“Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo“. Così Jared Kushner,
intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la
fondazione del Board of Peace, ha commentato l’immagine della ‘new Gaza‘,
compresi grattacieli futuristici sul lungomare per il “turismo costiero”, hub di
trasporti e infrastrutture energetiche, da costruire sulle macerie della
distruzione provocata da oltre due anni di bombardamenti e raid israeliani che
hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato oltre 70mila morti. Nella
prima parte della puntata analizziamo alcune il Board of Peace voluto da Trump
per Gaza e i render della Gaza Riviera.
Nella seconda parte della puntata, insieme a Aida Kapetanovic, andiamo a vedere
l’eredità lasciata dagli Accordi di Dayton alla Bosnia Erzegovina, a 30 dalla
fine dalla guerra, il genocidio, la pulizia etnica, gli sfollamenti forzati, le
violenze.
Come evidenziato in un articolo di Leila Belhadj Mohamed, “se la pace è
concepita come amministrazione e non come processo, l’esito è una sospensione
del conflitto, non la sua risoluzione“. La logica della pace imposta
dall’esterno, nel caso degli Accordi di Dayton, ha prodotto, invece di reali
percorsi di trasformazione, strutture per amministrare e gestire le tensioni
etnico religiose che premiano i leader che soffiano sul fuoco dei nazionalismi e
che normalizzano la situazione di crisi, rendendo di fatto impossibile il suo
superamento.
Ancora oggi, per esempio, il curriculum scolastico per lx studentx varia a
seconda dell’appartenenza etnico religiosa, in quanto sussistono ancora classi,
e scuole, divise per la popolazione studentesca croata, bosgnacca e serba. Anche
i libri di testo su cui si impara la storia sono diversi, e raccontano 3
versioni diverse della Guerra in Bosnia.
In un territorio che ha conosciuto la guerra e il genocidio, e ha dovuto subire
processi di liberalizzazione guidati dai leader nazionalisti che hanno causato
la guerra e il genocidio, le lotte anti estrattiviste, ecologiste e studentesche
degli ultimi anni nei Balcani hanno dato un nuovo significato all’attaccamento
alla terra, innescando quei meccanismi trasformativi e solidali che le
istituzioni creatasi in conseguenza agli Accordi non perseguono.
Citati nella puntata:
Board of Peace: come Trump vuole assoggettare il mondo intero a partire dalla
liquidazione della questione palestinese – Comunicato dei Giovani Palestinesi
Dayton e Gaza: la logica della pace imposta dall’esterno – Articolo di Leila
Balhadj Mohamed
Le “blokade” in Serbia: una mobilitazione a guida studentesca che sta
trasformando radicalmente la società – Articolo di Aida Kapetanović
ArcelorMittal in Omarska: denying remembrance – Sulla miniera di ArcelorMittal
sul campo di Omarska
River protection movements in Bosnia and Herzegovina and Serbia: rethinking
locality and collective identity – Articolo di Aida Kapetanović
Mining is war – mappatura dei luoghi dell’estrattivismo nei Balcani
Swap and Sacrifice: The Colonial Legacy of Mapping in Bosnia and Herzegovina –
articolo sulla mappatura del territorio BiH come strumento coloniale
Le comunità della Bosnia Erzegovina unite per difendere i loro fiumi – reportage
per Internazionale
‘Sistem te laže!’: the anti-ruling class mobilisation of high school students in
Bosnia and Herzegovina – Articolo sulle proteste contro le scuole separate in
Bosnia Erzegovina
Breve documentario sulla coalizione regionale a difesa dei fiumi – Youtube
Tag - Balcani
IL 28 giugno, data della battaglia di Kosovo Polje nel 1389, ricorrenza
fondamentale in Serbia, è stato lanciato dagli studenti serbi un ultimatum al
governo presieduto da Vučić: elezioni anticipate o manifestazioni oceaniche con
nuove forme di azione di piazza. La richiesta di dimissioni del governo e le
conseguenti mobilitazioni straordinarie vanno avanti da primo […]
Il 28 Gennaio Miloš Vučević ha dato le dimissioni a seguito delle grandi
proteste nel paese, ma allo stato attuale è ancora il primo ministro e
l’assemblea serba non ha ancora approvato le dimissioni. Anche qualora
venissero approvate rimarrebbe primo ministro ad interim. Qusto non ha
indebolito minimamente le mobilitazioni che hanno continuato ad occupare […]
Il 1° novembre scorso una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad è
crollata, provocando la morte di 15 persone. “Siamo tutti sotto la pensilina“ è
una frase che non ha cessato di risuonare dal 1° novembre, data di inizio di
massicce proteste da parte di cittadini serbi che ogni venerdì alle 11:52
bloccano le strade […]