L’atteso incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese
Xi Jinping ha avuto luogo la scorsa settimana. Xi è arrivato a Washington DC
mercoledì sera per i colloqui di giovedì, l’incontro ha rappresentato la prima
visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti negli ultimi 11 anni, ma è
anche la terza volta in meno di un anno che i due si sono incontrati faccia a
faccia.
A fare da sfondo a tutto c’è la guerra commerciale , sospesa ma ancora latente,
tra le due nazioni. Quasi subito dopo l’inizio del suo secondo mandato alla Casa
Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha imposto dazi doganali sui prodotti cinesi,
accusando la Cina di facilitare il flusso di fentanyl, una droga letale, verso
gli Stati Uniti. Pechino ha risposto con dazi a sua volta, per poi limitare le
esportazioni di preziosi metalli delle terre rare, cruciali per lo sviluppo e la
produzione di ogni tipo di tecnologia avanzata, dagli smartphone agli aerei da
combattimento. A un certo punto, i dazi hanno raggiunto il 150%, prima di essere
sospesi per consentire lo svolgimento di negoziati.
Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati
all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano
Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno
annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea
del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta
nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il
10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il
Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti
per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte
economico”.
L’annuncio è stato fatto dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent dopo i
colloqui con il vicepremier cinese He Lifeng. La proroga dovrebbe consentire di
negoziare un accordo commerciale più ampio, evitando per ora una nuova
escalation tariffaria.
Prima dei colloqui a porte chiuse, iniziati verso mezzogiorno, ci sono state
dichiarazioni dalle due parti: Trump ha puntato sul personale, sulla «grande
amicizia» tra i due leader, mentre Xi, in linea col personaggio, è stato più
sobrio e meno personalista, più attento a un messaggio di cooperazione e
stabilità strategica, sottolineando una linea generale della politica estera
cinese che si pone come potenza mondiale stabilizzatrice, propensa al dialogo e
alla coesistenza pacifica e non allo scontro.
Con Sabrina Moles, di China-Files, piattaforma di giornalistə, sinologə ed
espertə di comunicazione specializzatə in affari asiatici, andiamo a vedere come
sono stati affrontati i vari dossier sul tavolo dei due massimi leader mondiali,
mentre le due potenze rimangono in una situazione di competizione sempre più
accesa su temi come l’intelligenza artificiale, i metalli delle terre rare, la
questione di Taiwan e la guerra contro l’Iran.
Tag - Xi Jinping
Mercoledì Trump è volato in Cina per un vertice di alto profilo con il leader
cinese Xi Jinping, accompagnato da diversi amministratori delegati: una
delegazione di imprenditori di spicco provenienti da diversi settori, tra cui
agricoltura, aviazione, veicoli elettrici e chip per l’intelligenza artificiale.
Dopo due giorni, il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato Pechino
affermando di aver concluso “accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi
i paesi”, ma sono emersi pochi dettagli su ciò che le due superpotenze hanno
concordato dal punto di vista commerciale.
Interpellato in merito alle precedenti dichiarazioni di Trump a Fox News, in cui
affermava che erano stati conclusi degli accordi, il portavoce del Ministero
degli Esteri cinese, Guo Jiakun, si è limitato a dire che “l’essenza delle
relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti risiede nel mutuo
beneficio e nella cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti”. Ha aggiunto
che entrambe le parti dovrebbero adoperarsi per attuare l'”importante consenso”
raggiunto dai due leader e apportare maggiore stabilità ai rapporti commerciali
bilaterali e all’economia globale.
Secondo quanto riportato da Pechino, Xi ha affermato che le due parti hanno
concordato un “nuovo posizionamento” per le relazioni basato sulla “stabilità
strategica costruttiva”, ma il leader cinese ha lanciato il consueto
avvertimento che Taiwan rimane la questione più delicata.
“La questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e
Stati Uniti. Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o addirittura
entrare in conflitto”, ha avvertito Xi durante i colloqui, secondo quanto
riportato dai media statali cinesi
Taipei osserverà la situazione con attenzione, ma è difficile dire al momento se
e come ciò influirà sulla collaborazione degli Stati Uniti con le aziende di
semiconduttori di Taiwan, o sulla consolidata relazione con l’isola.
La guerra contro l’Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz era un
altro punto chiave dell’agenda, e Trump si è avvicinato ai colloqui sperando
nella cooperazione cinese sul conflitto con l’Iran e sul mercato petrolifero. Il
ministero degli Esteri cinese, però, non si è sbilanciato e rilasciato venerdì
una dichiarazione in cui chiedeva “un cessate il fuoco globale e duraturo”.
Secondo quanto riportato dai media cinesi, sebbene si sia discusso del Medio
Oriente, i dettagli forniti sono stati limitati.
Abbiamo chiesto a Sabrina Moles, di China-files, di commentare i nodi centrali
dell’incontro tra i due leader mondiali.
Il 10 aprile, il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto la leader del
principale partito di opposizione di Taiwan, in un raro incontro in cui entrambe
le parti hanno sottolineato il desiderio di pace tra le due sponde dello
Stretto.
Nel 2016, Pechino ha interrotto le comunicazioni ufficiali con Taiwan dopo
l’elezione a presidente dell’esponente del Partito Progressista Democratico
(DPP), a causa del suo rifiuto di sostenere il concetto di “un’unica Cina”.
“I leader dei nostri due partiti si incontrano oggi per salvaguardare la pace e
la stabilità della nostra patria comune, per promuovere lo sviluppo pacifico
delle relazioni tra le due sponde dello Stretto e per consentire alle
generazioni future di godere di un futuro luminoso e prospero”, ha dichiarato Xi
Jinping durante l’incontro tenutosi nella Grande Sala del Popolo cinese.
In una conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro a porte chiuse con Xi, Cheng
ha affermato che i giovani di ogni generazione devono comprendere che opporsi
all’indipendenza di Taiwan e mantenere il Consenso del 1992 è un modo per
“evitare la guerra, prevenire la tragedia, collaborare e creare la pace“.
Il Consenso del 1992 è un accordo tra il Kuomintang (KMT) allora al governo e il
Partito Comunista Cinese sull’esistenza di “una sola Cina”. Il Partito
Democratico Progressista (DPP) ha costantemente respinto il Consenso del 1992,
sostenendo che esso mina la sovranità di Taiwan.
La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due
sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica
consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per
comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e
dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale.
Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di
confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” –
che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania,
Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il
principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la
Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di
Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta.
Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina
della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e
commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale
del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
Mercoledì 3 settembre a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, il presidente
russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un hanno partecipato a una
grande parata militare insieme a una ventina di leader di tutto il mondo per
commemorare l’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e
dell’occupazione giapponese della Cina. Due […]
È arrivato l’atteso incontro tra il presidente degli USA Joe Biden e il suo
omologo cinese Xi Jinping. I due leader si sono salutati con una stretta di mano
per il loro primo incontro di persona dopo un anno. Quello tra Xi Jinping e
Biden è un summit finalizzato al disgelo dopo che le relazioni […]