PRESENTAZIONE DI "COMPRENDERE LO YEMEN"
Area Pedonale Via Balbo - Via Cesare Balbo, 10124, Torino
(mercoledì, 23 settembre 18:00)
COMPRENDERE LO YEMEN - Presentazione del libro di Tim Anderson
Il libro punta a far luce su una zona del mondo tanto discussa, soprattutto alla
luce degli ultimi eventi e dell'offensiva Houthi lungo lo stretto di Bab el
Mandeb, ma raramente approfondita.
Grazie al contributo di numerosi autori yemeniti, il libro "Comprendere lo
Yemen" fa luce sul momento nel quale un paese che viene raccontato come
territorio afflitto dal"la peggiore delle crisi umanitarie", eppure è diventato
uno scenario centrale nella guerra contro l'imperialismo americano, israeliano e
saudita. Dalla costruzione del Governo Rivoluzionario da parte degli Houti, alla
guerra contro Israele in solidarietà alla popolazione palestinese, fino alle più
recenti operazioni militari che hanno il piccolo paese sul Mar Rosso al centro
della cronaca globale, il testo ricostruisce la genesi del movimento Ansar
Allah, delle sue radici politiche, della guerra civile yemenita e delle sue
proiezioni globali.
Ne discutiamo insieme all'autore Tim Anderson (già docente di Economia Politica
all'università di Sydney e direttore del Center for Counter Hegemonic Studies) e
alla traduttrice italiana Roberta Rivolta.
MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE - H 18
AREA PEDONALE DI VIA BALBO - VANCHIGLIA
INFOSHOP SENZA PAZIENZA
Tag - libri
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 24 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L’ULTIMO OPERAIO" DI NICCOLÒ ZANCAN
Libreria Comunardi - v. Bogino, 2 Torino
(giovedì, 24 settembre 20:30)
giovedì 24 settembre ore 20:30 - libreria comunardi; via san francesco da paola
6, torino
presentazione del libro di Niccolò Zancan: L’ULTIMO OPERAIO
dibattito con l’autore - conduce Salvatore Cominu
evento a cura di Torino anni ’80… fatti nostri
Abbiamo attraversato quegli anni ‘80 con gioia e fatica. Giovani, allora, che
pensavamo ancora di poter cambiare un mondo che non ci piaceva, arrivati troppo
tardi per l’ondata rivoluzionaria del lungo ’68 italiano e troppo presto per non
sentirne il peso.
Torino in quegli anni incominciava appena la sua trasformazione, da
città-fabbrica, la città della Fiat e degli Agnelli, a città postmoderna, eppure
avevamo colto quel cambiamento, lo discutevamo nei nostri collettivi, lo
sentivamo nella musica e nei concerti, lo descrivevamo nei nostri volantini,
nelle fanzine e rivistine, lo urlavamo nei cortei con cui attraversavamo la
città.
Ci siamo formati in quel decennio cerniera, che si apre con l’autunno ’80 alla
Fiat e le decine di migliaia di licenziamenti e cassa integrazione e la Marcia
dei quarantamila capetti, e termina per noi con il Movimento della Pantera che
occupa le università torinesi, l’apertura dei centri sociali e di Radio Black
out.
La Torino di oggi, con i suoi spazi ridefiniti da crisi, ristrutturazione,
valorizzazione capitalistica e mercificazione, affonda nella memoria di quegli
anni, preziosi e ostili. Per questo torniamo proprio lì, a cercare dove tutto ha
cominciato a cambiare.
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 17 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 10 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
(disegno di sam3)
“Se credi nell’invisibile, raddoppi il volume dell’esistenza,
io li invidio gli africani, diceva Ulisse”.
Maria Pace Ottieri
La prima volta che siamo stati bianchi, di Maria Pace Ottieri, Sellerio,
pubblicato nel 2026, ha la vestizione classica dell’editore palermitano: formato
tascabile, copertina morbida, pagina snella. È rassicurante, come certi prodotti
che abbiamo tra le mani da molti anni e sono diventati oggetti cari. Anche il
nome della collana in cui è inserito – il divano – ci rassicura. Ma tutto ciò
depista, perché mentre leggiamo, ci rendiamo conto di essere davanti a un libro
col doppio fondo, cha parte da un viaggio, e dentro quel viaggio cadono una a
una tutte le cose rassicuranti, mettendoci di fronte a interrogativi inediti, o
forse dimenticati, evidenziando lo sfondo da cui emerge ciò che siamo oggi.
Nel 1975, poco più che ventenne, l’autrice si ritrovò a far parte di una
spedizione nel Dahomey, oggi Benin, per girare un film documentario sulla
cultura vudu. Siamo nell’Africa Occidentale subsahariana, sul golfo di Guinea,
stretti tra Togo a occidente e Nigeria a oriente. Un viaggio in un territorio
che corrisponde a meno dell’un per cento di quello che noi da fuori,
superficialmente, chiamiamo Africa. Questo libro è il resoconto di quelle
settimane, dentro un paese in grande cambiamento dopo l’indipendenza dalla
Francia, che nel 1960 prende il nome di Repubblica del Dahomey. Dopo un decennio
caratterizzato da numerosi golpe e cambi di potere, Mathieu Kérékou, instaurò un
regime di tipo marxista-leninista e nel 1975 il paese fu rinominato Repubblica
Popolare del Benin.
Forse l’arrivo di questo nuovo regime, spinge il re Aho René Glelé in persona,
erede della monarchia decaduta e capo vodun, a invitare la troupe a documentare
“la magia dell’Africa, le divinità, le medicine, i miti”. Un invito inaspettato,
da chi contrastava il nuovo regime che vedeva nella religione vudun un
retrogrado apparato a uso delle monarchie decadute.
Il viaggio assume da subito un carattere epico, tra la ricerca di qualcosa di
mai visto, di spettacolare, da mostrare in televisione, e il susseguirsi di una
serie di ostacoli burocratici che aprono strade inaspettate: alternative e
coraggiose. Un’esperienza rocambolesca di un manipolo di yovo (letteralmente:
uomo bianco, europeo) alla ricerca di autenticità.
Il libro descrive gli incontri con Aho, ultimo esponente della dinastia
monarchica, avvolto in un alone di mistero; le feste danzanti, il sacrificio
legato al culto degli antenati e l’incontro con una vodunsi: una delle numerose
sorelle di Aho, attraversata dall’esperienza dell’invisibile, che svela la
costruzione dell’altare di un vodun: “Ci vuole una stoffa pulita che copra una
tavoletta, poi sopra ci metti tutto ciò che in natura possiede una qualche
vibrazione: pietre, piante, foglie, una piccola zucca con l’acqua, un’altra
zucca per la farina coi cereali, di miglio, di fagioli, di riso, così rinfreschi
gli antenati e li nutri”.
Il libro è una ricerca, ai limiti del tempo possibile, in un mondo in via di
estinzione, o meglio, in via di trasformazione, con una religione ostacolata
dalla nuova Repubblica, ma fortemente radicata nel passato impero del Dahomey,
con la ferita aperta di quattro secoli di tratta degli schiavi. “L’atmosfera
cupa e arcana del luogo – scrive Ottieri – ricordava a ogni passo l’odiosa piaga
della schiavitù, ma non la si nominava mai, quattro secoli di abominio non
avevano ancora trovato il loro posto nella memoria del paese, milioni di vite
cancellate senza traccia […], ad Abomey tutto era riverbero di un’epoca di
barbarico, purpureo splendore”.
Un viaggio in Africa è molto di più che un viaggio. È un affaccio nell’inconscio
dell’Occidente, un luogo – come suggerisce il titolo – dove il punto di vista è
ribaltato. Un viaggio verso quella parte ancestrale che probabilmente ha
richiesto all’autrice un allontanamento nel tempo e cinquant’anni di
elaborazione. Ottieri torna in Benin all’inizio degli anni Novanta – quasi
vent’anni dopo il viaggio del ’75 –, quando per la prima volta nel dibattito
pubblico si parla apertamente dei quattro secoli di tratta degli schiavi e di un
secolo di colonialismo, che hanno depresso buona parte dell’Africa. Dopo la
caduta del regime marxista-leninista, il vodun “riemerge, come indispensabile
culto dell’identità ancestrale, espressione di un’essenza primordiale africana
perduta e da ritrovare tutti insieme. […] Sono gli anni in cui irrompe ovunque,
sulla scena culturale e politica, la questione dell’identità; e poiché la carne
dell’identità è la memoria, ecco che un’identità inquieta, discorde e
conflittuale, tutta da ricomporre e reinventare, non può che richiamarsi alla
memoria. Ma la memoria di chi?”, insiste l’autrice. Degli eredi di chi era
deportato o di chi deportava? “Memoria privata e memoria storica si mescolano in
un’intricata foresta di rimozione, vergogna, ricerca di riscatto, in cui le
differenze tra le vittime e i carnefici appaiono sfocate, se non addirittura
cancellate in nome dell’invenzione di una nuova comunità omogenea”.
Le cerimonie del vudu sono state impacchettate a uso dei turisti e quindici anni
dopo quella spedizione, molti dei suoi elementi costitutivi non sono
riconoscibili. “Molti viaggiatori cercano illusione dell’autenticità”, ma “il
vudu plasticamente si adatta”, rimane e si mostra, nella sua messa in scena,
chissà se ancora nella parte autentica. Ma, come chiosa Ottieri, “forse
l’autentico è, e può essere, solo nel desiderio dello sguardo di chi osserva”.
Il viaggio della Ottieri assume il carattere di un viaggio nel tempo e la storia
del Benin diventa emblematica di come si possa provare a raccontare una cultura,
contraddittoria, oppressa, deturpata… ma viva, nonostante tutto.
Questo libro mi pare che trovi la sua forma nel tentativo di costruire uno
sfondo di conoscenza e di storia a favore di quelle donne e uomini, talvolta
appena neonati, che raggiungono – o non raggiungono – le coste d’Europa, non più
deportati con le pesanti catene della tratta atlantica, ma costretti a viaggi
senza speranza dalla chiusura delle frontiere, dall’essere considerati
fuorilegge per nascita e usati come arma di ricatto tra stati e merce di
scambio. “Nella tratta degli schiavi convergono gli interessi delle classi
dirigenti dei due continenti”, scrive l’autrice. Il potere cambia volto, ma non
la sostanza. (daniele balzano)
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 3 settembre 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 27 agosto 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 20 agosto 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
APERTURA CDL FELIX
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 13 agosto 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX
settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e
vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!