Dal Texas un precedente pericoloso: la protesta contro l’ICE trasformata in
terrorismo interno mentre l’amministrazione Trump tenta di ridefinire
l’antifascismo come minaccia nazionale Negli Stati Uniti si apre un passaggio …
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L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che definisce “antifa” una
organizzazione terroristica domestica riaccende un nodo giuridico e politico già
emerso durante il suo primo mandato: negli Stati Uniti non esiste infatti un
quadro legale che consenta di designare gruppi interni come terroristi, a
differenza di quanto avviene per organizzazioni straniere. Esperti di politica
interna sottolineano come “antifa” non sia un’organizzazione strutturata, ma una
galassia fluida e decentralizzata di attivisti, priva di gerarchie, iscritti o
leadership, rendendo la definizione stessa difficilmente applicabile sul piano
legale.
In questo contesto si inserisce anche un passaggio decisivo: in Texas, un gruppo
di manifestanti è stato riconosciuto colpevole di aver fornito supporto al
terrorismo e di altri reati, in un caso molto seguito in cui l’accusa ha
sostenuto che attivisti anti-ICE facessero parte di una cellula “antifa”.
Il processo, legato a una protesta del 4 luglio al Prairieland detention center
nei pressi di Fort Worth, rappresenta la prima volta in cui il governo
statunitense porta in tribunale l’idea di “antifa” come organizzazione
terroristica. Un precedente che molti osservatori considerano un banco di prova
cruciale per il Primo Emendamento e per l’uso estensivo delle leggi
antiterrorismo contro il dissenso politico.
Ne parliamo con la giornalista Giovanna Branca, che scrive per il Manifesto ed è
coautrice del podcast Sindrome Americana.