Il 2 settembre, a Torino, un ragazzo viene inseguito da agenti in borghese. Per
sottrarsi alla macchina che lo bracca attraversa corso Principe Oddone e viene
falciato da un auto. La dinamica è tutt’altro che chiara ma per la cronaca si
tratta di un “pusher investito”.
E’ proprio su questa sproporzione tra accaduto e racconto che ci siamo
concentratə.
La forza pubblica, storicamente interviene in un ordine sociale che la precede
fatto di proprietà, confini, diseguaglianze o appartenenze. Per questo con
ritorna con regolarità sugli stessi corpi, invertendone la polarita: sicurezza,
degrado, decoro, emergenza e legalità, sono termini così generici che
classificano senza dover descrivere. Il “bengalese” il “tossico” “il magrebino”
sono i profili socio-razziali della paura.
Come ci ha raccontato Folaye questo succede ogni giorno al Pilastro con
l’intensificarsi dei controlli agli stranieri: una zona rossa o prigione urbana
altamente controllata, con specifici protocolli basati sulla appartenenza
razziale, legittimata da leggi pronte all’uso, scritte su misura per liberare il
campo alle azioni di forza, per far si che le morti siano “accidentali”.
Come la storia di Hamid Badoui,uscito cadavere dal carcere delle Vallette non si
sa come nè perchè, sfuggito ai Lager in Albania, e poi incappato nel cassepipe
dello Stato che non gli ha lasciato scampo.
Come tutto ciò possa essere possibile lo spiegano i fatti: La propaganda arriva
prima della forza e le prepara il campo. Stabilisce chi deve apparire
minaccioso, chi merita credibilità, quale violenza può essere amministrata come
routine e quale invece deve essere vista come scandalo; leggi sempre piu
violente come il pacchetto sicurezza,lo scudo penale, il fermo preventivo fanno
da complemento. La domanda che resta è semplice abbastanza da disturbare: quale
ordine protegge la polizia, e chi paga il prezzo di quella protezione
Questa trasmissione speciale nasce dall’incontro tra Harraga, Black In,
Collettivo Ujamaa e Arsider. Contiene una selezione musicale a cura di dj
Subumano
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A circa un mese dalla giornata del 30 luglio 2026 – in cui decine di migliaia di
persone riuscirono a passare il confine tra il Marocco e l’enclave coloniale
spagnola di Ceuta – facciamo un approfondimento grazie ad una diretta con
compagnx ora presenti sul territorio.
Lo scopo della puntata non è tanto quello di fare dietrologie sul come e il
perché quella frontiera sia stata bucata in modo così massiccio quel giorno, ma
piuttosto di restituire: da un lato una fotografia realistica di come la
violenza statale e coloniale si stia esercitando quotidianamente sulla pelle
delle persone in viaggio e dall’altra di come discorsi e apparato repressivo
messi in campo a Ceuta facciano parte di un vasto progetto europeo di
sorveglianza, repressione e peggioramento progressivo della vita delle persone
in viaggio.
Il contributo di questa puntata di Harraga è volto a tenere in mente presente e
futuro non solo nelle prassi coloniali ma anche delle sorti, e lotte, delle
persone in viaggio dal nord Africa. Inoltre ci teniamo a tenere alta
l’attenzione su quel che succede a Ceuta con la speranza che l’alleanza tra
persone in viaggio che bruciano queste frontiere mortifere e chi abita lotte
antirazziste sia sempre più stretta e potente.
Per mettersi in contatto con lx compagnx presenti a Ceuta:
apoyomutuoceuta@riseup.net
Per aggiornamenti da Ceuta: No Name Kitchen
Sul Patto Europeo su Migrazione e Asilo si è già ampiamente discusso –
segnaliamo tra gli altri la puntata “Sul patto migrazione e asilo 2026” – e
approfondito le varie modifiche normative che impatteranno gravemente sulla vita
delle persone, sprovviste di documenti europei o permessi di soggiorno, in
viaggio.
Ma tra le righe di questi accordi tra gli Stati dell’Europa occidentale vi è la
decisione di implementare gli investimenti economici in merito ai dispositivi di
controllo non solo delle persone (si veda il – più che discusso – database
Eurodac) ma soprattutto delle frontiere terrestri e marine.
Non casualmente possiamo notare come le aziende che investono sulla crescita di
tali tecnologie e che guadagnano dalla loro vendita, hanno base in Israele.
Tecnologie – come quasi sempre accade – ideate e sperimentate sui palestinesi,
prima e durante in genocidio. Perfezionate ad hoc per poi essere usate nei
contesti della guerra ai migranti: il nemico interno dell’occidente.
Come più volte ripetuto ai microfoni di Harraga (trasmissione in onda ogni
venerdì tra le 15 e le 16 su Radio BlackOut) vi è un filo rosso che collega le
tecnologie di morte e sorveglianza prodotte in Israele, per i propri genocidari
obbiettivi coloniali, con la morte e sofferenze causate da frontiere e razzismo
di stato a queste latitudini.
Ascolta:
In questa nuova puntata di Harraga, trasmissione in onda ogni venerdì su Radio
Blackout alle ore 15, abbiamo tentato una disamina del nuovo disegno di legge
migrazione, che ad oggi vediamo approvato dal governo italiano e che si trova in
fase di discussione al senato. Un disegno di legge che viene varato nell’ottica
di spianare la strada al patto europeo Migrazione e Asilo (per approfondirlo
rimandiamo al podcast: “Sul patto UE Migrazione e Asilo 2026”) e di dotare la
legislazione italiana di ulteriori strumenti disciplinanti, repressivi e
detentivi nei confronti delle persone migranti.
Dalle nuove diposizione relative alle persone presenti sul territorio italiano,
alla normativizzazione di pratiche già ampiamente utilizzate all’interno dei
CPR, passando per le nuove ipotesi di espulsione giudiziale e le disposizioni
sull’interdizione dalle acque territoriali, sino ad arrivare all’adeguamento
della normativa in relazione al Patto UE, il tentativo di analisi di questo DDL
lo faremo oggi con Giorgia, avvocata che in più occasioni ci ha aiutato a capire
il groviglio e la recrudescenza delle legislazioni anti-migranti.
Ascolta qui il podcast:
Ad Harraga in onda su Radio Blackout, grazie al collegamento da Chicago con una
compagna che vive lì, raccontiamo le recenti risposte e mobilitazioni cittadine
contro le deportazioni, sempre più spettacolari e numerose, volute dal governo
Trump e agite dagli agenti dell’ICE – la polizia per l’immigrazione.
Le politiche razziste per il controllo delle frontiere, negli Stati uniti in
maniera più evidente che altrove, sono l’ingrediente principale per la
costruzione del progetto autoritario della destra al governo. Che si esprime in
forme particolarmente brutali di violenza di stato e nell’utilizzo di poteri
apparentemente “eccezionali” contro la popolazione civile. L’effetto materiale è
una militarizzazione capillare della società con operazioni esemplari che
segnano la vita quotidiana di intere comunità; mentre quello indiretto è la
costruzione sempre più sospinta e pervasiva di una logica di guerra civile.
Parliamo quindi dell’operato del corpo di polizia ICE: delle retate e degli
sgomberi di intere palazzine nei quartieri residenziali abitati da comunità
molto varie, nonchè del funzionamento della macchina delle deportazioni a
partire dall’arresto fino al trasferimento in aeroporto.
Ma soprattutto, raccontiamo le strategie di resistenza e risposta rapida messe
in campo dalle comunità e dallx solidali e le mobilitazioni organizzate fuori
dal centro di trattenimento di Broadview con l’obiettivo di bloccare l’operato
delle truppe mercenarie dell’ICE.
Per contrastare la logica del terrore propagandata attraverso le immagini oramai
onnipresenti della violenza razzista, diffondiamo narrazioni di resistenza che
sappiano alimentare il desiderio di mobilitarsi e lottare.
Ascolta qui il podcast:
Per ulteriori approfondimenti:
Resisting ICE in Chicago oppure in genere sul sito Crimethinc.
Dinanzi al crescere delle deportazioni, approfondire i meccanismi della macchina
delle espulsioni appare fondamentale per tentare di opporsi, nonché lottare, nel
modo più preciso ed efficace possibile. Ad Harraga – trasmissione in onda tutti
i venerdì dalle 15 alle 16 su Radio Blackout – durante la puntata del 24 Ottobre
abbiamo provato ad entrare nel […]
Maggio 2021: Moussa Balde muore nel reparto di isolamento del CPR di
Torino.Maggio 2025: il corpo senza vita di Hamid Badoui viene trovato in una
cella del carcere di Torino. Le due storie, nella loro tragicità, si
assomigliano. Entrambi erano stati costretti alla violenza della detenzione,
amministrativa o penale, e qui erano stati sottoposti all’isolamento […]
Dal 27 settembre in poi, in Marocco migliaia di persone sono scese nelle piazze
di tante città, da nord a sud, in proteste autorganizzate online in modo anonimo
e orizzontale dall giovanissimi della GenZ. In risposta a queste mobilitazioni
sempre più allargate e determinate a rovesciare i rapporti di potere, lo stato
ha risposto con […]
Ci sono certi quartieri di certe città italiane dove la sopravvivenza è una
resistenza quotidiana.San Berillo a Catania è un quartiere resistente, che il
governo prova a distruggere da decenni. Prima con una vera e propria opera di
sventramento avvenuta a partire dal 1957; poi con piani di demolizione,
risanamento e riqualificazione – una parola […]
Un approfondimento con un compagno bolognese che da mesi sta attraversando
la lotta del Parco Don Bosco per rilanciare una chiamata di solidarietà attiva a
difesa di uno dei pochi pezzi di verde del quartiere San Donato di Bologna.
Nonostante le ripetute aggressioni di polizia e carabinieri, a cui hanno
risposto coraggiosamente tutte […]