Estratti dalla puntata del 1 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
O.S.A.RE: la cura nei momenti di piazza
Torniamo ad approfondire la rete O.S.A.RE (Operazioni Sanitarie
Anti-Repressione) grazie al contributo di chi la pratica attivamente.
Nel primo blocco di questo approfondimento ci si concentra sulla attività di
street medics e sull’organizzazione di questi momenti operativi, mentre nel
secondo sul profilo psichico dell’intervento calato nel contesto e calibrato
sulla persona che necessita di cura:
USA: opposizione a data centers e AI come nuovo “nemico interno”
Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
Iniziamo questo approfondimento analizzando un nuovo mega-progetto nello Utah,
che ci consente di osservare le differenti modalità di relazione tra data
centers e apparato militare, per arrivare a delineare alcune traiettorie
repressive che aggiornano le strategie degli apparati agli imperativi dei nuovi
padroni:
Mapuche: repressione, frammentazione, resistenza
Grazie al contributo di un compagno torniamo ad approfondire alcuni aspetti
della resistenza Mapuche. Tra pratiche di assimilazione, di repressione
paramilitare, ma anche di resistenza rivoluzionaria (anticoloniale e
spirituale), cercheremo di osservare le strategie messe in campo per frammentare
le comunità, ma anche la volontà di quest’ultime di difendersi e contrattaccare.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti vi rimandiamo al sito
lottamapuche.noblogs.org
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Estratti dalla puntata del 25 maggio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
LUOGHI, CORPI, FRONTIERE: 26-27-28 GIUGNO 2026 IN SALENTO
Un’iniziativa che cerca di intaccare l’apparente monodimensionalità del concetto
di “frontiera” osservandone le declinazioni sul territorio, all’interno di un
contesto – come quello pugliese – dove si compenetrano e interlacciano “confini”
e “guerre”: il confine tra il turismo e lo sfruttamento, tra la guerra alle
persone migranti e quella che foraggia l’industria militare, tra la devastazione
ambientale e la deumanizzazione.
Tre giorni per discutere, analizzare, confrontarsi, ascoltare testimonianze e
desiderare scenari:
O.S.A.RE: Operazioni Sanitarie Anti-Repressione
Iniziamo, grazie al contributo di Tia, un percorso di presentazione di O.S.A.RE:
una rete che si occupa di operazioni di cura, tanto nei cortei quanto negli
spazi della cattura.
In questo primo incontro cerchiamo di operare uno sguardo complessivo
sull’origine di questo progetto, i suoi ambiti di intervento, le traiettorie
verso cui desidera evolversi:
Per contatti: osare.info@autistici.org
POLIZIA BASCA E SIONISMO
A partire dalle cariche sugli equipaggi della Flotilla appena rientrati
all’aeroporto di Bilbao dopo il sequestro nei centri detentivi israeliani,
osserviamo i legami politici e materiali tra le milizie repressive operative nei
Paesi Baschi e le strutture israeliane per l’addestramento e la sorveglianza:
COLONIALISMO COGNITIVO E AI
L’AI opera diverse forme di colonialismo cognitivo, dalla produzione di
dipendenza generata dall’esternalizzazione di funzioni, all’estrazione di
competenze umane per addestrare la concorrenza robotica.
A fianco della proliferazione di aziende focalizzate sull’imitation learning,
osserviamo tecniche di apprendimento che ritraggono dalla prospettiva umana le
operazioni di manualità fine e di compiti quotidiani (vedi approfondimento su
Tasks di DoorDash), o – come la definisce Egolab – produzione di “dati
egocentrici”. Dalla letalità del drone FPV (First Person View) che uccide
l’umano, all’umano FPV che addestra il robot che intende sostituirlo.
Humyn AI, Egolab e la capofila Build.ai, estraggono competenze da forza lavoro
vulnerabile e semi-schiavizzata per venderli all’industria della robotica. Se la
spinta disciplinante dell’AI sulla forza lavoro si basa sulla “minaccia della
sostituzione”, cosa può accadere a quei pezzi di popolazione già sfruttata ai
massimi livelli concepibili?
Proviamo a dare un primo sguardo superficiale al fenomeno: