L’11 e 12 aprile a Cosenza si terrà un’assemblea nazionale per mettere al centro
la critica al modello di sviluppo e organizzare i percorsi di lotta presenti nei
territori del Sud. L’appuntamento nasce dall’idea che non esista un unico Sud,
ma una pluralità di territori attraversati da problemi strutturali:
spopolamento, precarietà, devastazione ambientale e smantellamento dei servizi
essenziali.
Al centro del confronto c’è il rifiuto della narrazione del “sottosviluppo”,
vista come una lente coloniale che nasconde un modello estrattivo costruito
altrove e imposto ai territori. Dalle grandi opere alle piattaforme logistiche,
fino alla riconversione bellica, il Sud viene sempre più trasformato in spazio
di sfruttamento, corridoio energetico e infrastruttura funzionale agli interessi
del Capitale.
L’assemblea vuole quindi essere un momento di coordinamento contro
l’estrattivismo, la precarietà e la guerra, ma anche per rivendicare diritti
concreti e risposte alle condizioni materiali degli e delle abitanti dei Sud,
dalla sanità alle infrastrutture, alla possibilità di restare e vivere nei
propri territori.
Ne abbiamo parlato con Simone, de La Base di Cosenza.
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Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale a Messina
contro il progetto di costruzione del ponte ,oramai diventato un dispotivo
politico finanziario per estrarre valore dai territori marginalizzati.
S’impongono progetti eterodiretti ai territori con promesse fallaci di posti di
lavoro e sviluppo mentre le condizioni reali di emarginazione e mancanza di
infrastrutture non vengono intaccate.
Questo faraonico progetto che ha già dilapidato milioni di euro senza aver mosso
una zolla di terra rappresenta una manna per le consorterie mafiose che
controllano il territorio in combutta con i cacicchi locali e una grande
occasione di profitti per aziende come Webuild.
Tra i temi evidenziati dal movimento popolare è il ruolo che WeBuild (capofila
nella progettazione e costruzione del Ponte) ha nella speculazione sulla
Striscia di Gaza: è una delle multinazionali in pole position per mattere mani
sugli affari edilizi nei territori palestinesi, occupati illegalemente da
Israele.
Ne parliamo con Federico Alagna del comitato no ponte di Messina.