Con l’ultimo decreto l’opera di distruzione della scuola pubblica compie un
ulteriore, inquietante passo. E’ evidente che le misure del nuovo Decreto Scuola
varato dal governo Meloni non abbiano alcuna intenzione di risolvere i problemi
veri della scuola, ma hanno piuttosto le scopo di individuare un nuovo nemico
pubblico: gli studenti “stranieri” e le loro famiglie.
Questo governo sin dai primi giorni ha intrapreso una ampia azione politica
volta alla criminalizzazione dei giovani: partendo dal decreto antirave,
passando dal decreto Caivano e dal ddl Antimaranza fino ad arrivare a
quest’ultimo decreto sulla scuola. Il modus operandi è quasi sempre lo stesso:
sfruttare casi di cronaca particolarmente efferati per introdurre nuove misure
repressive. L’intento non è solo quello di criminalizzare i giovani (soprattutto
se razzializzati o abitanti delle periferie), ma anche di consolidare l’idea di
un nemico pubblico interno per distrarre l’opinione pubblica da sanità al
collasso, crisi economica sempre più feroce e il dirottamento dei fondi pubblici
verso il riarmo. Un altro obiettivo è sicuramente quello di strizzare
l’occhiolino a una certa destra populista e esplicitamente razzista, utilizzando
termini che ben solleticano le coscienze italiche: “burqa”, “sostituzione
etnica”, “bambini italiani che diventano la minoranza”. Il fatto che sia stato
utilizzato lo strumento legislativo del decreto legge e non quello di un
ordinario disegno di legge, aumenta la percezione dell’essere di fronte a
un’emergenza.
In realtà ad oggi gli studenti considerati stranieri sono appena l’11%; questo
dato diventa ancora più significativo se si considera che in questa fetta sono
compresi anche gli studenti nati e cresciuti in Italia, ma che grazie alle legge
razziste di questo paese (un* bambin* nat* sul suolo italiano deve aspettare il
compimento dei 18 anni per richiedere la cittadinanza”) la maggior parte di loro
compie tutto il percorso scolastico senza avere la cittadinanza italiana. Ciò dà
la misura di quanto gli interventi di questo decreto siano non solo inutili e
non rispondano alle necessità dell scuola, ma anche impossibili da applicare
poichè nelle scuole dei quartieri popolari, dove le persone razzializzate
costituiscono la maggior parte degli abitanti, sicuramente il tetto del 30% non
potrà essere rispettato. La ghettizzazione dei quartieri e la segregazione
scolastica sono problemi reali, ma che non possono certo essere risolti
deportando bambin* in scuole che distano km dalla loro abitazione per rispettare
i decreti legge.
E’ innegabile che la scuola italiana stia attraversando una fase di transizione
data dai cambiamenti sociali e demografici che si stanno verificando in buona
parte dei paesi europei; è altrettanto innegabile però che le misure di questo
decreto non saranno risolutive, ma anzi aumenteranno il divario fra gli studenti
di origine italiana e quelli di altre provenienze. Questo decreto contiene
misure studiate a tavolino per escludere sempre più gli studenti razzializzati e
le loro famiglie dal sistema scolastico, ne è un esempio lampante il divieto del
niqab a scuola, che altro effetto non avrà se non quello di rafforzare
l’islamofobia di stato, che ancora una volta utilizza il corpo delle donne per
attuare politiche razziste e xenophobe.
Ne parliamo con Docenti per Gaza e con un’insegnante di italiano L2.
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