di Edoardo Todaro* Nel nuovo romanzo di Valerio Varesi, l’eccidio di Reggio
Emilia del 7 luglio 1960 riapre una pagina decisiva della storia italiana: la
continuità degli apparati dello Stato, …
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CORTEO CONTRO LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO
Alba (CN) - zona h - Piazzale Beausoleil
(venerdì, 9 ottobre 16:30)
OTTOBRE SARÀ UN MESE DI LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO
Nonostante gli anni di mobilitazioni dal basso e d’attenzione mediatica
nazionale e internazionale, la situazione dello sfruttamento nelle Langhe e
nell’albese non è cambiata. Anzi è peggiorata: sia dal punto di vista abitativo
(più di 50 persone costrette all’addiaccio), sia dal punto di vista
contrattuale.
Facciamo chiarezza: il problema è il sistema economico, non si tratta di
un’emergenza temporanea.
Dopo quattro anni di mobilitazioni continuiamo a ribadire che chi detiene il
potere sceglie di rimanere cieco di fronte all’ovvietà.
Le soluzioni esistono, ma sono scomode per chi vuole arricchirsi attraverso lo
sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici.
1. Occorrono soluzioni abitative pubbliche dedicate ai lavoratori, specialmente
per i lavoratori immigrati. Non bastano dormitori, dove non è garantita la
dignità. Inoltre il ricongiungimento familiare è possibile solo con la
regolarità d’affitto e i documenti di residenza in ordine.
2. Le assunzioni devono avvenire in maniera diretta. Ove circolano i grandi
flussi di denaro, fioriscono pratiche e atteggiamenti mafiosi. Eliminare le
false cooperative, significa eliminare l’intermediario che specula sull’operaio.
3. I veri responsabili vanno nominati: non soltanto le false cooperative, ma
anche il comparto delle aziende agroalimentari, che da Foggia e Rosarno fino al
Piemonte alimenta il circolo del lavoro povero, e che fa leva sulle fragilità
dei soggetti più precari, per ricattarli con paghe misere e contratti fasulli o
inesistenti.
Una delle aggravanti è il fatto che gran parte del vino delle Langhe è un
prodotto di lusso, non un prodotto della grande distribuzione. Alla luce di ciò,
sono ancor più imperdonabili le condizioni al limite dello schiavismo subite da
persone di cui portiamo il racconto.
Tutto questo va contestualizzato: Alba è la città che ospita alcune tra le più
grandi e ricche aziende/società d’Italia. La fiera del tartufo di ottobre e
vinum in primavera sono due eventi che raccolgono capitali e attenzioni enormi.
La contraddizione che ne deriva è sotto gli occhi di tutt*; non resta che
affrontarla e noi abbiamo tutti i motivi per farlo.
Ci vediamo il 9 ottobre ad Alba per il corteo dei collettivi.
Lo scorso 29 settembre sono arrivate sia la sentenza d’appello ungheresi per
Maja e Gabriele che la decisione della corte francese riguardo all’estradizione
di Gino. I processi riguardano le azioni antifasciste di Budapest del 2023,
organizzate contro la Giornata dell’Onore. Dall’inizio questa vicenda
giudiziaria è la vendetta di uno Stato che sostiene politicamente i neonazisti e
perseguita chi si è opposto alla loro sfilata. Maja, consegnata all’Ungheria
dalla Germania con un’estradizione lampo, è stata condannata in via definitiva a
7 anni. Gabriele, in contumacia, a 6. Nel caso di Gino, la Francia ha dato
parere positivo alla sua estradizione alla Germania (dove è ricercato per i
fatti di Budapest) accettando l’eventualità di una sua successiva estradizione
in Ungheria. In Germania, dove da anni una campagna repressiva punta a
disarticolare le componenti più determinate del movimento, i compagni e le
compagne arrestati/e attendono ora i loro processi.
Le sentenze dimostrano invece quanto sia estesa, in Europa, la decisione di
restringere spazi di manovra e di legittimità all’antifascismo militante. Il
mandato d’arresto europeo e la cooperazione tra le polizie del continente si
confermano una macchina efficiente per inseguire chi si oppone ai fascisti oltre
ogni confine, mentre la galassia neonazista continua a sfilare indisturbata.
Ne abbiamo parlato con Lukas B., avvocato di unx compagnx attualmente a processo
in Germania per i fatti di Budapest. L’intervista è bi-lingue (tedesco con
traduzione a seguire).
di Mario Di Vito* Incontro «tra polizie» in Germania. L’Italia resta prudente.
Dopo il meeting voluto da Rubio a Washington, in autunno ci sarà un workshop
tecnico. Data e luogo …
Un ventenne è stato accerchiato e colpito alla testa con una bottiglia dopo aver
rimosso manifesti dell’organizzazione studentesca di CasaPound. Operato per una
frattura cranica. Mentre l’antifascismo viene criminalizzato, la …
Sette anni a Maja T., la Francia consegna Gino alla Germania. Il “Budapest
Complex” attraversa ormai tribunali e frontiere europee mentre l’estrema destra
cresce e si organizza. La risposta non …
Oggi mercoledì 30 settembre si attende per le ore 14:00 il verdetto per il
processo ai danni di Rexhino “Gino” Abazaj presso la Corte di Cassazione di
Parigi circa l’estradizione verso la Germania.
Sono ormai tre anni che continuano le battaglie legali e le mobilitazioni in
solidarietà per sottrarre un compagno antifascista alla repressione giudiziaria.
La prima domanda di estradizione risale infatti al 2023. A quell’epoca Abazaj
viveva in Finlandia dove le corti locali avevano accettato di estradarlo. Giunto
in Francia, è stato arrestato dai servizi nel 2024 e detenuto per quattro mesi
nella prigione di Fresnes.
Successivamente la sentenza della Corte d’Appello di Parigi del 9 aprile 2025
aveva proceduto alla non estradizione verso l’Ungheria per Gino, ritenendo che
non vi fossero garanzie sufficienti per un processo equo in quel paese,
constatando la possibilità di potenziali violazioni della Convenzione Europea
dei Diritti dell’Uomo da parte dell’Ungheria. Solo 19 giorni dopo la Germania ha
emesso il proprio mandato d’arresto europeo. Qualora la giustizia francese
consegnasse Abazaj alla Germania, quest’ultima potrebbe rinviarlo in Ungheria,
dove è tutt’ora ricercato, malgrado il divieto imposto dalla sentenza della
Corte parigina pronunciata più di un anno fa.
Intorno alle ore 10 sono arrivate invece le pronunce dei ricorsi in Corte
d’Appello sulle sentenze del febbraio 2026, riguardanti sempre la partecipazione
alle contestazioni antifasciste alla Giornata dell’Onore a Budapest. Per quanto
la richiesta della difesa fosse il rilascio, il responso è stato la riduzione di
un anno per entrambe le condanne: 7 anni a Maja T. e 6 per Gabriele. Anna si è
vista sospendere la pena di due anni e mezzo di carcere.
Si segnalano numerosi blocchi e perquisizioni ai danni dei pullman di solidali
diretti verso Budapest.
Per rimanere aggiornati segnaliamo il canale in tedesco Aktuell e la
mobilitazione radiofonica in francese curata dal Comité Solidarité Budapest via
Radio Alhara dalle 10:30 alle 23:30 di oggi.
Ne parliamo con una compagna del Comité Solidarité Budapest:
Sentenza d’appello per Maja T. in Ungheria e decisione sull’estradizione di Gino
in Francia. Intanto la polizia tedesca ferma un autobus della solidarietà
diretto a Budapest. Il “Budapest Complex” è …
Appello congiunto di autori e autrici, artisti e artiste, scienziati e
scienziate, e personalità politiche di Francia, Italia, Germania, Stati Uniti e
altri paesi Quasi novant’anni fa, emigrati, lavoratori e …
“Fogli di via” fino a quattro anni per gli antifascisti che il 20 luglio
contestarono il presidio per la “remigrazione” promosso da Prima i Trevigiani.
Dopo le misure della Questura, …