Dal 13 al 17 giugno la coalizione NoG7 chiama alla mobilitazione internazionale
contro il summit di Évian. La Svizzera prepara controlli alle frontiere,
esercito e dispositivi eccezionali: ma a Ginevra …
Tag - antimilitarismo
MOVIMENTO 77’: MOSTRA, RACCONTI E MUSICA
Radio Alice Chieri - Via Avezzana 24, Chieri
(venerdì, 15 maggio 17:30)
MOVIMENTO ’77: mostra, racconti e musica
Un pomeriggio e una serata per attraversare uno dei momenti più intensi della
storia contemporanea: immagini, parole e suoni del Movimento ’77.
📸 Dalle 17:30
Mostra fotografica con 30 scatti di Uliano Lucas tra Bologna, Milano e Roma +
apericena condivisa
🎤 Dalle 20:00
Introduzione a cura di Radio Alice
Talk con Alberto Pantaloni ed Elio Limberti
🎶 A seguire: musiche e canzoni di lotta dell’epoca
📌 Venerd’ 15/05, H 17:30
📍 Via Avezzana 24, Chieri
Un’occasione per ricordare, confrontarsi e rivivere un pezzo di storia ancora
attuale.
Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l’8 settembre
2025 in relazione a un’azione presso la Elbit Systems di Ulm, in Germania.
L’obiettivo dell’azione era quello di interrompere il flusso di armi verso
Israele. La Elbit Systems fornisce l’86% delle armi e della tecnologia di
sorveglianza dell’esercito israeliano, utilizzate negli attacchi che hanno
ucciso bambin* e adult* civili palestinesi.
Il processo a THE ULM 5 inizia oggi, 27 aprile, a Stoccarda.
Dal momento del loro arresto, Daniel, Zo, Crow, Vi e Leandra sono detenuti in
custodia cautelare in cinque diverse prigioni nel sud-ovest Germania nonostante,
durante la loro azione, nessun* sia rimast* feritoe nessun dei cinque abbia
precedenti penali.
Oltre a violazione di domicilio e danneggiamento di proprietà, l* cinque amic*
sono stat* accusat* ai sensi del famigerato articolo 129 del codice penale
tedesco: appartenenza a un’organizzazione
criminale, che prevede una pena detentiva fino a cinque anni.
L’articolo 129 – che non richiede il rispetto di criteri chiaramente definiti e
che ha una lunga storia di utilizzo come strumento di repressione politica – è
sufficiente a giustificare la detenzione preventiva fino a sei mesi. Il
tribunale ha ormai superato tale termine, violando le norme di legge, e la
richiesta di libertà su cauzione per ciascun* dei cinque continua a essere
negata.
Ma la situazione è ancor peggiore: nella più recente decisione di negare la
scarcerazione in attesa di giudizio, la Corte d’Appello Regionale
(Oberlandesgericht), speculando sulla natura dell’azione,
ha affermato che sarà improbabile che l* cinque ricevano una condanna al minimo
previsto e che, in ogni caso, verrebbe sospesa. Questa ipotesi, prima ancora
dell’inizio del processo e senza aver ascoltato alcuna prova da parte della
difesa, solleva seri interrogativi sul ‘giusto processo’.
Lo Stato tedesco sta trattando l* 5 di Ulm come se rappresentassero una minaccia
per la società, quando tutto quello che hanno fatto è stato provare fermare un
genocidio. Le tipiche condizioni di detenzione preventiva in Germania, unite
alle disposizioni dell’articolo 129, implicano che l* cinque siano sottoposti a
un trattamento particolarmente severo, con condizioni e restrizioni che
includono l’isolamento, visite limitate e sorvegliate e il controllo delle
telefonate e della corrispondenza.
Per qualsiasi richiesta, comprese dichiarazioni da parte di avvocat* o
familiari, scrivere a ulm5family@proton.me. Per informazioni, rimanete
aggiornat* su https://ulm5.info/en/ e sulla pagina instagram
https://www.instagram.com/theulm5/.
Ascolta o scarica l’approfondimento con un compagno del Comitato di solidarietà.
https://www.instagram.com/theulm5
di Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e
Brianza Quando l’educazione cede il passo alla divisa: scuole trasformate in
vetrine della militarizzazione e propaganda rivolta …
Portuali, sindacalisti e attivisti avevano tentato di bloccare il transito di
una nave diretta a Camp Derby. La celere interviene contro una protesta
nonviolenta che denunciava il ruolo dei porti …
L'ECONOMIA DI GUERRA A TORINO: DALLE AZIENDE ALL'UNIVERSITÀ
Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(giovedì, 16 aprile 18:00)
Verso il 25 aprile contro guerra e fascismo.
Se è vero che rispetto a 81 anni fa le nostre città non sono più teatro di
guerra, o meglio fortunatamente non cadono più le bombe, è altresì vero che il
sistema della guerra, di chi la arma e la produce è ben radicato sui nostri
territori e sempre più in espansione.
Nel contesto geopolitico contemporaneo conflitti, guerre e genocidi ci vengono
raccontati come strumenti inevitabili, effetti indesiderati di un sistema
costruito per risolvere i contenziosi imperialisti lontano dall'Europa e dalle
nostre indifferenti città.
Regna nelle parole dei nostri politicanti un'evidente complicità. Una complicità
mascherata da un'indifferenza generale intorno a temi 'troppo grandi e troppo
lontani' per essere affrontati con chiarezza. Eppure, la verità è che non c'è
nulla di lontano, anzi la macchina internazionale della guerra imperialista
parte anche dalla nostra città: qui la guerra viene progettata, assemblata e
spedita al miglior offerente, tutto questo sotto il vigile sguardo delle
istituzioni, le stesse che millantano incredulità e sconcerto all'inasprimento
dei conflitti.
Torino, più di ogni altra città in Italia, si sta riconvertendo all'industria
bellica, mettendo a disposizione immense zone ormai in via di
deindustrializzazione, la forza lavoro retaggio del cuore operaio torinese, e il
sapere prodotto dal sistema universitario.
La guerra parte da qui, le radici delle catastrofi disseminate nel mondo sono
molto più vicine di quanto ci venga raccontato.
Per ricostruire queste radici e le loro ramificazioni @stopriarmo presenterà,
per la prima volta a Torino, la mappatura delle infrastrutture belliche, il
@Collettivo Ohm il dossier sulle tesi belliche e sulla ricerca al Politecnico e
@giovanipalestinesi un approfondimento sull'ultimo report sul traffico di armi
dall'Italia ad Israele che coinvolge il mondo della logistica.
E se la guerra parte da qui, toccherà capire come fermarla!
Venerdì 17 aprile
ore 21
alla FAT in corso Palermo 46
Presentazione dell’opuscolo del gruppo Germinal di Trieste
Parteciperanno alcun* autor*
“Si dice giustamente che quando si ha un privilegio sia nostro dovere usarlo;
dovremmo forse sfruttarlo per sostenere altre deportazioni, sofferenze,
profuganze?
Crediamo che il modo migliore per utilizzarlo sia appoggiare, come possiamo,
tutte quelle persone, realtà, organizzazioni, che cercano di abbattere muri e
costruire ponti di solidarietà e resistenza condivisa. Sono poche e sono
fragili, ma ci sono. Ed è nostro dovere di persone privilegiate cercare di
sostenerle e dar loro voce e spazio.
È solo andando oltre i confini e gli stati, adottando forme federaliste
costruite dal basso, in cui ad ognun* sia garantita la libertà piena di vivere
secondo le sue idee e credenze, che potremo rompere la spirale dell’odio e della
guerra.
Non ci appartiene la gara su chi sia il “popolo originario” di quelle terre – e
quindi chi abbia legittimità a viverci: non crediamo possa costituire una base
per costruire un futuro.
Per quanto ci riguarda, anche il concetto di popolo dev’essere sottoposto a
critica radicale, in quanto entità culturale onnicomprensiva e spesso costruita
a tavolino.
Considerare la questione palestinese unicamente in termini di popolo e di
liberazione nazionale crediamo porti molto lontano da una possibile soluzione.
Riteniamo il concetto di “popoli oppressi” insufficiente per comprendere le
dinamiche dello sfruttamento.
La definizione di “popolo” nasconde al suo interno le contraddizioni di classe e
ogni tipo di discriminazione sociale o di genere (in alcuni casi anche religiosa
o etnica). Tutti i movimenti di liberazione nati e cresciuti in nome del
nazionalismo, anche quando hanno raggiunto l’obiettivo della cacciata del regime
coloniale, hanno creato Stati in cui nuovi ricchi sfruttano le classi
lavoratrici, nuovi poteri le opprimono, nuove polizie le controllano.
Una Nazione, un Popolo, una Terra è una triade che, ovunque venga applicata,
porta solo sofferenze e guerra.
In questi mesi abbiamo letto molti comunicati e prese di posizione in cui “la
Palestina” assume una centralità totale e totalizzante: “non c’è futuro senza
Palestina”, “non c’è femminismo senza Palestina”, “la Palestina ci indica la
via”. Sicuramente sono parole evocative, romantiche; fin troppo spesso, a nostro
parere, queste dichiarazioni risultano un concentrato di quello che è molto più
un desiderio di chi le pronuncia, che un tentativo di analisi del reale.
“La Palestina” diventa così un oggetto mitico, una costruzione immaginifica che,
cancellando ogni complessità, si fa specchio dei nostri desideri: un discorso da
noi, su noi, per noi. Siamo sicure che lo sguardo coloniale uscito dalla porta
non stia rientrando pesantemente dalla finestra?”
Questi sono alcuni significativi stralci dell’opuscolo che le compagne e i
compagni del gruppo Germinal di Trieste hanno scritto, dopo lunga riflessione,
non tanto sulla questione palestinese ma sui paradigmi dell’anomalo movimento
che si è sviluppato intorno alla guerra feroce che si è scatenata a Gaza dopo
gli attacchi del 7 ottobre del 2023.
Un’occasione preziosa per contribuire alla costruzione di un sempre più vasto
movimento internazionalista, antimilitarista, antipatriarcale, decoloniale.
Un’urgenza ineludibile di fronte alla guerra mondiale che sta incendiando ampie
aree del pianeta.
Un’occasione per mettere le basi per sconfiggere chi distorce la decolonialità
per far digerire i peggiori regimi autoritari, chi ripropone il campismo ed osa
chiamarlo lotta alla guerra e al militarismo.
CALPESTIAMO TUTTE LE BANDIERE DAL FIUME SINO AL MARE
Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46
(venerdì, 17 aprile 21:00)
VENERDÌ 17 APRILE
ORE 21
ALLA FAT IN CORSO PALERMO 46
PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO DEL GRUPPO GERMINAL DI TRIESTE
PARTECIPERANNO ALCUN AUTOR
“SI DICE GIUSTAMENTE CHE QUANDO SI HA UN PRIVILEGIO SIA NOSTRO DOVERE USARLO;
DOVREMMO FORSE SFRUTTARLO PER SOSTENERE ALTRE DEPORTAZIONI, SOFFERENZE,
PROFUGANZE?
CREDIAMO CHE IL MODO MIGLIORE PER UTILIZZARLO SIA APPOGGIARE, COME POSSIAMO,
TUTTE QUELLE PERSONE, REALTÀ, ORGANIZZAZIONI, CHE CERCANO DI ABBATTERE MURI E
COSTRUIRE PONTI DI SOLIDARIETÀ E RESISTENZA CONDIVISA. SONO POCHE E SONO
FRAGILI, MA CI SONO. ED È NOSTRO DOVERE DI PERSONE PRIVILEGIATE CERCARE DI
SOSTENERLE E DAR LORO VOCE E SPAZIO.
È SOLO ANDANDO OLTRE I CONFINI E GLI STATI, ADOTTANDO FORME FEDERALISTE
COSTRUITE DAL BASSO, IN CUI AD OGNUN* SIA GARANTITA LA LIBERTÀ PIENA DI VIVERE
SECONDO LE SUE IDEE E CREDENZE, CHE POTREMO ROMPERE LA SPIRALE DELL’ODIO E DELLA
GUERRA.
NON CI APPARTIENE LA GARA SU CHI SIA IL “POPOLO ORIGINARIO” DI QUELLE TERRE - E
QUINDI CHI ABBIA LEGITTIMITÀ A VIVERCI: NON CREDIAMO POSSA COSTITUIRE UNA BASE
PER COSTRUIRE UN FUTURO.
PER QUANTO CI RIGUARDA, ANCHE IL CONCETTO DI POPOLO DEV’ESSERE SOTTOPOSTO A
CRITICA RADICALE, IN QUANTO ENTITÀ CULTURALE ONNICOMPRENSIVA E SPESSO COSTRUITA
A TAVOLINO.
CONSIDERARE LA QUESTIONE PALESTINESE UNICAMENTE IN TERMINI DI POPOLO E DI
LIBERAZIONE NAZIONALE CREDIAMO PORTI MOLTO LONTANO DA UNA POSSIBILE SOLUZIONE.
RITENIAMO IL CONCETTO DI “POPOLI OPPRESSI” INSUFFICIENTE PER COMPRENDERE LE
DINAMICHE DELLO SFRUTTAMENTO.
LA DEFINIZIONE DI “POPOLO” NASCONDE AL SUO INTERNO LE CONTRADDIZIONI DI CLASSE E
OGNI TIPO DI DISCRIMINAZIONE SOCIALE O DI GENERE (IN ALCUNI CASI ANCHE RELIGIOSA
O ETNICA). TUTTI I MOVIMENTI DI LIBERAZIONE NATI E CRESCIUTI IN NOME DEL
NAZIONALISMO, ANCHE QUANDO HANNO RAGGIUNTO L’OBIETTIVO DELLA CACCIATA DEL REGIME
COLONIALE, HANNO CREATO STATI IN CUI NUOVI RICCHI SFRUTTANO LE CLASSI
LAVORATRICI, NUOVI POTERI LE OPPRIMONO, NUOVE POLIZIE LE CONTROLLANO.
UNA NAZIONE, UN POPOLO, UNA TERRA È UNA TRIADE CHE, OVUNQUE VENGA APPLICATA,
PORTA SOLO SOFFERENZE E GUERRA.
IN QUESTI MESI ABBIAMO LETTO MOLTI COMUNICATI E PRESE DI POSIZIONE IN CUI “LA
PALESTINA” ASSUME UNA CENTRALITÀ TOTALE E TOTALIZZANTE: “NON C’È FUTURO SENZA
PALESTINA”, “NON C’È FEMMINISMO SENZA PALESTINA”, “LA PALESTINA CI INDICA LA
VIA”. SICURAMENTE SONO PAROLE EVOCATIVE, ROMANTICHE; FIN TROPPO SPESSO, A NOSTRO
PARERE, QUESTE DICHIARAZIONI RISULTANO UN CONCENTRATO DI QUELLO CHE È MOLTO PIÙ
UN DESIDERIO DI CHI LE PRONUNCIA, CHE UN TENTATIVO DI ANALISI DEL REALE.
“LA PALESTINA” DIVENTA COSÌ UN OGGETTO MITICO, UNA COSTRUZIONE IMMAGINIFICA CHE,
CANCELLANDO OGNI COMPLESSITÀ, SI FA SPECCHIO DEI NOSTRI DESIDERI: UN DISCORSO DA
NOI, SU NOI, PER NOI. SIAMO SICURE CHE LO SGUARDO COLONIALE USCITO DALLA PORTA
NON STIA RIENTRANDO PESANTEMENTE DALLA FINESTRA?”
QUESTI SONO ALCUNI SIGNIFICATIVI STRALCI DELL’OPUSCOLO CHE LE COMPAGNE E I
COMPAGNI DEL GRUPPO GERMINAL DI TRIESTE HANNO SCRITTO, DOPO LUNGA RIFLESSIONE,
NON TANTO SULLA QUESTIONE PALESTINESE MA SUI PARADIGMI DELL’ANOMALO MOVIMENTO
CHE SI È SVILUPPATO INTORNO ALLA GUERRA FEROCE CHE SI È SCATENATA A GAZA DOPO
GLI ATTACCHI DEL 7 OTTOBRE DEL 2023.
UN’OCCASIONE PREZIOSA PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN SEMPRE PIÙ VASTO
MOVIMENTO INTERNAZIONALISTA, ANTIMILITARISTA, ANTIPATRIARCALE, DECOLONIALE.
UN’URGENZA INELUDIBILE DI FRONTE ALLA GUERRA MONDIALE CHE STA INCENDIANDO AMPIE
AREE DEL PIANETA.
UN’OCCASIONE PER METTERE LE BASI PER SCONFIGGERE CHI DISTORCE LA DECOLONIALITÀ
PER FAR DIGERIRE I PEGGIORI REGIMI AUTORITARI, CHI RIPROPONE IL CAMPISMO ED OSA
CHIAMARLO LOTTA ALLA GUERRA E AL MILITARISMO.
Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra. Un fiume di soldi pubblici
sono stati destinati all’ammodernamento delle linee per i trasporti militari.
Sabato 28 marzo, nell’ambito della settimana di informazione e lotta lanciata
dall’Assemblea Antimilitarista, a Torino si è tenuto un presidio alla stazione
di Porta Susa.
La polizia in antisommossa si è schierata per impedire l’accesso ai binari.
Lo striscione “No ai treni di guerra” è stato comunque appeso sopra l’ingresso.
All’iniziativa c’è stata una partecipazione ampia e variegata.
Musica, volantinaggio e interventi hanno catalizzato l’attenzione di passanti e
viaggiatori, che si sono fermati a lungo durante i diversi interventi, che hanno
messo in luce come in questi anni il trasporto ferroviario sia diventato sempre
più pericoloso, perché i tagli del personale e l’esternalizzazione dei lavori di
manutenzione espongono chi lavora e chi viaggia a rischi enormi.
Da Viareggio a Brandizzo si allunga l’elenco delle stragi. Non sono incidenti ma
omicidi, i cui responsabili siedono nei consigli di amministrazione delle
ferrovie e sui banchi dei governi.
Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibile
obiettivo di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose.
Grazie al dual use, doppio uso civile e militare, treni pieni di munizioni e
carri armati viaggiano accanto ai treni passeggeri.
I soldi sprecati per la logistica militare potrebbero essere impiegati per
rendere più comodi e sicuri i treni che prendiamo ogni giorno per andare a
lavorare e a studiare.
La terza guerra mondiale è ormai in corso. Le basi militari in territorio
italiano sono snodi fondamentali per la logistica e l’intelligence delle guerre
che, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano stanno incendiando aree
sempre più estese del mondo a noi vicino.
L’industria bellica è in rapida espansione, grazie ai programmi di riarmo che
investono ampie aree del pianeta.
Ogni intervento ha sottolineato l’importanza e l’urgenza dell’informazione e
dell’azione diretta contro la guerra e chi la arma.
Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi
un’opzione tra le altre.
Le basi delle guerre sono a due passi dalle nostre case.
Dipende da noi gettare sabbia e non olio nella macchina militarista.
Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo
complici dell’omicidio di uomini, donne e bambini uccisi da quelle armi.
Un giorno qualcuno a noi caro potrebbe morire se quel treno avesse un incidente.
La giornata si è conclusa con l’impegno a continuare a monitorare i trasporti
militari, la produzione bellica, il cantiere della Città dell’Aerospazio.
La guerra è già qui.
Fermala è possibile.
Oggi ci vorrebbero tutti arruolati.
Noi disertiamo.
Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra.
Assemblea Antimilitarista – Torino
antimilitarista.to@gmail.com
23-29 marzo settimana contro la logistica di guerra ferroviaria
A Torino
Sabato 28 marzo ore 16
presidio antimilitarista
a Porta Susa
Le ferrovie sono uno strumento per fare la guerra. Anche nelle ferrovie, un
fiume di soldi pubblici vengono destinati alla guerra, sottraendoli alla
sicurezza dei trasporti ed ai servizi per studenti e lavorator pendolari.
Il 19 novembre 2025 è stato pubblicato dalla Commissione Europea il pacchetto
sulla mobilità militare dell’Unione, poi approvato dal Parlamento europeo a
larga maggioranza il 17 dicembre successivo.
Un passo ulteriore verso una “Schengen militare”.
Questa misura, insieme alla tabella di marcia per la trasformazione
dell’industria della difesa dell’UE sono settori prioritari nel Libro bianco e
nella Defence Readiness Roadmap 2030.
Il pacchetto ha come scopo la preparazione delle infrastrutture a dual use entro
il 2027; per questo prevede 17,65 miliardi di euro proposti nell’ambito del
prossimo bilancio dell’Europa (2028-2034) per la mobilità militare; circa 500
progetti hotspot e investimenti mirati per eliminare i punti di strozzatura
lungo i corridoi prioritari e infine strumenti per identificare, potenziare e
proteggere le infrastrutture strategiche.
Per quanto riguarda l’Italia, i progetti sono compresi nei 1,74 miliardi (oltre
il 50% destinati al trasporto via ferro) previsti dal Connecting Europe Facility
nell’ambito dell’Action Plan 2.0 militare europeo. Dopo le stazioni in provincia
di Pisa (Tombolo e Pontedera) e di Udine (Palmanova), gli interventi sono
concentrati nelle stazioni di Genova e La Spezia. In particolare il
finanziamento dell’Unione Europea prevede 28.774.201,50 € erogati a RFI per lo
scalo di Genova Sampierdarena- Parco Fuori Muro e 9.274.599,00 € erogati
all’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure Orientale per lo scalo di La
Spezia Marittima.
È interessata anche Milano Smistamento, dove sono in corso lavori per il nuovo
terminal intermodale, che potrebbe assumere importanza nei traffici militari,
vista la collocazione geografica (asse Reno-Alpi, vicinanza coi valichi).La
linea ad alta velocità in costruzione tra Torino e Lyon è indicata come snodo
nevralgico di un corridoio militare, che dovrebbe terminare a Kiev.
Dal 23 al 29 marzo l’assemblea Antimilitarista ha lanciato una settimana di
informazione e lotta contro la logistica militare ferroviaria.
Ne abbiamo parlato con Tiziano Antonelli del Coordinamento antimilitarista
livornese, che lo scorso 12 marzo ha partecipato alle iniziative che hanno
rallentato di diverse ore un treno di munizioni diretto a Palmanova
Ascolta la diretta: