Il 2 settembre, a Torino, un ragazzo viene inseguito da agenti in borghese. Per
sottrarsi alla macchina che lo bracca attraversa corso Principe Oddone e viene
falciato da un auto. La dinamica è tutt’altro che chiara ma per la cronaca si
tratta di un “pusher investito”.
E’ proprio su questa sproporzione tra accaduto e racconto che ci siamo
concentratə.
La forza pubblica, storicamente interviene in un ordine sociale che la precede
fatto di proprietà, confini, diseguaglianze o appartenenze. Per questo con
ritorna con regolarità sugli stessi corpi, invertendone la polarita: sicurezza,
degrado, decoro, emergenza e legalità, sono termini così generici che
classificano senza dover descrivere. Il “bengalese” il “tossico” “il magrebino”
sono i profili socio-razziali della paura.
Come ci ha raccontato Folaye questo succede ogni giorno al Pilastro con
l’intensificarsi dei controlli agli stranieri: una zona rossa o prigione urbana
altamente controllata, con specifici protocolli basati sulla appartenenza
razziale, legittimata da leggi pronte all’uso, scritte su misura per liberare il
campo alle azioni di forza, per far si che le morti siano “accidentali”.
Come la storia di Hamid Badoui,uscito cadavere dal carcere delle Vallette non si
sa come nè perchè, sfuggito ai Lager in Albania, e poi incappato nel cassepipe
dello Stato che non gli ha lasciato scampo.
Come tutto ciò possa essere possibile lo spiegano i fatti: La propaganda arriva
prima della forza e le prepara il campo. Stabilisce chi deve apparire
minaccioso, chi merita credibilità, quale violenza può essere amministrata come
routine e quale invece deve essere vista come scandalo; leggi sempre piu
violente come il pacchetto sicurezza,lo scudo penale, il fermo preventivo fanno
da complemento. La domanda che resta è semplice abbastanza da disturbare: quale
ordine protegge la polizia, e chi paga il prezzo di quella protezione
Questa trasmissione speciale nasce dall’incontro tra Harraga, Black In,
Collettivo Ujamaa e Arsider. Contiene una selezione musicale a cura di dj
Subumano
Tag - razzismo
di Alessandra Algostino* La definizione IHRA entra nella legge e rischia di
trasformare la lotta all’antisemitismo in uno strumento per delegittimare la
critica a Israele e colpire le mobilitazioni per …
A un mese dagli arrivi di massa e dai respingimenti di fine luglio, l’emergenza
migranti a Ceuta è tutt’altro che risolta. Lo denunciano le ong No Name Kitchen
e Border Resistance, che continuano a monitorare la situazione sul campo. Il
CETI, il centro di prima accoglienza della città, era già al collasso prima dei
nuovi sbarchi. Per svuotare la spiaggia del Trampolín — dove oltre mille persone
vivevano accampate in condizioni precarie — le autorità hanno aperto due campi
temporanei, a Loma Margarita e all’Embolsamiento. Nel frattempo, le autorità
locali chiedono rimpatri di massa verso il Marocco e una maggiore
militarizzazione della zona. Sul territorio si registra anche un’escalation di
tensione: alcuni residenti hanno più volte bloccato i convogli della Croce Rossa
diretti alla spiaggia, impedendo la distribuzione di cibo e acqua; in un
episodio a Benítez, una ronda ha dato fuoco agli effetti personali delle persone
migranti.
Anche l’accesso al diritto d’asilo resta di fatto bloccato: secondo No Name
Kitchen mancano canali funzionanti per fissare un appuntamento con l’ufficio
competente, rendendo quasi impossibile presentare domanda di protezione
internazionale. A complicare il quadro è entrato in vigore, lo scorso giugno, il
nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che inasprisce le procedure di
frontiera e velocizza i rimpatri per chi arriva da Paesi considerati “sicuri”
come il Marocco. Le ONG segnalano inoltre condizioni di particolare
vulnerabilità per i minori e le persone migranti LGBTQ+.
Ne abbiamo parlato con un’avvocata di un gruppo di supporto legale solidale
sceso a Ceuta.
Per seguire gli aggiornamenti sui social si possono seguire le pagine di No Name
Kitchen e Border Resistance. Chi invece volesse scendere sul posto,
coordinandosi con compagn* autorganizzat*, può scrivere a:
apoyomutuoceuta@riseup.net
di Don Massimo Biancalani Dopo dieci anni al fianco dei migranti, don Massimo
Biancalani denuncia l’abbandono della Chiesa e il peso delle pressioni
politiche: «Mi sono sentito tradito, ma vado …
Collegamento con una compagna dell’assemblea No CPR di Torino per un
aggiornamento su CPR torinese e sull’apertura di nuovi mostri in altre regioni.
Nel momento in cui la notizia del brutale omicidio razzista di Bakary Sako aveva
finalmente rotto il velo dell’indifferenza ed esposto un problema di razzismo
che va ben oltre questo singolo episodio di violenza, ecco che i media e
l’opinione pubblica concentrano tutta la loro attenzione su Salim El Koudry. La
deumanizzazione delle persone non bianche ha raggiunto il suo culmine con Bakary
Sako ed è stata confermata con Salim El Koudri. Entrambe le vicende sono state
strumentalizzate per non vedere l’elefante nella stanza: il razzismo uccide, sia
i nostri corpi che le nostre menti. Grande assente nel dibattito pubblico è il
tema del disagio giovanile, che dovrebbe assumere una posizione preminente in
entrambe le vicende, ma che è stato sostituito da parole come remigrazione,
negazione della cittadinanza, daspi urbani.
Siamo in collegamento con due compagne del collettivo Raccolti Resistenti che
raccoglie lavoratori e solidali delle campagne saluzzesi.
Dietro la retorica della rivolta contro le élite si consolida una convergenza
tra estrema destra, grandi patrimoni, think tank conservatori e piattaforme
digitali. Il migrante viene trasformato nel responsabile dell’impoverimento …
di Giovanni Iozzoli * Dalla morte di Abdelrahim Fakir a quella di Monica
Esposito, due tragedie lungo la via Emilia raccontano una società attraversata
da solitudine, marginalità e paura. Mentre …
di Emanuele Braga* Dalla Palestina alla Val di Susa, passando per Bologna e gli
Stati Uniti: una riflessione sul doppio standard con cui media e politica
raccontano la violenza, criminalizzano …
Da Ceuta alla Fortezza Europa, la crisi delle migrazioni non racconta il
fallimento delle politiche di controllo, ma il successo culturale delle destre.
Mentre il razzismo diventa senso comune e …