«A causa delle tensioni in Medio Oriente, la situazione della sicurezza rimane
complessa con la possibilità di un’escalation non prevedibile». Recita così un
messaggio di allerta diffuso sabato dal Dipartimento di Stato Usa, e rilanciato
dalle ambasciate in Israele, in Arabia Saudita e altre sedi diplomatiche della
regione. Nella nota si fa riferimento agli attacchi del gruppo yemenita Ansar
Allah contro l’Arabia Saudita, compresi gli aeroporti civili, e avverte che
«questo conflitto potrebbe avere una rapida escalation». Il giorno successivo,
Donald Trump ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” e che sarebbero
accadute presto “cose molto importanti” nella guerra tra Usa e Iran. “Le opzioni
sono: spazzare via l’Iran, lasciarlo a marcire dal punto di vista economico
oppure raggiungere un accordo”, come ha dichiarato a Fox News il presidente USA.
Secondo la stessa emittente, il tycoon ha affermato ‘la mia domanda è se e
quando farò saltare in aria l’intera nazione?’ e ha poi aggiunto una minaccia
agli Ayatollah: “è meglio che si comportino bene”.
Trump si è comunque anche detto disponibile a un incontro con il presidente
iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran nei giorni scorsi ha inviato le sue
richieste per arrivare alla pace ai mediatori qatarioti.
Abbiamo chiesto a Marco Magnano, giornalista esperto dell’area, di commentare la
possibilità di un’ulteriore escalation militare nella regione e di approfondire
i vari fronti della guerra, con un focus particolare su Arabia Saudita, Yemen e
Siria.
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Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche
la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono
arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione
di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire
in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione
illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri
iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il
blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi.
Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la
situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del
Paese dei Cedri e della sua capitale.
Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua
capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”,
eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo
territorio.
Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale
francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da
questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da
Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”.
Tracklist
1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM
3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine
Hamdan
4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan
6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر
by Yasmine Hamdan
7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe
by The Great Departed
8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed
9. Cheftak – The Best Of by Soapkills
10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills
11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills
12. Galbi – The Best Of by Soapkills
13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif
14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif
15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Oltre 3.400 morti, un milione di sfollati e la capitale libanese sotto minaccia.
Mentre Israele intensifica la guerra e colpisce ospedali e quartieri civili,
Europa e Stati Uniti si limitano …
di Eliana Riva* Dopo 78 anni, il timore dell’espulsione dalla propria terra è
tornato a farsi vivo ancora più forte. Pagine Esteri propone un resoconto
storico di alcuni degli eventi …
Dalla forca per i palestinesi alle leggi che criminalizzano la solidarietà: tra
Israele ed Europa si consolida un sistema che svuota il diritto e legittima la
repressione C’è un filo …
Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben
Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la
punizione su base etnica Israele ha approvato una …
Archiviato il caso Sde Teiman nonostante il video e il referto medico. Punita
solo la procuratrice che fece emergere lo scandalo, mentre la vittima
palestinese è stata deportata a Gaza …
La conferenza stampa annuale che, ieri, Wang Yi ha tenuto a margine delle “due
sessioni” – dell’Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza politica
consultiva del popolo cinese -, ha rappresentato un’occasione importante per
comprendere le mosse della Cina nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti e
dell’avanzare della crisi scatenata da israele e USA nell’Asia occidentale.
Se Israele spinge verso una ridefinizione dell’ordine regionale in termini di
confini e sovranità, con la ri emersione della retorica del “Grande Israele” –
che si estende tra Cisgiordania, Gaza, Golan e aree di Libano, Siria, Giordania,
Egitto, Iraq – di cui l’Iran a livello geografico non fa parte, ma ne è il
principale ostacolo strategico; per Washington la posta è il confronto con la
Cina: l’Iran è nodo energetico, logistico, finanziario e geopolitico, partner di
Pechino, nonchè Paese chiave della Nuova Via della Seta.
Con Sabrina Moles, di China Files, vediamo quali sono le conseguenze per la Cina
della destabilizzazione del Medio Oriente e dell’attacco contro l’Iran, e
commentiamo l‘inizio a Pechino delle riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale
del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo.
di Gianni Sartori Dalla “città che aveva sconfitto l’Isis” al nuovo assedio:
l’amarezza per una rivoluzione sotto attacco e il lascito politico del
confederalismo democratico che resiste oltre la sconfitta. …
Dai bombardamenti su 30 obiettivi alle rappresaglie contro basi statunitensi nel
Golfo: l’escalation segna un salto senza precedenti e colpisce soprattutto le
popolazioni civili L’attacco congiunto di Israele e Stati …