Estratti dalla puntata del 1 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
O.S.A.RE: la cura nei momenti di piazza
Torniamo ad approfondire la rete O.S.A.RE (Operazioni Sanitarie
Anti-Repressione) grazie al contributo di chi la pratica attivamente.
Nel primo blocco di questo approfondimento ci si concentra sulla attività di
street medics e sull’organizzazione di questi momenti operativi, mentre nel
secondo sul profilo psichico dell’intervento calato nel contesto e calibrato
sulla persona che necessita di cura:
USA: opposizione a data centers e AI come nuovo “nemico interno”
Mentre procede l’infrastrutturazione di un mondo organizzato attorno al primato
cognitivo ed economico dell’AI, l’ostilità verso i data centers e il loro
impatto – tanto ambientale quanto sociale – inizia ad assumere una dimensione
minacciosa. Contestazioni e attacchi verso tecnomiliardari come Eric Schmidt e
Sam Altman, pressioni su politici locali e la definizione di un esteso bacino di
dissenso trasversale alle identità politiche, stanno allarmando le agenzie
repressive, a partire dallo U.S. Capitol Police Intelligence Services Bureau.
Iniziamo questo approfondimento analizzando un nuovo mega-progetto nello Utah,
che ci consente di osservare le differenti modalità di relazione tra data
centers e apparato militare, per arrivare a delineare alcune traiettorie
repressive che aggiornano le strategie degli apparati agli imperativi dei nuovi
padroni:
Mapuche: repressione, frammentazione, resistenza
Grazie al contributo di un compagno torniamo ad approfondire alcuni aspetti
della resistenza Mapuche. Tra pratiche di assimilazione, di repressione
paramilitare, ma anche di resistenza rivoluzionaria (anticoloniale e
spirituale), cercheremo di osservare le strategie messe in campo per frammentare
le comunità, ma anche la volontà di quest’ultime di difendersi e contrattaccare.
Per maggiori informazioni e aggiornamenti vi rimandiamo al sito
lottamapuche.noblogs.org
Tag - mapuche
Tra gennaio e febbraio del 2026, la Patagonia è stata attraversata da una delle
stagioni di incendi più devastanti degli ultimi decenni. Le fiamme hanno colpito
duramente soprattutto il versante argentino, ma si sono estese anche al Cile,
interessando ampie aree del centro-sud, dai territori intorno a Valparaíso fino
alla zona di Temuco.
Questi incendi non sono eventi isolati né casuali: affondano le loro radici in
cause prevalentemente antropiche. Alla base troviamo una combinazione sempre più
evidente di siccità prolungata e aumento delle temperature legato al cambiamento
climatico, a cui si aggiunge l’espansione massiccia delle monoculture forestali,
in particolare di pini ed eucalipti, che oggi occupano milioni di ettari. Un
modello produttivo che, oltre a impoverire la biodiversità, aumenta la
vulnerabilità del territorio al fuoco.
A questo si sommano le responsabilità delle grandi aziende forestali:
l’accaparramento delle terre, la pressione sulle risorse idriche delle comunità
locali e l’assenza di interventi concreti quando gli incendi divampano. Un
quadro che si inserisce in un contesto politico segnato dalle prime riforme del
governo Kast, orientate a favorire l’estrattivismo – minerario e forestale – e a
ridurre le tutele per riserve e parchi naturali, sempre più esposti agli
interessi dei capitali internazionali.
Ne abbiamo parlato con Max Reuca werken (portavoce) della comunità Mapuche Juan
Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
Dal dicembre 2025 si è insediato in Cile il governo di José Antonio Kast,
espressione dell’estrema destra. Fin dalle prime ore del suo mandato, il governo
ha adottato una linea dura: rafforzamento della presenza militare alle
frontiere, smantellamento di diverse misure di protezione ambientale — dalla
creazione di parchi nazionali alle normative su clima, emissioni e qualità
dell’aria e dell’acqua — e nuovi accordi internazionali per lo sfruttamento di
risorse strategiche come litio e rame. In questo contesto si inserisce anche la
soppressione dell’Unità dei Popoli Indigeni del Ministero dei Beni Nazionali,
parte di una più ampia riorganizzazione istituzionale.
Per provare a delineare un quadro della situazione delle comunità indigene in
questo periodo, siamo messe in contatto con Max Reuca werken (portavoce) della
comunità mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile.
In questa prima parte dell’approfondimento, gli abbiamo chiesto com’è la
situazione per le comunità indigene, in particolare per il popolo Mapuche,
all’inizio del governo di José Antonio Kast: tra l’eliminazione di diritti e
concessioni ottenute nel governo precedente, sia in tema di protezione
ambientale sia di diritti umani e di proprietà delle comunità Mapuche (oltre che
del popolo cileno nel suo complesso). Tra repressione militare e burocratica,
emerge anche quella che potrebbe essere una nuova stagione di mobilitazioni e
lotta.
Nella seconda parte, ci concentreremo sul tema degli incendi, sulle
responsabilità dei grandi latifondisti e sulla criminalizzazione dei popoli
indigeni.
Entrevista completa en español:
La Patagonia cilena brucia, distruggendo le foreste ancestrali dei mapuce, la
cui lotta è sotto costante repressione, con un susseguirsi di arresti ed
operazioni di polizia di estrema violenza. La regione è ricca di terre rare che
suscitano crescenti appetiti.
Emblematico il caso di Julia Chuñil, un’attivista Mapuche di 72 anni scomparsa
da oltre un anno. L’8 novembre 2024 esce di casa in cerca di alcuni animali
insieme al suo cane Cholito, su una collina nei pressi di Máfil, Regione de Los
Ríos, nel centro-sud del Cile. Da allora di lei non si hanno più notizie.
Julia Chuñil è la Presidente della comunità indigena Putraguel, dove si è
distinta per la sua lotta per i Diritti ambientali, in particolare per la
protezione di circa 900 ettari di foresta nativa. Proprio la difesa della terra
della sua comunità le è valsa numerose minacce e vessazioni, andate avanti per
anni.
La polizia ha costruito una montatura contro i figli di Julia, accusandoli della
scomparsa della madre. Per ora la montatura non ha funzionato ma è di questi
giorni la notizia che la casa di Julia, dove vivono alcuni suoi familiari, è
stata distrutta. É l’inizio dello sgombero contro il quale ha lottato per tutta
la vita.
Ne abbiamo parlato con Luca, un compagno di Santiago del Cile
Ascolta la diretta: