati spazzati via
dalla faccia della terra”. Ma siamo con Jack soprattutto nelle ultime pagine del
romanzo quando rimane vittima prima di un agguato da parte del suo migliore
amico e poi di una feroce sparatoria in Corea, rischiando di perdere la vita.
Ecco che Jack è anche vittima, e in questo anche c’è tutta la differenza con il
romanzo buonista di Manzoni.
La scelta di rimuovere la lettura integrale de I Promessi Sposi dal programma
dei licei prova indubbiamente a risolvere il problema che è, per ogni ragazzo
oggi a scuola, leggere il testo di Manzoni senza l’ausilio di note, parafrasi e
commenti, cioè senza approcciarlo come fosse La Divina Commedia. Il capolavoro
di Dante invece – con i suddetti ausili – riesce ancora incredibilmente ad
affascinare i ragazzi, ma offre un’esperienza di lettura ben diversa da quella
di un romanzo.
Eliminare I Promessi Sposi apre quindi una voragine: quali romanzi leggere ora?
E, soprattutto, il romanzo è ancora una forma ricevibile per gli alunni? Io
credo di sì, ma solo se proposto in modo diverso da quanto fatto finora. Il
testo delle Indicazioni Nazionali propone un elenco di autori molto lungo:
Moravia, Palazzeschi, Brancati, Ginzburg, Sciascia, Romano, Ammaniti, Defoe,
Swift, Austen, Brontë, Dumas, Flaubert, Stendhal, Dostoevskij, Kafka, Salinger,
Dahl e altri ancora. Non si può entrare nel merito di tutti questi nomi, ed è
evidente che questa varietà è, di fatto, un campo aperto, motivo per cui da
settembre ogni insegnante dovrà scegliere con dei propri criteri ciò che ritiene
più importante leggano i propri alunni, con i vantaggi e gli svantaggi che
questa libertà comporta. È evidente anche che questa scelta sarà fatta,
giustamente, sulla base del tipo di classe che si ha di fronte, motivo per cui
quanto sto per dire va sempre ricalibrato e riconsiderato in relazione al
contesto in cui ci si trova. Mi sembra però che il genere romanzo, forse proprio
per la storica associazione di questa forma letteraria con I Promessi Sposi, sia
diventato, nell’immaginario dei nostri alunni, l’erede della favola. Il numero
di pagine è moltiplicato certo, ma la struttura volta al dispiegamento di una
morale, ai loro occhi rimane, rimane. È significativo, per esempio, che una
collega quest’anno abbia proposto alle sue classi, con successo, I miei stupidi
intenti di Bernardo Zannoni: romanzo di alta qualità, ma ricevibile anche in
virtù del suo impianto favolistico. Bisogna provare a scardinare il romanzo dal
suo legame con la morale e, per far ciò, l’unico modo è scegliere dei testi che
abitino il male, lo attraversino nelle sue pieghe e lo accettino come parte non
solo della vita, ma soprattutto di ognuno di noi, come fa Tattoo di Earl
Thompson.
Quando ero al liceo, la professoressa di italiano ci lesse Il Gorgo di Beppe
Fenoglio. Ricordo ancora la sensazione di terrore che provai nell’immaginare
quel padre allontanare il figlio minacciandolo con il forcone “come si fa con le
bestie feroci”, mentre lui lo insegue convinto che stia “andando a finirsi”.
Fenoglio è un autore italiano e, soprattutto, è entrato a pieno titolo nel
nostro canone, motivo per cui leggerlo in classe non fa notizia, ma quello che
contiene quel brevissimo racconto è la sintesi di quello che mi auguro si legga
nelle classi da settembre in poi: Non posso dire che faccia avesse, perché
guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e
soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la
vergogna di vederlo come nudo. (federico murzi)
In questa puntata di Macerie su Macerie parliamo con una compagna e insegnante
del Collettivo Trickster dei cambiamenti che stanno interessando il mondo
scolastico e del lungo processo di tecnicizzazione che vede nell’implementazione
dell’IA il suo ultimo sviluppo.
Una giornata di sciopero importante quella che ha portato 80 mila persone in
piazza martedì a Barcellona. E non solo. Tutto il mondo della scuola è
mobilitato: sono in strada le insegnanti di ogni grado e ruolo.
E il percorso non si arresta: sono state indette 17 giornate di sciopero,
previste da qui a fine giugno, con l’obiettivo di creare più disagio possibile,
come ricorda lo slogan “non porteremo a termine l’anno scolastico”.
Al centro delle proteste vi è la richiesta del miglioramento del sistema
educativo in toto, che al momento vede un rapporto tra il numero di alunni e
docenti insostenibile. Oltre che la questione salariale.
Con Victor Serri, giornalista che vive e lavora a Barcellona, analizziamo queste
giornate, in particolare i temi e metodi di protesta.
PROIEZIONE DEL FILM D'ISTRUZIONE PUBBLICA (INGRESSO LIBERO)
Teatro Magnetto - Via Avigliana 17, 10040 Almese (TO)
(sabato, 9 maggio 15:00)
Il Coordinamento Scuole Valsusa vi invita a partecipare a un momento di
confronto aperto sulla scuola, sul suo ruolo e sulle trasformazioni che la
attraversano.
Sabato 9 maggio
Cinema Magnetto, Ore 15:00
Proietteremo il film “D’istruzione pubblica”, a cui seguirà una discussione
aperta.
"D'istruzione pubblica" (2026) è un documentario inchiesta italiano diretto da
Federico Greco e Mirko Melchiorre che denuncia lo smantellamento sistematico
della scuola pubblica e la sua aziendalizzazione.
Non si tratta solo di una proiezione tradizionale.Crediamo che il film possa
essere un’occasione, un pretesto per vederci e parlare, perché troppo spesso
mancano spazi reali in cui confrontarsi sulla scuola.
Vogliamo costruire uno spazio collettivo in cui interrogarci su cosa sta
diventando la scuola oggi:
tra precarizzazione, aziendalizzazione, disuguaglianze crescenti e perdita di
senso del lavoro educativo.
Crediamo che la scuola non sia un luogo neutrale, ma uno spazio attraversato da
conflitti, scelte politiche e possibilità di trasformazione.
Per questo sentiamo l’urgenza di aprire momenti di confronto reali, fuori dalle
logiche formali, tra chi la scuola la vive ogni giorno e chi ne immagina il
futuro.
L’invito è rivolto a docenti, studenti, famiglie e a tutta la comunità.
Ingresso libero