Tag - scuola

Bagnoli, scuola e partecipazione. Lettera degli studenti alla loro preside
(disegno di ottoeffe) La scorsa settimana si è tenuto a Bagnoli un incontro alla Porta del Parco tra i dirigenti della struttura commissariale governativa, al cui vertice c’è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e le delegazioni (dirigenti scolastici, presidenti del consiglio di istituto, rappresentanti degli studenti) di alcune scuole del quartiere. L’incontro si inserisce nella recente strategia dell’ente che promuove dei presunti momenti di partecipazione, incontri che in realtà sono meramente informativi, tanto più che avvengono svariati mesi dopo la ratifica di tutti gli accordi per l’organizzazione dell’America’s Cup, che hanno comportato uno stravolgimento dei piani urbanistici comunali e persino la modifica di una legge dello Stato.  Durante quest’incontro una studentessa del liceo Gentileschi ha preso la parola e ha fatto notare ai presenti tutta l’ipocrisia insita in questo tipo di operazione, solidarizzando anche con i rappresentanti di un altro liceo del quartiere, l’Arturo Labriola, che avevano deciso di non partecipare alla messa in scena organizzata dalla struttura commissariale. Qualche giorno dopo la preside del liceo e il suo presidente del consiglio di istituto (che guarda caso è un consigliere di municipalità del Movimento Cinque Stelle) si sono sentiti in dovere di scrivere al sindaco-commissario Manfredi per specificare ciò che si capiva benissimo dall’intervento della studentessa, e cioè che a “boicottare” l’incontro erano stati soltanto gli studenti del Labriola, e non loro due. La lettera della preside e del consigliere è un capolavoro di arroganza, e mostra tutta la capacità del mondo adulto nello sminuire i posizionamenti, le idee, i ragionamenti dei più giovani. Non vorremmo beccarci una querela, e quindi per motivi di privacy non la pubblichiamo. A seguire trovate invece la risposta dei rappresentanti di istituto del Labriola, decisamente più onesta e interessante.   *     *     * All’attenzione del Dirigente Scolastico Nunzia Mallozzi e del Presidente del Consiglio di Istituto Sergio Lomasto. Gentilissimi, vi scriviamo in merito alla Pec da voi inviata al Commissario per la bonifica e la rigenerazione del Sin Bagnoli-Coroglio, professor Gaetano Manfredi, in riferimento al “boicottaggio” della riunione dello scorso mercoledì presso la Porta del Parco da noi attuato. In qualità di rappresentanti di istituto ci sembra surreale dover precisare che la scelta di non partecipare alla riunione riguardava la componente studentesca invitata, e non la dirigenza dell’istituto, che non ha presenziato interamente per altri motivi. Sarebbe bastato, sul momento, che il dirigente scolastico presente alla riunione si palesasse per evitare ogni possibile malinteso. Preso atto della presa di posizione del dirigente scolastico e del presidente del consiglio di istituto, espressa chiaramente nella Pec, sentiamo che è tempo di manifestare chiaramente le nostre posizioni riguardo alle dinamiche sviluppatesi intorno alla America’s Cup, posizioni che sono frutto di interazioni con esperti dello studio del territorio e della nostra attività nel quartiere. Dichiariamo inoltre di rivendicare e appoggiare pienamente l’intervento della nostra collega del liceo Gentileschi, subdolamente attaccata nella vostra lettera, con cui noi stessi ci siamo confrontati in vista della riunione. Non crediamo affatto che il cantiere per la Coppa America consista anche in una riqualificazione di Bagnoli. Infatti, la cementificazione del territorio tomba decenni di promesse di una vera bonifica, che, di fatto, non sta avvenendo in toto. Peraltro, comprendiamo il motivo per cui ciò si tratta di un inganno: non solo la gestione del cantiere è affidata ad un consorzio di imprese per duecento quaranta milioni di euro, una somma superiore a quella impegnata per lavori simili, ma l’assenza di una gara pubblica, come per i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina, consiste in una grave violazione del codice degli appalti. Tali dinamiche, che ricordano la criminale ricostruzione post-sismica degli anni Ottanta, sono le prime che ci portano a diffidare dell’azione di bonifica e a credere che il vero fine dei lavori sia, purtroppo, l’arricchimento di privati. Inoltre, da decenni Bagnoli ha sperato in una vera riqualificazione al fine di realizzare un bosco, una spiaggia pubblica e un parco, spazi sociali per la comunità del quartiere. Quaranta anni di promesse e di progetti, e altrettanti di “no” dallo Stato: spese eccezionali, rimozione complessa di materiale inquinante… Eppure, alla prima occasione di arricchimento dei privati, ogni cosa diventa possibile. Certamente siamo a conoscenza dei fondi stanziati per il cantiere; tuttavia, riteniamo che tale disponibilità dovesse già essere disposta per le richieste cittadine degli scorsi decenni: la riqualificazione di Bagnoli è una necessità prima, e ciò non può dipendere da speculazioni economiche. Lo stesso discorso vale per la messa in sicurezza del quartiere afflitto dal bradisismo, una rilevante necessità del territorio, senza vie di fuga efficaci e supporto economico reale per gli sfollati o per chi vive in un edificio pericolante. Non è possibile che si aspetti l’occasione d’oro dei privati per la sicurezza di Bagnoli. Sempre se la America’s Cup sarà veramente di giovamento per il quartiere. Sappiamo anche che l’area della colmata, così come i territori limitrofi, è considerata zona rossa per il bradisismo. In virtù di tale catalogazione, non è possibile per legge costruire in cemento, e tale controsenso rivela ancora di più l’ipocrisia dei lavori in atto. Ai nostri occhi pare che il benessere dei cittadini non sia il primario interesse del Comune, della Città Metropolitana e dello Stato. Altrimenti, non si spiegherebbe neanche l’alto tasso delle dannose polveri sottili nell’aria, vero e proprio veleno. La legge stabilisce un limite di 50 microgrammi, ma sono state registrate punte drammatiche (per esempio, alle 7.00 di mattina del 3 febbraio, ben 300 microgrammi di polveri sottili minacciavano la salute dei cittadini). Tali polveri sono innalzate anche dai camion trasportatori di materiale tossico, poiché esse si attaccano alle ruote, diffondendole maggiormente. I camion, inoltre, sono  protagonisti, ultimamente, di danneggianti delle strade: non solo sono state aperte diverse buche, ricoperte in fretta e furia al punto che alcune di queste si sono riaperte; ma anche una fognatura, ieri sera, è stata danneggiata. Queste sono le strade su cui camminiamo, sulle quali guidiamo, e la loro pericolosità ci colpisce direttamente. Ciò dimostra ancora di più la poca attenzione al benessere cittadino, che dovrebbe essere il primario interesse di chi governa. Per tutti questi motivi, diversi studenti del liceo scientifico statale “Arturo Labriola” sono contrari ai lavori per l’ America’s Cup. E, in virtù di ciò, la delegazione studentesca invitata alla riunione di mercoledì ha deciso di boicottare l’evento. Infatti, riteniamo che questa non fosse un’occasione di dialogo, in cui noi crediamo, così come espresso dalla D.S. e dal presidente del C.I. nella Pec; bensì in un evento di propaganda e indottrinamento: tutte le decisioni sono state già prese, tanto è vero che persino il prefetto di Napoli ha spiegato che qualsiasi interruzione dei lavori sarebbe impossibile perché ci sono i contratti firmati con le ditte che stanno lavorando le dinamiche sono chiare. Perciò, la riunione non consisteva per nulla in evento di “confronto, dialogo e partecipazione”, valori dall’istituto promossi come si legge nella Pec. Esprimiamo fortemente il nostro scetticismo nei confronti delle scelte sindaco Manfredi: egli dovrebbe intervenire bloccando i lavori, invece di persistere nel parlare e nel nascondere ciò che sta realmente avvenendo. In particolare, facciamo riferimento all’assenza di trasparenza riguardo ai lavori del cantiere, che preoccupa la popolazione del quartiere e noi stessi. La “libertà di espressione”, come citato nella Pec, non è all’ordine del giorno della Città Metropolitana. Infatti, il 6 febbraio, nell’Istituto Rossini, si è tenuto un incontro tra studenti del territorio, tra i quali figuravano i membri di due classi del nostro liceo, e esponenti della politica e dell’istruzione, riguardo alla sicurezza interna agli edifici scolastici. Dopo il lungo intervento delle cariche pubbliche, gli ultimi venti minuti sono stati riservati, finalmente, agli studenti. Vi è forse stato qui forse il “pluralismo di idee” rivendicato nella Pec? In chiusura di questa mail e coerentemente con tutto ciò che è stato espresso, dichiariamo la nostra adesione alle azioni della comunità bagnolese e della Rete no America’s Cup, rivendicando dunque la nostra iniziativa di boicottaggio della riunione di mercoledì. Che sia da monito: Bagnoli non è in vendita! Alla luce della nostra presa di posizione, speriamo in un dialogo con D.S e presidente del C.I., auspicando in una collaborazione. Suggeriamo, dunque, un incontro-dibattito, nell’aula magna della scuola, tra il sindaco-commissario e tre esperti da noi proposti in ambiti ambientale, amministrativo-politico e giuridico. Sperando in un vostro riscontro vi porgiamo distinti saluti, I rappresentanti di Istituto: Alessandro Cauteruccio Luca Passetto Bruno Cavallini Francesco Morelli
scuola
Parte oggi, 9 febbraio, la settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento
Parte la settimana di Resistenza e mobilitazione per la difesa della libertà di insegnamento e della scuola pubblica italiana organizzata dall‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Docenti per Gaza. Una serie di iniziative da proporre in classe e una chiamata nazionale in piazza nella giornata di venerdì 13 febbraio per una mobilitazione tanto più necessaria quanto più fosco è il clima che stiamo vivendo davanti a un attacco senza precedenti ai luoghi del sapere e della formazione. Per difendere la libertà di insegnamento, fermare con decisione ogni tentativo di schedare studenti e corpo docente in liste di proscrizione, resistere. Ne parliamo con Roberta Leoni, dell‘Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e delle università.
L'informazione di Blackout
scuola
militarizzazione
Puntata del 27/01/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Giorgio Dellerba dell’esecuzione Nazionale usb sul l’affidamento a liberi professionisti da parte della Regione Lombardia delle attività di vigilanza sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro: “Ennesima e plateale umiliazione delle funzioni ispettive. In esecuzione di una Deliberazione della Giunta della Regione Lombardia risalente ad aprile 2025, i servizi PSAL delle ATS lombarde pubblicano in questi giorni i bandi per l’acquisizione di personale nell’ambito del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. I profili professionali spaziano dal dirigente medico agli ingegneri, dagli statistici agli informatici fino agli infermieri. Questo personale, definito aggiuntivo, sarà impiegato in attività di ispezione sui luoghi di lavoro, indagini su infortuni, progettazione di specifiche aree di intervento per il contrasto a malattie professionali, controlli sulla sorveglianza sanitaria, consulenza per la valutazione dei rischi, verifica degli impianti e delle apparecchiature e altre attività collaterali. Ma il nuovo personale ispettivo non sarà assunto attraverso un concorso pubblico bensì a partita IVA, per soli tre anni, come consulenti esterni della Pubblica Amministrazione. In questo modo, un’attività fondamentale per la prevenzione di un fenomeno divenuto drammatico nel nostro Paese, con un ritmo di omicidi sul lavoro che anche nel 2025 ha superato quota mille e con più di 600mila denunce di infortuni, viene appaltata a liberi professionisti. Funzioni di ufficiali di polizia giudiziaria vengono affidate a soggetti esterni, superando i vincoli deontologici a cui sono sottoposti i funzionari adibiti a compiti di vigilanza e determinando un intreccio pericoloso tra controllore e controllato. L’attività di ispezione sui luoghi di lavoro è sempre più penalizzata e le chiacchiere che il Governo ripropone ad ogni strage (purtroppo tragicamente ricorrente), cui fanno seguito sempre nuovi impegni e decreti, corrispondono invece al depotenziamento delle funzioni di vigilanza. Ad aggravare la situazione sicurezza sul lavoro la strategia di questi ultimi anni perseguita all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in cui le direttive assegnate hanno privilegiato, in nome del raggiungimento degli obiettivi e quindi della meritocrazia, la quantità anziché la qualità delle ispezioni, oltre a modifiche normative che appesantiscono, favori ai consulenti e alle aziende (diffida amministrativa, Protocollo Asse.Co. etc…), personale amministrativo ridotto all’osso, mancanza di riconoscimento dei rischi dell’attività esterna ed enorme scarto tra il valore delle funzioni esercitate e salario riconosciuto. Un vero e proprio smantellamento delle funzioni pubbliche con una precisa strategia: indebolire i controlli e “non disturbare chi produce ricchezza. Ora la Regione Lombardia compie un passo clamoroso verso la privatizzazione delle attività di controllo.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della serata è stato quello della schedatura degli insegnanti di sinistra attuata dal collettivo “Azione studentesca”, tramite un questionario sottoposto a studenti e studentesse in diversi comuni d’Italia. In collegamento telefonico con Serena Tusini dell’ osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole, abbiamo commentato questa notizia e altre, riguardanti la deriva sempre più autoritaria attuata dal ministero dell’ istruzione e del merito nei confronti della libertà di insegnamento e in generale contro un modello di scuola che si impegna a formare individui che possano sviluppare un proprio pensiero personale critico. Questo modello che sembrerebbe scontato preservare è in realtà costantemente messo sotto attacco dall’ attuale Ministro Valditara, perché di fatto “figlio” delle fondamentali rivoluzioni socio culturali iniziato nel ’68, un’eredità che vorrebbe essere cancellata facendo piombare il mondo dell’ istruzione ai tempi del fascismo. Buon ascolto
scuola
sicurezza sul lavoro
usb
Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole
azione studentesca
Puntata del 13/01/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello degli istituti scolastici tecnico professionali. Infatti in compagnia telefonica di Maria Teresa, docente dell’ istituto Bodoni-Paravia di Torino, abbiamo approfondito le motivazioni che hanno spinto questo collegio di istituto a presentare una mozione che riguarda la “filiera tecnologico professionale”. Quest’ ultima, che prevederebbe un percorso strutturato in 4 anni di didattica + 2 di formazione professionale, è entrata a fare parte dei percorsi che possono proporre gli istituti tecnico-professionali a studenti* e famiglie; il problema è che in diverse scuole questo cambiamento è avvenuto naturalmente, come se fosse obbligatorio accettare questo cambiamento dall’ alto quando non è in realtà così. La nostra ospite ci ha spiegato perché lei e i suoi colleghi sono contrari a questo nuovo modello, che vorrebbe una scuola che forma sempre meno culturalmente e che dietro all’ attrattiva di trovare facilmente un futuro impiego, diventerebbe solo più disorganizzata e più pronta a sfruttare studenti per percorsi lavorativi già dal secondo anno. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Francesco Latorraca, segretario provinciale del SiCobas Torino sulla lotta dei lavoratori della Pirelli di Settimo Torinese. Infatti quelli che sono assunti dall’azienda in subappalto Hunecon di fatto svolgono le stesse identiche mansioni (movimentazione e calandratura) dei loro colleghi assunti direttamente da Pirelli, ma con la differenza che vengono pagati molto di meno e godono di ancora meno tutele, perchè inquadrati con il famigerato CCNL Multiservizi. Questo ha dato il via ad uno sciopero perdurato per 3 giorni e che ha creato danni non da poco. Nonostante questa prima grossa dimostrazione di forza operaia, la lotta contro il colosso industriale si prospetta essere ancora lunga, sulle motivazioni di ciò e quelle più nel dettaglio dello sciopero sentiamo le parole di Latorraca. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Eleonora dell’Assemblea Precaria Universitaria (APU) sul confronto assembleare tenutosi il 13/01/2026 al PoliTo in aula 10A. Abbiamo analizzato la situazione del precariato della ricerca che da quest’anno è praticamente stato espulso dal politecnico di Torino come dall’università in genere a causa delle scelte economiche e politiche del governo che, come sappiamo, scommette tutto sul riarmo lasciando un vuoto anche qui. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il quarto approfondimento della puntata lo abbiamo fatto trasmettendo la registrazione di parte della conferenza stampa dello Slai Cobas di Taranto il 12/01/2026 presso la sede sindacale: “Questa mattina alle 10 abbiamo tenuto una conferenza stampa in sede sull’ilva. La conferenza stampa era stata indetta per la situazione all’Ilva ma è stata fatto anche una dichiarazione a fronte della morte dell’operaio avvenuta in stabilimento sempre il 13/01/2026.lo slai cobas naturalmente ha aderito allo sciopero immediato e domattina (14/01/2026) sarà alle portinerie per far andare avanti denuncia e lotta”. Qui il comunicato completo redatto dallo Slai Cobas di Taranto. Buon ascolto
sciopero
scuola
università
morti sul lavoro
assemblea
PRISONERS FOR PALESTINE: SCIOPERO DELLA FAME IN FASE CRITICA – “GUERRA IBRIDA” E CONTROLLO SOCIALE – SCUOLA E A.I. – UNA COMPAGNA NELL’OMBRA@3
Estratti dalla puntata del 8dicembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia PRISONERS FOR PALESTINE Prosegue lo sciopero della fame, entrato in fase critica, mentre si moltiplicano le azioni di pressione su rappresentanti politici e ministero della giustizia. Mentre Prisoners for Palestine lottano con i propri corpi nelle carceri, nuovi scandali coinvolgono Elbit Systems: Aggiornamenti urgenti: Nel pomeriggio di martedì 16 dicembre 2025, apprendiamo di un incatenamento davanti all’ingresso della televisione di stato ceca (Ceska Televize) come pressione affinché si tratti dello sciopero della fame nelle carceri britanniche, a maggior ragione visto che Jon Cink è formalmente cittadino della Repubblica Ceca. Nelle prime ore del 17 dicembre 2025 apprendiamo che le condizioni di salute di Qesser Zuhrah sono precipitate: dopo essere collassata nei giorni scorsi continua a lamentare forti dolore al petto e – nonostante ripetute richieste di trasferimento in ospedale nel corso della notte – le autorità del carcere privato di Bronzfield (gestito da Sodexo) rifiutano il suo ricovero. Dal mattino sono in corso presidi sotto le carceri e al ministero. Link al documentario di Declassified UK sulla base RAF di Akrotiri e il suo ruolo nel genocidio a Gaza Vi segnaliamo anche una significativa intervista a Qesser Zuhrah CYBERSICUREZZA E GUERRA IBRIDA Torniamo a parlare di cybersicurezza, commentando il documento del ministro della sicurezza Crosetto “Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”. Oltre che a contenere indicazioni operative sulla guerra d’informazione algoritmica, il documento dipinge una società perennemente minacciata dove la sovranità nazionale si estende alle menti della popolazione. Secondo il ministro Crosetto bisogna quindi superare la “visione binaria pace-guerra”, producendo una società che sia costantemente immersa nello spettro della minaccia e del conflitto. Non-paper di Crosetto Analisi ISPI su guerra ibrida e resilienza Analisi della NATO Foundation sul “Cognitive Battlefield” INTELLIGENZA ARTIFICIALE: CONTROLLO DIDATTICO E AUTOMAZIONE DELLA SCUOLA La digitalizzazione dell’esperienza umana ha raggiunto, con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, nuove frontiere di estrazione di profitto dai dati, estendendosi alla simulazione e sostituzione delle relazioni umane, come ad esempio quelle di cura ed educative. Ma che tipo di umanità é disposta ad accettare una macchina come insegnante? Commentiano insieme ad uno dei promotori l’appello “I.A. Basta” che propone a docenti, genitori, allievi e allieve una critica all’adozione calata dall’alto dell’intelligenza artificiale istituzionalizzata nelle scuole. LEGGI L’APPELLO I.A. BASTA AGGIORNAMENTO E SALUTO DI GABRIEL POMBO DA SILVA Riceviamo un saluto e degli aggiornamenti dal compagno anarchico Gabriel Pombo da Silva UNA COMPAGNA NELL’OMBRA Ricordiamo la compagna Gabriella Bergamaschini grazie al contributo di compagne e compagni del biellese e di Milano:
scuola
prigionieri
intelligenza artificiale
Gaza
Israele
Macerie su Macerie – PODCAST 1/12/25 – Tutto tranne la casa nel bosco
Cosa c’entra il caso della famiglia nel bosco con la crisi demografica, della scuola e della riproduzione della forza lavoro? E poi, ancora, come è collegato paradossalmente alla criminalizzazione giovanile di quest’epoca? A partire dal fatto di cronaca che ha sollevato l’ennesima spaccatura nel “dibattito” italiano, a Macerie su Macerie proponiamo degli spunti di riflessione sul perché di tale accesa rilevanza, adducendo quelle che per noi sono le motivazioni sociali, economiche e algoritmiche che lo hanno reso un oggetto informativo tanto discusso. Al di là del bene e del male.
scuola
biopolitica
capitaleumano
casanelbosco
demografia
“No Meloni day” a Torino, blocchi, cariche e un arresto
Contro l’escalation bellica e i tagli alle scuole e alle università, e in solidarietà con la Palestina, venerdì, è stata una giornata di lotta e sciopero studentesco in decine di città italiane, organizzato da collettivi studenteschi e dal movimento Fridays For Future, per denunciare anche “una situazione drammatica per la scuola, con investimenti a pioggia nell’economia bellica e poco o nulla per formazione, istruzione, cultura”. La giornata di mobilitazione di venerdì è stata anche definita come “No Meloni Day”, con il blocco non solo di scuole, ma anche di Università, con scioperi, presidi e manifestazioni. Ieri, domenica, all’alba gli agenti della Digos di Torino hanno fatto irruzione a casa di uno studente diciottenne, attivista dei collettivi studenteschi torinesi, che è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari. Stamattina comparirà davanti al giudice per il processo per direttissima. L’operazione è stata eseguita in flagranza differita, una procedura che permette l’arresto anche a distanza di ore dal fatto. La reazione del mondo studentesco non si è fatta attendere, con un comunicato di diffuso ieri e che riportiamo per intero e diversi appuntamenti: oggi alle ore 16 davanti alla Prefettura in Piazza castello, domani alle ore 18, appuntamento a Palazzo Nuovo per l’assembea pubblica di Torino per Gaza e il 28 novembre, giornata di sciopero generale. Abbiamo chiesto a uno studente del collettivo del liceo Einstein di raccontarci la giornata di venerdì e di darci più informazioni rispetto all’arresto di ieri e ai prossimi appuntamenti. Di seguito, il comunicato uscito ieri dal Collettivo Gioberti di Torino, Assemblea studentesca e KSA Torino a seguito dell’arresto in flagranza differita nei confronti di Omar, uno studente del liceo Gioberti che ha partecipato alla manifestazione studentesca di venerdì 14 novembre. Stamattina, domenica 16 novembre, la polizia è piombata in casa di uno studente appena diciottenne, portandolo in questura per poi metterlo ai domiciliari, impedendogli categoricamente di andare a scuola nei prossimi giorni, il suo processo è fissato per domani in direttissima e non gli sono neanche stati consegnati gli atti per preparare la difesa, che invece che in mesi dovrà essere preparata in ore. Omar non è che uno studente, un compagno di scuola e di lotta, un coetaneo che la polizia ha deciso di individuare come soggetto su cui accanirsi violentemente per colpire ed intimidire tutti coloro che hanno preso parte allo sciopero di venerdì 14 novembre. È evidente infatti, che quest’azione miri a rompere l’unità e la coesione studentesca andatasi a creare dopo mesi di mobilitazioni e occupazioni che hanno visto protagoniste più di quaranta scuole Torinesi, nel tentativo di spaventare lə innumerevoli studentə che si sono viste protagoniste delle piazza di venerdì e provando a sminuire le azioni che sono state fatte a seguito di decisioni COLLETTIVE, riducendole ad un atto dislocato e facendone gravare le conseguenze su una singola persona. In una giornata che ha visto un grande coinvolgimento da parte delle scuole, la risposta da parte delle forze dell’ordine non è stata che violenta, prima a Porta Nuova e in un secondo tempo a Città Metropolitana, luogo in cui ci siamo diretti per portare ancora un volta alla luce le gravi mancanze a livello strutturale e finanziario nell’istituzione scolastica, situazioni di disagio per cui lə studentə hanno bloccato le scuole dimostrando, come al liceo Lagrange, che nel momento in cui si fa pressione i fondi per ristrutturare le scuole magicamente compaiono. Alla città metropolitana c’eravamo tutte e rivendichiamo collettivamente ciò che invece la questura di Torino affilia ad una sola persona, e ricordiamo che i famosi scontri per i quali viene accusato Omar sono partiti dopo che la polizia ha chiuso uno studente in uno stanzino e gli ha spaccato la testa, prendendolo in ostaggio. Del resto, questo modus operandi non ci è nuovo. è un copione già scritto infatti, quello in cui le dimensioni di scontro di piazza collettive vengano depoliticizzate e ridotte a meri atti di violenza imputabili a singole soggettività, unico modo per legittimare la repressione su chi lotta contro gli sporchi interessi governativi, contro una scuola asservita alla conversione bellica, contro al taglio sempre crescente di fondi al welfare pubblico in favore del suprematismo occidentale a suon di bombe. Siamo indignati, incazzati, ma non così sorpresi da queste dinamiche repressive, infantili e quasi di ripicca da parte del governo, che si vede messo all’angolo dai giovani ormai esasperati che non si tirano indietro nel mostrare il loro dissenso ad un governo complice che giorno dopo giorno mette sempre più da parte la scuola, preparandosi a tagliare 600 milioni di euro dall’istruzione per investirli nell’industria bellica. Ma non basteranno i manganelli a farci abbassare la testa. Siamo tenaci, furiosi e non abbiamo paura di alzare la voce continuando a bloccare tutto per un futuro diverso,per un mondo nuovo. In piazza con Omar c’eravamo tutti. Non era da solo, e per quanto possano provare a confinarlo in casa e ad isolarlo non lo sarà nemmeno ora. Non gliela daremo vinta, la lotta è appena iniziata, torniamo nelle nostre scuole, alziamo la voce,disertiamo le lezioni, blocchiamo tutto, prendiamoci gli spazi scolastici che in quanto studenti ci appartengono e dimostriamo che gli studenti sono una collettività unita a cui i loro sporchi giochi di potere di divisione e repressione delle lotte Omar ha il diritto di andare a scuola esattamente come tutti noi. Se non lo potrà fare lui, non lo farà nessuno. Omar libero subito
L'informazione di Blackout
cortei
torino
scuola
repressione
frittura mista|radio fabbrica 11/11/2025@1
Il primo argomento della serata è stato quello del settore comunicazione, in particolare con Ivan Corvasce di SLC CGIL, abbiamo parlato della cessione da parte di TIM del suo ramo di azienda Telecontact. Quest’ ultima realtà impiega quasi 1600 operatori telefonici dislocati in tutta Italia, occupati nell’assistenza clienti di TIM, ma con la cessione all’srl DNA, il loro futuro diventa molto incerto. Proprio per questo motivo, all’incontro con l’azienda, i sindacati non hanno sottoscritto alcun accordo, ma anzi hanno lanciato uno stato d’agitazione con astensione del lavoro per le ultime due ore di turno fino al 17 novembre, data in cui è stato indetto uno sciopero nazionale. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di un gruppo di docenti,alcuni che hanno lavorato in passato e altri che lavorano tutt’ ora, all’istituto tecnico e tecnologico Carlo Grassi di Torino. Abbiamo voluto dar loro voce per denunciare una situazione che è sì, particolarmente critica nello specifico, ma che è anche emblematica dello strapotere donato legislativamente alla figura del dirigente scolastico in generale. Negli ultimi anni infatti l’offerta formativa dell’istituto si è abbassata drasticamente, a favore invece di un alto numero di iscritti, ma il personale intervistato testimonia una situazione ben più grave con “presunte gravi e reiterate irregolarità disciplinari, gestionali,amministrative-contabili e possibili illeciti di rilevanza penale”. Dal numero di insegnanti che si dimettono da questo istituto ogni anno (dai 15 alla ventina) si suppone un ambiente opprimente ed oppressivo per i docenti non allineati al pensiero della dirigenza, tanto che uno dei nostri intervistati (tutt’ora in servizio al Grassi) ha preferito restare nell’anonimato. Vi lasciamo perciò a queste testimonianze utili a maggior ragione in vista del prossimo open Day della scuola, per aiutare genitori e studenti ad agire una scelta più consapevole sull’iscrizione. Buon ascolto
scuola
sciopero call center
docenti
call center
denuncia USR
Scampia, una scuola occupata per Gaza (e non solo)
(disegno di francesca ferrara) Oltre il cancello del civico 255 di viale della Resistenza, a Scampia, proprio di fronte al parco dedicato a Ciro Esposito, c’è un edificio grigio e imponente, con appena qualche murales a regalare un po’ di colore. In queste giornate d’ottobre c’è però qualcosa di diverso. Si respirano adrenalina e tensione, e a dar vita al Melissa Bassi sono gli striscioni alle ringhiere, i cartelloni a sostegno della Palestina, le scritte che chiedono giustizia e pace. Nei corridoi della scuola occupata si intrecciano voci, passi, risate e discussioni: ogni angolo sembra trasformato. Agli studenti e alle studentesse è stato ricordato in tutti i modi che stanno facendo “qualcosa di illegale”, ma la determinazione che li guida rende la loro azione più di una semplice protesta. Da decenni in Palestina le bombe distruggono case, ospedali e scuole. I luoghi dell’educazione e dell’istruzione, dove si dovrebbero formare le generazioni del futuro, vengono oggi rasi al suolo, proprio come i sogni di chi li abitava. È anche pensando ai loro coetanei, distanti solo qualche migliaio di chilometri, che nasce la scelta degli studenti di occupare. Per reagire a una ingiustizia, spiegano, e per dire che il diritto all’esistere non è mai scontato. Da quasi quarant’anni nessuno occupava l’istituto. Eppure, dal 27 ottobre al primo novembre, le studentesse e gli studenti si sono riappropriati degli spazi della scuola: assemblee permanenti, turni di vigilanza e per le pulizie; discussioni, mani che si alzavano, voci che si sovrapponevano e trovavano, pian piano, un accordo: «Abbiamo ritenuto doveroso far sentire la nostra voce – dice una delle studentesse protagoniste dell’occupazione – e utilizzare la scuola in modo da farci eco». I muri dell’edificio sono i primi testimoni delle loro intenzioni: striscioni e cartelloni rendono visibile ogni richiesta e ogni denuncia. Su uno, scritto a mano con vernice rossa, si legge: “Per Mimì, Dario e Francesco: giustizia!”, in un richiamo alla carcerazione di tre attivisti che sono stati per tre giorni e tre notti in prigione dopo aver interrotto una fiera a cui partecipava una multinazionale del farmaco israeliana, coinvolta nel genocidio. Sebbene nei talk show e sui giornali si racconti un’altra storia, quella che alcuni chiamano “guerra” non è mai finita: le ripetute infrazioni del governo sionista al cessate il fuoco continuano a provocare la morte di centinaia di civili palestinesi. «Studiare è un diritto, non un privilegio di pochi», si continua a dire nelle assemblee e nei laboratori dell’occupazione, accomunando le condizioni di chi vive in questi territori e quelle di chi a scuola non può andarci perché gliel’hanno distrutta. Nei sei giorni di occupazione al Melissa Bassi si sono susseguiti incontri con l’Unione degli Studenti di Napoli, con la rete Liberi di Lottare, con realtà del territorio come Chi rom e… chi no! o come il MOSS (Ecomuseo Diffuso di Scampia), oltre che un confronto con Mirella La Magna del Gridas, storica voce del quartiere. Visibile, era, la sua emozione, nel poter parlare a ragazzi e ragazze di Scampia, in un luogo che per anni aveva sperato di vedere vivo e partecipato. Ha parlato con discrezione, ricordando le lotte per ottenere le prime scuole nel quartiere e invitando a non fermarsi, a costruire una rete capace di andare oltre le mura scolastiche. «Non dobbiamo dividere il mondo in buoni e cattivi — ha detto — ma capire le cause, le responsabilità, e restituire qualcosa di ciò che, per caso, abbiamo avuto in più rispetto agli altri». Ogni incontro è diventato occasione per provare a tenere insieme il tema della scuola con quelli del lavoro, della guerra diffusa, dei diritti delle persone. Anche Dario, quando è uscito dal carcere di Poggioreale, è passato per Scampia: una chiacchierata semplice ma intensa, con le ragazze e i ragazzi, per parlare di solidarietà e repressione, e di come sia importante in certi momenti non sentirsi soli. Eppure proprio la scuola, troppo spesso, tende a reprimere invece di accogliere, a uniformare invece di valorizzare le differenze. Molti studenti hanno raccontato la difficoltà, ogni anno, di affrontare le spese per libri, i materiali, i contributi economici cosiddetti “volontari” ma invece sempre più obbligatori, che diventano fonte prima di soggezione e poi di esclusione per molti e molte. «La scuola dovrebbe insegnarci a conoscerci e a capire gli altri, non solo a prepararci al lavoro», ha detto una di loro, facendo riferimento ai Pcto, i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, una volta chiamati “alternanza scuola-lavoro”. L’idea è semplice: far sperimentare agli studenti il mondo del lavoro, integrare l’esperienza pratica a quella teorica. Nella realtà, però, questi percorsi nascondono rischi concreti. In Italia, negli ultimi anni, non sono mancati incidenti durante tirocini e stage: ragazzi e ragazze hanno perso la vita per carenze nella sicurezza. Al tempo stesso, molte scuole sembrano trasformarsi in centri per l’impiego, dove la formazione rischia di ridursi a semplice addestramento al lavoro, senza spazio per la conoscenza. Già nel primo giorno di occupazione, il collettivo della scuola aveva diffuso un comunicato chiaro e diretto, che allarga lo sguardo oltre le mura del Melissa Bassi: un testo che parla di periferie e precarietà, di abbandono scolastico e marginalizzazione, del sapere come frontiera di classe e del silenzio complice degli adulti: “Occupiamo anche per denunciare la condizione materiale e simbolica in cui versa la scuola pubblica, in particolare nelle periferie come Scampia, dove tantə ragazzə sono costrettə al precariato, al lavoro nero e all’abbandono scolastico. Non perché manchi la voglia di studiare, ma perché il carolibri trova rifugio dietro le mura del privilegio”. D’altronde quest’occupazione non nasce dal nulla, è il frutto di un fermento che, da mesi, attraversa un quartiere in cui l’impegno civile e la solidarietà hanno radici profonde. Le tante associazioni e realtà politiche del territorio rivendicano un posizionamento chiaro sul genocidio dei palestinesi, ribadendo che la questione non è iniziata il 7 ottobre, ma nei decenni di occupazione che l’hanno preceduto. A partire da settembre, anche tra la comunità docente è cresciuta la necessità di ribadire la propria posizione: come formatori e formatrici del pensiero critico delle nuove generazioni, in molti hanno sentito il dovere di unirsi in un coordinamento di insegnanti dell’area nord di Napoli, con l’obiettivo di sensibilizzare studenti e studentesse che, in un contesto periferico, spesso non sono pienamente consapevoli di ciò che li circonda. Il coordinamento ha organizzato laboratori, ha aperto spazi di discussione all’interno del quartiere, ha incentivato la partecipazione di studenti e studentesse, pratiche in qualche modo in relazione con ciò che è accaduto dopo qualche tempo a scuola. Lo stesso preside del Melissa Bassi ha scelto di non rispondere con la chiusura, ma con l’ascolto: «L’importante è comunicare – ha spiegato – perché se non comunichi “l’altro” diventa “il nemico”.  L’obiettivo di noi adulti non dev’essere punire, ma capire: costruire un dialogo, anche faticoso, per trasformare il conflitto in un’occasione di crescita». L’occupazione si è conclusa il primo novembre. Nei corridoi sono rimaste domande più che risposte, ma anche la sensazione che la scuola possa ancora essere un luogo di partecipazione e conflitto. Nei giorni seguenti, alcuni docenti hanno raccontato che, tornati in classe, studenti e studentesse hanno chiesto il loro aiuto per capire meglio cosa stesse accadendo in Palestina e nel mondo. Forse la scuola può ancora produrre pensiero, quando viene attraversata collettivamente. (pasquale frattini)
scuola
città
napoli