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Milano e Torino sempre più vicine….@0
In Italia la crisi abitativa è strutturale: mancano case popolari, gli sfratti restano elevati e il governo come risposta ha introdotto nel Decreto Sicurezza un nuovo reato di occupazione arbitraria oltre che procedure di sgombero più veloci. In questo contesto abbiamo preso come esempio la Milano post Olimpiadi e Torino che è in procinto di vedere approvato il nuovo Piano Regolatore Generale. Dal capoluogo lombardo abbiamo sentito un compagno di OffTopic. Questa è l’intervista che ci ha concesso: https://www.offtopiclab.org/la-questione-san-siro-oltre-i-processi-un-discorso-politico-sullo-scontro-in-corso/ https://effimera.org/cartografie-del-potere-sulla-citta-a-proposito-del-terremoto-urbanistico-a-milano-di-elio-catania/ Per Torino invece abbiamo l’intervista di Andrea dell’Assemblea “Un altro piano per Torino”. A seguire tutta la puntata di Metix Flow, compresa la seguente play list: 01 – A certain ratio – “Always In Love” 02 – A place to bury strangers – “You got me” 03 – Bad dreems – “Cuffed & collared” 04 – The Clash – “Junco Partner” 05 – Bench press – “Baby Steps” 06 – Butthole surfers – “Jet Fighter” 07 – Black Lips – “Modern Art” 08 – Black Lips – “Sx Sx Sx Men” 09 – Interpol – “No Big Deal” 10 – Jake o’s farm – “Minimal Network” 11 – Jay Retard – “I know a place”
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Il nuovo piano regolatore di Torino
il 16 marzo è stato approvato il progetto preliminare del nuovo piano regolatore di Torino che introduce un cambiamento radicale: riduce il potere decisionale del consiglio comunale sull’uso del suolo, favorendo accordi diretti tra giunta comunale e privati. Alessandro Mancuso, insegnante e studioso di urbanistica, ci aiuta a ragionare su questi cambiamenti rispondendo ad alcune domande. Trovate qui sotto la diretta e la trascrizione dell’intervista. 1) A che punto si è della approvazione del nuovo Piano regolatore della città e che spazio viene dato per la coprogettazione civica? E le osservazioni? Quali sono le direttrici attorno cui si sviluppa il piano? Il 16 marzo 2026 è stato approvato il progetto preliminare del nuovo piano regolatore di Torino che introduce un cambiamento radicale: riduce il potere decisionale del consiglio comunale sull’uso del suolo, favorendo accordi diretti tra giunta comunale e privati. Questo rischia di limitare la trasparenza e la partecipazione dei cittadini, che potrebbero essere esclusi dalle decisioni.  La cosiddetta “regia pubblica” è evocata, ma senza strumenti chiari, e soprattutto il baricentro del processo sembra spostato verso la negoziazione tra amministrazione e operatori privati piuttosto che verso forme di partecipazione ampia dei cittadini. Anche il tema delle osservazioni non è trattato, e questo rafforza l’impressione che il piano, pur dichiarandosi inclusivo, sia costruito più come dispositivo tecnico-strategico che come processo realmente aperto, dove la partecipazione incide in modo sostanziale sulle scelte. Il piano si sviluppa attorno a una serie di direttrici che non sono più quelle tradizionali della zonizzazione rigida, ma piuttosto sistemi strategici e narrativi che organizzano la città per ambiti e vocazioni. Emergono chiaramente alcune linee forti: da un lato il ruolo dell’accessibilità come criterio guida della densificazione, dall’altro la costruzione di grandi sistemi urbani tematici-ambientali, sportivi, produttivi e dell’innovazione  che si appoggiano a infrastrutture e polarità già esistenti o previste. A queste si affianca l’uso delle Figure di Ricomposizione Urbana e delle aree di trasformazione, che funzionano come dispositivi flessibili per attivare processi di rigenerazione selettiva, insieme a un forte richiamo al mix funzionale e alla produzione di valore pubblico. 2)Molti commenti indicano il nuovo piano regolatore come necessario dopo il precedente che ha guidato la città nella transizione post-industriale. Possiamo parlare di questo processo come qualcosa di davvero concluso? Il piano mostra chiaramente che quel processo è ancora in corso, ma si è trasformato. Non siamo più nella fase in cui la città deve semplicemente riconvertire aree dismesse o uscire dalla crisi industriale; siamo piuttosto in una fase successiva, in cui la città viene riorganizzata attraverso logiche di valorizzazione, attrattività e competizione. Le grandi strategie su Mirafiori, Porta Susa o corso Marche indicano che la riconversione produttiva non è finita, ma continua sotto nuove forme legate all’innovazione, alla tecnologia e ai servizi avanzati, come quello legato alla società dell’”Aerospace” di Leonardo. Inoltre, la transizione appare tutt’altro che omogenea. Alcune parti della città sono fortemente investite da processi di trasformazione e valorizzazione, mentre altre restano ai margini, con il rischio di una crescente polarizzazione. In questo senso, più che conclusa, la transizione post-industriale sembra essersi evoluta in una nuova fase in cui la questione centrale non è più solo il riuso degli spazi, ma la distribuzione dei benefici e dei valori generati da queste trasformazioni. Ed è proprio su questo punto che il piano appare più debole. 3) La questione dell’uso transitorio sembra centrale e sembra preannunciare continui processi di rivalorizzazione dello spazio pubblico. Ci spieghi nel dettaglio cosa significa? L’uso transitorio, pur non essendo esplicitamente tematizzato nel testo, è implicito nell’impostazione generale del piano e diventa quasi una conseguenza naturale della sua flessibilità. Si tratta, in sostanza, della possibilità di utilizzare temporaneamente spazi e aree in attesa della loro trasformazione definitiva. In un sistema in cui le trasformazioni non sono rigidamente determinate a priori ma si costruiscono nel tempo attraverso negoziazioni e progetti, l’uso transitorio diventa uno strumento per attivare questi spazi, renderli produttivi e inserirli in circuiti urbani anche prima che si definisca il loro assetto finale. Questa logica prefigura una città in continuo divenire, in cui lo spazio pubblico non è più una condizione stabile ma qualcosa che può essere ridefinito progressivamente. Tuttavia, proprio questa dimensione processuale introduce alcune criticità. Gli usi temporanei possono essere precari, reversibili e non garantiti nel lungo periodo, e spesso funzionano come strumenti di valorizzazione anticipata: rendono attrattive aree che poi vengono trasformate in modo più strutturato, talvolta con effetti di aumento dei valori immobiliari e di selezione sociale. In questo senso, l’uso transitorio non è solo una pratica innovativa, ma anche un dispositivo che può accompagnare processi di gentrificazione e di progressiva trasformazione economica e sociale degli spazi urbani. 4) Come si realizza la perequazione urbanistica in questo piano e come i privati entrano nella gestione dei servizi? La perequazione urbanistica, o meglio detta urbanistica convenzionata/contrattata è uno dei pilastri del piano e si basa sul principio di separare i diritti edificatori dalla proprietà fondiaria, redistribuendoli tra i proprietari in modo formalmente equo. Questo consente di trasferire e concentrare i diritti edificatori all’interno di determinati ambiti, entro i limiti della capienza urbanistica, introducendo un sistema molto più flessibile rispetto alla pianificazione tradizionale. Tuttavia, questa equità è soprattutto procedurale: garantisce una certa indifferenza tra proprietari, ma non affronta in modo efficace la questione della redistribuzione del valore generato dalle trasformazioni. È proprio qui che si inserisce il ruolo dei privati nella gestione dei servizi. Il piano affida in larga misura ai meccanismi perequativi e negoziali la realizzazione delle dotazioni pubbliche. I privati partecipano costruendo servizi, cedendo aree o contribuendo economicamente attraverso la monetizzazione, ma tutto ciò avviene all’interno di operazioni che devono essere economicamente sostenibili per loro. Inoltre, una parte dei servizi può essere realizzata su aree private ma assoggettate all’uso pubblico tramite convenzioni, introducendo una forma di ibridazione tra pubblico e privato. Questo sistema ha il vantaggio di ridurre il ricorso all’esproprio e di attivare risorse private, ma comporta anche rischi significativi. La produzione dei servizi diventa dipendente dalle dinamiche di mercato, con possibili squilibri tra le diverse parti della città, e lo spazio pubblico può assumere caratteri sempre più condizionati da logiche privatistiche. In assenza di meccanismi forti di controllo e di redistribuzione della rendita, la perequazione rischia quindi di funzionare più come strumento di legittimazione della valorizzazione immobiliare che come reale dispositivo di equità urbana.
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Propaganda, flessibilità e semplificazione. Note sul nuovo piano regolatore a Torino
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“UN ALTRO PIANO PER TORINO”- riunione lunedì 27 novembre
L’assemblea UN ALTRO PIANO PER TORINO – un piano regolatore dal basso per una città pubblica si riunisce lunedì 27 novembre alle ore 18,15 presso il CSOA Gabrio (via Millio 42 Torino). In discussione l’organizzazione dei gruppi di lavoro sul prossimo nuovo Piano Regolatore, la realizzazione della prima iniziativa pubblica, l’organizzazione interna(dopo questa riga compaiono le inserzioni pubblicitarie del […]
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Il nuovo piano regolatore a Torino
Il Piano Regolatore Generale (PRG) è il principale strumento per governare il territorio e le sue trasformazioni. Detta regole, stabilisce limiti e indica, progettandolo, il futuro della città. Torino sta cambiando e, per governare questo cambiamento e attrarre investimenti, la giunta comunale deciso di dotarsi di un nuovo piano regolatore generale. Abbiamo chiesto a Emanuela, […]
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Si costituisce l’assemblea “Un altro piano per Torino – un piano regolatore dal basso per una città pubblica”
SE QUESTA LA CHIAMATE PARTECIPAZIONE,VOGLIAMO UN ALTRO PIANO PER TORINO! “Con oltre 300 interventi al via grazie ai 600 milioni di fondi PNRR e ai 148 milioni di risorse Pn metro plus e l’avvio della progettazione per la metro 2, la Città di Torino entra in una nuova importante fase di trasformazione, tra grandi opere […]
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Un altro piano per Torino
Coordinamento nuovo PRG – riunione lunedì 20 novembre
Il coordinamento sul nuovo Piano Regolatore Generale di Torino si riunisce lunedì 20 novembre alle ore 18,15 presso il CSOA Gabrio (via Millio 42 Torino) per discutere la realizzazione entro dicembre di una iniziativa pubblica, l’organizzazione di incontri pubblici di formazione e autoformazione e le modalità di funzionamento interne.(dopo questa riga compaiono le inserzioni pubblicitarie […]
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Torino cambia? Dopo le consultazioni sul Piano Regolatore nelle Circoscrizioni
Ma l’Assessore all’Urbanistica Mazzoleni lo sa che Torino è la città più inquinata d’Italia, la più indebitata, con 60.000 appartamenti sfitti e oltre 4000 sfratti, con 40.000 torinesi sotto la soglia di povertà e la  sanità territoriale in sfacelo ….?Nella tre giorni di presentazione del nuovo PRG nelle Circoscrizioni, aspettavamo che ci dicesse come il […]
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