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Tredicesimo giorno di proteste in Albania
Nello scorso fine settimana, nella seconda settimana consecutiva di manifestazioni quotidiane, migliaia di persone si sono radunate nella capitale albanese Tirana per una nuova protestacontro il Presidente dell’Albania Edi Rama, e la polizia ha fatto ricorso ai gas lacrimogeni, cariche, spray urticante, idranti e proiettili di gomma per disperdere la folla. Anche professorə universitariə, artistə e partiti di opposizione, hanno annunciato il loro sostegno pubblicamente o erano presenti. Sotto la pioggia, il corteo si è radunato davanti al ministero dell’Istruzione per poi dirigersi verso l’ufficio del primo ministro. Qui alcuni dimostranti hanno dato fuoco alle sedie che Rama aveva fatto sistemare all’esterno dell’edificio come simbolico invito al dialogo. Le manifestazioni, partite dalla capitale, si sono estese anche ad altre città. La tensione è cresciuta progressivamente. Nel corso delle proteste sono stati attaccati edifici pubblici e banche. Sono decine le persone arrestate anche in quest’ultimo fine settimana di manifestazioni, tra cui un numero imprecisato di minorenni. Risale a qualche giorno fa, invece l’annuncio, del Primo Ministro Rama, di un bonus di 2.500 euro per gli agenti di polizia in prima linea, oltre a sostanziali aumenti salariali previsti per il 2027. Le proteste nasconso da richieste legate alle scuole e nelle università. Gli studenti contestano le rette e le condizioni degli istituti; la mobilitazione si è poi unita a una protesta più ampia contro la corruzione e contro il governo. La dimissione di Rama è diventata la richiesta politica dominante. La mobilitazione studentesca iniziata il 13 ottobre si è innestata su una contestazione iniziata mesi prima lungo la costa adriatica. Residenti e associazioni si oppongono a un grande progetto turistico legato a Jared Kushner nell’area di Sazan e Zvërnec, vicino alla laguna di Narta. I fenicotteri presenti nella zona sono diventati l’emblema del movimento, comparendo sui cartelli portati anche a Tirana. Ascolta la corrispondenza con Tirana:
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Un weekend di fuoco – racconti da Milano e Torino@1
Sulla scia delle proteste studentesche e delle piazze francesi sono stati indetti cortei contro il carovita in tutta Italia, senza sigle sindacali o appartenenze politiche. A Milano, Torino, Bologna e Roma si sono tradotte in scontri con la polizia e danneggiamenti, a volte anche saccheggi di quelle parti di città che buona parte dei loro abitanti, in particolare giovanissimi e giovanissime, non si possono permettere. Abbiamo sentito una compagna di Milano in Movimento che ci ha raccontato delle giornate del 16, 17 e 18 nella capitale lombarda. Abbiamo parlato della composizione delle piazze, del comportamento poliziesco, i fermi, il tentativo di alcune pagine social di riportare l’esplosione verticale del conflitto a una guerra tra poveri. Ricordiamo che è stato attivato un hub legale per i fermi di Milano, l’indirizzo a cui scrivere è: hub4defenders@proton.me Da Torino abbiamo raccolto la testimonianza di uno studente sulle giornate del 16 e 17 e il presidio al carcere minorile Ferrante Aporti di domenica.
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Sulle proteste della Gen Z in India
Non si fermano le proteste contro i censimenti elettorali in India, che hanno superato la terza settimana consecutiva. Narendra Modi non è mai stato così in crisi come dopo le ultime, intense, settimane di mobilitazione che hanno attraversato l’India e soprattutto le strade della capitale, Nuova Delhi. Nei giorni scorsi, la polizia ha nuovamente arrestato il leader della protesta degli “scarafaggi”, dopo che era stato arrestato e rilasciato a ridosso della grande manifestazione convocata per sabato scorso. In occasione delle manifestazioni annunciate contro il governo, Nuova Delhi è stata trasformata in una fortezza, ed è stato impedito ai manifestanti di radunarsi. Nonostante questo, migliaia di manifestanti sono stati arrestati dalla polizia, mentre continuano le rivendicazioni contro Modi, contro l’operato della Commissione elettorale indiana (Eci). Abbiamo parlato di queste proteste, e di altre questioni che toccano la popolazione indiana, con Matteo Miavaldi, giornalista esperto del subcontinente indiano, autore del libro “Un’altra idea dell’India”.
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Albania in rivolta: si infiammano le proteste a Tirana
Dal 31 maggio migliaia di persone scendono in piazza a Tirana: i media l’hanno chiamata la “Rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome degli uccelli della laguna di Narta, sulla costa meridionale. Tutto nasce da un progetto turistico di lusso in un’area protetta, sostenuto dal governo di Edi Rama e legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il 30 maggio, durante una protesta sul posto, attivisti e residenti sono stati aggrediti da vigilantes privati senza l’intervento della polizia. Il giorno dopo la mobilitazione è arrivata nella capitale. In poche settimane il movimento ha cambiato natura: non più solo ambiente, ma dimissioni di Rama, al potere dal 2013, e denuncia di corruzione e concentrazione del potere. Il movimento rifiuta anche l’opposizione tradizionale, Sali Berisha compreso, e il 22 giugno ha presentato cinque richieste: dimissioni del governo, esecutivo tecnico di dodici mesi, riforme costituzionali ed elettorali, abrogazione delle leggi contestate, nuovo patto sociale. Rama non ha ceduto e parla di “guerra ibrida” orchestrata dall’estero. Da mercoledì 14 ottobre una nuova fase, con gli studenti in piazza: migliaia di manifestanti si sono riversati con determinazione nelle strade di di Tirana e anche delle altre città albanesi attaccando ministeri e palazzi del potere con la risposta ingenti arresti per cercare di contenere le proteste. Ne parliamo con Elon, compagno italo albanese.
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Agricoltori piemontesi contro caro carburante e carovita
In continuità con le interviste fatte in questi giorni agli agricoltori in mobilitazione in tutta Italia, ci siamo collegate con Gabriele Ponzano, presidente del nodo di Agricoltori Autonomi Italiani di Alessandria, e membro di COAPI (Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani). Ponzano ci aggiorna sull’ultima, partecipata assemblea dell’associazione, la scorsa settimana. Da questo incontro è emersa chiaramente l’intenzione di muoversi insieme agli agricoltori del sud Italia, ma anche ad altri cittadini e cittadine per opporsi all’aumento dei costi di produzione, al caro energia e al carovita. Proprio in questa prospettiva, sono diversi gli agricoltori e le agricoltrici che sabato 17 ottobre parteciperanno alla piazza chiamata a Torino ore 15 in piazza Castello.
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Gli abitanti dei Campi Flegrei alzano la voce in corteo a Roma
Un breve aggiornamento dalla mobilitazione del 8 ottobre a Roma, durante la quale una buona delegazioni di abitanti dei Campi Flegrei ha voluto ribadire l’assenza di risposte adeguate all’emergenza in corso. Emergenza, in primis abitativa, scaturita dagli ultimi episodi di bradisismo di questa estate, ma che è anche una questione strutturale di assenza di investimenti pubblici su quei territori e mancata attenzione ai bisogni di chi li abita. Spazio alla voce di due persone di Pozzuoli, attualmente sfollate.
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In Spagna, giornate calde per il diritto all’abitare@0
La lotta contro lo sfratto di Maricarmen una donna di 87 anni a Madrid ha generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna. Da giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato, martedì 29 settembre, due decreti per rispondere alla crisi abitativa in corso, al termine di intense trattative fra i partiti che fanno parte del governo. I decreti prevedono alcune forme di protezione contro gli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030 e regole più stringenti per gli affitti brevi. Entriamo nel merito con il giornalista Victor Serri, in collegamento da Barcellona. Victor ci racconta come la crisi abitativa rischia di rimanere una questione centrale anche dopo questi provvedimenti spiegandoci come la continuazione delle mobilitazioni dal basso (e delle pratiche di resistenza agli sfratti) rimangono fondamentali in questa fase. Aniello Lampo ci racconta più nel dettaglio delle piazze madrilene nate dallo sfratto di Maricarmen.
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In Albania continuano le proteste
Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese. Queste vanno avanti da ormai più di 45 giorni, animate da persone anche molto diverse tra loro. Il tema della svendita del territorio, delle pressioni USA e della corruzione rimangono al centro della discussione, mentre, ci spiega Julie, è sempre più chiaro che le persone si aspettano una vera e propria transizione politica. Nell’intervista anche un affondo sui primi risultati della mobilitazione e un invito a proseguire e sostenere questa lotta – legata alle tante forme di resistenza che vengono portate avanti anche qui e in altri paesi.
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Francia: nuove alleanze e mobilitazioni contro la violenza patriarcale@1
A seguito della morte di Lyhanna, una bambina di 11 anni uccisa dal suo aggressore, migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia. Dopo il primo appuntamento, l’8 giugno, le mobilitazioni sono continuate: la chiamata è ogni lunedì, davanti ai tribunali. Insieme a Luge, una compagna del collettivo féministes révolutionnaires , abbiamo riflettuto come Il caso di Lyhanna sia diventato immediatamente politico: mentre il governo e il Ministro della Giustizia hanno parlato di un “disfunzionamento” del sistema giudiziario, i movimenti femministi e per i diritti dei/delle bambinx hanno denunciato questo delitto come l’ennesima espressione della violenza sistemica che lo Stato non riesce o non vuole contrastare efficacemente.  A partire dall’analisi delle piazze e dei loro contenuti, anche contraddittori e problematici come l’aumento delle pene senza guardare ad approcci e bisogni sistemici come l’educazione, Luge delinea un quadro di lotta complesso. Prima di tutto le piazze chiedono azioni concrete, culminando nella proposta di una grande manifestazione nazionale il 4 luglio e di uno sciopero generale femminista fissato per il 7 settembre. Inoltre, viene data grande enfasi alla lotta contro l’adultismo (il sistema di dominazione degli adulti sui minori) e alla creazione di nuove alleanze tra movimenti transfemministi e movimenti “enfantistes”, ovvero che mettono anche la prospettiva dei/delle bambinx al centro. Il movimento ricorda dati allarmanti: si stima che ogni anno in Francia 160.000 bambinx siano vittime di violenze sessuali, quasi uno ogni tre minuti. Un nodo centrale è quello del femminismo anti carcerario e il suo ruolo in questo contesto: emerge infatti una spaccatura tra il femminismo istituzionale, che richiede una legge quadro basata su investimenti e un femminismo intersezionale e anticarcerario che vuole avere voce in capitolo. Quest’ultimo, rappresentato da collettivi come féministes révolutionnaires , critica, ad esempio, l’approccio puramente punitivista, sottolineando come la repressione colpisca prioritariamente le popolazioni già marginalizzate e precarie. L’intervista mette in luce anche il lavoro che vogliono portare avanti con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali (2027). Mettono in guardia contro i tentativi dell’estrema destra (collettivo Némésis primo tra tutti) di strumentalizzare la lotta alla pedocriminalità per promuovere agende razziste, transfobiche o per chiedere il ripristino della pena di morte. Il movimento transfemminista risponde alla presenza della destra rivendicando pratiche di autodifesa e alleanze antifasciste per presidiare le piazze. Registrato in francese:
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