Ad Harraga in onda su Radio Blackout, grazie al collegamento da Chicago con una
compagna che vive lì, raccontiamo le recenti risposte e mobilitazioni cittadine
contro le deportazioni, sempre più spettacolari e numerose, volute dal governo
Trump e agite dagli agenti dell’ICE – la polizia per l’immigrazione.
Le politiche razziste per il controllo delle frontiere, negli Stati uniti in
maniera più evidente che altrove, sono l’ingrediente principale per la
costruzione del progetto autoritario della destra al governo. Che si esprime in
forme particolarmente brutali di violenza di stato e nell’utilizzo di poteri
apparentemente “eccezionali” contro la popolazione civile. L’effetto materiale è
una militarizzazione capillare della società con operazioni esemplari che
segnano la vita quotidiana di intere comunità; mentre quello indiretto è la
costruzione sempre più sospinta e pervasiva di una logica di guerra civile.
Parliamo quindi dell’operato del corpo di polizia ICE: delle retate e degli
sgomberi di intere palazzine nei quartieri residenziali abitati da comunità
molto varie, nonchè del funzionamento della macchina delle deportazioni a
partire dall’arresto fino al trasferimento in aeroporto.
Ma soprattutto, raccontiamo le strategie di resistenza e risposta rapida messe
in campo dalle comunità e dallx solidali e le mobilitazioni organizzate fuori
dal centro di trattenimento di Broadview con l’obiettivo di bloccare l’operato
delle truppe mercenarie dell’ICE.
Per contrastare la logica del terrore propagandata attraverso le immagini oramai
onnipresenti della violenza razzista, diffondiamo narrazioni di resistenza che
sappiano alimentare il desiderio di mobilitarsi e lottare.
Ascolta qui il podcast:
Per ulteriori approfondimenti:
Resisting ICE in Chicago oppure in genere sul sito Crimethinc.
Tag - razzismo
Dal negazionismo climatico al razzismo sistemico, passando per la Strategia USA
per la Sicurezza.
Nella prima parte della puntata abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni di Trump
e parlato di tipping points.
Nella seconda mezzora abbiamo parlato della nuova strategia di sicurezza
nazionale statunitense, prendendone in esame alcune parti, con alcuni excursus
sugli Epstein files e sull’atteggiamento di Trump con la stampa e le ultime
novità del governo USA a riguardo.
Nell’ultima parte, insieme a Sabrina Moles, di China-Files, collettivo di
giornalistx, sinologx ed espertx di comunicazione specializzati in affari
asiatici, andiamo a vedere le contromosse dell’universo Cina alle mosse
statunitensi.
Citati nella puntata:
National Security Strategy of the USA
Approfondimento all’info sulla Strategia di sicurezza USA
Rassegna Cina di Michelangelo Cocco
Sul visto H-1B negli USA
In questa puntata di Harraga parliamo di detenzione amministrativa in un modo
più diretto e vivido del solito, insieme ad alcuni reclusi nel CPR di Torino e
di un recluso al CPR di Caltanissetta; dov’è attualmente recluso anche Mohamed
Shahin, imam di Torino a rischio di deportazione per la sua partecipazione
attiva alla mobilitazione a fianco della resistenza palestinese.
Iniziamo da un riassunto di quanto accaduto nell’ultimo mese dentro e fuori i
CPR torinese di Corso Brunelleschi, tra uno sciopero della fame, proteste
portate avanti dai detenuti buttandosi dal tetto, repressione e azioni di
solidarietà. Aggiornamenti in parte già raccontati qui e qui.
Abbiamo poi ascoltato le voci dei reclusi, con contributi audio da Corso
Brunelleschi e da Pian del Lago e una diretta dal CPR torinese. Quanto ci
raccontano é come un individuo detenuto diventi un “corpo”, usato dai carcerieri
per fare profitto ad ogni costo. Quanto il razzismo e la sua efferatezza sia
fatto di pestaggi e le violenze sistematiche delle guardie che “sfogano su di
noi la propria rabbia”, “così non pensi di protestare un’altra volta per il cibo
o per la tua terapia”. Una quotidianità fatta di freddo, di cibo immangiabile,
di una gestione dei centri improntata al creare il maggior profitto con il minor
sforzo possibile, riducendo a zero i servizi e delegando a Polizia, Carabinieri,
Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco la risposta a qualsiasi richiesta dei
reclusi. Della complicità del personale sanitario e dei medici che “qua fanno
quello che fa più comodo alla polizia”. Del ruolo dell’Ufficio Immigrazione, che
quando non può deportare arriva a proporre ai reclusi un trasferimento nel CPR
coloniale in Albania o il rimpatrio volontario, come soluzione per la
liberazione. Della rabbia e dell’uso del proprio corpo come unico strumento
possibile di lotta per cercare la libertà.
“Questi che organizzano il CPR sono una banda organizzata bene, protetta dallo
Stato, che guadagnano soldi sulla gente povera. più trattengono la gente, più
guadagno entra nelle loro tasche”.
Il tutto per garantire il funzionamento di quello che é il “vero traffico di
esseri umani”, per continuare a rendere possibile il business sulla pelle delle
persone immigrate in Europa.
Buon ascolto.
Oggi ospitiamo due compagni dell’Assemblea di No CPR di Torino per fare
un’analisi del razzismo sistemico a partire dall’arresto di Mohamed Shahin.
Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn al-Khattab di Torino, è stato
arrestato martedì scorso con l’accusa di essere una minaccia alla sicurezza
dello stato. Shahin ha ricevuto la stessa mattina dell’arresto un decreto di
annullamento del permesso di soggiorno di lunga durata ed è stato deportato al
CPR di Caltanissetta, non prima di aver ricevuto anche un decreto di espulsione.
Da subito ci siamo mobilitat3 per esigere la sua immediata liberazione: Mohamed
Shahin non ha compiuto nessun reato, quello che gli viene contestato è la
partecipazione attiva alle manifestazioni che da due anni si oppongono al
genocidio a Gaza. Ciò che gli viene imputato è quindi un reato ideologico, che
non può esser in nessun modo la giustificazione del sua reclusione in CPR e di
una eventuale espulsione. Mohamed Shahin è infatti un dissidente politico del
regime di Al SiSi, quindi la sua espulsione in Egitto equivarrebbe a una
sentenza di morte.
La vicenda di Mohamed Shahin non è soltanto un suprema ingiustizia, ma è la
riprova del fatto che il razzismo sistemico ha come obiettivo quello di renderci
continuamente ricattabili e dunque più esposti alla repressione politica; questa
repressione si espleta attraverso gli ingranaggi del sistema dei CPR e dei
decreti di espulsione. In tutto ciò anche l’islamofobia di stato ha giocato un
ruolo importante, poiché gli imam sono fra le persone più a rischio espulsione o
rigetto dei documenti in quanto vengono spesso considerati a priori una minaccia
alla sicurezza dello stato.
In un momento storico in cui la solidarietà alla causa palestinese è riuscita a
costruire alleanze trasversali fra lavorator3, student3, comunità islamiche e
seconde generazioni, come sempre lo Stato si trova disarmato e non può che
reagire con una dura repressione. Starà a noi, non solo impedire l’espulsione di
Mohamed, ma anche ricomporre quel movimento delle piazze per la Palestina che
negli ultimi due mesi ha fatto tremare i dominanti.
Se la deportazione rimane un rischio concreto che minaccia Mohamed Shahin e
altre persone che hanno tentato di esprimere il proprio dissenso verso il
genocidio del popolo palestinese o che provano quotidianamente ad opporsi allo
sfruttamento, al razzismo e all’islamofobia dilaganti in questo paese, anche il
Cpr viene utilizzato dallo Stato come strumento di minaccia, monito e ricatto
per la manodopera sfruttata e sfruttabile. Nella seconda parte della
trasmissione viene quindi approfondito il ruolo del CPR e delle deportazioni,
con un focus sull’aumento considerevole delle deportazioni verso l’Egitto: ne
parliamo in diretta con una compagna dell’Assemblea contro CPR e frontiere del
Friuli-Venezia Giulia.
Per altri approfondimenti sulle deportazioni verso l’Egitto è possibile
scaricare QUI l’opuscolo:
> Egitto paese sicuro? Una storia paradigmatica di reclusione e deportazione dal
> CPR di Gradisca d’Isonzo [OPUSCOLO]
Il 28 ottobre scorso circa 140 persone, di cui 4 agenti, sono state uccise e un
centinaio sono state arrestate nel corso di un assalto condotto da 2500 membri
della Polizia Civile e della Polizia Militare brasiliane, nelle favelas di
Alemão e Penha a Rio de Janeiro. Gli agenti si sono serviti anche di elicotteri
e mezzi blindati.
Su numerosi cadaveri, alcuni con le mani legate, sono stati rinvenuti i segni di
colpi esplosi alle spalle o alla nuca. Oltre alle numerose esecuzioni
extragiudiziali, i testimoni parlano di perquisizioni ed irruzioni nelle
abitazioni private realizzate senza mandato, di torture, di colpi sparati dagli
elicotteri, di feriti morti dissanguati a causa dello stop da parte degli agenti
all’intervento dei sanitari.
Nelle proteste e manifestazioni organizzate da movimenti e associazioni e dagli
abitanti delle favelas di Rio e di altre città, sono comparsi striscioni con la
scritta “Favela Lives Matter”. Tutti denunciano «una violenza sistemica e
razzista» e puntano il dito soprattutto contro le autorità locali, allineate con
l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.
All’ex capo di stato, condannato a settembre a 27 anni di reclusione per il
tentato golpe del gennaio 2023, è strettamente legato Claudio Castro,
governatore dello stato di Rio de Janeiro e membro del “Partito Liberale”
dell’ex presidente di estrema destra.
Questa strage è salita agli onori delle cronache per l’enorme dispiegamento di
forze e per l’elevato numero delle vittime, ma la violenza della polizia nelle
aree dove vive la popolazione più povera e razzializzata è un fatto “normale”.
Il podcast dell’approfondimento realizzato dall’Inormazione di radio Blackout
con Simone Ruini:
https://radioblackout.org/2025/12/brasile-la-normalita-della-violenza-poliziesca/
Dal 2018, anno del primo accordo tra EU e Gambia per i rimpatri, fino ad oggi,
almeno 1000 Gambiani sono stati deportati dalla Germania, in voli charter
organizzati mensilmente. Voli su cui vengono deportate anche persone arrestate e
detenute dall’Italia, in operazioni congiunte di rimpatrio che partono
dall’aeroporto di Fiumicino. Le deportazioni in Germania sono […]
Nella prima parte della puntata presentiamo un intervento di Said Bouamama,
militante franco-algerino, sul piano di pace per Gaza e sul futuro della
Palestina. Qui il link Nella seconda parte di questo episodio siamo in
collegamento con Abdel, compagno del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli per
parlare di Alhagie Konte, un ragazzo gambiano di 27 […]
Maggio 2021: Moussa Balde muore nel reparto di isolamento del CPR di
Torino.Maggio 2025: il corpo senza vita di Hamid Badoui viene trovato in una
cella del carcere di Torino. Le due storie, nella loro tragicità, si
assomigliano. Entrambi erano stati costretti alla violenza della detenzione,
amministrativa o penale, e qui erano stati sottoposti all’isolamento […]
Maggio 2021: Moussa Balde muore nel reparto di isolamento del CPR di Torino.
Maggio 2025: il corpo senza vita di Hamid Badoui viene trovato in una cella del
carcere di…
Estratti dalla puntata del 6 ottobre 2025 di Bello Come Una Prigione Che Brucia
MOBILITAZIONI IN CARCERE Apprendiamo dell’inizio dello sciopero della fame del
prigioniero palestinese Anan Yaeesh nel carcere di Melfi e della giornata di
astensione dal lavoro dei detenuti della FID nel carcere della Dozza in
solidarietà con la Freedom Flotilla e contro […]