Dal dicembre 2025 si è insediato in Cile il governo di José Antonio Kast,
espressione dell’estrema destra. Fin dalle prime ore del suo mandato, il governo
ha adottato una linea dura: rafforzamento della presenza militare alle
frontiere, smantellamento di diverse misure di protezione ambientale — dalla
creazione di parchi nazionali alle normative su clima, emissioni e qualità
dell’aria e dell’acqua — e nuovi accordi internazionali per lo sfruttamento di
risorse strategiche come litio e rame. In questo contesto si inserisce anche la
soppressione dell’Unità dei Popoli Indigeni del Ministero dei Beni Nazionali,
parte di una più ampia riorganizzazione istituzionale.
Per provare a delineare un quadro della situazione delle comunità indigene in
questo periodo, siamo messe in contatto con Max Reuca werken (portavoce) della
comunità mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
In questa prima parte dell’approfondimento, gli abbiamo chiesto com’è la
situazione per le comunità indigene, in particolare per il popolo Mapuche,
all’inizio del governo di José Antonio Kast: tra l’eliminazione di diritti e
concessioni ottenute nel governo precedente, sia in tema di protezione
ambientale sia di diritti umani e di proprietà delle comunità Mapuche (oltre che
del popolo cileno nel suo complesso). Tra repressione militare e burocratica,
emerge anche quella che potrebbe essere una nuova stagione di mobilitazioni e
lotta.
Nella seconda parte, ci concentreremo sul tema degli incendi, sulle
responsabilità dei grandi latifondisti e sulla criminalizzazione dei popoli
indigeni.
Entrevista completa en español:
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In Cile, cinque prigionieri politici del popolo Mapuche, detenuti nel carcere di
Temuco per dei sabotaggi incendiari contro le industrie agro-forestali, sono in
sciopero della fame secca da giorni per protestare contro le condizioni
detentive ed il continuo attacco dello Stato cileno nei confronti delle
organizzazioni Mapuche che lottano in difesa del proprio territorio.
Le famiglie dei prigionieri denunciano intimidazioni e controlli ripetuti da
parte dei Carabineros durante le visite e l’assenza di qualsiasi informazione
chiara e accesso reale ai dati sanitari ed allo stato di salute dei prigionieri.
Le famiglie parlano apertamente di violenza istituzionale, chiedono il
trasferimento immediato in una struttura ospedaliera adeguata e ribadiscono che
considerano lo Stato cileno responsabile della vita dei loro familiari.
Due contributi arrivati alla redazione informativa di Radio Blackout, da parte
di due compagne Mapuche, con la richiesta di rompere l’isolamento della vicenda
e rilanciare solidarietà e attenzione internazionale.
Per inviare videomessaggi di sostegno: “solidarietà ed appoggio ai prigionieri
politici Mapuche in sciopero della fame”: MARIOSILVAGARCIA1959 (chiocciola)
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