Estratto dalla puntata del 13 aprile 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
Partendo dalla presentazione di una giornata di iniziative a Campobasso
(articolata tra il tribunale e l’università), grazie al contributo di una
compagna dell’Assemblea Sabotiamo la Guerra torniamo a parlare di Ahmad Salem,
prigioniero palestinese accusato di “terrorismo della parola” e detenuto nel
carcere di Rossano Calabro.
Mentre proseguono le udienze del processo contro Ahmad, ripercorrendo la sua
storia dai campi profughi in Libano alle discriminazioni anti-palestinesi in
Germania, fino al suo arresto a Campobasso, cerchiamo di affrontare
l’arbitrarietà degli strumenti di cancellazione delle voci anti-sioniste: dal
fatto che video di azioni della resistenza palestinese (diffusi da tantissimi
media mainstream e canali di informazione) diventino “auto-addestramento”,
mentre – ad esempio – il possesso di filmanti che ritraggono le violenze dei
coloni in Cisgiordania non costituisce un reato, fino alla trasformazione dei
quadri normativi che intendono equiparare anti-sionismo e anti-semitismo.
In fine un commento sulle anomalie che emergono dall’inchiesta di Genova
(pilotata dai servizi israeliani) contro Mohammad Hannoun e le associazioni
accusate di “raccogliere fondi per Hamas”.
/ / / Aggiornamento dal tribunale di guerra di Campobasso – Nonostante la
richiesta del PM fosse di 3 anni e 6 mesi, il giudice ha condannato Ahmad a 4
anni:
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Estratti dalla puntata del 24 novembre 2025 di Bello Come Una Prigione Che
Brucia
RAPPRESAGLIA REPRESSIVA CONTRO LE MOBILITAZIONI DI PIAZZA
Dopo la perturbazione delle relazioni di forza rappresentata dalle
manifestazioni oceaniche per la Palestina tra settembre e ottobre 2025, gli
apparati securitari dello Stato (procure, questure, DDA, ecc.) ricorrono alla
rappresaglia.
Con una certa sincronia si dispiegano operazioni repressive tra Catania,
Cagliari e Brescia, tese a colpire chi si è mobilitato negli ultimi mesi contro
il DDL Sicurezza, il Genocidio di Gaza, la militarizzazione e l’industria
bellica. A queste si aggiunge l’accanimento, tanto su un piano muscolare quanto
sanzionatorio, contro le realtà studentesche conflittuali a Torino.
AHMAD SALEM E L’ELASTICITÀ DEL “TERRORISMO DELLA PAROLA”
Grazie al contributo di una compagna cerchiamo di approfondire la storia di
Ahmad Salem: giovane palestinese colpito dalla repressione in Italia.
Appelli alla mobilitazione contro il Genocidio diventano istigazione, filmati
pubblici di azioni della resistenza palestinese si configurano come
“auto-addestramento”.
Se per il caso di Anan, Ali e Mansour risulta evidente il controllo israeliano
sull’apparato inquisitorio italiano, nella vicenda di Ahmad si delineano in
particolar modo la volontà comprimere l’agibilità politica di pezzi di
popolazione, di stabilire la loro vulnerabilità di fronte a categorie repressive
come quella del “terrorismo”, di sperimentare l’elasticità delle norme contenute
nell’ultimo Pacchetto Sicurezza (ex DDL 1660) a questo scopo.
/ / A questo proposito segnaliamo l’arresto e l’attivazione delle procedure per
la deportazione dell’imam di Torino Mohamed Shahin
AGGIORNAMENTI DA PRISONERS FOR PALESTINE
Silenzio stampa, censura impermeabile dei media di regime.
La meschinità delle guardie per cercare di rompere lo sciopero.
Mentre prigioniere e prigionieri di Palestine Action entrano nella quarta
settimana di sciopero della fame ricevono la solidarietà di chi è stato
rinchiuso nelle carceri israeliane.
/ / Nel frattempo apprendiamo che le condizioni di salute di Kamran Ahmed si
sono deteriorate ed è stato ricoverato in ospedale il 25 novembre 2025