Il primo argomento della serata è stato quello della repressione sui posti di
lavoro, infatti in collegamento con Margherita Napoletano abbiamo spiegato le
ragioni che hanno portato CUB Milano ad indire un corteo cittadino per sabato 19
settembre su questo tema.
Oltre a ripercorre le vicende che hanno visto la storica rappresentante
sindacale dell’ ospedale San Raffaele venire licenziata per motivi pretestuosi,
abbiamo tracciato un quadro generale sulla situazione licenziamenti repressivi e
generica agibilità sindacale in Italia. Saranno proprio le diverse tappe del
corteo a raccontare ognuna una storia di repressione sul luogo di lavoro, ma
anche gli interventi e le partecipazioni di Simone Vivoli licenziato da TIM e
Delio Fantasia licenziato da Stellantis a scandire il concetto che nonostante
tutto la lotta di lavoratori e lavoratrici per migliori condizioni di lavoro non
si arrestano.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo realizzato in compagnia telefonica di
Umberto Ottone di CUB Università e ricerca sulla “proposta” attivata dal
Ministro Validità sulla possibilità di aderire ad un’ assicurazione integrata
privata da parte del personale docente e ATA delle scuole italiane. Dal
comunicato a riguardo pubblicato dal sindacato di base:
” La CUB SUR contrasta con forza l’assicurazione sanitaria integrativa per il
personale della scuola in quanto riduce i finanziamenti all’istruzione e
contribuisce allo smantellamento del welfare trasferendo il denaro dai
lavoratori ai padroni del mondo finanziario.
La CUB SUR si impegna invece a promuovere campagne di lotte per la difesa della
sanità pubblica, dell’istruzione statale e dei salari.
Sappi che se aderisci all’ “allettante” offerta del Ministro Valditara:
• Porterai soldi alla sanità privata
• Contribuirai alla distruzione della sanità pubblica
• Finanzierai la guerra
• Non godrai di reali benefici
• I tuoi soldi saranno usati per le peggiori operazioni finanziarie nel mondo
• Danneggerai l’economia del tuo Paese
• Impoverirai le finanze del tuo Stato
• Sosterrai l’economia degli Stati Uniti
• Non avrai una vera e garantita copertura sanitaria totale
Prenditi il tuo tempo e informati a dovere prima di aderire !“
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto
dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per
lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.
La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto
dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto
tra il capitale industriale e la forza lavoro.
A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno
avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è
stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati
sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi
della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una
gravissima “bomba
sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio
tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia
indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento.
Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata
dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La
vertenza rimane aperta come uno dei
principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la
difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto
privato e dell’indifferenza statale. A questo si vanno ad aggiungere le gravi
dichiarazioni dell’ammiraglio NATO cavo dragone che conferma la creazione a
Taranto del comando nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di
guerra.
Buon ascolto
Tag - licenziamenti
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin
Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom
sulla conferma da parte padronale di un piano di ristrutturazione in Italia che
prevede 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi
(Ancona).
Ancora una volta, la logica del profitto capitalistico scarica i propri
fallimenti sulle spalle di chi lavora. Al tavolo del ministero, la
multinazionale svedese Electrolux getta la maschera e conferma il piano di
licenziamenti di massa: 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura del sito di
Cerreto d’Esi. Ma i lavoratori non faranno da spettatori al proprio funerale:
scatta l’ora della mobilitazione permanente.DALLA PARTE DEGLI OPERAI – La farsa
del “confronto istituzionale” si è consumata nei palazzi del potere a Roma.
Davanti ai funzionari dello Stato borghese, i vertici di Electrolux hanno
ribadito la loro spietata sentenza: 1.450 licenziamenti complessivi e la morte
produttiva dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi.
I padroni di Electrolux non si accontentano di distruggere i mezzi di
sussistenza di migliaia di famiglie, ma pretendono anche di aumentare lo
sfruttamento in fabbrica. Il loro piano si articola come un vero e proprio
attacco alla dignità operaia:Licenziamenti di massa: 1.450 lavoratori messi alla
porta a livello nazionale.
La scure sui precari: 135 contratti a termine non rinnovati, usati e gettati via
dopo aver spremuto la loro forza lavoro.
Resistenza a Forlì: 297 esuberi dichiarati nello stabilimento romagnolo,
bersaglio primario della ristrutturazione. La totale liquidazione del sito di
Cerreto d’Esi, sacrificato sull’altare dei dividendi degli azionisti.
Le assemblee di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm hanno risposto alla dichiarazione
di guerra della multinazionale proclamando l’immediato stato di agitazione e
otto ore di sciopero nazionale il 4/09/2026. La classe operaia di Electrolux
incrocia le braccia per dimostrare, ancora una volta, una verità storica
universale: senza il lavoro degli operai, le fabbriche sono solo ferro vecchio e
il capitale non produce un solo centesimo di valore.
La mobilitazione non si fermerà ai cancelli: l’obiettivo è trasformare questa
vertenza in una battaglia politica contro la deindustrializzazione e la
complicità dei governi che lasciano mano libera ai colossi transnazionali.
La tregua è finita. Contro la violenza economica dei padroni, si riaccende la
fiamma della solidarietà e della lotta di classe.
Buon ascolto
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Con enorme tristezza nel cuore abbiamo dato notizia dell’improvvisa scomparsa di
Alex Ammendolia, un uomo che nei suoi 38 anni di vita è sempre stato attivo
politicamente e nel sociale, armato di grande intraprendenza e spirito critico
ha militato nella CUB, in BDS e in generale era sempre in prima linea contro
ingiustizie e difesa degli ultimi. Amici, parenti, colleghi e compagni di
attivismo hanno pertanto organizzato un evento pubblico per sabato 12 settembre
per onorarne il ricordo, abbiamo avuto come ospite telefonica Charlotte di BDS,
che è tra le organizzatrici della serata.
Ai giardini reali, lato fenix, verrà allestita una postazione con microfono e
casse per fare dediche in ricordo del nostro determinato ed instancabile
compagno, ci sarà anche la possibilità di portare strumenti musicali, ma anche
cibi e bevande per suonare e godersi la convivialità che Alex tanto apprezzava
in vita.
Dopo che Charlotte ci ha raccontato nel dettaglio tutti i momenti che formeranno
questo evento, abbiamo voluto mandare in onda una canzone che un’ amica di Alex
ha riadattato e suonato in sua memoria.
Buon ascolto
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Augustin, RSU FIOM della Electrolux di Forlì sulla situazione attuale del gruppo
industriale svedese che da maggio minaccia i suoi dipendenti con la prospettiva
di licenziamenti di massa, circa 1900 nel nostro paese (contando i contratti a
tempo determinato).
Dalla scorsa intervista che avevamo realizzato sull’argomento, ricordiamo che
erano stati previsti dei tavoli di confronto tra sindacati, istituzioni ed
azienda, come sono andate le contrattazioni a quei tavoli? Che aria si respira
nei vari stabilimenti Electrolux d’Italia? Quali le prospettive?
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata ha riguardato la possibilità di giornalisti
di esprimersi contro l’operato o l’idea stessa di Stato di Israele, infatti in
compagnia telefonica di Steano Galieni della Rete No Bavaglio, siamo andati a
spiegare in cosa consiste l’ex ddl 1004.
Dal blog pungolorosso.com : “La reale finalità di questo Ddl non è quella di
“contrastare l’anti-semitismo”, ma di impegnare le istituzioni dello stato
a promuovere ovunque il sionismo come ideologia di stato e
a contrastare-bastonare ogni forma di critica dello stato sionista e del
sionismo, e dei suoi protettori – tanto più se si tratta di una critica
militante e di massa nelle piazze. Non si deve mai dimenticare che tra i massimi
protettori dello stato di Israele c’è l’Italia di Meloni-Mattarella, terza
fornitrice di armi per il genocidio dopo Stati Uniti e Germania.
Le/I giornaliste/i anti-fasciste/i di “No Bavaglio” formulano la loro critica da
un punto di vista democratico, diverso dal nostro, che è anti-coloniale e di
classe. A differenza di noi, poi, nutrono illusioni sulle “forze democratiche”
presenti in parlamento (il cui comportamento fu già pessimo al Senato), e nella
loro denuncia si concentrano sull’attacco alla “libertà di espressione”, mentre
noi denunciamo al contempo l’attacco al movimento di sostegno alla resistenza
del popolo palestinese.
Ciò non toglie loro il merito di avere segnalato per tempo a tutti/e, anche a
noi, quello che giustamente definiscono un golpe estivo – contro cui bisogna
muoversi. “
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto intervistandoo
un’attivista di XR Reggio Emilia per farci raccontare la resistenza
dell’Assemblea permanente Ospizio al progetto di costruzione di un punto vendita
Conad e di una struttura destinata al comune all’interno di un bosco urbano.
Dopo mesi di tentativi nell’ostacolare la partenza di questa ennesima operazione
ecocida di cementificazione dei nostri territori, l’assemblea ha deciso di
lanciare un presidio permanente, riuscendo dal primo giorno (il 3 Agosto) di
fatto ad ostacolare l’ingresso delle ruspe nella futura area di cantiere.
Ovviamente sono arrivate di conseguenza identificazioni a tappeto da parte delle
forze dell’ordine e il tentativo di forzare il blocco costituito da un muri di
corpi di attivisti e attiviste. L’invito quindi è quello di raggiungere il
presidio permanente per continuare la lotta contro questo progetto.
Buon ascolto
Il primo argomento della puntata è stato quello delle lotte nel distretto della
moda di Prato, in particolare sulle vicende capitate ai lavoratori dell’Acca
srl, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Riccardo del SUDD Cobas.
L’ Acca srl il 20 giugno annuncia la sua chiusura con conseguente licenziamento
di 95 dipendenti, niente di nuovo per chi opera nel settore della logistica, in
cui aprire e chiudere aziende, serve a mantenere un sistema di malaffare, fatto
di sfruttamento dei lavoratori ed evasione fiscale. Così i lavoratori assieme al
sindacato di base SUDD Cobas hanno organizzato un picchetto permanente davanti
alla sede dell’azienda per mettersi di traverso a questa scelta fatta
sconsiderando totalmente le prospettive di chi in quel posto ci lavorava fino a
poco tempo prima.
Da lì prima una rete organizzata via WeChat di imprenditori, solidali alla causa
dei padroni dell’Acca e detrattori del sindacato di base, ha organizzato di
fatto un assalto al presidio con la pretesa di riprendere la merce bloccata nel
magazzino, tanto che è dovuta intervenire anche la celere per fermarli. Poi dopo
il tavolo di trattativa conquistato il 1 luglio alla presenza di istituzioni
locali e azienda, sono state le forze dell’ordine a sgomberare il presidio con
la forza, di fatto prendendo le parti di un’azienda che nel frattempo è sotto
processo per un’evasione fiscale pari a 71 milioni di euro. Con Riccardo siamo
entrati nei dettagli di questa storia e nel racconto del partecipatissimo corteo
organizzato in risposta a questa situazione di violenza costante usata contro
chi cerca solo di difendere il proprio posto di lavoro.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Margherita Napoletano, coordinatrice RSU CUB all’ospedale san Raffaele di
Milano, vittima di una contestazione disciplinare a seguito di posizioni decise
prese nei confronti della direzione ospedaliera. La nostra ospite si è più volte
esposta denunciando la grave carenza di personale e l’abuso nella gestione degli
appalti. A questo si aggiunge una diffida alla CUB da parte della direzione
ospedaliera che appare pretestuosa e finalizzata ad intimidire e mettere fuori
gioco il sindacato conflittuale.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di
Emiliano Gentili, redattore del blog dei lavoratori e delegati indipendenti di
Pisa e membro del centro studi politico/sindacale della CUB, su l’articolo del
02/07/2026: “Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR”
https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/07/dal-1-luglio-e-partito-il-nuovo.html
Con l’aiuto di Emiliano siamo entrati nel merito della Legge di Bilancio dove il
Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di previdenza complementare,
alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di
Fine Rapporto dei neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione.
Buon ascolto
A Seano la Celere smantella il presidio dei lavoratori della Acca, cento posti
di lavoro a rischio. Fermati operai e sindacalisti del Sudd Cobas mentre i
furgoni svuotano il magazzino …
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo realizzato intervistando Peppe
D’Alesio, Coord. prov. SiCobas Napoli e Salerno, rispetto alla situazione
critica dei porti campani.
Infatti il 23 maggio si è assistito a ben 3 licenziamenti tra i porti di Napoli
e Salerno di natura ritorsiva nei confronti di chi è iscritto al sindacato
conflittuale. In particolar modo ci siamo concentrati sulla vicenda di Ciccio
Collina, RSA del SiCobas, prima raggiunto da un provvedimento disciplinare
calatogli dall’ alto all’ improvviso poi tramutato il giorno stesso in
licenziamento.
Quasi accessorio specificare che le cause ufficiali di questo licenziamento
sono pretesti formali per evitare che si diffonda una cultura della salute sul
posto di lavoro, che non piace e non fa risparmiare abbastanza le aziende
coinvolte.
Ovviamente la risposta con picchetti e scioperi è stata pronta e si rilancia
essere sempre più determinata da parte di colleghi, sindacalisti e solidali.
Questi ultimi di centrale importanza se pensiamo anche quanto peso hanno questi
licenziamenti rispetto alle mobilitazioni nazionali dei portuali in protesta
contro il genocidio e in ottica generale anti- militarista.
Abbiamo perciò fatto anche una panoramica sulla situazione di questa lotta
diffusa in tutto il paese e all’ estero, per poi farci dare dal nostro ospite o
prossimi appuntamenti che vedranno coinvolto il SiCobas Napoli.
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del prossimo sciopero dei
macchinisti e capotreno del gruppo FSI, previsto per l’11 giugno, ne abbiamo
parlato in compagnia di una capotreno dell’ Assemblea nazionale Pdm/pdb. Le
motivazioni di questo sciopero sono molteplici e il 4 giugno si svolgerà un’
assemblea preparatoria in presenza a Messina, per cercare di mettere a confronto
diretto la grande mole di lavoratrici e lavoratori che fanno parte di questo
gruppo autogestito. Oltre alle rivendicazioni riguardanti le condizioni di
salute e sicurezza di chi lavora e di chi viaggia sulle linee ferroviarie
italiane, sullo sfondo resta un contratto collettivo nazionale di comparto che
non viene aggiornato da 20 anni, con tutte le condizioni salariali che questa
situazione comporta.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in collegamento telefonico con Mahmood
del SiCobas Torino, riguardo alle lotte che stanno mettendo in atto gli addetti
e le addette alle pulizie dei punti vendita Zara, per le quali è partita anche
una campana di boicottaggio nei confronti della multinazionale del fashion:
“ZARA SFRUTTA I LAVORATORI
BOICOTTA ZARA
SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI IN SCIOPERO PER DIFESA POSTO DI LAVORO E MIGLIORI
CONDIZIONI DI VITA
La ricca multinazionale Zara ha deciso di cambiare l’orario dei lavoratori
appalto pulizie Samsic nei punti vendita di Torino.
Questa decisione aziendale alla ricerca del massimo profitto va contro
l’interesse dei lavoratori: infatti tale cambiamento d’orario causerebbe una
riduzione delle ore lavorate (fino al 50%) con grave perdita di salario.
Perciò la nostra organizzazione sindacale ha aperto lo stato di agitazione
rivendicando il mantenimento dell’attuale orario di lavoro più altre richieste
di miglioramento delle condizioni di vita.
Di fronte alla chiusura aziendale, i lavoratori del sindacato da ieri sono in
sciopero e ora stanno portando avanti la protesta operaia con un presidio
davanti al più prestigioso negozio di Zara in città sul passeggio di via Roma.
AVANTI FINO ALLA VITTORIA”
Buon ascolto
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Roberta,
una lavoratrice del call center Generali, che assieme alle sue 19 colleghe sta
lottando contro la prospettiva del licenziamento previsto per il 15 giugno.
Infatti la cooperativa Pro&Out, subappalto di Generali, a marzo aveva annunciato
questa mossa, perchè la committenza diceva di non poter più sostenere l’alto
costo del lavoro delle operatrici di call center.
Vale la pena ricordare che la paga oraria a loro tutt’ora spettante ammonta a
7,28 euro lordi l’ora grazie all’inquadramento con il famigerato contratto
collettivo nazionale Multiservizi, infatti il committente Gap s.r.l. avrebbe
voluto applicare un contratto pirata con condizioni di lavoro e paga peggiori.
E così dopo il primo presidio sotto la sede della Regione Piemonte, all’apertura
di una serie di tavoli di trattativa, le lavoratrici assieme al SiCobas Torino,
hanno lanciato un appuntamento sempre lì,il 20 maggio in Piazza Piemonte 1 alle
10, con l’intento di avere delle risposte concrete da chi le sta facendo pendere
una spada di Damocle sul capo da marzo.
Buon ascolto
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Il secondo argomento della puntata è stato quello del nuovo piano industriale di
Electrolux che prevede circa 1700 esuberi negli stabilimenti italiani, lo
abbiamo affrontato in compagnia di Cinzia RSU FIOM Forli per Electrolux. In
breve da un comunicato degli RSU Fiom:
“La multinazionale Electrolux ha annunciato un piano industriale fortemente
contestato, che prevede ben 1.700 esuberi in Italia, una cifra che rischia di
salire a 1.900 se si considerano i lavoratori con contratti a termine. La
contrazione mette in serio pericolo l’intero comparto produttivo del “bianco”
nazionale. A Susegana, storico polo dell’azienda, gli operai sono immediatamente
e nuovamente scesi in sciopero per due ore per manifestare il proprio dissenso:
il timore diffuso tra i lavoratori è quello di vedere svuotate le fabbriche e di
subire il dramma del licenziamento, evocando i fantasmi della dura crisi già
affrontata nel 2014.
La reazione della politica e delle istituzioni locali.
Il fronte istituzionale si è compattato in modo netto contro i vertici
aziendali:
Regioni e Governo: il presidente del Veneto, Alberto Stefani, e il ministro
delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno definito “inaccettabili” i
tagli lineari proposti. Il Governo chiederà formalmente il ritiro del piano
nell’incontro fissato per il 25 maggio a Roma, esigendo un nuovo progetto che
tuteli l’occupazione ed escluda i licenziamenti collettivi.
I Sindaci del Territorio: ben 18 sindaci della Marca Trevigiana, guidati dal
primo cittadino di Susegana Gianni Montesel e da quello di Conegliano Fabio
Chies, si sono uniti ai sindacati e ai delegati Rsu per chiedere di essere
ammessi al tavolo delle trattative nella Capitale. L’obiettivo è difendere il
tessuto economico locale e scongiurare un devastante impatto sull’indotto
industriale della cosiddetta white Valley”
Buon ascolto
Il primo argomento della puntata ha riguardato le mobilitazioni dei lavoratori
di mondo convenienza e lo abbiamo affrontato in compagnia di Fabio dei SiCobas
Torino. Nel 2023 ci fu un’ importante sciopero con picchetto davanti allo
stabilimento di Settimo Torinese e in generale in tutta la penisola lavoratori
installatori per questo marchio stavano lottando per arrivare al risultato di
ottenere il contratto con il CCNL logistica, ma (per citare parte di un testo
diffuso sui social del sindacato di base:
“I sindacati Cgil, Cisl, Uil tuttavia firmarono allora un accordo di
“armonizzazione” che prevedeva che i lavoratori impiegassero due anni per
raggiungere la piena applicazione del contratto nazionale, con livelli corretti
e retribuzioni giuste….Oggi, essendo tale “accordo” giunto a scadenza, i
sindacati confederali – sempre con rappresentanza minima tra i lavoratori
(all’ultima assemblea a Settimo Torinese si sono presentati letteralmente solo 3
operai) si apprestano a firmare un “nuovo” accordo che prevede la continuazione
del periodo cosiddetto “di armonizzazione”, così lasciando ancora una volta che
ai nuovi assunti vengano assegnati livelli e retribuzioni inadeguati e
illegittimi perché non corrispondenti al contratto nazionale.”
Con il nostro ospite siamo scesi nei dettagli di questo accordo e nel finale
dell’ intervista siamo passati anche a parlare della manifestazione che si terrà
ad Alessandria sabato 18 aprile per contestare i primi effetti delle lotte
operaie nella logistica, alle quali si è risposto per la prima volta con gli
strumenti giudiziari messi a disposizione del decreto sicurezza.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo trattato in compagnia di Valentina del
SUDD Cobas di Prato e Firenze, ci siamo fatti spiegare da lei i vari motivi che
hanno portato a proclamare lo stato di agitazione dal 31 marzo al 6 aprile delle
e lavoratrici e dei lavoratori degli Uffizi. Infatti questo settore soffre da
tempo la piaga del meccanismo degli appalti ed è proprio dal momento che delle
lavoratrici storiche sono state lasciate a casa dopo un cambio appalto che è
iniziata la mobilitazione. Dopo aver passato la settimana di pasqua in presidio
dentro e fuori il museo, il sindacato di base ha ottenuto prima un incontro in
Regione Toscana e poi ha conquistato una presa in carico da parte del ministero.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti
delegato della CUB a PISA e membro della redazione del blog
delegati-lavoratori-indipendenti-Pisa su due articoli:
Il primo, scritto su “L’anti diplomatico” del nostro ospite, sull’intelligenza
artificiale nell’organizzazione del lavoro: “I conti con l’avvento della
Intelligenza artificiale (IA) nei luoghi di lavoro andrebbero fatti prima di
esserne sommersi, anzi siamo già in grave ritardo. E’ di pochi giorni fa la
notizia del licenziamento di alcuni lavoratori, tramite messaggio whatsapp, in
un magazzino che sarà gestito, da oggi in poi, con robot e il ricorso alla IA
riducendo gli organici a disposizione dell’azienda.”
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-algoritmi_e_licenziamenti_quando_lia_sostituisce_luomo_con_un_messaggio_whatsapp/42819_65895/
Il secondo, scritto su l'”Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università” dal blog delegati-lavoratori-indipendenti-Pisa, sul “Mese
della prevenzione sugli abusi” diventa “Mese dei figli dei militari”:
https://osservatorionomilscuola.com/2026/04/10/pisa-mese-prevenzione-abusi-figli-militari-proteste-osservatorio/
Buon ascolto
In Piemonte si stanno intensificando due vertenze che coinvolgono centinaia di
lavoratrici e lavoratori in settori diversi ma accomunati da scelte aziendali
che scaricano i costi delle riorganizzazioni produttive su chi vive del proprio
salario. Dai servizi alla manifattura, i padroni avanzano con piani industriali
che privilegiano la riduzione dei costi, lasciando sui territori incertezza e
mobilitazioni.
Nel caso della multinazionale dei call center Konecta, la decisione di chiudere
le sedi di Asti e Ivrea e di accentrare le attività su Torino riguarda oltre
mille addetti. La ristrutturazione viene legata anche ai processi di
digitalizzazione e automazione, che consentono alle imprese di difendere i
propri margini, ma che mettono a repentaglio le condizioni di vita di centinaia
di famiglie tra trasferimenti forzati ed esuberi. La difficoltà di confronto ai
tavoli istituzionali ha ulteriormente aggravato la tensione.
Parallelamente, la crisi della Primotecs di Avigliana, nel settore automotive,
mette a rischio circa 158 posti di lavoro. La prospettiva di chiusura ha spinto
lavoratori e sindacati a mobilitarsi, chiedendo un confronto che non si limiti
alla gestione degli esuberi ma apra a ipotesi di rilancio produttivo.
Nei due audio che seguono, Alberto Revel della SLC CGIL e Toni Inserra della
FIOM CGIL intervengono sulle rispettive vicende.
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Marco
Veruggio del puntocritco.info, per commentare insieme l’annuncio da parte di
Amazon di voler procedere a licenziare 14mila suoi dipendenti. Abbiamo provato
ad andare alle radici di questa scelta, passando in rassegna i vari motivi che
hanno portato a ciò; ma abbiamo anche analizzato […]