Tag - blocco navale

Nuovo DL Immigrazione: CPR, espulsioni e stretta sui documenti@1
Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati, che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come nemico interno, sviluppata su due piani paralleli. Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21 anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della domanda stessa. Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre. Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli. Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale, come nel caso dei CPR in Albania. Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa nuova normativa.
L'informazione di Blackout
asgi
Blackout Inside
cpr
blocco navale
Blocco navale. Un sudario su profughi e migranti
Il governo ha varato un disegno di legge che segna un ulteriore passo nella persecuzione dei migranti. Viene istituito il “blocco navale”, che prevede che “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno”. L’interdizione – diretta alle ong pur senza nominarle, visto che non è applicabile ai barconi – potrà essere disposta in quattro casi: rischio terrorismo, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie, eventi internazionali che richiedano misure di sicurezza. I blocchi sono declinati in base a circostanze tanto vaghe ed estese da consentire all’esecutivo ampi margini di arbitrio. Il blocco è decretato per 30 giorni, rinnovabili sei volte. Ma nulla esclude, visto che il testo non lo dice, che poi possa essere disposto ancora, a catena, cambiando le motivazioni. Va da se che la norma è incompatibile con il divieto di respingimento collettivo, peraltro già ampiamente aggirato dalla normativa attuale. Di certo non basta a chiarirlo il fatto che l’interdizione sia legata alla possibilità di trasportare i migranti «in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza» con i quali l’Italia ha accordi che ne prevedono assistenza, accoglienza trattenimento. Si alza un muro davanti alle navi delle ONG che effettuano operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Ne abbiamo parlato con Riccardo Gatti di Medici senza Frontiere Ascolta la diretta:
L'informazione di Blackout
Mediterraneo
altavisibilita
ong
blocco navale