Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia telefonica di
Francesco del collettivo studentesco autonomo K1 del liceo Machiavelli-Capponi
di Firenze, per raccontare la vicenda avvenuta ad una delle sue studentesse.
Infatti, Haji, ragazza di 17 anni di origini marocchine milita nel collettivo
studentesco di cui sopra ed ha partecipato più volte ad iniziative organizzate
dal SUDD Cobas, come la protesta dei lavoratori della stireria L’alba davanti ai
negozi del brand Patrizia Pepe. Ed è proprio per queste sue frequentazioni che
la ragazza e i suoi genitori sono stati segnalati dalla scuola ai servizi
sociali, che le hanno perquisito l’ abitazione in cui vive ed intimato di non
partecipare più a manifestazioni e picchetti. Un’atto questo che denota il clima
di repressione e razzismo sistemico in atto nel nostro Paese, infatti la
principale differenza tra Haji e compagni e compagne di classe attivi/e
politicamente esattamente come lei, sta proprio nelle sue origini non italiane.
Buon ascolto
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Il secondo approfondimento ha riguardato il CCNL Igiene ambientale, ne abbiamo
parlato con Paolo SiCobas Genova. Di seguito alcuni estratti dal comunicato
diffuso dal sindacato di base:
“RIFLESSIONI SUL CCNL IGIENE AMBIENTALE 2025-2027
Nelle settimane scorse è stata firmata la bozza di contratto dell’igiene
ambientale, sono poi seguite, in un clima di stanca e affrettata ritualità, le
consultazioni nei posti di lavoro per ratificare l’intesa.
Da parte di Cgil Cisl Uil e Fiadel si sbandiera il grande successo del “sí”,
addirittura con percentuali bulgare: oltre il 92% di favorevoli.
Fatto sta che in molte realtà (esempio in diversi cantieri di Ama Roma) non si è
votato affatto, ed in altri (esempio Amiu Genova) la consultazione si è svolta
con modalità imbarazzanti, quasi in semi clandestinità: modalità on line su
piattaforma cedolini aziendali, con tempo limitato a mezza giornata, e come se
non bastasse, moltissimi lavoratori non sono riusciti ad avere l’accesso.
Risultato di Genova: votanti 890 su circa 2000 dipendenti.
470 favorevoli e 420 contrari.
Ovviamente, come nei precedenti contratti, questi risultati non saranno mai
contestabili poiché i controllori sono gli stessi
promotori, alla faccia della tanto sbandierata democrazia nei posti di lavoro.
Le segreterie vincono sempre, i lavoratori mai.”
Buon ascolto
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Il terzo argomento della puntata ha riguardato l’uscita di un nuovo giornalino
di fabbrica dei lavoratori della Pirelli a Milano:
Numero 0, febbraio 2026
Stampato in proprio per uso interno
Il Copertone
Giornalino di informazione sindacale indipendente dei lavoratori Pirelli
A cura del gruppo Allca-Cub Pirelli di Bollate
✩ Nasce il giornalino di fabbrica
Cari Colleghi,
con questo numero pilota de “Il Copertone” vogliamo dare vita a un giornalino a
pubblicazione aperiodica di informazione sindacale (e non solo) indipendente,
dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della Pirelli di Bollate (dicitura
comprensiva anche del personale esterno, ovviamente).
Questo per noi è un modo per confermare e rafforzare la nostra tradizione ormai
più che decennale di comunicare anche in forma scritta; e la forma scritta non è
solo una scelta estetica: ha delle importanti implicazioni politiche.
Per prima cosa determina un’assunzione di responsabilità nei confronti dei
lettori: le parole vanno studiate bene, ponderate e, una volta scritte e
pubblicate, non possono essere disconosciute. In secondo luogo ci aiutano a non
dimenticare e non disperdere nel chiacchiericcio da pausa caffè questioni
importanti legate ai nostri interessi.
Quello che state leggendo non sarà solo un foglio “per” la comunità di
lavoratori della Pirelli di Bollate: vogliamo una pubblicazione “dei” lavoratori
stessi, aperta alle segnalazioni e ai contributi, superando così la
comunicazione a senso unico dagli autori ai lettori.
“Il Copertone” sarà strutturato in quattro pagine, daremo spazio a editoriali,
articoli e varie rubriche, con particolare attenzione ai temi sindacali e legati
alla sicurezza sul lavoro, senza tralasciare spazi ludici e legati allo svago.
Non ci sarà una frequenza d’uscita fissa e prestabilita: usciremo quando ci sarà
qualcosa da dire e avremo il tempo di redigere un numero.
Potete sempre contattare i rappresentanti CUB in fabbrica o scrivere
all’indirizzo mail riportato sotto. Siamo aperti alle critiche, al confronto e
anche all’accoglimento di proposte di contributo al bollettino: buona
educazione, rispetto e firma sono sempre graditi.
Detto questo auguriamo a voi una buona lettura e a “Il Copertone” una lunga e
proficua esistenza.“
Buon ascolto
Tag - milano
Ad Harraga – trasmissione in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 su Radio
Black Out – proviamo a ricostruire, con due compagne di Milano, gli ultimi
omicidi per…
Ad Harraga – trasmissione in onda tutti i venerdì dalle 15 alle 16 su Radio
Black Out – proviamo a ricostruire, con due compagne di Milano, gli ultimi
omicidi per mano della polizia di persone razzializzate all’interno del contesto
dei quartieri popolari della città. Dalla recente morte, nel gennaio 2026, di
Abderrahim Mansouri risaliamo indietro fino all’omicidio di Ramy nel quartiere
di Corvetto, sottolineando la rabbia dilagante che aveva scatenato e che aveva
condotto a risposte decisamente conflittuali in molte città d’Italia.
Partendo da questo dato di realtà ci soffermiamo sulla costruzione del nemico
interno attorno alla persona migrante, araba, musulmana la cui (potenziale)
conflittualità viene totalmente delegittimata e depoliticilizzata: sminuendola a
fatto di ordine pubblico, minante la sicurezza della popolazione bianca.
Discorsi che da un lato legittimano l’uso impunito del braccio armato da parte
di polizia e carabinieri e dall’altro sminuiscono la legittima rabbia di chi si
trova nel mirino della brutalità e follia omicida dello stato.
Abderrahi “Zak” Mansouri, 28 anni, è stato ucciso a Rogoredo, alla periferia est
di Milano, il 26 gennaio scorso, da un colpo di pistola esploso da un agente di
Polizia durante quello che i poliziotti hanno definito un “controllo antidroga”.
Stando a quanto riportano i giornali, si rafforza l’ipotesi dell’omicidio
volontario e di un vero e proprio racket imposto dalle forze di Polizia a
Rogoredo e nella periferia Sud di Milano: Carmelo Cinturrino, poliziotto
indagato per l’omicidio, non avrebbe chiamato i soccorsi quando il 28enne era a
terra agonizzante dopo il colpo alla testa, non sarebbe stato minacciato da Zak
(il quale non aveva la pistola, diversamente da quanto dichiarato da Cinturrino
e colleghx), e gli avrebbe anche chiesto quotidianamente soldi e droga.
Alcuni degli elementi emergono dagli interrogatori di quattro agenti in servizio
quella sera insieme a Cinturrino, a loro volta indagati per favoreggiamento e
omissione di soccorso. I colleghi avrebbero riferito che Cinturrino avrebbe
gestito personalmente le fasi successive all’accaduto, descrivendolo come una
sorta di “fanatico” nel gestire in modo opaco alcune operazioni.
Stando alla ricostruzione della Procura il collega che era più vicino a
Cinturrino si sarebbe recato al commissariato Mecenate e sarebbe poi tornato
con una borsa. Gli altri poliziotti sostengono di non sapere cosa ci fosse
dentro. L’ipotesi è che quella replica di una pistola a salve sia stata messa
sulla scena e che Mansouri non l’abbia mai impugnata, come aveva detto, invece,
Cinturrino parlando di legittima difesa. Un altro degli elementi centrali
dell’indagine riguarda il lasso di tempo di 23 minuti tra lo sparo e la chiamata
ai soccorsi, ricostruito anche grazie alle telefonate ricevute dalla vittima
poco prima di morire.
L’indagine sulla morte di Zak si colloca in un contesto più ampio che nelle
ultime settimane ha riportato l’attenzione sul clima operativo in alcuni reparti
delle forze dell’ordine milanesi. In parallelo procede il procedimento sulla
morte di Ramy Elgaml, morto durante un inseguimento dei carabinieri. Per la
morte di Ramy risultano indagati a vario titolo sette militari dell’Arma. Tra
gli atti acquisiti figurano anche numerose chat tra carabinieri coinvolti o in
contatto con loro nelle ore successive ai fatti: conversazioni diffuse dal
quotidiano Domani che contengono anche espressioni cariche di odio nei confronti
della vittima.
Depistaggi e incongruenze emergono anche rispetto all’omicidio, sempre per mano
di un agente di Polizia, del giovane Moussa Diarra, avvenuto il 20 ottobre 2024
a Verona. Lx avvocatx della famiglia e dellx amicx stanno cercando di fare
opposizione alla richiesta di archiviazione per legittima difesa dell’agente,
sostenuta fin dal primo giorno dalla Procura veronese. Le istanze contestano
presunte falle nell’inchiesta per omicidio colposo. La prima riguarda la
sparizione per “malfunzionamento” di alcune delle immagini dell’impianto di
videosorveglianza della stazione di Verona, che sembrano tagliate e manomesse.
Inoltre, si vorrebbero portare come prove a dibattimento le comunicazioni radio
tra Polizia Locale e Polizia di Stato la mattina della morte di Moussa e il
contenuto del gruppo Whatsapp (secretato) di cui faceva parte l’indagato
“Squadra Operativa 2”, nel quale erano state condivise le immagini del giovane
morente. In particolare, uno dei membri aveva inserito due video già alle 7.50
del mattino, così l’agente indagato aveva potuto rivedere le immagini della
sparatoria prima di rispondere alle domande del magistrato. Altre verifiche
riguardano i registri del taser utilizzato dalla Polfer di Verona, la “portata
lesiva” del coltello, una “posata da tavola”, forse addirittura in plastica, che
secondo le testimonianze rese dall’agente indagato sarebbe impugnata dal
maliano, e lo avrebbe portato a sparare per legittima difesa.
Nei soli tre casi citati, ma ciò è vero per gli innumerevoli casi di abuso agito
dalle forze dell’ordine in Italia, se lo scudo penale inserito nel Pacchetto
Sicurezza da poco licenziato dal Consiglio dei ministri fosse stato già attivo,
non sapremmo nulla di quello che abbiamo appreso rispetto a questi giovanissimi
ammazzati dalle forze dell’ordine.
Con Rajaa, di Milano in Movimento, cerchiamo di capire qualcosa di più su quanto
avvenuto a Rogoredo e a fare alcune riflessioni sulla pericolosità del nuovo
pacchetto sicurezza per quanto riguarda la condotta della Polizia in Italia.
Quando i fatti smentiscono la propaganda. L’arresto del poliziotto di Rogoredo e
la fine di una narrazione È stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’agente che il
26 gennaio ha ucciso Abderrahim …
Quando la propaganda precede la verità e un gesto televisivo vale più di
un’indagine Ve lo ricordate? L’uomo che in televisione puntava una pistola verso
la telecamera. Uno studio illuminato, …
Uso della forza, repressione del dissenso e scudo penale: quando la sicurezza
diventa ideologia di potere Mettiamo in fila i fatti. Un ragazzo di ventotto
anni, Abdherrahim Mansouri, ucciso a …
Le nuove indagini rafforzano le responsabilità dell’agente e smontano la
narrazione mediatica costruita per assolvere la divisa e legittimare lo scudo
penale Per settimane abbiamo assistito a un copione già …
Mansouri ucciso e lasciato morire: quattro agenti indagati per favoreggiamento e
omissione di soccorso, mentre lo Stato prova a trasformare un’esecuzione in
“legittima difesa” La storia che la polizia ha …
Da omicidio stradale a “eccesso colposo”: cambia l’imputazione al carabiniere.
Ma nelle intercettazioni spunta anche un depistaggio La morte di Ramy Elgaml, 24
novembre 2024, non è stata solo un …