Dal 31 maggio migliaia di persone scendono in piazza a Tirana: i media l’hanno
chiamata la “Rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome degli uccelli della laguna
di Narta, sulla costa meridionale.
Tutto nasce da un progetto turistico di lusso in un’area protetta, sostenuto dal
governo di Edi Rama e legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il 30
maggio, durante una protesta sul posto, attivisti e residenti sono stati
aggrediti da vigilantes privati senza l’intervento della polizia. Il giorno dopo
la mobilitazione è arrivata nella capitale.
In poche settimane il movimento ha cambiato natura: non più solo ambiente, ma
dimissioni di Rama, al potere dal 2013, e denuncia di corruzione e
concentrazione del potere. Il movimento rifiuta anche l’opposizione
tradizionale, Sali Berisha compreso, e il 22 giugno ha presentato cinque
richieste: dimissioni del governo, esecutivo tecnico di dodici mesi, riforme
costituzionali ed elettorali, abrogazione delle leggi contestate, nuovo patto
sociale.
Rama non ha ceduto e parla di “guerra ibrida” orchestrata dall’estero. Da
mercoledì 14 ottobre una nuova fase, con gli studenti in piazza: migliaia di
manifestanti si sono riversati con determinazione nelle strade di di Tirana e
anche delle altre città albanesi attaccando ministeri e palazzi del potere con
la risposta ingenti arresti per cercare di contenere le proteste. Ne parliamo
con Elon, compagno italo albanese.
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Ieri la presidente del consiglio dei ministri Meloni ha sottoscritto con il
primo ministro albanese Rama un protocollo per la gestione in territorio
albanese dei migranti ripescati in mare dalla Marina Militare e dalla Guardia di
Finanza. Entro la prossima primavera verranno aperte due strutture: una nel
porto di Shengjin per le procedure di identificazione […]