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Letture dal libro Next stop Modena 2020 di Claudio Cipriani@0
Durante le puntate di Aria abbiamo letto alcune parti del libro di Claudio Cipriani “Next stop Modena 2020-Viaggio tra le carceri”. Si tratta di una testimonianza della rivolta scoppiata nel carcere di Modena l’8 marzo 2020, a cui, come in altre carceri italiane, lo stato rispose con una strage in cui morirono quattordici persone detenute. Claudio dedica questo racconto a loro mentre è ancora ostaggio dell’istituzione penitenziaria -attualmente è recluso nel carcere di Secondigliano- per restituire dignità a chi non ha voce e portare fuori dalle mura di cinta la verità rispetto alle quattordici persone uccise dallo stato. Descrive non solo la rivolta e la repressione che ne seguì ma anche la quotidianità della cella, la diffusione delle terapie per anestetizzare la popolazione detenuta e le relazioni solidali che,nonostante tutto, continuano a crearsi in questi luoghi di tortura. Inoltre ci ricorda che anche davanti alla violenza esercitata dall’istituzione penitenziaria è possibile praticare forme di solidarietà in grado di rompere ogni isolamento. Prefazione di Luca Dolce Parte prima Interludio La rivolta Next stop Ascoli Piceno Next stop Modena – Parma Postfazione di Giulia Travain – parte 1 Postfazione di Giulia Travain – parte 2 “L’esperienza di Modena e le parole di Claudio ci dovrebbero dare uno scossone, nelle nostre più profonde corde che ci vibrano dentro, in modo tale da ricordare giustamente i morti di Modena, ma anche per farle suonare una nuova musica che ci guidi verso nuove fatiche e battaglie, questo è certo, ma che ci aiutino a togliere di mezzo gli ostacoli di tutto quello che abbrutisce la comunità umana in cui viviamo, dove oggi l’unica soluzione è la repressione, l’alienazione, l’umiliazione, l’involuzione fisica e spirituale oltre che intellettuale.” Luca Dolce CHE DELLE GALERE RESTINO SOLO MACERIE TUTTI LIBERI – TUTTE LIBERE
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Bolivia in rivolta contro il governo Paz@1
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia con la Fondazione Paolo Freire. A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia. Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
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