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La repressione del movimento contro il genocidio a Gaza
Mentre la repressione contro il movimento che si oppone al genocidio a Gaza cresce in tutta Europa in Italia i casi giudiziari in cui la magistratura fa da passacarte per l’IDF si moltiplicano. Da una parte i progetti legislativi che puntano a criminalizzare ogni critica verso lo stato di Israele trasformandola in una manifestazione di antisemitismo ,leggi sostenute dai sionisti di tutto l’arco costituzionale, dall’altro operazioni giudiziarie come quella di Genova contro Hannoun o il processo in corso contro Anan ,Mansour e Ali’ in cui le cosidette prove prodotte dai servizi israeliani sono utilizzate per criminalizzare il sostegno alla resistenza palestinese. A sostegno di questo disegno repressivo si dispiega la campagna mediatica per discreditare le manifestazioni per il popolo palestinese nel tentativo di delegittimare il movimento popolare che si è espresso con forza contro il genocidio. Ne parliamo con Bassam Saleh militante palestinese.
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16/01. Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
Venerdì 16 gennaio ore 21 corso Palermo 46 Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse. Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale. Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta. Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario. Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo. Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci pone tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.
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Riconoscere il colonialismo@1
La seconda di una serie di puntate di Harraga – trasmissione in onda su Radio Blackout ogni venerdì alle 15 – in cui proviamo a tracciare un fil rouge che dalla Palestina riporti alle logiche e alle dinamiche coloniali occidentali nei nostri contesti, che sfruttano e opprimono le persone razzializzate, tanto in Palestina quanto in Italia. L’obiettivo non sta tanto nel definire somiglianze e divergenze nelle forme di repressione ed oppressione, al di qua e al di là del Mediterraneo, ma individuare piuttosto terreni comuni capaci di tenere insieme le lotte: non solo nella teoria politica, ma anche e soprattutto nella materialità in cui si manifestano. Nel riconoscere la colonia nei nostri contesti, il tema di questa seconda puntata parte dall’approfondimento della storia e delle forme che assumono i campi di lavoro dei distretti agroindustriali in Italia, grazie alla diretta con una compagna della rete Campagne in Lotta. Il sistema-campo qui prende la forma di un arcipelago di forme abitative formali e informali, create per contenere la forza lavoro e la sua mobilità in chiave estrattiva. Un modello che si è andato formando dalla fine degli anni 80, con l’incremento significativo di immigrazione e di richiesta di manodopera nei distretti agroindustriali, ma la cui storia e genealogia è molto precedente ed è andata di pari passi passo con quella coloniale e di formazione di un’economia capitalista ed estrattivista, in particolare del Sud. I campi sono le struttura che l’istituzione crea a scopo contenitivo e di controllo, che si possono presentare come un campo “umanitario”, ad esempio un centro d’accoglienza. Ghetto è la definizione che chi lo abita gli dà, uno spazio fatto anche di forme di organizzazione, socialità e solidarietà che vanno molto ad là del controllo istituzionale. Nell’andare a fondo dell’argomento non si può che affrontare una delle manifestazioni più evidenti della colonia: i processi di frammentazione o campizzazione dei territori. Analisi che si collega al concetto di “arcipelago Palestina”, un processo di frammentazione dei territori palestinesi iniziato da Israele nel 1948 e che oggi si manifesta in primis nella divisione territoriale (territori del ’48, Cisgiordania, Gaza, campi profughi e diaspora), funzionale al controllo della mobilità, al contenimento e alla carcerazione della popolazione palestinese, così come all’appropriazione di nuovi territori, ma il cui tentativo (spesso fallito) risiede anche nella frammentazione del tessuto sociale palestinese, anche attraverso la moltiplicazione di status giuridici. Una pratica che alle nostre latitudini richiama i vari livelli di cittadinanza, tra chi ha o meno un permesso di soggiorno, e di quale tipo. La componente umanitaria, delegata alla gestione/oppressione delle persone in questi territori, rappresenta un tassello chiave dell’impianto razzista statale: dal ruolo di vari attori del terzo settore nella pacificazione ai fini della capitalizzazione sulla pelle delle persone immigrate nei campi di lavoro come nei lager di stato – alle ONG che operano nei ghetti dell’agroindustria o in Palestina, che creano una completa dipendenza da “aiuti umanitari”, portando ad uno svilimento delle istanze di lotta di chi questi territori li abita. Tracciare la genealogia di alcuni campi di lavoro del Sud Italia ci permette anche di delineare alcune retoriche fondamentali del colonialismo, attuate sia qui, nei confronti del Sud Italia, sia in Palestina: la conquista delle terre giustificata dall’idea di averle rese produttive e fertili, assieme al trasferimento forzato di ampie masse di popolazione locale, trasformandole in nomadi, fornendo così un’ulteriore legittimazione all’occupazione dei territori. Ricostruire una genealogia del sistema campo in Italia ci aiuta a puntualizzare quanto il concetto di colonia non sia delegabile esclusivamente a territori al di fuori dei confini nazionali ma si manifesti anche qui, tanto nelle sue forme oppressive quanto in quelle di lotta e resilienza. Per ascoltare il primo episodio della serie: “La detenzione amministrativa come manifestazione della colonia, in Palestina e nei CPR”  
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Kaouther Ben Hania, La voce di Hind Rajab #01
Era il 2 ottobre e le strade di Torino, come oggi 20 dicembre, erano percorse da compagni incazzati che preparavano le Ogr all’accoglienza di guerrafondai, che vi si erano dati appuntamento. Iniziava tra questi prodromi una nuova trasmissione che occupa pochi minuti del palinsesto del giovedì di Blackout per mettere al centro un testo filmico, senza scrupoli di spoiler, perché l’intento è anche di dare rilievo al linguaggio filmico, ai molti livelli di lettura e a quali secondo noi sono gli aspetti che sottendono all’operazione degli autori, per cui è meglio che lo spettatore fruisca il film senza la distrazione di seguirne la trama, cosa che gli è più facile se conosce già per sommi capi gli snodi essenziali. E la scelta per iniziare questa cooperazione tra Ristoradio e Bastioni di Orione non poteva che cadere su questo film che proprio della ferocia di Idf evidenzia l’empietà, usando con maestria il fuoricampo che s’impone sulle espressioni attonite e disperate dei bravissimi attori che ripropongono gesti, movimenti e soprattutto voci di una delle tante orride trappole ordite dai sionisti nel genocidio di Gaza, seguite dalle stanze della mezzaluna rossa di Ramallah che gestisce gli interventi concordati con l’entità sioinista, rendendo il film un raffinato kammerspiel, fino alla rivelazione ipercolorata della macchina che è stata sudario della piccola voce di Hind Rajab.
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[2025-12-18] E' tempo di Rivolta! Presentazione del nuovo numero di Doppio Filo con banchette e documentario @ Kontiki
E' TEMPO DI RIVOLTA! PRESENTAZIONE DEL NUOVO NUMERO DI DOPPIO FILO CON BANCHETTE E DOCUMENTARIO Kontiki - Via Cigliano, 7 - Torino (giovedì, 18 dicembre 18:30) È tempo di Rivolta: il 18 dicembre al Kontiki! Non fartelo raccontare! h18.30 Via Cigliano 7B banchette di artigian3 ed editor3 🗣 esposizione dell’inchiesta del coordinamento Colpo su SMAT 🔥 presentazione del nuovo numero di LaRivolta h21 🇵🇸 proiezione documentario su Palestine Action “To kill a war machine” ➡ per più informazioni sui banchetti scrivete a rivista.larivolta@gmail.com oppure in dm
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[2025-12-19] Cena contro-natalizia della palestra popolare Dante di Nanni @ Csoa Gabrio
CENA CONTRO-NATALIZIA DELLA PALESTRA POPOLARE DANTE DI NANNI Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (venerdì, 19 dicembre 18:30) La vostra amata DDN è lieta di presentarvi la consueta cena contronatalizia proPal, edizione 2025, l'evento in cui potete sostenere la lotta ingozzandovi di leccornie palestinesi! Vi aspettiamo al CSOA Gabrio il 19/12 con il seguente programma: Apertura 18:30 Proiezione de "Fa' la mossa giusta - Storie di ordinaria resistenza" 19:30 Collegamento con Majdi (responsabile Shatila Youth Center) 20:00 Cena palestinese 21:00 Il costo della serata è di 10 euri e l'intero ricavato servirà a sostenere il "Shatila Youth Center" centro sportivo del campo profughi di Shatila -sud di Beirut- con cui da anni intessiamo rapporti di solidarietà e amicizia. Accorrete numeros3 prenotandovi al 3277848631 per la cena!
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[2025-12-18] CPR: COLONIALISMO E REPRESSIONE - La detenzione amministrativa dalla Palestina all'Italia @ Csoa Gabrio
CPR: COLONIALISMO E REPRESSIONE - LA DETENZIONE AMMINISTRATIVA DALLA PALESTINA ALL'ITALIA Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (giovedì, 18 dicembre 19:30) Giovedì 18 dicembre alle ore 19.30 vi invitiamo a partecipare a un incontro di autoformazione collettiva presso il CSOA Gabrio di Torino Come Psicologia per la Palestina riconosciamo l’importanza di momenti di incontro, riflessione e confronto per costruire insieme immaginari alternativi di vita e di esistenze. Per questo vi invitiamo a queste letture aperte, per incontrarci e costruire collettivamente pensieri alternativi a quelli che ci vengono proposti negli spazi istituzionali. La tematica per questo incontro sarà: CPR e REPRESSIONE: la detenzione amministrativa dalla Palestina occupata all'Italia Se ti va, porta un contributo per la lettura! L'autoformazione è aperta a tutt*. Vi aspettiamo 🫂❤️‍🔥
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Israele e l’industria musicale: dalla propaganda al boicottaggio.
Puntata del 5 dicembre 2025 del Ponte Radio, in diretta dagli studi di Radio Blackout a Torino. Le due ore di trasmissione hanno affrontato da diversi punti di vista i rapporti tra l’industria musicale e gli interessi israeliani. A partire dal colonialismo culturale e finanziario, con il caso dell’India e dei festival Goa organizzati per l’intrattenimento dell’IDF, si è poi parlato dei grandi fondi di investimento legati al sionismo, il programma di propaganda Brand Israel e il coinvolgimento nei festival musicali mainstream. A partire dalle dinamiche economiche e politiche, si sono riprese le riflessioni sulle proposte di boicottaggio culturale e di disinvestimento, le linee guida PACBI e le attività di supporto per chi decide di prendere posizione di fronte alla complicità con il genocidio. Infine, due approfondimenti sulle posizioni singolari ma di aspirazione collettiva di due artistx: il caso del produttore inglese Muslimgauze, attivo fino alla fine degli anni Novanta con una sterminata discografia e produzione iconografica dedicata alla causa palestinese; e la traduzione dell’articolo “DIY desires” in cui l’artista e ricercatrice certain lives riflette su come sottrarsi della macchina culturale istituzionale negli Stati Uniti e sul significato di un posizionamento radicale all’interno dell’arte contemporanea. Di seguito i link menzionati nel corso della trasmissione: * https://www.vashtimedia.com/india-israel-normalisation/ * https://homegrown.co.in/homegrown-voices/tracking-down-flipped-out-israelis-in-india * https://bdsmovement.net/pacbi/cultural-boycott-guidelines * https://www.youtube.com/watch?v=FjZVM7IcefA * https://napolimonitor.it/ballare-sul-genocidio-musica-boicottaggio-e-grandi-festival-internazionali/ * https://newyorkwarcrimes.com/ * https://docs.google.com/spreadsheets/d/143N-sSY9NrdYY_QbwNPUY3N6_kD71cfm0XeYJGAyXeI/edit?gid=0#gid=0 * https://certainlives.github.io/blog/2024-02-05-DIY-Desires-and-Institutional-Needs-pt2.html * https://www.discogs.com/artist/484-Muslimgauze * https://mapledeathrecords.bandcamp.com/album/bologna-for-palestine
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