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[2026-05-15] Movimento 77’: Mostra, racconti e musica @ Radio Alice Chieri
MOVIMENTO 77’: MOSTRA, RACCONTI E MUSICA Radio Alice Chieri - Via Avezzana 24, Chieri (venerdì, 15 maggio 17:30) MOVIMENTO ’77: mostra, racconti e musica Un pomeriggio e una serata per attraversare uno dei momenti più intensi della storia contemporanea: immagini, parole e suoni del Movimento ’77. 📸 Dalle 17:30 Mostra fotografica con 30 scatti di Uliano Lucas tra Bologna, Milano e Roma + apericena condivisa 🎤 Dalle 20:00 Introduzione a cura di Radio Alice Talk con Alberto Pantaloni ed Elio Limberti 🎶 A seguire: musiche e canzoni di lotta dell’epoca 📌 Venerd’ 15/05, H 17:30 📍 Via Avezzana 24, Chieri Un’occasione per ricordare, confrontarsi e rivivere un pezzo di storia ancora attuale.
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Inizia in Germania il processo all* “5 di Ulm”
Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l’8 settembre 2025 in relazione a un’azione presso la Elbit Systems di Ulm, in Germania. L’obiettivo dell’azione era quello di interrompere il flusso di armi verso Israele. La Elbit Systems fornisce l’86% delle armi e della tecnologia di sorveglianza dell’esercito israeliano, utilizzate negli attacchi che hanno ucciso bambin* e adult* civili palestinesi. Il processo a THE ULM 5 inizia oggi, 27 aprile, a Stoccarda. Dal momento del loro arresto, Daniel, Zo, Crow, Vi e Leandra sono detenuti in custodia cautelare in cinque diverse prigioni nel sud-ovest Germania nonostante, durante la loro azione, nessun* sia rimast* feritoe nessun dei cinque abbia precedenti penali. Oltre a violazione di domicilio e danneggiamento di proprietà, l* cinque amic* sono stat* accusat* ai sensi del famigerato articolo 129 del codice penale tedesco: appartenenza a un’organizzazione criminale, che prevede una pena detentiva fino a cinque anni. L’articolo 129 – che non richiede il rispetto di criteri chiaramente definiti e che ha una lunga storia di utilizzo come strumento di repressione politica – è sufficiente a giustificare la detenzione preventiva fino a sei mesi. Il tribunale ha ormai superato tale termine, violando le norme di legge, e la richiesta di libertà su cauzione per ciascun* dei cinque continua a essere negata. Ma la situazione è ancor peggiore: nella più recente decisione di negare la scarcerazione in attesa di giudizio, la Corte d’Appello Regionale (Oberlandesgericht), speculando sulla natura dell’azione, ha affermato che sarà improbabile che l* cinque ricevano una condanna al minimo previsto e che, in ogni caso, verrebbe sospesa. Questa ipotesi, prima ancora dell’inizio del processo e senza aver ascoltato alcuna prova da parte della difesa, solleva seri interrogativi sul ‘giusto processo’. Lo Stato tedesco sta trattando l* 5 di Ulm come se rappresentassero una minaccia per la società, quando tutto quello che hanno fatto è stato provare fermare un genocidio. Le tipiche condizioni di detenzione preventiva in Germania, unite alle disposizioni dell’articolo 129, implicano che l* cinque siano sottoposti a un trattamento particolarmente severo, con condizioni e restrizioni che includono l’isolamento, visite limitate e sorvegliate e il controllo delle telefonate e della corrispondenza. Per qualsiasi richiesta, comprese dichiarazioni da parte di avvocat* o familiari, scrivere a ulm5family@proton.me. Per informazioni, rimanete aggiornat* su https://ulm5.info/en/ e sulla pagina instagram https://www.instagram.com/theulm5/. Ascolta o scarica l’approfondimento con un compagno del Comitato di solidarietà. https://www.instagram.com/theulm5
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[2026-04-16] L'economia di guerra a Torino: dalle Aziende all'università @ Csoa Gabrio
L'ECONOMIA DI GUERRA A TORINO: DALLE AZIENDE ALL'UNIVERSITÀ Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino (giovedì, 16 aprile 18:00) Verso il 25 aprile contro guerra e fascismo. Se è vero che rispetto a 81 anni fa le nostre città non sono più teatro di guerra, o meglio fortunatamente non cadono più le bombe, è altresì vero che il sistema della guerra, di chi la arma e la produce è ben radicato sui nostri territori e  sempre più in espansione.  Nel contesto geopolitico contemporaneo conflitti, guerre e genocidi ci vengono raccontati come strumenti inevitabili, effetti indesiderati di un sistema costruito per risolvere i contenziosi imperialisti lontano dall'Europa e dalle nostre indifferenti città.  Regna nelle parole dei nostri politicanti un'evidente complicità. Una complicità mascherata da un'indifferenza generale intorno a temi 'troppo grandi e troppo lontani' per essere affrontati con chiarezza. Eppure, la verità è che non c'è nulla di lontano, anzi la macchina internazionale della guerra imperialista parte anche dalla nostra città: qui la guerra viene progettata, assemblata e spedita al miglior offerente, tutto questo sotto il vigile sguardo delle istituzioni, le stesse che millantano incredulità e sconcerto all'inasprimento dei conflitti.  Torino, più di ogni altra città in Italia, si sta riconvertendo all'industria bellica, mettendo a disposizione immense zone ormai in via di deindustrializzazione, la forza lavoro retaggio del cuore operaio torinese, e il sapere prodotto dal sistema universitario.  La guerra parte da qui, le radici delle catastrofi disseminate nel mondo sono molto più vicine di quanto ci venga raccontato.  Per ricostruire queste radici e le loro ramificazioni @stopriarmo presenterà, per la prima volta a Torino, la mappatura delle infrastrutture belliche, il @Collettivo Ohm il dossier sulle tesi belliche e sulla ricerca al Politecnico e @giovanipalestinesi un approfondimento sull'ultimo report sul traffico di armi dall'Italia ad Israele che coinvolge il mondo della logistica.  E se la guerra parte da qui, toccherà capire come fermarla!
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Calpestiamo tutte le bandiere dal fiume sino al mare
Venerdì 17 aprile ore 21 alla FAT in corso Palermo 46 Presentazione dell’opuscolo del gruppo Germinal di Trieste Parteciperanno alcun* autor* “Si dice giustamente che quando si ha un privilegio sia nostro dovere usarlo; dovremmo forse sfruttarlo per sostenere altre deportazioni, sofferenze, profuganze? Crediamo che il modo migliore per utilizzarlo sia appoggiare, come possiamo, tutte quelle persone, realtà, organizzazioni, che cercano di abbattere muri e costruire ponti di solidarietà e resistenza condivisa. Sono poche e sono fragili, ma ci sono. Ed è nostro dovere di persone privilegiate cercare di sostenerle e dar loro voce e spazio. È solo andando oltre i confini e gli stati, adottando forme federaliste costruite dal basso, in cui ad ognun* sia garantita la libertà piena di vivere secondo le sue idee e credenze, che potremo rompere la spirale dell’odio e della guerra. Non ci appartiene la gara su chi sia il “popolo originario” di quelle terre – e quindi chi abbia legittimità a viverci: non crediamo possa costituire una base per costruire un futuro. Per quanto ci riguarda, anche il concetto di popolo dev’essere sottoposto a critica radicale, in quanto entità culturale onnicomprensiva e spesso costruita a tavolino. Considerare la questione palestinese unicamente in termini di popolo e di liberazione nazionale crediamo porti molto lontano da una possibile soluzione. Riteniamo il concetto di “popoli oppressi” insufficiente per comprendere le dinamiche dello sfruttamento. La definizione di “popolo” nasconde al suo interno le contraddizioni di classe e ogni tipo di discriminazione sociale o di genere (in alcuni casi anche religiosa o etnica). Tutti i movimenti di liberazione nati e cresciuti in nome del nazionalismo, anche quando hanno raggiunto l’obiettivo della cacciata del regime coloniale, hanno creato Stati in cui nuovi ricchi sfruttano le classi lavoratrici, nuovi poteri le opprimono, nuove polizie le controllano. Una Nazione, un Popolo, una Terra è una triade che, ovunque venga applicata, porta solo sofferenze e guerra. In questi mesi abbiamo letto molti comunicati e prese di posizione in cui “la Palestina” assume una centralità totale e totalizzante: “non c’è futuro senza Palestina”, “non c’è femminismo senza Palestina”, “la Palestina ci indica la via”. Sicuramente sono parole evocative, romantiche; fin troppo spesso, a nostro parere, queste dichiarazioni risultano un concentrato di quello che è molto più un desiderio di chi le pronuncia, che un tentativo di analisi del reale. “La Palestina” diventa così un oggetto mitico, una costruzione immaginifica che, cancellando ogni complessità, si fa specchio dei nostri desideri: un discorso da noi, su noi, per noi. Siamo sicure che lo sguardo coloniale uscito dalla porta non stia rientrando pesantemente dalla finestra?” Questi sono alcuni significativi stralci dell’opuscolo che le compagne e i compagni del gruppo Germinal di Trieste hanno scritto, dopo lunga riflessione, non tanto sulla questione palestinese ma sui paradigmi dell’anomalo movimento che si è sviluppato intorno alla guerra feroce che si è scatenata a Gaza dopo gli attacchi del 7 ottobre del 2023. Un’occasione preziosa per contribuire alla costruzione di un sempre più vasto movimento internazionalista, antimilitarista, antipatriarcale, decoloniale. Un’urgenza ineludibile di fronte alla guerra mondiale che sta incendiando ampie aree del pianeta. Un’occasione per mettere le basi per sconfiggere chi distorce la decolonialità per far digerire i peggiori regimi autoritari, chi ripropone il campismo ed osa chiamarlo lotta alla guerra e al militarismo.
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[2026-04-17] Calpestiamo tutte le bandiere dal fiume sino al mare @ Federazione Anarchica Torinese
CALPESTIAMO TUTTE LE BANDIERE DAL FIUME SINO AL MARE Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46 (venerdì, 17 aprile 21:00) VENERDÌ 17 APRILE ORE 21 ALLA FAT IN CORSO PALERMO 46 PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO DEL GRUPPO GERMINAL DI TRIESTE PARTECIPERANNO ALCUN AUTOR “SI DICE GIUSTAMENTE CHE QUANDO SI HA UN PRIVILEGIO SIA NOSTRO DOVERE USARLO; DOVREMMO FORSE SFRUTTARLO PER SOSTENERE ALTRE DEPORTAZIONI, SOFFERENZE, PROFUGANZE? CREDIAMO CHE IL MODO MIGLIORE PER UTILIZZARLO SIA APPOGGIARE, COME POSSIAMO, TUTTE QUELLE PERSONE, REALTÀ, ORGANIZZAZIONI, CHE CERCANO DI ABBATTERE MURI E COSTRUIRE PONTI DI SOLIDARIETÀ E RESISTENZA CONDIVISA. SONO POCHE E SONO FRAGILI, MA CI SONO. ED È NOSTRO DOVERE DI PERSONE PRIVILEGIATE CERCARE DI SOSTENERLE E DAR LORO VOCE E SPAZIO. È SOLO ANDANDO OLTRE I CONFINI E GLI STATI, ADOTTANDO FORME FEDERALISTE COSTRUITE DAL BASSO, IN CUI AD OGNUN* SIA GARANTITA LA LIBERTÀ PIENA DI VIVERE SECONDO LE SUE IDEE E CREDENZE, CHE POTREMO ROMPERE LA SPIRALE DELL’ODIO E DELLA GUERRA. NON CI APPARTIENE LA GARA SU CHI SIA IL “POPOLO ORIGINARIO” DI QUELLE TERRE - E QUINDI CHI ABBIA LEGITTIMITÀ A VIVERCI: NON CREDIAMO POSSA COSTITUIRE UNA BASE PER COSTRUIRE UN FUTURO. PER QUANTO CI RIGUARDA, ANCHE IL CONCETTO DI POPOLO DEV’ESSERE SOTTOPOSTO A CRITICA RADICALE, IN QUANTO ENTITÀ CULTURALE ONNICOMPRENSIVA E SPESSO COSTRUITA A TAVOLINO. CONSIDERARE LA QUESTIONE PALESTINESE UNICAMENTE IN TERMINI DI POPOLO E DI LIBERAZIONE NAZIONALE CREDIAMO PORTI MOLTO LONTANO DA UNA POSSIBILE SOLUZIONE. RITENIAMO IL CONCETTO DI “POPOLI OPPRESSI” INSUFFICIENTE PER COMPRENDERE LE DINAMICHE DELLO SFRUTTAMENTO. LA DEFINIZIONE DI “POPOLO” NASCONDE AL SUO INTERNO LE CONTRADDIZIONI DI CLASSE E OGNI TIPO DI DISCRIMINAZIONE SOCIALE O DI GENERE (IN ALCUNI CASI ANCHE RELIGIOSA O ETNICA). TUTTI I MOVIMENTI DI LIBERAZIONE NATI E CRESCIUTI IN NOME DEL NAZIONALISMO, ANCHE QUANDO HANNO RAGGIUNTO L’OBIETTIVO DELLA CACCIATA DEL REGIME COLONIALE, HANNO CREATO STATI IN CUI NUOVI RICCHI SFRUTTANO LE CLASSI LAVORATRICI, NUOVI POTERI LE OPPRIMONO, NUOVE POLIZIE LE CONTROLLANO. UNA NAZIONE, UN POPOLO, UNA TERRA È UNA TRIADE CHE, OVUNQUE VENGA APPLICATA, PORTA SOLO SOFFERENZE E GUERRA. IN QUESTI MESI ABBIAMO LETTO MOLTI COMUNICATI E PRESE DI POSIZIONE IN CUI “LA PALESTINA” ASSUME UNA CENTRALITÀ TOTALE E TOTALIZZANTE: “NON C’È FUTURO SENZA PALESTINA”, “NON C’È FEMMINISMO SENZA PALESTINA”, “LA PALESTINA CI INDICA LA VIA”. SICURAMENTE SONO PAROLE EVOCATIVE, ROMANTICHE; FIN TROPPO SPESSO, A NOSTRO PARERE, QUESTE DICHIARAZIONI RISULTANO UN CONCENTRATO DI QUELLO CHE È MOLTO PIÙ UN DESIDERIO DI CHI LE PRONUNCIA, CHE UN TENTATIVO DI ANALISI DEL REALE. “LA PALESTINA” DIVENTA COSÌ UN OGGETTO MITICO, UNA COSTRUZIONE IMMAGINIFICA CHE, CANCELLANDO OGNI COMPLESSITÀ, SI FA SPECCHIO DEI NOSTRI DESIDERI: UN DISCORSO DA NOI, SU NOI, PER NOI. SIAMO SICURE CHE LO SGUARDO COLONIALE USCITO DALLA PORTA NON STIA RIENTRANDO PESANTEMENTE DALLA FINESTRA?” QUESTI SONO ALCUNI SIGNIFICATIVI STRALCI DELL’OPUSCOLO CHE LE COMPAGNE E I COMPAGNI DEL GRUPPO GERMINAL DI TRIESTE HANNO SCRITTO, DOPO LUNGA RIFLESSIONE, NON TANTO SULLA QUESTIONE PALESTINESE MA SUI PARADIGMI DELL’ANOMALO MOVIMENTO CHE SI È SVILUPPATO INTORNO ALLA GUERRA FEROCE CHE SI È SCATENATA A GAZA DOPO GLI ATTACCHI DEL 7 OTTOBRE DEL 2023. UN’OCCASIONE PREZIOSA PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN SEMPRE PIÙ VASTO MOVIMENTO INTERNAZIONALISTA, ANTIMILITARISTA, ANTIPATRIARCALE, DECOLONIALE. UN’URGENZA INELUDIBILE DI FRONTE ALLA GUERRA MONDIALE CHE STA INCENDIANDO AMPIE AREE DEL PIANETA. UN’OCCASIONE PER METTERE LE BASI PER SCONFIGGERE CHI DISTORCE LA DECOLONIALITÀ PER FAR DIGERIRE I PEGGIORI REGIMI AUTORITARI, CHI RIPROPONE IL CAMPISMO ED OSA CHIAMARLO LOTTA ALLA GUERRA E AL MILITARISMO.
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Antimilitaristi a Porta Susa contro i treni di guerra
Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra. Un fiume di soldi pubblici sono stati destinati all’ammodernamento delle linee per i trasporti militari. Sabato 28 marzo, nell’ambito della settimana di informazione e lotta lanciata dall’Assemblea Antimilitarista, a Torino si è tenuto un presidio alla stazione di Porta Susa. La polizia in antisommossa si è schierata per impedire l’accesso ai binari. Lo striscione “No ai treni di guerra” è stato comunque appeso sopra l’ingresso. All’iniziativa c’è stata una partecipazione ampia e variegata. Musica, volantinaggio e interventi hanno catalizzato l’attenzione di passanti e viaggiatori, che si sono fermati a lungo durante i diversi interventi, che hanno messo in luce come in questi anni il trasporto ferroviario sia diventato sempre più pericoloso, perché i tagli del personale e l’esternalizzazione dei lavori di manutenzione espongono chi lavora e chi viaggia a rischi enormi. Da Viareggio a Brandizzo si allunga l’elenco delle stragi. Non sono incidenti ma omicidi, i cui responsabili siedono nei consigli di amministrazione delle ferrovie e sui banchi dei governi. Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibile obiettivo di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose. Grazie al dual use, doppio uso civile e militare, treni pieni di munizioni e carri armati viaggiano accanto ai treni passeggeri. I soldi sprecati per la logistica militare potrebbero essere impiegati per rendere più comodi e sicuri i treni che prendiamo ogni giorno per andare a lavorare e a studiare. La terza guerra mondiale è ormai in corso. Le basi militari in territorio italiano sono snodi fondamentali per la logistica e l’intelligence delle guerre che, dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano stanno incendiando aree sempre più estese del mondo a noi vicino. L’industria bellica è in rapida espansione, grazie ai programmi di riarmo che investono ampie aree del pianeta. Ogni intervento ha sottolineato l’importanza e l’urgenza dell’informazione e dell’azione diretta contro la guerra e chi la arma. Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi un’opzione tra le altre. Le basi delle guerre sono a due passi dalle nostre case. Dipende da noi gettare sabbia e non olio nella macchina militarista. Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo complici dell’omicidio di uomini, donne e bambini uccisi da quelle armi. Un giorno qualcuno a noi caro potrebbe morire se quel treno avesse un incidente. La giornata si è conclusa con l’impegno a continuare a monitorare i trasporti militari, la produzione bellica, il cantiere della Città dell’Aerospazio. La guerra è già qui. Fermala è possibile. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Assemblea Antimilitarista – Torino antimilitarista.to@gmail.com
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Torino e dintorni
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No ai treni di guerra!
23-29 marzo settimana contro la logistica di guerra ferroviaria A Torino Sabato 28 marzo ore 16 presidio antimilitarista a Porta Susa Le ferrovie sono uno strumento per fare la guerra. Anche nelle ferrovie, un fiume di soldi pubblici vengono destinati alla guerra, sottraendoli alla sicurezza dei trasporti ed ai servizi per studenti e lavorator pendolari. Il 19 novembre 2025 è stato pubblicato dalla Commissione Europea il pacchetto sulla mobilità militare dell’Unione, poi approvato dal Parlamento europeo a larga maggioranza il 17 dicembre successivo. Un passo ulteriore verso una “Schengen militare”. Questa misura, insieme alla tabella di marcia per la trasformazione dell’industria della difesa dell’UE sono settori prioritari nel Libro bianco e nella Defence Readiness Roadmap 2030. Il pacchetto ha come scopo la preparazione delle infrastrutture a dual use entro il 2027; per questo prevede 17,65 miliardi di euro proposti nell’ambito del prossimo bilancio dell’Europa (2028-2034) per la mobilità militare; circa 500 progetti hotspot e investimenti mirati per eliminare i punti di strozzatura lungo i corridoi prioritari e infine strumenti per identificare, potenziare e proteggere le infrastrutture strategiche. Per quanto riguarda l’Italia, i progetti sono compresi nei 1,74 miliardi (oltre il 50% destinati al trasporto via ferro) previsti dal Connecting Europe Facility nell’ambito dell’Action Plan 2.0 militare europeo. Dopo le stazioni in provincia di Pisa (Tombolo e Pontedera) e di Udine (Palmanova), gli interventi sono concentrati nelle stazioni di Genova e La Spezia. In particolare il finanziamento dell’Unione Europea prevede 28.774.201,50 € erogati a RFI per lo scalo di Genova Sampierdarena- Parco Fuori Muro e 9.274.599,00 € erogati all’Autorità del sistema portuale del Mar Ligure Orientale per lo scalo di La Spezia Marittima. È interessata anche Milano Smistamento, dove sono in corso lavori per il nuovo terminal intermodale, che potrebbe assumere importanza nei traffici militari, vista la collocazione geografica (asse Reno-Alpi, vicinanza coi valichi).La linea ad alta velocità in costruzione tra Torino e Lyon è indicata come snodo nevralgico di un corridoio militare, che dovrebbe terminare a Kiev. Dal 23 al 29 marzo l’assemblea Antimilitarista ha lanciato una settimana di informazione e lotta contro la logistica militare ferroviaria. Ne abbiamo parlato con Tiziano Antonelli del Coordinamento antimilitarista livornese, che lo scorso 12 marzo ha partecipato alle iniziative che hanno rallentato di diverse ore un treno di munizioni diretto a Palmanova Ascolta la diretta:
L'informazione di Blackout
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