di Redazione Contropiano La Procura di Piacenza chiede il processo per sette
sindacalisti Usb e Si Cobas, riproponendo l’accusa di associazione per
delinquere contro anni di scioperi, picchetti e vertenze …
Tag - logistica
Insieme a Fabio Cremaschini, geografo e ricercatore dell’Università degli Studi
di Genova, abbiamo ricostruito la complessa mappa di attori e interessi che
ruotano attorno allo stretto di Hormuz, snodo logistico cruciale per il
commercio energetico globale.
Come noto, lo stretto di Hormuz è oggi al centro della guerra tra Stati Uniti,
Israele e Iran. In questo approfondimento allarghiamo lo sguardo all’intera
regione: un’area trasformata negli ultimi cinquant’anni da un’imponente
infrastrutturazione portuale, che ne ha ridefinito profondamente il volto,
accompagnando l’ascesa dei paesi del Golfo sulla scena internazionale e il
crescente coinvolgimento americano.
Oggi, oltre al rischio di blocco dello stretto, sono porti e terminal
petroliferi a finire nel mirino del conflitto.
Ascolta la diretta
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Marco Ricci, Flaica
Cub Terni, sullo sciopero proclamato da* lavorat* della Dussmann dell’azienda
ospedaliera ternana previsto per il 3/04/2026.
Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo:
elencato le prospettive di lotta
focalizzato le condizioni di lavoro nel territorio
analizzato le motivazioni che hanno portato allo sciopero con un focus
sul CCNL multiservizi
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Rita Di Fazio,
operaia Stellantis e componente della segreteria FMLU CUB di Frosinone, in
merito alla manifestazione che si è fatta il 20 marzo a Cassino per rilanciare
il territorio.
La nostra ospite ci ha spiegato che “abbiamo proclamato sciopero per la giornata
ma non abbiamo partecipato alla manifestazione perché non aveva nessuna
piattaforma /obbiettivo” in un campo così largo che comprendeva anche le
organizzazioni padronali [confindustria], politiche e sindacali che hanno
contribuito alla
De industialozzazione del territorio non c’era spazio per la lotta di classe.
Abbiamo anche fatto il punto della situazione sul declino della Fiat e sulle
mosse azzardate del governo che sta trascinando continuando a fare accordi di
delocalizzazione nonostante la proprietà francese.
Buon ascolto
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Il terzo argomento della puntata è stato quello del continuo attacco al diritto
di sciopero, nello specifico parliamo dell’ ambito della logistica. Infatti con
Carlo del SiCobas Piacenza, abbiamo analizzato il provvedimento messo in campo
dalla Commissione di Garanzia del diritto di Sciopero che vuole includere i
lavoratori impegnati nel trasporto e smistamento merci, all’ interno delle
categorie considerate “essenziali”. Questo porta ad una serie di riflessioni
obbligatorie su quanto i lavoratori di questo ambito siano stati centrali nelle
lotte per la conquista di condizioni migliori e quanto la politica faccia in
modo negli ultimi anni a difendere chi invece li sfrutta e vorrebbe continuare a
risparmiare sul loro costo. A rendere il tutto ancora più paradossale è il fatto
che proprio qualche giorno prima il Comitato Europeo dei Diritti Sociali, aveva
ritenuto eccessive le misure della legge 146/1990 che regola proprio il diritto
di sciopero delle categorie di lavoratori essenziali. Il nostro intervistato ci
ricorda comunque che questo è solo l’ultimo di una serie di attacchi repressivi
nei confronti dei lavoratori della logistica, che già in passato non si sono
fatti intimorire da provvedimenti che gli erano stati cuciti addosso e che
sicuramente neanche adesso sopprimeranno il loro spirito combattivo.
Buon ascolto
La Commissione di Garanzia sugli scioperi l’11 marzo ha deciso di estendere alla
logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandola di fatto
ai servizi pubblici essenziali. Una decisione che introduce obblighi di
preavviso, procedure di raffreddamento e prestazioni indispensabili lungo
l’intera filiera logistica, ribaltando un orientamento consolidato in 30 anni di
applicazione. Una pronuncia tutt’altro che tecnica, una scelta politica precisa,
quella di attaccare ulteriormente le lotte di lavorator*, che in questi anni
hanno ottenuto miglioramenti importanti sia sul piano salariale che delle
condizioni di lavoro.
Ne abbiamo parlato con Antonio Amoroso della Cub Trasporti
Ascolta la diretta:
di Marco Sommariva* Da Napolitano a Mattarella, da Meloni a La Russa: quindici
anni di dichiarazioni identiche mentre nei cantieri, nei campi e nella logistica
si continua a morire. Tra …
Una nuova stretta sul diritto di sciopero colpisce il settore della logistica.
Con una recente delibera, la Commissione di Garanzia ha esteso le limitazioni
previste dalla legge 146/1990 all’intera filiera, equiparandola di fatto ai
servizi pubblici essenziali. Questo significa più vincoli, obblighi di preavviso
in caso di scioperi e margini di azione ridotti per lavoratrici e lavoratori,
organizzati e non, lungo tutta la catena, dai magazzini alla distribuzione.
Una scelta politica che arriva dopo anni di significative mobilitazioni in uno
dei settori più attivi sul piano del conflitto sociale, in cui negli ultimi anni
scioperi e blocchi hanno portato alla luce condizioni diffuse di sfruttamento,
precarietà e illegalità e ottenuto miglioramenti concreti su salari e diritti.
Secondo i sindacati di base che da anni organizzano i lavoratori e le
lavoratrici nel settore si tratta infatti di un tentativo di svuotare
l’efficacia dello strumento-sciopero proprio dove aveva inciso di più e tutelare
così la continuità dei profitti. Di fronte a questa stretta, annunciano nuove
mobilitazioni.
Ne abbiamo parlato con Eddi del sindacato SI COBAS:
La Commissione di Garanzia estende la Legge 146/1990 all’intera filiera
logistica. I sindacati di base: “Non è una scelta tecnica ma politica. Pronti
alla mobilitazione generale” L’11 marzo 2026 segna …
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Guglielmo Sicobas Roma
sullo sciopero nazionale della filiera GLS dove gli operaio. Stanno lottando
contro licenziamenti e decreti sicurezza. In un loro comunicato si legge:
“In solidarietà per gli 80 lavoratori autisti di camion licenziati a Roma e
lasciati senza un salario da dicembre, dalla notte di ieri (11/02/26) è
nuovamente sciopero dei lavoratori Gls su tutta la filiera nazionale del gruppo:
ferma la merce nei principali stabilimenti, paralizzati centri hub e magazzini
filiali dal nord al sud dell’Italia. Gls (già proprietà poste britanniche) fa
parte del colosso finanziario Ep a sua volta parte di un ricco gruppo
internazionale proprietario di industrie nei principali settori (energia, grande
distribuzione, logistica, trasporti, sport, finanza…) che fattura miliardi di
guadagno annui:
usando scuse inaccettabili (tra cui il fallimento di una ditta in appalto -la
Protopapa srl – che ha avvertito solo all’ultimo gli autisti interessati e una
legislazione carente m a favore delle committenze – ad alimentare lo schiavismo
di appalti e subappalti) la nota azienda multinazionale prova a colpire i
lavoratori e attaccare il loro sindacato con l’obiettivo di
abbassare il costo del lavoro e aumentare il profitto.
Contro l’arroganza del padrone Gls, il SI Cobas rivendica il reintegro immediato
degli 80 lavoratori licenziati, l’internalizzazione contro la precarietà e il
rispetto degli accordi sindacali migliorativi del contratto nazionale per forti
aumenti di salario adeguati al carovita.
Come organizzazione del movimento operaio, in una fase grave della crisi
internazionale di peggioramento della recessione economica e tendenza alla
guerra mondiale, rilanciando la lotta per libertà sindacale e forti aumento di
salario, resistiamo ai tentativi padronali di togliere ai lavoratori e dare alle
grandi aziende: consapevoli che solo con le armi della solidarietà e dell’unità
è possibile raggiungere il risultato di difendere l’interesse immediato dei
lavoratori per migliorare le condizioni
di vita, quando necessario fermando la produzione e distribuzione delle merci
con picchetti di sciopero.
I lavoratori dai cancelli dei loro stabilimenti agitano parole d’ordine
forti e chiare per tutta la classe lavoratrice: ‘il posto di lavoro non si
tocca, lo difendiamo con la lotta’.
Significativamente, il riuscito sciopero nazionale in corso per ottenere
importanti rivendicazione economiche è anche un’azione politica di denuncia
operaia dello sfruttamento e della repressione come ulteriore risposta
all’economia di guerra portata avanti da governo e padroni (bassi salari,
precarietà, decreti “sicurezza” a finanziare riarmo e militarismo col tentativo
di imporre politiche antioperaie e antimmigrati a schiacciare
protesta e dissenso).
IL NEMICO É IN CASA NOSTRA
CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI”
Buon ascolto
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Il secondo argomento è stato quello del progressivo smantellamento del settore
produttivo industriale torinese e nazionale, ne abbiamo parlato al telefono
Gianni Mannori responsabile per FIOM CGIL di Mirafiori. Con il nostro ospite
abbiamo ripercorso un po’ lo stato in cui versa il settore automotive a Torino e
le risposte che il sindacato e la classe operaia hanno provato a dare alle
aziende, alla politica e alla città stessa. Infatti ha avuto luogo per 3 giorni,
davanti ai cancelli storici della ex FIAT un presidio per comunicare ed
informare chi tutt’ora lavora negli stabilimenti Mirafiori, appesi ad un
pianificazione a brevissimo termine, peraltro conquistata grazie alle
mobilitazioni operai, dello svoglimento di “Innamorati di Torino”. Si è trattato
di una manifestazione per richiedere il rilancio industriale ed economico di
Torino, che non può basarsi su una sola linea di produzione (quella della 500
ibrida) e che vorrebbe una pianificazione industriale seria e responsabile da
parte di istituzioni locali e aziende, che negli ultimi anni, stanno solo
smantellando interi settori produttivi, delocalizzando, senza creare
un’alternativa a lavoratori e lavoratrici.
Buon ascolto
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Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso CUB
trasporti sull’ennesima precettazione di uno sciopero a mano del famigerato
ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Con il nostro
ospite ci addentreremo nei meccanismi perversi che stanno portando ad un
vertiginoso arretramento dei diritti di sciopero nel nostro paese, con la
complicità della commissione di garanzia del diritto di sciopero, di fatto usata
come braccio armato di un governo che non riesce e non vuole trovare gli
strumenti per affrontare le crisi produttive e occupazionali della classe
lavoratrice.
Buon ascolto
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di
Murat Cinar, giornalista, sull’evento dal titolo:
“Il Rojava è sotto attacco”:
EVENTO INFORMATIVO a TORINO, giovedì 22
gennaio 2026 alle ore 18 al Campus Einaudi.
“COSA STA SUCCEDENDO IN SIRIA?
Dal 6 gennaio il governo ad interim siriano di al-Jolani (che ha guidato prima
al Nusra e poi affiliato ad al Qaeda, ora a capo delle HTS) sta attaccando
brutalmente la popolazione civile, prima nei quartieri curdi di Sheikh Maqsud e
Ashrafiya ad Aleppo, poi nelle città di Tabqa e Raqqa, e da poche ore anche la
città di Kobane. L’intento è eliminare la popolazione curda (dopo drusi e
alawiti) e l’esperienza rivoluzionaria dell’Amministrazione Autonoma Democratica
della Siria del Nord Est(DAANES), nei territori del Rojava (il Kurdistan
siriano).
La DAANES è una regione in cui diversi popoli – curdi, arabi, siriaci,
turcomanni e altri – convivono pacificamente in un sistema di auto-governo
basato sui pilastri del confederalismo democratico: democrazia radicale,
ecologia sociale e liberazione della donna. Le Forza Democratiche Siriane (SDF)
che ora difendono la DAANES sono le stesse forze che con YPG e YPJ combattevano
l’ISIS dieci anni fa.
Nonostante i diversi accordi per un cessate il fuoco tra HTS e SDF (Forze
Democratiche Siriane), non si interrompono gli attacchi ai civili, agli
ospedali, alle infrastrutture fondamentali della società della DAANES.
La resistenza del Rojava e la proposta della DAANES sono un esempio nella storia
dei popoli oppressi di una vita costruita su valori e principi di democrazia,
giustizia e uguaglianza: per questo è necessario difendere la rivoluzione in
Rojava!
Parleremo meglio della situazione attuale, degli attori in campo e della
vita nella DAANES questo giovedì.”
Buon ascolto
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Il secondo argomento della serata è stato quello delle lotte nel mondo della
logistica piemontese, in particolare andiamo a trattare le vicende avvenute
negli stabilimenti della Team Works di Biella, azienda in appalto al colosso
BRT.
Intervistando Max, coordinatore logistica USB del Piemonte, ci siamo addentrati
nei dettagli della vicenda, ma abbiamo anche tracciato un quadro delle
problematiche quotidiane dei drivers, costretti a stare alle regole date da
contrattazioni stipulate tra aziende e sindacati confederali; dai comunicati di
USB sul web:
“Assemblea negata nei locali aziendali si trasforma in picchetto di protesta,
che ha interrotto il transito delle spedizioni dalle 8 fino alle 11.30.
USB chiedeva all’azienda Team Work srl, in appalto Bartolini, oltre il diritto
di assemblea, la disponibilità a discutere l’orario di lavoro di 39 ore
settimanali in luogo delle 42 stabilite dagli accordi e dal CCNL capestro a
firma CGIL CISL UIL, ritmi di lavoro meno usuranti e nel rispetto della
sicurezza, la cessazione delle ritorsioni agli iscritti USB operate attraverso
sfilza di provvedimenti disciplinari.
La lotta di USB contro lo sfruttamento negli appalti della logistica prosegue!”
Buon ascolto
Un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di
aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea fa un salto di qualità
nella mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27
Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro
territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché –
come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in
prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le
battaglie, la logistica vince le guerre”.
Che Bruxelles faccia sul serio, si evince dalle presenze dei commissari europei
alla presentazione del pacchetto sulla mobilità militare: oltre a Kubilius, la
vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, l’Alta rappresentante per gli Affari
esteri Kaja Kallas, il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Il
dato di partenza è inesorabile: alcuni Paesi membri “richiedono ancora un
preavviso di 45 giorni prima che le truppe di altri Paesi possano attraversare
il loro territorio per svolgere esercitazioni”, ha affermato Kallas.
Nel regolamento proposto dalla Commissione, l’obiettivo è ridurre i tempi
burocratici ad un massimo di tre giorni. Eliminando barriere normative e
semplificando le procedure doganali, Bruxelles vuole introdurre le prime norme
armonizzate a livello UE per i movimenti militari transfrontalieri. Alcuni
esempi pratici li ha indicati Tzitzikostas: “Semplificare le norme sul trasporto
di merci pericolose”, o ancora “consentire i movimenti militari nei fine
settimana e nei giorni festivi”.
Attraverso l‘istituzione di un quadro di emergenza poi, verrebbe dedicato
l’accesso prioritario alle infrastrutture agli apparati militari, e le procedure
per lo spostamento di contingenti potrebbero essere ulteriormente accelerate.
Sarebbe facoltà della Commissione, con l’approvazione degli Stati membri,
formalizzare le situazioni di emergenza.
Su un binario parallelo alla semplificazione delle normative, corre il
potenziamento delle infrastrutture. “Se un ponte non è in grado di sostenere un
carro armato da 60 tonnellate, se una pista è troppo corta per un aereo cargo,
abbiamo un problema”, ha sottolineato l’Alta rappresentante UE. Lo scheletro
esiste già, è l’infrastruttura della rete TEN-T. Su quella, la Commissione
europea ha identificato 4 principali corridoi militari e 500 punti nevralgici da
rafforzare. “Nella maggior parte dei casi – ha confermato Tzitzikostas – si
tratterà di potenziare le infrastrutture esistenti”. In un ottica dual use,
civile-militare, perché “nel 99,9 per cento dei casi” la rete servirà per
cittadini e merci”.
Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove
corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo
Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista
geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo
che collega i porti della penisola iberica con l’Ucraina, passando per il sud
della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia.
Abbiamo contattato Fabrizio, del movimento no tav, per parlarci del TAV
all’interno della mobilità militare europea, come snodo del corridoio strategico
che unisce la penisola iberica all’Ucraina.
Abbiamo poi chiesto a una compagna antimilitarista genovese di parlarci del
progetto di ampliamento dei binari a Sampierdarena e del porto di Genova
all’interno della mobilità militare europea, nel corridoio Reno-mediterraneo.
Con una compagna di Messina abbiamo commentato l’inserimento del ponte sullo
stretto all’interno del corridoio TEN-T ‘Scandinavo-Mediterraneo’.
Citati nella puntata.
Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea
Sulle ferrovie di Sampierdarena e del Porto di Genova
Sull’operazione Ipogeo