Tag - lavoro

Lavorare nella ristorazione oggi: un’inchiesta a Torino
Durante le giornate del blackout fest 2026, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare alcunx lavoratorx del collettivo Colpo (Coordinamento Lavoro Precario Organizzato). Tra i percorsi di auto inchiesta che hanno avviato in questi mesi, vi è quello che indaga le condizioni di lavoro nel settore della ristorazione – al centro del nostro scambio radiofonico. Emergono diversi elementi interessanti dall’inchiesta, tra cui la questione dei ritmi di lavoro e di quanto questi incidano sulle condizioni di vita, in particolare sugli equilibri tra lavoro e tempo libero. Più in generale, lx lavoratorx ci parlano di turni stressanti, paghe da fame, lavoro nero e molestie.  Parlare insieme dei risultati dell’inchiesta e delle proprie esperienze personali diventa occasione di confronto intorno a delle testimonianze chiave, ma anche una via per continuare ad organizzarsi e formarci su strumenti e strategie collettive per difendersi da abusi e sfruttamento.
lavoro
torino
Blackout Inside
Frittura Mista alias Radio Fabbrica
Colpo Torino
[2026-06-04] Cena Benefit contro padroni e sfruttamento - Co.l.p.o @ Spazio Popolare Neruda
CENA BENEFIT CONTRO PADRONI E SFRUTTAMENTO - CO.L.P.O Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino (giovedì, 4 giugno 16:00) Giovedì 4 giugno cena benefit allo spazio popolare Neruda. Menù fisso veg a 10 soldi: antipasto, primo, secondo e dolce A seguire Antropofagoh band, una matrioska musicale che suona musica popolare delle indie bresciane - voce e chitarra di Anna Coccoli, campanello e basso di Daniel Angulo. CENA A POSTI LIMITATI, PRENOTARSI PER MESSAGGIO AL +39 3520923907 !!!
lavoro
torino
Lavoro
Cena benefit
Bakari Sako: uno di tanti, troppi, morti di razzismo e sfruttamento
“L’omicidio razzista di Bakari Sako, taciuto per giorni, traccia la misura di una violenza sistemica che negli ultimi anni si è andata intensificando – a suon di interventi legislativi sempre più punitivi e securitari, di manipolazione dell’informazione in chiave razzista e di pratiche di sfruttamento sempre più intense e generalizzate, che alimentano disagio sociale e guerre tra poveri, soprattutto in quei territori da secoli soggetti ad operazioni di rapina, estrattivismo e abbandono sociale”. Partendo da alcune riflessioni tratte dall’esperienza di Campagne in Lotta, proviamo ad inquadrare e a parlare della morte di Bakari Sako come un caso non isolato né tantomeno eccezionale. Uno dei tanti episodi di violenza razzista che seppur in via eccezionale non è stato invisibilizzato o rilegato ai margini della cronaca locale, ha finito per essere raccontato facendo ricorso alla propaganda contro le baby gang, in un loop di razzismo che strutturalmente sorregge il nostro paese. Riuscire a smontare una retorica che rende alcune persone sacrificabili o ne giustifica la sacrificabilità mostrificandone delle altre diventa quotidianamente più necessario. Per questo abbiamo colto l’occasione per rilanciare la tre giorni LUOGHI-CORPI-FRONTIERE: contro la mercificazione dei territori che il 26-27-28 Giugno in Salento aprirà spazi di confronto su pratiche di lotta ma anche di sussistenza e di resistenza, forme di organizzazione e modi di intendere il nostro essere nel presente (per la presentazione della tre giorni vedi il programma del compleanno di Porfido) Qui il podcast della diretta con un compagna di Campagne in Lotta:
L'informazione di Blackout
lavoro
razzismo
sfruttamento
territori
Il mio lavoro vale cento. Un driver in appalto Amazon si racconta
(disegno di otarebill) Il Grido del Popolo è un progetto editoriale di MULTI – Sindacato Sociale, che raccoglie testimonianze di vita e di lotta sotto forma di scritti, fotografie, video e altre forme espressive. “Ogni racconto – scrivono i curatori presentando il progetto sul loro sito – è parte di ciò che vive una persona, che a sua volta è collegato al vissuto di tante altre. […] Il secondo grido di questo volume de Il Grido del Popolo è il racconto in prima persona di un lavoratore della logistica e della sua esperienza in un’azienda in appalto ad Amazon. Come nella storia di Pinocchio, che viene sfruttato dal Gatto e la Volpe, queste aziende sfruttano la fiducia e l’obbedienza dei lavoratori per scaricare su di loro la responsabilità. Ma da dentro la pancia della balena, possiamo organizzarci per pretendere di essere trattati come persone, non come numeri su un dispositivo e non accontentarci di poco, perché se il nostro lavoro vale cento, noi dobbiamo pretendere cento”.  Riproponiamo questa testimonianza pubblicata sul Grido qualche giorno fa. *     *     * Sono arrivato a lavorare per Oriente Trasporti quasi per caso. Un giorno sotto casa mia qualcuno aveva lasciato una bag di Amazon con delle consegne dentro. Io facevo già il corriere, così l’ho presa e l’ho portata al magazzino di riferimento. Quando sono arrivato ho detto: «Se cercate qualcuno, io cerco lavoro. Faccio già il corriere, ma voglio cambiare». Mi hanno chiamato per un colloquio. Mi dissero che ero piaciuto come persona e come lavoratore, che le probabilità di essere assunto erano buone. Il contratto all’inizio sarebbe stato a scadenza, ma c’erano possibilità di rinnovo. In quel momento io avevo già un contratto a tempo indeterminato, portavo farmaci alle farmacie. Però mi dissero che lì avrei lavorato meno e guadagnato di più. Mi parlarono di cento euro al giorno, tredicesima, ferie, permessi, trasferte, spesso lavorando tre o quattro giorni alla settimana. Sembrava una buona occasione. Io nella vita ho fatto trent’anni il barista, poi il corriere dei farmaci. Il massimo che avevo guadagnato erano mille e settecento euro al mese lavorando sette giorni su sette per un mese di fila. Così ho deciso di provare. E poi diciamolo: Amazon è un nome che riempie la bocca. Ti incuriosisce. Mi avevano detto che i ritmi erano alti, ma che per loro contava più la qualità del lavoro che la quantità. Questa cosa me l’hanno ripetuta fino a poco prima di essere licenziato. IL LAVORO VERO All’inizio ho fatto il corso online, poi ti danno il device, il telefono con cui lavori. Il problema più grande è stato quello. All’inizio non capivo bene come usarlo. Le procedure non erano chiare e i pacchi sono tutti diversi. Per trovare quello giusto nel furgone ci vuole tempo. Quando poi impari diventa più veloce. Ma all’inizio è dura. E poi c’è l’ansia della prestazione. Io ce l’avevo tutti i giorni. All’inizio avevo settanta o ottanta consegne, poi già dal terzo giorno novantacinque, cento, anche centoventi o centotrenta. Quando non finisci le consegne ti viene in mente una cosa sola: se non finisco non mi rinnovano il contratto. In ufficio però ti dicono di stare tranquillo, che capita a tutti, che qualcuno ti darà una mano. Poi vai fuori e capisci che non è così semplice. Mi è capitato di perdermi seguendo il device. Una volta mi sono ritrovato su una collina sperduta tra gli ulivi vicino Siena. Ho perso più di mezz’ora. Un’altra volta pioveva, era buio e mi trovavo in una zona che non conoscevo. Mi chiama un responsabile e mi dice: «Ma lo vedi che sei passato davanti al numero civico?». Io rispondo che dovevo fermarmi prima. E lui mi dice: «Così non imparerai mai a lavorare. Devi svegliarti».  Io lavoravo lì da una settimana. Sentirselo dire da un ragazzo che potrebbe essere tuo figlio è umiliante. Non ti dicono mai apertamente «Vai più veloce!», ti dicono: «Devi organizzarti!». Ma se ogni giorno ti cambiano zona, come fai a organizzarti? Nei messaggi scrivono: «Andate piano, rispettate i segnali». Poi però, se non finisci le consegne, ti dicono: «Ti devi organizzare». E lì capisci che qualcosa non torna.. GLI ERRORI CHE DEVI PAGARE La prima cosa grossa che succede è la bag che sparisce. Era la seconda o terza volta che uscivo da solo, subito dopo aver concluso il breve periodo di affiancamento. Dentro c’erano circa venticinque pacchi. A un certo punto non c’era più. Non abbiamo mai capito dove sia sparita. Io sono abituato a chiudere il furgone, ma quando lavori in un sistema nuovo, con tutta quella pressione, una distrazione può succedere. Poi succede un’altra cosa. Mi chiamano mentre sto lavorando e mi dicono che il furgone che avevo usato giorni prima ha un danno alla targa anteriore. Mi mandano la foto. Io dico subito: «Quel danno non l’ho fatto io». Se picchi contro un palo davanti te ne accorgi. Ma alla fine la contestazione disciplinare arriva lo stesso. Da quel giorno ho iniziato a fotografare il furgone tutte le sere, prima di lasciarlo. LA VIGILIA DI NATALE A un certo punto mi scrivono chiedendomi se sono disponibile a restare. Io rispondo di sì. Poi arriva un messaggio: «Il contratto non sarà rinnovato. Il tuo ultimo giorno è il 24 dicembre». La vigilia di Natale. Io pensavo almeno a una telefonata. Invece finisce così. Quando arriva lo stipendio mi accorgo che ci sono oltre ottocento euro di trattenute. Due mesi di lavoro duro, pioggia, strade strette, ansia, e alla fine quasi niente in tasca. Per un uomo di cinquantadue anni con una famiglia è una botta enorme. Poi ci sono altri incidenti. Una volta pioveva, la strada era stretta, con fossi ai lati. Per evitare di finire nel fosso ho strusciato il furgone. Ho chiamato subito e mandato la foto. Un’altra volta ho urtato il paraurti in retromarcia, in un punto dove non c’erano sensori. Ho sempre comunicato tutto con trasparenza. Eppure la sensazione che ti rimane è una sola. Ti senti una merda. Perché sai che quei danni possono costarti uno stipendio intero. Io pensavo che la trasparenza fosse giusta, che aiutasse tutti. Invece mi si è rivoltata contro.. PINOCCHIO A un certo punto ho capito che molte delle cose che mi erano state raccontate non funzionavano come mi avevano detto. C’è un episodio che per me spiega bene tutto il meccanismo. Un giorno mi chiamano e mi dicono di aggiornare il device, quello che decide dove andare, quale pacco consegnare, quale strada prendere. Io stavo su una strada stretta, in salita, pioveva forte. Poco spazio per manovrare. Eppure le indicazioni erano sempre le stesse: seguire il device. Io le seguivo tutte, rispettavo le regole, eppure mi sono trovato in difficoltà. Ho capito allora che non si tratta di disonestà, ma di responsabilità verso sé stessi: proteggere la propria salute, mentale e fisica, e il proprio lavoro. Pensando a tutto questo mi è venuta in mente la storia di Pinocchio. Lui si fida, segue quello che gli viene detto, e poi incontra il Gatto e la Volpe, che approfittano della sua ingenuità. La colpa non è di Pinocchio, è di chi sfrutta la fiducia. Nel lavoro succede lo stesso: fai il tuo dovere, rispetti le regole, eppure quelle regole possono diventare un modo per scaricare su di te tutta la responsabilità. Un collega più esperto, un vero Grillo Parlante, mi aveva messo in guardia. Mi diceva di fotografare il furgone ogni sera, perché i mezzi potevano essere usati da altri e i danni imputati a chi li aveva prima. Ho seguito il consiglio e ho iniziato a proteggermi così. All’inizio il lavoro sembrava un’opportunità fantastica, pochi giorni alla settimana, più guadagno, meno chilometri rispetto a prima. Poi scopri che sei sempre sulla strada dalle dieci del mattino fino alla sera, che se ti fermi a mangiare rischi di non finire le consegne, e che il contratto a scadenza diventa una forma di ricatto. Così continui a fare il massimo, cercando di dimostrare di essere all’altezza, ma rischi di essere trattato come un oggetto usato. Da questa consapevolezza nascono delusione, rabbia, frustrazione. Grazie a un collega ho conosciuto altre persone che mi hanno indicato come muovermi. È nato così un percorso di giustizia, senza vendetta, solo per far valere le cose in modo corretto. E soprattutto per aiutare altri a non subire la stessa sorte.. IL MIO GRIDO Io non voglio niente di più di quello che mi spetta. Né un euro in più né un euro in meno. Se ho sbagliato io mi inchinerò alla giustizia. Ma se il sistema è sbagliato, il sistema deve cambiare. Non siamo numeri su un dispositivo, non siamo codici dentro un algoritmo. Siamo persone. E una cosa l’ho capita bene: non bisogna mai arrendersi. Nella vita a quasi tutto c’è una soluzione. Bisogna lottare per i propri diritti e non accontentarsi. Perché se il tuo lavoro vale cento, tu devi pretendere cento!
lavoro
Primo maggio a torino – dirette dal corteo cittadino@0
Abbiamo seguito in diretta dagli studi di via Cecchi 21/a la giornata internazionale di lotta del primo maggio, focalizzandoci principalmente su quanto stava avvenendo in città. Abbiamo dato aggiornamenti dagli spezzoni di corteo in contestazione della tradizionale sfilata organizzata dai sindacati confederali, anche tramite registrazioni degli interventi al microfono e aggiornato su quanto si sta muovendo a livello di mobilitazioni in ambito lavorativo. Sul finale ci siamo collegati con l’organizzazione del secondo dei “Due giorni di fuoco” per farci raccontare l’iniziativa e il dibattito sul progetto del nuovo data center a Lucento, Torino. Buon ascolto Partenza spezzone sociale: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione spezzone operaio: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione spezzone antimilitarista: -------------------------------------------------------------------------------- Aggiornamento con lo spezzone sociale: -------------------------------------------------------------------------------- Intervento del Sicobas dal palco di Piazza Castello: -------------------------------------------------------------------------------- Intervento operaio dal palco di Piazza Castello: -------------------------------------------------------------------------------- Collettivo COLPO su inchiesta lavoratori ristorazione: -------------------------------------------------------------------------------- Giulia CUB scuola università e ricerca su prossime mobilitazioni: -------------------------------------------------------------------------------- Presentazione dibattito e iniziative alla due giorni di fuoco:
lavoro
sciopero
torino
corteo
Blackout Inside
Strike Days a Prato
Dal 17 aprile sono in corso gli strike days, una serie di scioperi e picchetti a oltranza organizzati e promossi dal sindacato di base Sudd Cobas per denunciare e combattere lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici a Prato. Sono giornate che vedono uniti solidali e lavoratori e lavoratrici che hanno deciso di alzare la testa, e fermarsi insieme, organizzando picchetti davanti ai cancelli di fabbriche e magazzini. Tra i settori con condizioni peggiori quello della moda, con aziende pronto moda e una stireria. Già le prime giornate hanno garantito risultati sorprendenti: 16 vittorie contrattuali solo il primo giorno. 4 scioperi continuano ad andare avanti e diverse trattative rimangono aperte. Bianca dei Sudd Cobas ci fornisce un racconto dettagliato di queste giornate. Invitiamo a seguire le pagine del sindacato, anche in vista del primo maggio.
L'informazione di Blackout
lavoro
altavisibilita
scioperi
Prato