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Continua la lotta in difesa degli orti urbani a Livorno
A Livorno esiste un bosco urbano di 6 ettari in centro città. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratorx, cittadinx e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Qui si è dato vita a iniziative sociali, incontri, momenti di dibattito. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero.  In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero, dal 3 al 6 settembre. Nel mentre sono partiti 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero. Arianna, del comitato degli orti urbani di Via Goito, ci spiega meglio la situazione, evidenziando come la manifestazione nazionale sarà importante non solo per prendere parola contro la speculazione edilizia a Livorno, ma in modo più ampio, difendere un modello di giustizia sociale e ambientale. Un modello dove spazi verdi come gli orti oltre ad essere polmoni verdi per le nostre città diventano luogo di auto-organizzazione. Per rimanere aggiornatx: https://www.instagram.com/ortiurbani.livorno/
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Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio
Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere. La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump, ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di partecipazione molto significativa. Molte sono state anche le iniziative di solidarietà in tutto il mondo da parte della diaspora e in Albania, da Tirana ad altri centri più periferici, la protesta continua con regolarità dandosi appuntamento ogni giorno alle 18 per presidi, manifestazioni da migliaia di persone, blocchi e occupazioni di infrastrutture come strade e aeroporti. E’ molto interessante guardare alla composizione della mobilitazione perché è trasversale e popolare, tende a oltrepassare le forme delle organizzazioni classiche, non si riconosce in un partito ma sta assumendo forme di protesta sempre maggiormente radicali senza perdere il suo aspetto di massa. In questo senso l’intervista con Elon, compagno di Immigrital, è molto interessante perché approfondisce questi aspetti portando alla memoria alcune similitudini con il movimento di massa per la Palestina avvenuto in Italia a settembre e ottobre scorsi.
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Le deroghe alle normative ambientali per favorire il riarmo europeo
Con la consigliera scientifica dell’Osservatorio Permanente Armi Leggere e ricercatrice IRES toscana Chiara Bonaiuti abbiamo parlato delle deroghe alle normative ambientali previste dal Libro Bianco sul riarmo europeo “Defence Readiness Omnibus”. La deregolamentazione consentirà procedure accelerate e semplificate per le aziende che producono armamenti in tutta Europa. Riprendiamo anche il comunicato della Rete Pace e Disarmo che riporta la lettera sottoscritta da oltre 25 associazioni europee che chiede di fermare il pacchetto di direttive contenuto nel Libro Bianco che permette licenze semplificate per lo scambio di armamenti: “Il cuore della proposta sta nel rendere le Licenze di Trasferimento Generali (GTL) la prassi standard in molti casi di vendita di armamenti. Le GTL consentono trasferimenti ripetuti di beni militari senza autorizzazione caso per caso, per diversi anni consecutivi, facendo perdere agli Stati Membri la visibilità sulla destinazione finale delle armi; ciò avverrebbe in particolare per quanto riguarda i progetti di difesa finanziati dall’UE e le tecnologie emergenti come i droni e i sistemi d’arma autonomi.” Ascolta qui il contributo audio:
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