Con Rita Rapisardi, giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto,
affrontiamo il tema della repressione. Dal DDL “anti – maranza”, approvato dal
governo Meloni in data venerdì 24 Luglio, al crimine di antisemitismo fino al
reato di blocco stradale, si conferma il ribaltamento dell’esercizi penale
dell’individuare un nemico e poi ritagliarci un reato sopra, costruito ad hoc.
L’obbiettivo è chiaro: tagliare le gambe al movimento sociale e frammentare
ulteriormente le fasce su base di classe e razziale. In questo senso il DDL “
anti-maranza” indica la volontà di alimentare paura e insicurezza tramite la
guerra ai giovani e alle persone con background migratorio.
Il tentativo non è nuovo e si rifà ai principi del dividi et impera con cui la
repressione si è abbattuta sul movimento in solidarietà alla palestina.
Tramite il caso simbolo della Torino capitale della repressione tracciamo col il
governo si avvale della costruzione del nemico pubblico di segmenti specifici
della società dai maranza, agli ecovandali, dalle persone senza documenti fino
anche agli ultrà per applicare un sempre più impunito stato di polizia, lo
stesso che in queste settimane ha ucciso Abderrahim Fakir e che ha applicato lo
scudo penale per i poliziotti colpevoli dell’omicidio.
Nel direzionamento sempre più esplicito della stampa sull’opinione pubblica,
come lavorare da giornalista a non alimentare la frattura sociale alimentata dal
governo?
Tag - nemico interno
Secondo la celebre immagine di Walter Benjamin, la polizia è una mescolanza di
«due specie di violenza», la violenza che pone e la violenza che conserva il
diritto. Tuttavia, più che nella semplice difesa e conservazione dell’ordine, la
polizia ha un ruolo nella produzione dello stesso, è una tecnologia di governo.
Dopo il G8 di […]