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Le insostenibili olimpiadi
Si è svolta a Milano sabato 7 una manifestazione nazionale che non si è limitata a dire no ai Giochi, ma ha messo in discussione l’intero immaginario politico che li accompagna: grandi eventi come acceleratori di trasformazioni urbane, speculazione immobiliare, compressione dei diritti sociali, normalizzazione della precarietà e militarizzazione del territorio. Il corteo è stato il punto di caduta di una mobilitazione che si è strutturata in tante iniziative sul territorio sostenuta da una piattaforma ampia e plurale composta da movimenti e spazi sociali, reti dello sport popolare, associazionismo di città e montagna, alpinismo critico, comitati di lotta per la casa, sindacati di base, partiti della sinistra radicale, movimenti di solidarietà con la Palestina e comunità palestinesi, studenti e studentesse, giovani e giovanissime. E soprattutto: abitanti dei quartieri popolari e comunità di montagna, lavoratrici e lavoratori, precari, che da anni lottano per la difesa di territori e ambienti, denunciando malgoverno e assenza di trasparenza su grandi eventi e grandi opere imposte per interesse di pochi a danno dei molti, privatizzando interi pezzi di città pubblica e saccheggiando le risorse naturali comuni, come acqua e paesaggio. Il corteo è partito con la “marcia dei larici”, a rappresentazione dei 500 alberi di Cortina abbattuti per fare posto alla inutile pista da bob. Lungo il percorso è stata denunciata la presenza dell’ICE e di Israele, è stata fatto un sanzionamento pirotecnico al villaggio olimpico sorto privatizzando l’ex scalo ferroviario di Porta Romana; è stata segnalata la chiusura e la privatizzazione del mercato comunale di piazza Ferrara a Corvetto, simbolo dei piani di espulsione dei ceti popolari dal quartiere. In questo contesto, abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la tangenziale est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 feriti di cui 4 ospedalizzati. Ne parliamo con un compagno del Comitato insostenibili olimpiadi.
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Aggiornamenti dall’Iran
Un approfondito aggiornamento sulla situazione in Iran insieme a Paola Rivetti, docente di relazioni internazionali alla Dublin City University. Rivetti ci offre una fotografia sociale e politica di questi giorni in Iran, dove le proteste sono diminuite a seguito della repressione. Il clima è tutt’ora pesante, mentre il governo si prepara ai negoziati con gli Stati Uniti, a partire dal 6 febbraio, in Oman. Grazie ai suoi studi di lungo periodo sui movimenti nel contesto iraniano, Rivetti ci aiuta anche a complessificare il nostro sguardo sulle mobilitazioni così come ad andare oltre la costruzione di una visione dicotomica sul possibile futuro del paese.
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Elezioni presidenziali in Camerun: proteste, repressione del dissenso e delle opposizioni.@3
Le elezioni presidenziali in Camerun del 12 ottobre hanno portato ad un clima di crescente tensione nel Paese. Dopo 42 anni di regime Paul Biya è stato proclamato nuovamente presidente lunedì 27 ottobre, nonostante l’opposizione reclami la vittoria delle elezioni. Il clima elettorale è stato caratterizzato da aggressioni e rapimenti di sostenitori, scrutatori e militanti […]
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Tunisia, rivolta e arresti a Gabès contro la “fabbrica killer”, le proteste arrivano fino alla capitale
Come scritto da Matteo Garavoglia in un recente articolo per il Manifesto, “Gli ultimi sette giorni hanno riacceso l’attenzione su uno dei veri buchi neri del sud est tunisino, il complesso industriale chimico di Gabes che dagli anni Settanta sta inquinando l’unica oasi del Mediterraneo, ormai perduta per sempre. Da tempo non si contano più […]
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PERU: PROSEGUONO LE PROTESTE DOPO LA CACCIATA DELL’EX PRESIDENTE BOLUARTE
Il Perù ha dichiarato lo stato di emergenza per le proteste diffuse contro il malgoverno e la corruzione dei politici nel Paese. Il primo ministro Ernesto Alvarez ha dichiarato giovedì sera che il governo avrebbe dichiarato lo stato di emergenza a Lima entro poche ore e sta preparando un pacchetto di misure per affrontare la […]
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