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Cuba, tra bloqueo e nuove sanzioni
Da gennaio Washington ha imposto un blocco petrolifero che di fatto sta cercando di strangolare l’isola, lasciandola senza carburante: in nove mesi è arrivata una sola petroliera, russa, il cui carico è bastato per un mese. La rete elettrica è al collasso, con sei blackout nazionali nel 2026 e quartieri dell’Avana senza corrente anche per ventiquattro ore di fila. Il Paese è quasi fermo, gli ospedali vanno avanti a stento e mancano farmaci e beni essenziali. Dal 30 settembre pesano anche le nuove sanzioni: le banche USA non possono più gestire pagamenti in dollari legati a Cuba, nemmeno fuori dagli Stati Uniti, e devono congelare i conti anche di privati, con effetti a catena su rimesse e commercio. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: c’è chi riesce ad accedere ai beni, a comprarli e rivenderli sul mercato nero, e chi no, in una situazione complessa e tutt’altro che omogenea. Intanto, a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre e dopo le sconfitte in Medio Oriente, Trump prova a rivendere le decisioni prese su Cuba come terreno di successo. Ne abbiamo parlato con Andrea Cegna, giornalista freelance ed esperto di America Latina.
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L’atteso incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping ha avuto luogo la scorsa settimana. Xi è arrivato a Washington DC mercoledì sera per i colloqui di giovedì, l’incontro ha rappresentato la prima visita di Stato di un leader cinese negli Stati Uniti negli ultimi 11 anni, ma è anche la terza volta in meno di un anno che i due si sono incontrati faccia a faccia. A fare da sfondo a tutto c’è la guerra commerciale , sospesa ma ancora latente, tra le due nazioni. Quasi subito dopo l’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, Trump ha imposto dazi doganali sui prodotti cinesi, accusando la Cina di facilitare il flusso di fentanyl, una droga letale, verso gli Stati Uniti. Pechino ha risposto con dazi a sua volta, per poi limitare le esportazioni di preziosi metalli delle terre rare, cruciali per lo sviluppo e la produzione di ogni tipo di tecnologia avanzata, dagli smartphone agli aerei da combattimento. A un certo punto, i dazi hanno raggiunto il 150%, prima di essere sospesi per consentire lo svolgimento di negoziati. Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte economico”. L’annuncio è stato fatto dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent dopo i colloqui con il vicepremier cinese He Lifeng. La proroga dovrebbe consentire di negoziare un accordo commerciale più ampio, evitando per ora una nuova escalation tariffaria. Prima dei colloqui a porte chiuse, iniziati verso mezzogiorno, ci sono state dichiarazioni dalle due parti: Trump ha puntato sul personale, sulla «grande amicizia» tra i due leader, mentre Xi, in linea col personaggio, è stato più sobrio e meno personalista, più attento a un messaggio di cooperazione e stabilità strategica, sottolineando una linea generale della politica estera cinese che si pone come potenza mondiale stabilizzatrice, propensa al dialogo e alla coesistenza pacifica e non allo scontro. Con Sabrina Moles, di China-Files, piattaforma di giornalistə, sinologə ed espertə di comunicazione specializzatə in affari asiatici, andiamo a vedere come sono stati affrontati i vari dossier sul tavolo dei due massimi leader mondiali, mentre le due potenze rimangono in una situazione di competizione sempre più accesa su temi come l’intelligenza artificiale, i metalli delle terre rare, la questione di Taiwan e la guerra contro l’Iran.
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Sabato 19 settembre, il presidente Trump ha lanciato un sondaggio su X e sulla sua piattaforma, Truth Social, chiedendo un cambio di nome in ” Intelligenza Artificiale “. “Molte persone pensano che le parole ‘Intelligenza Artificiale’ siano imprecise e poco eloquenti, rispetto a IA, o Intelligenza Artificiale”, ha scritto Trump sui social media. “Una descrizione molto più elegante e accurata di questo nuovo fenomeno sarebbe Intelligenza Superiore (IS) o Intelligenza Estrema (IE) o Intelligenza Suprema (IS).” L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, un ente governativo, ha annunciato lunedì la rimozione dei limiti sulle emissioni di anidride carbonica, mercurio e altri inquinanti dalle centrali elettriche alimentate a carbone e a gas naturale. L’amministratore dell’Agenzia, Lee Zeldin, un fedelissimo del presidente Donald Trump, ha spiegato che la deregolamentazione emissiva del settore elettrico permetterà agli Stati Uniti di costruire con più facilità i nuovi impianti necessari al soddisfacimento della domanda di elettricità, oggi in crescita dopo decenni di stagnazione: c’entrano i grandi consumi dei data center per l’intelligenza artificiale, ma anche la più generale tendenza all’elettrificazione dei processi industriali. «Su mia indicazione, abbiamo collaborato con i rappresentanti della Danimarca e della Groenlandia per garantire che gli Stati Uniti abbiano PER SEMPRE la piena facoltà di fare tutto ciò che è necessario in Groenlandia al fine di garantire e difendere la sicurezza della Groenlandia e degli Stati Uniti d’America». È lo stesso Trump a dare l’annuncio attraverso il suo social media Truth, l’omai consolidato mezzo di comunicazione istituzionale del presidente USA. Per la prima volta il segretario all’Aeronautica USA Troy Meink annuncia armi orbitanti “a fini offensivi e difensivi”, da un’idea di Ronald Reagan del 1983. Protestano Russia e Cina. Nel 1983 i satelliti in orbita erano appena 360. Oggi sono oltre 15mila, si calcola: 10mila solo quelli di Starlink attivi in orbita bassa, quasi 45mila se si considerano anche i satelliti dismessi, i frammenti e gli stadi di razzi esauriti. Una guerra spaziale che distrugga fisicamente i satelliti creerebbe sciami di detriti, con il rischio di paralizzare non solo le operazioni militari, ma l’intera rete globale dei servizi civili, commerciali e di navigazione. La Casa Bianca ha avviato le trasmissioni della sua nuova piattaforma Trump TV. Il lancio avviene in piena controversia per il veto imposto a vari mezzi di comunicazione che il repubblicano accusa di diffondere “notizie false” su di lui e sulla sua Amministrazione. Il primo giorno di trasmissioni della Trump TV coincide con il giorno in cui le reti incaricate della copertura congiunta della Casa Bianca hanno sospeso le loro attività dopo che la Presidenza ha negato a CNN, MS NOW e Politico l’ingresso alla Casa Bianca.
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Riad brucia, la guerra in Medio Oriente a rischio dell’ennesima escalation
«A causa delle tensioni in Medio Oriente, la situazione della sicurezza rimane complessa con la possibilità di un’escalation non prevedibile». Recita così un messaggio di allerta diffuso sabato dal Dipartimento di Stato Usa, e rilanciato dalle ambasciate in Israele, in Arabia Saudita e altre sedi diplomatiche della regione. Nella nota si fa riferimento agli attacchi del gruppo yemenita Ansar Allah contro l’Arabia Saudita, compresi gli aeroporti civili, e avverte che «questo conflitto potrebbe avere una rapida escalation». Il giorno successivo, Donald Trump ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” e che sarebbero accadute presto “cose molto importanti” nella guerra tra Usa e Iran. “Le opzioni sono: spazzare via l’Iran, lasciarlo a marcire dal punto di vista economico oppure raggiungere un accordo”, come ha dichiarato a Fox News il presidente USA. Secondo la stessa emittente, il tycoon ha affermato ‘la mia domanda è se e quando farò saltare in aria l’intera nazione?’ e ha poi aggiunto una minaccia agli Ayatollah: “è meglio che si comportino bene”. Trump si è comunque anche detto disponibile a un incontro con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo che Teheran nei giorni scorsi ha inviato le sue richieste per arrivare alla pace ai mediatori qatarioti. Abbiamo chiesto a Marco Magnano, giornalista esperto dell’area, di commentare la possibilità di un’ulteriore escalation militare nella regione e di approfondire i vari fronti della guerra, con un focus particolare su Arabia Saudita, Yemen e Siria.
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Nello Spazio: armamenti e corsa alla luna tra geopolitica e investimenti privati
Lunedì 14 settembre con una breve dichiarazione evasiva, la US Space Force ha dichiarato la presenza di armamenti statunitensi nello spazio suscitando la reazione di Cina e Russia. Questo è l’ultimo episodio che sottolinea la sempre maggiore rilevanza nel fronte spaziale. I progetti di allunaggio di Usa e Cina, la chimera dello sfruttamento di ulteriori risorse sul satellite, la competizione tra Stati e privati per il controllo delle infrastrutture sempre più fondamentali per il comparto militare e civile sono alcuni degli esempi più rilevanti. Di questo e del ruolo del comparto aereospaziale italiano abbiamo parlato con Andrea Capocci, giornalista de il Manifesto.
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I tech bros sono tutti d’accordo – l’IA ci ucciderà tutt*
Scrive Walter Benjamin, mentre scappa dai nazisti: «Il concetto di progresso va fondato nell’idea della catastrofe. Che ‘tutto continui così’ è la catastrofe. Essa non è ciò che di volta in volta incombe, ma ciò che di volta in volta è dato. […] l’inferno non è qualcosa che ci attenda, bensì questa vita qui». Citati nella puntata We Must Pace the Frontier – Dario Amodei C’è da fidarsi dell’appello sulla sicurezza delle AI? – Il Post Data Workers‘ Inquiry – sito web
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Cuba senza petrolio nè alleati: l’internazionalismo di destra in America Latina
Il 5 gennaio, con un’azione militare lampo, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno catturato e sottoposto ad arresto Nicolás Maduro, allora presidente del Venezuela, e principale alleato di Cuba nel continente americano, nonché fornitore di beni essenziali come il petrolio. Da allora in poi, nemmeno una goccia. Gli Stati Uniti hanno chiuso la strada a qualsiasi forma di approvvigionamento, spingendo l’isola caraibica verso una crisi mai così profonda, a un passo dal collasso. Il 29 gennaio il presidente americano ha anche firmato un ordine esecutivo che, adducendo unilateralmente ragioni di “sicurezza nazionale”, impone sanzioni a chiunque venda petrolio al regime cubano. Anche il Messico, nel timore di essere colpito da un inasprimento dei dazi statunitensi, ha deciso di sospendere le forniture di petrolio in attesa di trovare una soluzione diplomatica. Il 7 marzo 2026, durante un vertice in Florida, Donald Trump e i leader di 12 nazioni latinoamericane hanno formalizzato lo Shield of the Americas, una coalizione multinazionale militare e politica finalizzata ufficialmente a contrastare lo smercio di droga in latino America, e a riaffermare l’influenza statunitense nella regione secondo una rinnovata Dottrina Monroe. Durante questo incontro, Trump ha apertamente dichiarato che il regime cubano si trova nei suoi “ultimi momenti di vita”, forte anche del totale isolamento diplomatico ed economico in cui l’isola è precipitata dall’inizio dell’anno. Tornando al Venezuela, familiari di detenuti politici, ex prigionieri e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani hanno manifestato pacificamente davanti all’Ufficio del Difensore civico, a Caracas, chiedendo la liberazione delle persone incarcerate per motivi di opinione. I manifestanti hanno consegnato un documento in cui chiedono condizioni dignitose di reclusione, la fine dei trasferimenti senza preavviso e la liberazione dei detenuti perseguitati per ragioni politiche. Dalla rimozione, forzata, del presidente Maduro a gennaio, i diritti in Venezuela non sono migliorati: la possibilità di elezioni politiche è stata scartata dallo stesso Trump, le liberazioni promesse non sono avvenute e diverse organizzazioni denunciano addirittura un aumento della censura. L’unica cosa portata a termine è stato l’accordo sul petrolio, che concede agli Stati Uniti la gestione di un quinto delle riserve di petrolio del Venezuela, con al centro delle negoziazioni il controverso imprenditore venezuelano, già indagato per riciclaggio di denaro, Alejandro Betancourt López. Ne parliamo con Andrea Cegna, giornalista free lance, profondo conoscitore dell’America Latina.
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L’avanzata atlantica del neofascismo@1
In vista delle elezioni midterm, facciamo una cronologia ragionata e non esaustiva del trumpismo e dei legami che si saldano tra Stati, capitale e movimenti neonazisti. Maccartismo 2.0, criminalizzazione delle lotte sociali, dell’antifascismo, della solidarietà alla Palestina, attacchi alle infrastrutture di comunicazione libere e fuori dalle logiche di mercato, pesanti ingerenze nella politica estera, sanzioni, dazi e altre forme di violenza economica… tutto questo e molto altro nel primo anno e mezzo del secondo mandato di Trump! (e in Europa non va meglio) Con un compagno del comitato antirep di Milano facciamo il punto dei vari filoni del processo per i “fatti di Budapest”, lanciamo gli appuntamenti delle prossime settimane in solidarietà a tuttx lx antifa e per la difesa delle lotte sociali. Per Maja, contro l’estradizione di Gino e Zaid, free all antifas! Assemblea nazionale 5 settembre h. 11 @ Acrobax Chiudiamo con alcune notizie sulla repressione del fronte interno statunitense.
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LISTE NERE U.S.A, AUTISTICI/INVENTATI, CENSURA GLOBALE [con Avv. G. Vitale] – Minaccia di A/I o di AI? – Ucraina e diplomazia tecnomilitare… come Israele?@2
Estratti dalla puntata del 31 agosto 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia LISTE NERE, TERRORISMO ANTIFA E CENSURA GLOBALE Il 26 agosto 2026 il collettivo Autistici/Inventati (A/I) è stato inserito in una lista nera del Dipartimento del Tesoro statunitense che include anche l’organizzazione della diaspora palestinese Masar Badil (Palestinian Alternative Revolutionary Path Movement), e il movimento britannico Palestine Action. Il collettivo non è accusato di aver compiuto azioni criminali, ma di aver consentito l’anonimato online e strumenti di comunicazione protetta grazie alle sue strutture autogestite. In compagnia dell’avvocato Gianluca Vitale, che si sta occupando della tutela legale di Autistici/Inventati, affrontiamo diversi aspetti politici, geopolitici e geotecnologici della vicenda: dall’attacco alla libera comunicazione del pensiero, alla censura facilitata anche da normative come il Digital Service Act europeo, all’utilizzo delle liste nere come esercizio di egemonia repressiva su scala globale, alla possibile influenza sulle autorità italiane e a ripercussioni legali, fino al conflitto intrinseco tra il modello di interazioni digitali difeso da A/I e quello dei colossi del web statunitensi. / / / intervista a un compagno di Hacklab Torino A margine riprendiamo alcune cornici all’interno delle quali leggere l’attacco del Dipartimento del Tesoro statunitense contro A/I: – il fronte interno degli USA trumpiani e la necessità di rappresentare Antifa come network terroristico internazionale – il tentativo di testare la possibilità di consolidare un’internazionale reazionaria della repressione – la multipolare guerra all’anonimato online e alla crittografia delle comunicazioni digitali CHATBOT E CYBERMAFIE L’indicazione da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense delle strutture di Autistici/Inventati come facilitanti attività illegali e terroristiche diventa quasi ridicola se si osserva il ruolo dei chatbot statunitensi nella costruzione di industrie della truffa e nel supporto a eserciti non-statali come Boko Haram: DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE UCRAINA L’Ucraina sta seguendo le orme di Israele nella strutturazione di una rete di diplomazia tecno-militare? Gli accordi Ucraina-Honduras per l’uso di droni sul fronte interno, l’accesso dell’apparato militare industriale britannico ai dati degli Avengers AI Labs ucraini, l’ex ministro della difesa Fedorov (architetto delle guerra automatizzata) arruolato da Crosetto, Leonardo che apre la sua filiale a Kiev, ma soprattutto la dimensione laboratoriale del confitto… ci suggerirebbero di sì. Sulle reti di diplomazia industriale sionista vedi anche: RETI DI CONDIZIONAMENTO SIONISTE DIPLOMAZIA TECNO-MILITARE ISRAELIANA: IL CASO ELBIT
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